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Archivio Aprile 2006

avessi più umiltà

28 Aprile 2006 4 commenti


?già che poi arriva Giorgio e si fuma duro.
Maria buonissima, naturale. Di quelle che ti alzi la mattina dopo e stai da dio, come nulla fosse.
Ci voleva comunque questo assaggio di fumo (strachimico), perché la giornata è stata dura. Molto dura. Mi sono stressato per cose che, onestamente, forse non meritavano.
Come un angelo, un consigliere, un passero di cui avverti appena la presenza, si è posata sulla mia spalla la mia amata. Lei sa parlare a quello che sono. Anni e anni insieme, tra casini e gioie, hanno fatto sì che ci capissimo con un sguardo, una inclinazione della voce, un punto o una virgola in più in una mail.
Ha comunicato con quelle che sono le mie paure ataviche, quelle che mi immobilizzano e storpiano tutti i miei modi di comunicare, facendo in modo da essere sempre frainteso.
Lei sa quello che mi si scuote dentro in giorni come questi.
Adesso va tutto bene, o quasi. Attendo solo la sua presenza domani, in macchina, di fianco a me. Attendo solo di poterla guardare con la coda dell?occhio e approfittare di un semaforo rosso per darle un bacio.
Sono qui che attendo Giorgio. A lui voglio bene come ad un fratello e poco importa che alcuni ritmi, alcuni aspetti di questa esistenza cui né io né lui riusciamo ad abituarci del tutto, ci abbiano allontanati. Ho sempre saputo che lui c?era.
Attendo di mettere in moto domani, con, oltre a lei, un paio di amici in macchina per andare a questo santissimo matrimonio.
Il resto verrà da sé, come sempre. Perché in fondo, quello che siamo, sarà anche una accozzaglia astrusa di films, libri, discorsi più o meno fumati fatti a tarda notte, rientri all?alba e viaggi in moto in solitaria, ma, al momento, tutto questo mi sta tenendo in vita.
Un abbraccio forte alla mia mamma. Se so capire queste cose, se so emozionarmi, se ho capito che, in fondo, in questa cazzo di esistenza, quello che conta è stare dentro alle cose con stile, lo devo anche a lei.

“avessi più umiltà,
darei più amore”
Assalti Frontali

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album del mese – A.D.F. – Rafi’s Revenge

27 Aprile 2006 1 commento


Forse non era ancora il 2000: l?anno con 3 zeri non l?avevo ancora svoltato. Io vagavo tra l?università di via conservatorio, la biblioteca calvairate e il libraccio vicino a piazzale martini.
Era un pomeriggio di quasi inverno, autunno deciso in ogni caso.
Tanto per cambiare, la testa sui libri quel giorno non l?avevo. Cazzeggiare per cazzeggiare, tanto valeva andare al libraccio e vedere cosa c?era tra i libri e tra i cd usati.
Entro portandomi a rimorchio Andrea. Appena dentro ci dividiamo. Io inizio a guardare fra i libri, tra le spalle familiari delle economiche feltrinelli e i libroni che parlavano della storia del del rock, punk, dell?hip-hop.
La mia attenzione viene attirata da un titolo: ?a sud di nessun nord?, di Charles Bukowsky.
Mi ha attratto il titolo perché uno dei primissimi tour dei 99posse, si chiamava proprio così, ?a sud di nessun nord?. Non sapevo, e non lo so ancora, se il tour si chiamasse così per l?esistenza di quel libro (difficile pensare ad un ?o viceversa?), però pensavo che quel titolo mi bastava per addentrarmi fra le pagine.
Sfilo il libro, me lo infilo sottobraccio e vado verso i cd.
In questo settore nulla di che: tra i cd usati ce ne sono molti di jovanotti, litfiba, carboni. Ne trovo uno dal nome accattivante, Asian Dub Foundation. Ricollego quel nome ad una telefonata che avevo avuto qualche giorno prima con il mio fraterno amico Albertocì.
?Ascoltali. Se vuoi te li metto su cassetta. Però meritano davvero. Soprattutto la traccia due, spacca!?
Di Albertocì mi sono sempre fidato. È arrivato per primo su tante cose, libri e gruppi musicali in particolare (tra cui i francesi Zebda, e gliene sarò per sempre grato).
Compro il cd e il libro di Bukowski. Lascio Andrea alla fermata del 29/30 in 5 giornate e mi dirigo a casa.
Manca ancora un bel po? all?ora di cena. Lascio in ingresso lo zaino con i libri di studio praticamente intonsi, e mi avvio verso camera mia con libro e cd in mano.
Il cd sparisce dentro al mio stereo, mi stendo, apro il libro e mi metto a leggere.
L?abbinamento bukowsky+asian dub, per me, ha avuto quel qualcosa di geniale che solo le scelte casuali e fortuite, a volte, riescono a darti.

Inizia ?Rafi?s Revenge? e resto affascinato da quel ritmo incalzante e affettato, da quelle parole in rima unadietrolaltra, da una struttura di suoni che si sovrappongono, scompaiono e ricompaiono in sincrono con il giro di basso, con i riff di chitarra, con la musica suonata.
Gli Asian Dub rappresentano quanto di più bastardo e meticcio ci sia. Dicono che nessuno, nella loro numerosa formazione, sia della stessa nazione.
?Rafi?s Revenge? rappresenta il loro secondo album e mezzo. “Facts And Fictions? esce nel 1994, e trovarlo mi è costato non pochi sbattimenti. Nel 1997, in Francia, esce ?Rafi?s? e l?anno dopo ?Rafi?s Revenge?, per il mercato inglese (i due Rafi?s sono praticamente identici).

Gli Asian non sono solo musica elettronica. Non sono solo loop e campionamenti curatissimi. C?è del punk, del rap, c?è tutto quello che ha fatto forte la musica, tutto quelle radici che han costruito note combattive, strutture sonore a lotte e rivendicazioni. Il mix è perfetto e sotto un sitar campionato senti una chitarra elettrica distorta, assolutamente punk. Senti il rap, quello incazzato, quello che lotta dentro ogni rima e che esprime nudo e crudo il messaggio.
C?è una forte appartenenza dentro quella accozzaglia ragionata di suoni e influenze. C?è la consapevolezza del mondo globalizzato, nei suoni e nelle ingiustizie.

Il pezzo che vale l?album, in questo caso, è molto difficile da trovare. D?istinto direi ?Buzzin?? , perché ha un ritornello che è un manifesto e che, musicalmente, cresce naturale e bellissimo.
C?è la carica di ?Free Satpal Ram?, con un intro etnico entusiasmante, c?è ?Hypocrite?, che credo debba moltissimo al rap.
Io, personalissimamente, prediligo ?Dub Mentality?, perché penso che in quella traccia ci sia un po? di tutto, racchiuso in un?unica traccia.

Ho avuto la fortuna di vederli più volte dal vivo ed è stato un spettacolo sublime.
Nei live gli Asian dimostrano di padroneggiare completamente tutti i suoini che hanno a disposizione, storpiando e riadattando i loro pezzi, mettendo gli accenti su alcuni passaggi che nel disco passano quasi inosservati. Giocano con tutte le loro sonorità, senza mai perdere di vista il groove che suona trascinante dal primo all?ultimo pezzo.

Gli Asian Dub Foundation rappresentano il lato più combattivo e creativo della globalizzazione, mettendo insieme suoni e rivendicazioni da tutto il mondo.

Un album che consiglio a chi ha voglia di perdersi dentro le 12 tracce che lo compongono, scoprendo ogni volta, ad ogni ascolto, qualcosa di nuovo.

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La Lumaca della Brianza (2)

27 Aprile 2006 1 commento


Ho ormai abbandonato la strada vuota e circondata dalla natura. Sto scendendo, le orecchie mi si aprono e il traffico si intensifica.
Quando la strada scorre ormai in piano mi imbatto nella stazione di Canzo.
Senza pensarci più di tanto entro nel piazzale antistante e parcheggio proprio di fronte alla struttura della stazione.
Scendo dalla moto e mi slaccio il casco. Nemmeno il tempo di sfilarmelo del tutto che sento una voce alle spalle: ?Che bella moto!?. Mi giro e vedo un vecchiettino, capelli bianchi e radi in testa, qualche dente, passo sicuro e sguardo sveglio.
?Grazie?.
?Anche io avevo una moto. Un morini 125. ci ho girato tanto, sa??
A pensarci è la moto che aveva Peppo.
?Il morini ce l?aveva un mio ami??
?Ci ho girato parecchio, sono andato fino a Trieste. Lontana Trieste, sa??
?eh sì, non arriva mai, mi ricordo una volta che??
?Poi sono stato tante volte qui intono, tutto il lago di Como?
Inutile. Aveva voglia disperata di parlare con qualcuno. Ascolta poco o nulla di quello che ho da dirgli. Solitamente le persone così mi stanno subito sulle palle, ma questo ha qualcosa di sincero e di assolutamente franco nel raccontare di moto.
Non so con quale giro di parole e gioco di associazioni, mi dice che è del 42. Dentro di me strabuzzo gli occhi. Ha un anno meno di mio padre e sembra il suo, di padre.
?Ah del 42..mio padre è del 41?
Questo lo interessa.
?Ah del 41. beh un anno non fa molta differenza. Sa che negli anni 50, qui, ?.?
Lo ascolto. Avevo voglia di prendermi una pausa e lo ascolto con piacere. Intanto mi accendo una sigaretta e tracanno mezzo litro d?acqua.
Gli indico sulla cartina il giro che ho fatto io. Lui guarda attentamente poi, con una certa fierezza, indica un punto fra i due rami del lago di Como e dice ?io abito qui?.
Continua a guardare la mia moto. ?Certo che adesso come le fanno eh??. Annuisco, anche se ovviamente non ho il termine di paragone.
?Come si trova con le orientali?? mi chiede dopo aver accarezzato con il dorso della mano la scritta ?Kawasaki? sul serbatoio.
?Bene ? rispondo – Questa comunque è la mia prima moto. Ma le orientali, in genere, han bisogno solo di olio e benzina?
Ride e inizia a raccontarmi di quando era giovane e voleva provare a fare le corse. Ma i suoi non volevano.
?Il mio idolo era Agostini. Lui ha vinto tantissimo. Era un grande. Chissà ? e allarga le braccia ? se avessi corso adesso potevo essere come lui. Adesso c?è questo giovane..come si chiama?Rossi. Valentino Rossi. Eh bravino eh??, e lo dice con una tale sincerità e disincanto che mi fa sorridere.
?Eh sì. Non è male? rispondo.
?No no, non è male. In moto ci sa andare.?
?Direi di sì??
?Comunque io, tanti anni in moto e non sono mai caduto. Guardi! Guardi! ? e si tira su le maniche scoprendo le braccia ? Nemmeno un graffio. E sì che di chilometri ne ho fatti. La prudenza anche se è tanta, non è maaaaiiii ? e lo sottolinea con un ampio gesto del braccio ? abbastanza. Sono sempre andato piano, ma me la sono goduta. Mi chiamavano la lumaca della Brianza. A me non è mai importato, anzi, ci ridevo sopra. Lumaca della Brianza ma intanto ancora tutto intero?Brianza di che poi, che sono di Milano?.
È stato un bell?incontro. Riparto e tra noi c?è una bella stretta di mano.

Mi ritrovo su una strada incasinatissima, calda e piena di macchine.
Milano sembra un miraggio. Mentre sgaso nervoso sugli ultimi pezzi della Milano ? Erba, ripenso alla Lumaca della Brianza e sorrido. Anche io oggi sono arrivato tutto intero.

Del resto la prudenza non è maaaaiiii abbastanza.

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Lago di Como (o La Lumaca della Brianza 1)

27 Aprile 2006 Commenti chiusi


Bicchierone di succo d?arancia, sigaretta, intento a buttare l?occhio su ?in sella? e sulla trama di ?dove osano le aquile?.Parcheggiata la moto in garage, ho fatto scorta di diabolik e dylan dog all?edicola. Ho visto il film con Clint Eastwood a 9 e 90 e non ho resistito.
Una doccia e una rasata mi han tolto di dosso tutto il nero, i moscerini e la fatica di questo giro in moto. Bellissimo. Io e lei da soli.
Erano appena le dieci del mattino e io avevo già aperto gli occhi. Se mi fossi girato dall?altra parte probabilmente avrei continuato a dormire, ma il richiamo della moto gommata di fresco era irresistibile.
Non è ancora mezzogiorno e io ho già montato la borsa da serbatotio con dentro uno stradario, una felpa pesante con cappuccio, una bottiglia di acqua e la macchina fotografica. Già dalla sera prima, mentre salutavo i miei amici sul pianerottolo, mi ronzava in testa l?idea del lago di Como.

Attraverso la città e arrivo in piazzale Zavattari. Lì verso tutta la benzina che ci sta nella schiena della mia Kawasaki e prendo l?autostrada per Como.
La città sul lago arriva quasi subito. Poco prima di uscire a Como sud, mi imbatto nell?uscita di Appiano Gentile, dove si allena l?Inter. Sono tentato di andare lì a insultarli ma mi convinco che questa non è giornata da sangue amaro.
Arrivo al casello e c?è una coda notevole, così sfodero il mio bancomat e vado ad uno sportello automatizzato. È l?ora di uscita da scuola per i liceali comaschi, e io e la moto siamo circondati da motorini scoppiettanti. Voglio prendere il lato destro di questo ramo del lago, così ignoro tutti i cartelli per Cernobbio e arrivo senza difficoltà alla funicolare di Brunate: se non altro sono sul lato giusto del ramo ovest del lago.
La strada scorre vicino all?argine, ma è piccolina e non vedo un gran traffico, fino a che non scopro che finisce con l?ingresso in una villa. Devo tornare indietro e mi deprimo un po?. Alzo lo sguardo verso l?alto e vedo una strada che sta a qualche decina di metri sopra, rispetto a dove sono io.
Torno indietro, ripasso per la funicolare di Brunate e, a naso, trovo la strada giusta. Dopo un paio di ingorghi dovuti a mezzi pesanti che cercavano di passare senza fare danni su quella stretta striscia di asfalto, mi ritrovo senza nessuno intorno. Gli specchietti non riflettono nulla e nessuno, se non la strada appena percorsa, la curva appena affrontata. Davanti uguale.
Provo a vedere se i pneumatici nuovi mi danno qualche soddisfazione, così, ad un paio di curve lunghe e con buona visibilità, arrivo bello deciso e ripasso mentalmente tutto quello che si deve fare per prendere una curva come dio comanda. Freno, più di anteriore che di posteriore, scalo, peso in avanti, entro in curva ?neutro?, imposto, inclino e riaccelero. La parte esterna delle gomme mi sembra che tenga molto bene. Del resto me l?aveva detto il gommista: ?in ogni caso la differenza la sentirai. Quelle che avevi erano proprio arrivate?.
Vero. Quei 300 euro e rotti risono usciti dal cuore, quando ho dovuto pagare il conto. Però adesso mi posso permettere di ?scendere? in piega con tutta sicurezza.
Passo Blevio e Faggetto. Curva dopo curva mi sento sempre più padrone della situazione.

Mi sento libero. Di solito, in ufficio a quest?ora, friggevo. Soprattutto con una giornata di sole fuori. Adesso invece mi sento divinamente. Non si è felici se non si desidera nulla, diceva Henry Laborit. La felicità era una specie di tensione per lui. Io desidero eccome. Desidero continuare a fare su e giù con la moto, desidero scollinare e vedere la mia amata stasera.

La cartina che mi sono stampato sta sotto alla plastica trasparente della borsa. Ogni tanto ci butto un occhio per sicurezza, ma, con il lago alla mia sinistra come riferimento, difficile sbagliare strada.
Arrivo il località Pognana e mi fermo. Bevo avidamente dalla bottiglia d?acqua e mi fumo una sigaretta. Butto un occhio verso il lago, che ha ispirato Manzoni e George Clooney. Una signora parcheggia la sua suzuki vitara a pochi metri da me. Io sposto la mia moto in modo che possa parcheggiare più agevolmente. Scende, mi ringrazia, e io colgo l?occasione per chiederle informazioni.
?Manca molto per Nesso??
?No, saranno 3 o 4 chilometri?.
?Io vorrei prendere la strada per Zelbio, Sormano e poi arrivare ad Asso. Che indicazioni devo seguire??
?Zelbio ? sorride ? Stia attento perché non manca molto?.
La ringrazio e riparto.

In effetti mancava proprio poco: la svolta, sulla destra, per Zelbio è preannunciata da un cartello blu e, dopo un paio di curve larghe, eccola lì la deviazione. La prendo e la strada inizia a salire. Incrocio pochissime macchine e mi arrampico su questa strada piena di tornanti secchi, da fare in prima.
Inizia a fare freschino, ma la strada è bellissima. Gioco con l?acceleratore, con i freni e con l?inclinazione del mio mezzo. È proprio una goduria. Datemi una volta alla settimana un pomeriggio così, una giornata così, e sarò felice e rilassato.
Da quando ho lasciato l?autostrada, viaggio con il modulare aperto. Sulla mia faccia e sui miei occhiali neri, si sono infranti un bel po? di insetti. Come piccoli sassolini, alcuni fai in tempo a vederli mentre si avvicinano, altri ti colgono di sorpresa. Anche memore di quel che è successo questa estate a Luisa mentre eravamo in moto nella Francia del sud, dovrei viaggiare con il casco chiuso, ma proprio non ci riesco. È troppo bello sentire sulla faccia il fresco dato da una zona in ombra e il tiepido calore del sole in faccia. Tiepido, sì. Perché qui siamo saliti non poco e il fresco cede qualcosa al freddo.
Arrivo in cima: vedo impianti sciistici, e qualche gatto delle nevi fermo al bordo della strada, che qua e là ha qualche sfumatura più scura dell?asfalto, segno di umidità.
Mi fermo su un tratto di rettilineo e accosto sulla destra. Sul mio lato c?è uno spiazzo sterrato molto grande, che funge da parcheggio per il bed and breakfast sulla sinistra, dall?altra parte della strada.
Sono vuoti entrambi. C?è giusto una nonna che da lontano, con lo sguardo, segue un nipote che gira con la sua biciclettina, mentre lui, il nipote, osserva me.
Mi slaccio il casco, mi tolgo la giacca ?sparco? e mi infilo la felpa bordeaux che tenevo nella borsa da serbatoio. Non avevo nessuna voglia di fermarmi, stavamo andando benone, io e la Kawasaki, ma so che il freddo in moto è meglio prevenirlo. Se passi la soglia poi ti rimane addosso, e lì è tardi per coprirsi.
La felpa mi fa sentire ancora più imbottito, fra giacca e paraschiena, ma adesso sto proprio bene.
Scollino e scendo dalla parte di Canzo. Qui, anni fa, andavo a fare passeggiate con un certo Pittia. Eravamo compagni di classe, ma non è che avessimo molto a che spartire, se non il nostro rendimento scolastico disastroso. Lui aveva la fissa delle passeggiate e a me stava bene cambiare aria. Nonostante non avessimo mai legato più di tanto, ho un bel ricordo di quelle giornate alla conquista dei corni di Canzo, e penso anche lui.

Si scende. Il mio amico Roberto, biker con centinaia di migliaia di chilometri alle spalle, mi ha sempre messo all?erta sui pericoli della discesa.
?In salita vai tranquillo, ma in discesa stai attento?.
Scendo attento. Arriva Asso e arriva Canzo.

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malessere

26 Aprile 2006 1 commento

Scrivo con gli occhi che mi si chiudono, impegnandomi a schiacciare i tasti giusti.
Sono a pezzi, e non solo perché ho dormito poco.
Sono a pezzi perchè a stendermi sono interrogativi molto ma molto grandi. Troppo grandi per una mattinata in ufficio, mezzo addormentato, con dei bellissimi libri nello zaino che vorrei leggere, con un bellissimo quaderno su cui vorrei scrivere, con tutte le cose che mi affascinano chiuse fuori di qui.
Sarà che stare da solo con la mia amata, con qualche amico che ci è venuto a trovare, è stato troppo bello.
La giornata davanti mi sembra una montagna da scalare, fatta di noia, rotture di palle, e sigarette fumate con rabbia sul balcone, come se fossero una pausa tra due parti di nulla.

Così non va e sinceramente non ho idee su come potrebbe andare. Oggi non riesco ad abbozzare, a vivacchiare. Il richiamo di tutto quello che mi acchiappa è troppo forte. Posso solo spegnermi e richiudere dentro di me tutte le mie passioni. È una impresa ai limiti dell?impossibile, visto che per quasi una settimana ho avuto spazi in abbondanza per vomitarle fuori, per fare in modo che corressero libere, senza doversi nascondere.

Solita storia, ma abituarsi è sempre molto difficile.

p.s.
Presto posterò una nuova storia che riposa nel mio pc di casa. Si chiama ?la lumaca della brianza? e ci tengo molto a ?pubblicarla? quanto prima.

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in ogni caso va

15 Aprile 2006 2 commenti


giornataccia. piove. il tempo ci prende in giro. un sole da favola fino a che ce ne stiamo stati rinchiusi “in quelle bare che chiamano uffici”.
oggi grigio, freschino e un po’ di acqua che cade.
pace. la sveglia a mezzogiorno abbondante mi ha comunque rimesso al mondo.
poi è stato un susseguirsi di scuse per rimandare gli sbattimenti: regalo a mia madre che domani compie gli anni, regalo a mia sorella che li compie dopodomani, spesa per la cena di lunedì con tutti i parenti.
non amo queste situazioni, ma tant’è.

per il momento sul mio pc gira “stir it up” di bob marley, una delle canzoni più sensuali che abbia mai sentito. la ascolto e penso ai momenti più belli con la mia amata (quelli proprio belli belli!)
stasera me ne vado con il mio amico peppo a suonare in disco (lui suona, io accompagno solamente). poi, after show, ci saranno le solite chiacchere con patrizio fuori dalla disco: lo vedo sempre con grande piacere.

per il momento il comunicato si chiude qui.

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Sergente Istruttore Hartman, leader della sinistra

13 Aprile 2006 2 commenti


Martedì sera. 11 aprile.
Non riesco a rendermi conto della situazione. Dopo 5 anni come quelli appena terminati, dopo una legislatura così, sembra impossibile che il centro centro sinistra abbia vinto di un nulla.
Io credo che gran parte della colpa per questa quasi-sconfitta a queste elezioni politiche, sia da attribuire ai dirigenti del centro sinistra. La coalizione è impresentabile, si continua a mercanteggiare sedie e funzioni con personaggi che con la nostra storia non hanno nulla a che spartire. Mastella con l?uno per cento (o giù di lì) si permette di dettare legge, i comunisti, quelli che hanno le palle per chiamarsi così, si sono divisi in due partiti e, anziché puntare all?obiettivo comune, in campagna elettorale si sono dati addosso, Veltroni ha rinnegato il comunismo definendolo inconciliabile con la libertà, e Prodi continua ad avere come priorità quella di tranquillizzare. Questa accozzaglia di gente, non ha nulla di un gruppo compatto e unito verso un obiettivo.

E’ martedì sera e io bypasso il palinsesto di mediaset, rai e sky, mettendo sul lettore il dvd di ?Full Metal Jacket?, di Kubrick.
L?ho visto parecchie volte, ma stasera ho proprio voglia di rivedermelo.

IL Sergente istruttore Hartman urla per tutto il primo tempo, detta le regole.
?Io sono un duro e non mi aspetto di piacervi. Sono un duro ma sono giusto?.
A modo suo fa gruppo e riesce ad arrivare al suo obiettivo. Le regole le stabilisce lui e se non le si rispetta sono cazzi, però sono tutte chiare e urlate fin dall?inizio.
Il soldato semplice Joker diventa caposquadra. Non crede alla vergine Maria ed ha il coraggio di dirlo. ?Il soldato semplice Joker è uno sporco ateo comunista ma ha fegato, e il fegato è tutto?.
Per il sergente è tutto finalizzato al raggiungimento dell?obiettivo, e per raggiungerlo, bisogna fare in modo che tutti rispettino le regole, costi quello che costi.
In fondo non è nemmeno così cattivo. Il soldato palladilardo (?Tu sei così brutto che mi sembri un capolavoro di arte moderna!?) viene affiancato a Joker, e Joker, con pazienza, gli sta dietro.
Alla fine anche palladilardo, che sembrava irrecuperabile, diventa un formidabile cecchino (peccato che poi, il sergente istruttore, paghi amaramente questa attitudine del suo soldato).
Penso che in fondo il sergente istruttore Hartman sia il leader perfetto per questa accozzaglia di gente che vuole governare il paese.

?Qui tu non piangerai, tu non riderai, qui si riga dritto e basta!?

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Lunedì 10 aprile – secondo (ed ultimo) giorno di votazioni

13 Aprile 2006 Commenti chiusi

Non dormo una mazza, ma già lo sapevo. Cosciente della mia pressione bassa e della mia storica dipendenza dal sonno, metto la sveglia alle 5 e 50. Per tutta la notte sono in uno stato di dormiveglia, in cui mi vengono in mente elettori ed elettrici che mi chiedono schede, la scambiano, le aprono, fanno richieste assurde. Una parte di me mi consiglia di mandare tutti a fanculo, perché è solo un sogno.
Suona la sveglia e fuori è ancora buio. Faccio colazione, mi lavo e mi vesto. Sono a pezzi.
Scendo in strada e mi trovo davanti alla scuola, sigaretta spenta in bocca.
Trovo già lì l?attore porno, che ovviamente attacca bottone. O lo uccido a testate o lo ignoro e così lo lascio parlare senza nemmeno fare la fatica di annuire.
In fondo al marciapiede vediamo arrivare Claudio. Non sembra minimamente stravolto dalla sveglia, ha la solita faccia, il solito sorriso.
?Che bello trovarvi già qui?.
Sono le 7 meno un quarto e siamo già dentro al nostro seggio.
Non ricordo chi viene, registro i votanti meccanicamente. Mi fa male la schiena, le gambe han bisogno di riposo e la testa arriva in ritardo su tutto.
Sono lì che passeggio per il seggio quando l?attore porno mi chiama.
?Che numero è questo? Un 7??
?sì un 7? biascico.
?quindi il numero che hai scritto è 474?
?sì?e allora??
?il 474 non c?è. L?ultimo numero è 465? e sfoglia il registro femminile fino all?ultima pagina per dimostrarmelo.
Lo odio. Non sono nemmeno le 8 e già rompe le palle. Proprio lui poi, che stava per registrare da noi, persone di altri seggi.
?Non lo so. Non credo di essermelo inventato?
?eh già..ma qui non c?è? e ghigna.
Quanto mi danno se picchio a sangue uno scrutatore? In fondo sono vicepresidente, dovrei avere qualche attenuante.
Riguardo il numero che ho scritto. Scrivo male, da sempre, ma ho sempre capito la mia calligrafia.
È un 474, non ci sono santi.
L?attore porno va in sbattimento, e continua a ripetermi ?qui non c?è?.
Claudio assiste alla scena, ma non apre bocca. Non sembra preoccupato.
Non so che fare e lo lascio lì per scendere di sotto a prendermi un caffè alla macchinetta; anche perché nel frattempo è arrivato Alberto, occhiali neri e cappuccio della felpa in testa. È in condizioni pietose e ha tutta la mia solidarietà.
Prendo il caffè, mi fumo una sigaretta appena fuori dal portone e assisto a frizzi e lazzi tra un rappresentante di lista dell?ulivo, un poliziotto e il capoccia dei vigili.
?Io lascio tutto e vado in brasile. Chi vince vince, che mi frega?? dice il ghisa.
Il rappresentante sghignazza, il poliziotto sputa fuori fumo e sorride appena.
Torno al mio seggio. Alberto è steso lungo sul banchettino da bambini e non da segni di vita.
Io guardo l?attore porno che ha smesso di fare su e giù con le pagine del registro femminile e adesso legge lo sport del corriere. Incrocio lo sguardo di Claudio, che giochicchia con una matita copiativa, dietro le due urne con la scritta ?ministero dell?interno?. Mi guarda e mi sorride.
Appena mi siedo l?attore porno mi dice:?sai qual è il problema? Che non tutti i numeri sono progressivi. Il 474, per esempio, è la prima. Anche prima dello 0001?. Quindi non avevo sbagliato.
?Bravo coglione, sei proprio un deficiente? penso dentro di me, ma cerco di non dire nulla e di guardarlo con disprezzo.
Odio a priori chi mi pone problemi la mattina. Figurarsi chi mi pone problemi inesistenti, frutto solo della propria incompetenza.

Il nostro seggio non vede un gran viavai. Qualcuno viene a votare prima di andare a lavoro, ma comunque abbiamo già una percentuale abbastanza alta, intorno all?80%. Oggi solo briciole.
Arriva l?ora di pranzo e io dico che ho solo bisogno di lavarmi le mani e di prendere qualcosa da mangiare.
?Dammi 10 minuti, un quarto d?ora?
?Ok?.
All?una sono a casa. Mi lavo le mani e decido di mangiare in fretta e furia pane, focaccia, formaggi e delle zucchine che mia mamma ha preparato. Ci metto poco meno di venti minuti, e sono di nuovo al seggio.

Prepariamo tutto per lo spoglio, documenti già firmati e strafirmati, sigle e timbri.
Manca qualche decina di minuti alle tre. Scendo a fumarmi l?ultima sigaretta. Il capoccia dei vigili si raccomanda: ?dopo la campana aspettate un paio di minuti che se qualcuno ha varcato il portone bisogna farlo votare?.
In realtà non è così: al suono della campana di chiusura, si fa votare chi ha già varcato la soglia del seggio e comunque conta molto la decisione del presidente.
La Canalis ancora non si è vista e siamo ormai certi che non verrà. È venuto Colaprico e io, sinceramente, sono molto più contento.
Pochi minuti prima delle 15 squilla il mio cellulare. ?ID sconosciuto?. Fa così quando mi chiamano dall?ufficio. Infatti dall?altra parte del telefono c?è Andrea. Eravamo rimasti d?accordo che, se ci fossero state le condizioni, il giorno dopo, martedì, avrei lavorato anziché usufruire del giorno di riposo. A dirla tutta mi ero offerto io per lavorare il giorno dopo il seggio.
?Come va? Ti disturbo??
?No no, tranquillo. Domani si lavora??
?se ti va sì. Se non sei stanco domani il lavoro ci sarebbe?vedi tu?
?Ok, ci vediamo domani mattina. Ci sono novità sugli esiti??
?..bah?un sondaggio ci da avanti di poco, ma è tutto da vedere. Non dico nulla per scaramanzia?
?Vabbè?vedremo domani a mente fresca. Saludos?
?ciao, grazie e a domani!?.

Suona la campana. Da noi si piazzano il rappresentante di lista di forza italia, quello della rosa nel pugno e la giovane donna dell?ulivo va avanti e indietro. Non dicono nulla e osservano in silenzio.
Claudio annuncia che aprirà prima lo scatolone del senato, anche se in teoria dovrebbe essere il contrario. Nessuno obietta e così svuotiamo lo scatolone.
Dividiamo i voti di destra da quelli di sinistra, poi facciamo il conteggio delle singole liste.
Apriamo quello della camera e facciamo lo stesso. I conti tornano fino all?ultima scheda.
Facciamo i pacchi e l?ultimo intoppo è sulle buste in cui mettere schede e registri.
Il manuale del presidente dice una cosa, una circolare ne dice u altra e la vigilessa, pronta per il corso di ballo, un’altra ancora. Facciamo quello che ci dice lei, e alle 6 meno qualcosa abbiamo finito.
?Mi raccomando i timbri, le matite copiative, la chiave dell?aula?.?
Annuisco con sempre meno convinzione.

Trasciniamo i sacchi lungo il corridoio e li accatastiamo insieme a quelli del seggio che ha finito prima di noi.

Saluto Claudio, saluto Alessandra. Il ragazzo giovane e l?attore porno si sono defilati appena han potuto. Attraverso la strada, arrivo a casa e mio fiondo sotto la doccia.

Finito anche questo seggio. Adesso non c?è che da assistere a questa lunga notte di scrutini.

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domenica 9 aprile – primo giorno di votazioni

12 Aprile 2006 3 commenti

Domenica 9. Suona la sveglia alle 8 e 15. Il seggio è già aperto da un quarto d?ora, ma io posso essere lì alle 9 e 30. Ottimo. Ho tutto il tempo di fare colazione, di chiudermi in bagno a leggere Rolling Stone, di farmi la doccia e la barba.
Arrivo bello fresco e riposato, mentre Alberto, presente già dall?apertura, è abbastanza stravolto. Mi metto al registro maschile di fianco all?altro ragazzo del nostro seggio, ignorando il suo nome fino all?ora di pranzo.
Il viavai dei votanti inizia tranquillo e si intensifica in tarda mattinata. Vedo una sfilza di facce note. Ragazzi che avevo visto da piccolo nei corridoi di questa scuola, che avevo visto dietro a manubri di ?saltafoss? e ?bmx?a scorrazzare in largo marinai d?Italia. Tutte facce più o meno note.
Arrivano anche quelli del mio palazzo. Una famiglia chiaramente di destra, che ha occupato il 4° piano, arriva alla spicciolata. Qualcuno di loro mi vede con preoccupazione a gestire le schede e io me la ghigno.
Sfilano anche i rappresentanti di lista. Quello della lega ha due baffi da vichingo, l?orologio della padania, un fisico improbabile e lo sguardo ebete. Tutto sommato è il meno peggio: non rompe le palle e saluta sempre tutti. La donna in rappresentanza dell?ulivo varca la soglia del seggio sempre in punta di piedi, osserva e dopo qualche decina di minuti se ne va. I rappresentanti di forza italia invece sembrano fatti con lo stampino: han tutti qualcosa in comune. Un qualcosa di ?leccato? nell?abbigliamento, un modo di fare da simpaticone e troppo dopobarba addosso.
Claudio, il presidente del mio seggio, ripassa mentalmente gli orari delle messe per capire quando saranno le ondate di gente. Io e Alberto ci guardiamo da un capo all?altro dell?aula e ridiamo della nostra abissale ignoranza in materia. Comunque Claudio ci prende, e calcola i flussi molto bene.
Intorno all?una mi dice: ?Vado via per un quarto d?ora, massimo 20 minuti. Ci pensi tu??
?Ok?.
E così eccomi dietro alle urne, a timbrare i certificati elettorali, a farmi ridare le matite copiative, a infilare le schede negli scatoloni e a cazziare un paio si signore anziane che escono dalla cabina con le schede aperte e svolazzanti. Una me le riconsegna piegate insieme: le spiego che così non posso infilarle dentro.
?Le pieghi lei? mi dice.
?Non posso signora. Deve farlo lei. E dentro la cabina, cortesemente?. Quel ?cortesemente? mi esce come un ringhio ed era esattamente quello che volevo.

Ora di pranzo. Mia mamma viene a votare e mi porta due panini, dell?acqua e dei ritz che l?attore porno si mette a divorare senza quasi chiedere il permesso. Inizia a starmi sulle balle.
Nel primo pomeriggio arriva mio padre, anche lui vota e mi porta un pacchetto di sigarette appena comprato.
?Come sta andando?? mi chiede
?Che ne so, pà?
?No, dicevo come sta andando a te!?
?Ah!..bene bene grazie? e gli ridò la sua tessera elettorale timbrata di fresco, chiamandolo per cognome.
?Mi vedi nel ruolo?? gli chiedo mentre faccio sparire le schede negli scatoloni.
?Di brutto. Dimmi come ti organizzi per la cena. A dopo.?

Qualcuno scopre che, nei registri dei votanti, c?è la Canalis. Ho fatto tante volte lo scrutatore qui e non me ne ero mai accorto, oltre a non averla mai vista.
?Il culo della Canalis porterebbe giovamento a questo seggio senza gnocca ? dice Alberto ? certo se non viene a votare è meglio?per il risultato?.
Rido, e nel frattempo registro un signore di mezza età dall?aria simpatica.
Si chiama Colaprico. Lo guardo dal basso della sedia per bambini e lui mi sorride.
Rimetto il capo sul registro, rileggo il nome, e gli dico ?Colaprico. Come lo scrittore.?
Lui si blocca un attimo e poi fa ?Sono io!?
?No! Davvero? Permette? ? e gli tendo la mano ? Complimenti?.
Lui ride di gusto e mi dice ?Grazie!?.
Lo mando da Claudio che gli da le schede e, non essendoci nessun votante apparte lui, esco in corridoio aspettando che esca anche lui.
?Ho amato molto Trilogia della citta di M. Anche Kriminal Bar. Prima ignoravo totalmente i libri che parlavano di Milano, della mia città. Poi ho letto Scerbanenco ed è stata una rivelazione?.
Restiamo a parlare una decina di minuti. Alberto ci vede chiacchierare ed è incuriosito dalla nostra conversazione. Colaprico si dimostra una persona molto piacevole. Chiacchera dei suoi libri come se non fossero suoi, me ne consiglia una marea, sostenendo che ?oggi, in Italia, la letteratura la fanno più che altro i gialli?. Concordo, anche se sinceramente non ho elementi per concordare.
?Vabbè, tornerò a lavorare?
?E? stato un piacere? gli dico.
?Anche per me?.

Ritorno al mio registro degli uomini, pensando che lui adesso si starà chiudendo in casa a scrivere qualcosa che io andrò a comprare in libreria. Davanti al registro azzurrino dalle pagine enormi, penso che quello dello scrittore deve essere uno dei più bei mestieri al mondo.

Metà pomeriggio. Non c?è gran traffico di elettori, però nemmeno un deserto. Esco di nuovo in corridoio e l?attore porno mi chiede cosa faccio nella vita. Glielo spiego in due parole (non ne servono molte di più) e lui, giuro: non so come, riesce ad attaccarsi con un discorso su una trivella che usano al lavoro, che fa dei buchi nei muri incredibili. Dialogo tra sordi, del resto Alberto mi aveva avvertito: ?quello attacca dei gran bottoni?.

Alberto lo vedo stanco: forse non è abituato alla routine del seggio e lo capisco. Bisogna capire che, quando si sta al seggio, la sigaretta fumata fuori, il giro negli altri seggi a vedere le percentuali, le tendenze di voto confessate a bassa voce in corridoio, le cazzate e i commenti sulle ragazze che vengono a votare, non sono un diversivo, ma sono parte integrante del lavoro.

Comunque è stancante, non lo nego. Arriva sera. Claudio lancia l?idea di prendere delle pizze e ?una svalangata di birra?. Io ci sto. Anche se mia mamma aveva fatto le lasagne, mi fa piacere restare con loro, in fondo.
Alberto e l?attore porno vanno a prendere le pizze e le birre. Tornano dopo una ventina di minuti e Claudio appronta un tavolo, unendo i banchi.
L?ora è quella giusta. Tra le 21 e le 22 vengono in pochi a votare e quelli che vengono di solito sono giovani, sciallati e non si fanno nessun problema a vedere una distesa di pizze e di bottiglie heineken nel seggio.
Finiamo la pizza, scoliamo le birre.
Altri due o tre elettori e suona la campana. Ore 22. Chiusura dei seggi.
Apprendo con fastidio che domattina dovrò esserci dall?inizio, cioè dalle 7 meno un quarto. So già che non dormirò una mazza: le sveglie all?alba hanno questo effetto su di me.
Chiudiamo il seggio e una vigilessa sulla quarantina abbondante, chioma nera (tinta) e occhiali da vista aggressivi, assiste alle operazioni di chiusura.
?avete firmato? Avete messo i sigilli?
Le rispondiamo con dei ?see? svogliati.
?Mi raccomando domani,. L?altra volta dei ragazzi ci hanno messo tantissimo, non chiudevano più e io ho perso il corso di ballo?.
Sono lì lì per chiederle che tipo ballo, ma immaginarmela a roteare al ritmo di samba o di salsa, è una immagine che mi risparmio volentieri.

?Non si preoccupi. Domani ballerà. Arrivederci.?

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costituiamo il seggio

12 Aprile 2006 Commenti chiusi

Sabato esco verso le 3 e mezza. Il seggio va costituito alle 16, ma io sono senza sigarette e bisogna assolutamente provvedere. Compro le solite camel e me ne accendo una davanti a quella che è stata la mia scuola elementare. Qui, come tante altre volte in passato, farò lo scrutatore.
Sono le 4 meno un quarto e sul marciapiede antistante c?è un buon numero di persone: vigili, poliziotti con l?aria scazzata e la sigaretta in bocca, rappresentanti di lista che si muovono a gruppi.
Sono in anticipo e mi fumo con calma la mia sigaretta e aspetto Alberto. Colpo di fortuna micidiale: l?han nominato scrutatore nel mio stesso seggio.
La composizione del seggio è sempre una sorpresa. Gli unici due che si conoscono sono il presidente e il segretario, perché il primo nomina il secondo. Così di solito sono una coppia di amici, di parenti, di fidanzati, di cognati.
Io sono scrutatore semplice e così vivo nell?angoscia di chi saranno gli altri. Il fatto che uno sia Alberto già mi rincuora molto.
Spengo la sigaretta ed entro nell?atrio della scuola.
Qui c?è un mare di gente: giovani, meno giovani, tutti a incrociare lo sguardo, a cercare di capire, a farsi una idea delle persone con le quali dover passare decine di ore fianco a fianco.
Squilla il mio cellulare: è Alberto ed è in ritardo. Gli dico che sono già dentro.
Fra la folla vedo farsi largo Claudio. Tiro un sospiro di sollievo. Lui e Alessandra, sua cognata, sono stati il presidente e il segretario del mio seggio alle ultime elezioni e con loro mi sono trovato benissimo. Ci salutiamo e ci infiliamo nell?ufficio dove i vigili consegnano il materiale nella solita cassa grigia di plastica dura. Con noi lavorano un ragazzo poco più giovane di me e un signore dall?età indefinibile, che a me subito ricorda un attore porno. Ha un qualcosa di marcio e di imperscrutabile allo stesso tempo.
Arriva anche Alberto, trafelato, e tutti insieme raggiungiamo il nostro seggio. Mentre Claudio schiaviccia per aprire la porta dell?aula fa la fatidica domanda: chi è il vice presidente?
So che chi fa il vicepresidente è responsabile del seggio quando il presidente non c?è. Inoltre, è l?unico, oltre al presidente, che può stare dietro le urne a timbrare le schede elettorali e a infilare le schede. Non è che sia un gran lavoro, però, nei momenti di piena, è facilissimo sbagliare, restituire i documenti sbagliati, dimenticarsi il timbro. Inoltre bisogna stare attenti a come vengono piegate le schede e, in caso di piegatura errata, bisogna rispedire l?elettore nella cabina e convincerlo a piegare le schede correttamente.
?Lo fa tu?
Tentenno.
?..va bene, okkay, lo faccio io?.
Ed eccomi vicepresidente.

Dopo un paio d?ore per costituire il seggio, vidimando circa 900 schede e contando e ricontando gli elettori e le elettici, seguo Alberto fino a casa sua. Lì ci uniamo ai suoi che stanno vedendo il secondo tempo di livorno udinese. Alberto incita Lucarelli (è suo al fantacalcio) ma gli amaranto perdono per due a zero. Concordiamo tutti: che cazzata mandare via Donadoni.
I genitori del mio amico escono a cena e noi ordiniamo pizza, olive ascolane e crocchette di patate che arrivano nell?intervallo di Ascoli ? Inter.
Non ci frega granchè della partita. Dopo la delusione di Villareal il nostro interesse per la partita è scarsissimo. Nonostante lo scazzo, e nonostante fossimo passati in svantaggio, recuperiamo e vinciamo per due a uno. Goal partita su punizione di Sinisa.
Poco dopo la partita ci salutiamo e io me ne ritorno verso il mio letto.

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