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Archivio Maggio 2006

no way back from here

31 Maggio 2006 6 commenti

La sveglia non aveva ancora chiamato a raccolta, ma quel suono sarebbe arrivato presto. Non ho guardato l?orologio, perché non volevo sapere quanto tempo mancava al momento più brutto della giornata?e poi perché avvicinare il polso al viso e schiacciare il tasto dell?orologio che illumina il quadrante, era uno sforzo immane.
No no, ho preferito starmene nell?ignoranza e aggrapparmi ai sogni mattutini.
I sogni mattutini, per me, sono quanto di più incasinato e promiscuo ci sia. Perché, a differenza dei sogni di notte fonda, questi hanno una attinenza con la vita di tutti i giorni. Qualcuno che se ne intende direbbe che tutti i sogni, tutti i prodotti della nostra mente hanno una attinenza con noi stessi e con le nostre esperienze. Ovvio. Io però preferisco quelli mattutini perché mi mandano dei segnali molto molto decifrabili: moto, macchine, case in riva al mare con tende bianche che sventolano sotto al sole, strade dritte, amici, amiche, i miei che sorridono sereni.
A volte, se mi impegno e mi calo ben bene in questa realtà, l?effetto di pace e amore che mi dà dura fino a tarda mattinata.
In fondo i miei sogni, da qualche anno, sono più realizzabili. Passati i tempi della rockstar, del grande scrittore, del pilota di moto, adesso sogno di stare in pace con la mia amata, di avere il privilegio di stare con i miei amici più cari, di avere tempo a disposizione, sole, mare, una bella moto, un po? di ganja buona e tanta musica. Sogno di vivere dignitosamente e magari di vivere di quello che scrivo.
C?è più vicinanza tra me e i miei sogni da qualche tempo e questo mi fa vivere meglio. Prima sparavo alto, e non era un fatto di ambizione. Non avevo molto chiaro chi fossi e cosa volessi, così, sognando un progetto classico e perfetto, avrei avuto la certezza di essere felice.
Oggi è diverso. Crescendo ho scoperto che non è tutta merda. Ci sono cose e persone bellissime e per queste vale la pena vivere. È tutta una tensione fra me, le mie inclinazioni e l?attinenza che le cose intorno a me hanno con queste inclinazioni. L?obiettivo è circondarsi di cose e persone inerenti alla propria esistenza?.
?.e ?puntare all?obiettivo è quasi come essere vivo? (A.F.)

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un motivo in più

26 Maggio 2006 10 commenti


giornatona. almeno lavorativamente parlando. a fare le cose bene, mi sento bene. mi fa stare bene anche avere la prova che, se voglio, sono capace di relazionarmi con più persone, e non solo con la mia crew (ma sarebbe troppo facile così). ho vari registri di comunicazione, tutto sta nel avere la voglia di farsi lo sbattimento di usarli. certo oggi, rappresentare in un contatto vis a vis l’istituto per cui lavoro mi ha responsabilizzato. poi per essere certo di essere quello di sempre, mi sono rollato quel po’ di fumo che ho e me la sono goduta.
“dimentica i successi”, si dice per stimolare a fare di più e in effetti è un buon consiglio. ma ho una avversione genetica ai buoni consigli. ne seguo tanti, ma qualcuno lo ignoro…e sinceramente sono contento così, mi sembra un buon equilibrio.

stasera mi sono divertito a rappare leggendo i nuovi testi dell’album degli assalti frontali (“…mi sa che stanotte”). ogni volta che si ha a che fare con le loro liriche, bisogna stare all’occhio, perchè certi concetti, certe raffinatezze non si colgono subito. molto spesso ci vuole un po’ per andare oltre lo strato superficiale di belle parole messe insieme. il senso si comprende alla prima lettura, ma il significato emerge dopo un po’, almeno per me.

un sogno fantastico prende espressione
quandoi ribelli entrano in comunicazione
nella strada che ci fa fratelli e sorelle
l’ultima puntata è stata HSL
da “batti il tuo tempo” siamo più esperti
ma ho ancora felpa e cappuccio
nei concerti, in prima linea sempre,
corrotti per niente
noi non andiamo a pranzo con il presidente
calci al mercato fin dall’ingresso
ti piace il testo è tuo e non chiedere il permesso

un motivo in più per raccontare, prima o poi, la loro storia.

uno scorcio di camera mia potrebbe darmi la giusta ispirazione

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10mila volte

25 Maggio 2006 2 commenti


ieri mattina ho aperto il mio blog. nulla di nuovo perchè era uno dei tanti rituali mattutini, uno degl ultimi prima di una giornata di lavoro.
guardo il contatore, e mi stupisco. lo so che ci ero vicino, ma mi stupisco lo stesso.

mi viene in mente la prima postata. aprii un blog senza pensarci, con un po’ di voglia di pubblicità e tante cose da dire.
non sapevo se sarei riuscito a stargli dietro. all’inizio l’ho sentita come una responsabilità poi, piano piano l’ho presa con + naturalezza. in fondo scrivendo avevo inziato iniziato e scrivendo avrei continuato. qualsiasi attività che abbia al centro la scrittura mi ha sempre affascinato. a volte ci metto un po’ di tempo ad abituarmi, a trovare la giusta distanza con le varie occasioni che ho per scrivere.spesso ci metto ancora di più a creare la giusta tensione tra mente e mano per far si che la magia avvenga. perchè per me, scrivere ha qualcosa di magico. è la forma di espressione che più amo e che più sento mia. ho tantissimo da imparare, ma quello di cui sono sicuro è di avere instaurato un rapporto con la parola scritta. a volte buono, altre meno, ma comunque ho crerato una vicinanza, una attiguità tra me e questo mondo.

un saluto a tutti quelli che hanno deciso, più o meno consapevolmente, di cliccare su questa pagina.

grazie a salem, che mi ha spiegato tante cose e qualche volta mi ha anche tenuto compagnia in noiosi pomeriggi in ufficio.
grazie a lelia che c’è sempre e a ulz: con più persone come voi credo che il mondo migliorerebbe sensibilmente.

grazie agli aficionados, come luisa, alberto, claudio, peppo, patrizio
e giorgio (quando si ricorda che, per vedere il blog, bisogna accendere il computer).

anche la mia moto questa estate, sulla strada bella e fresca alle spalle di saint-tropez, è arrivata ai 10mila.
il momento non poteva passare inosservato.

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fiacca, 10mila e qualche anteprima

24 Maggio 2006 2 commenti


ieri sera ho fatto il bravo ragazzo e sono andato a letto entro mezzanotte. mi stavo dividendo tra la lettura del libro su charles manson (“helter skelter”, mondadori) e un semi horror su un canale mediaset. poi ho chiuso e sono crollato.
quando mia madre, questa mattina, è venuta, pazientemente, a chiamarmi, ero rannicchiato in un angolo del letto, proprio sul bordo. ero tutto preso dai miei trip mattutini, quelli che, per tranquillizzarmi, mi fan credere che da dormire ci sia ancora molto. invece nulla. era tempo di mettersi in piedi.
impreco, biascico, smadonno. faccio colazione e mi chiudo in bagno a leggere.
il tabaccaio mi augura buon lavoro, dopo avermi spacciato un pacchetto di camel. “altrettanto”, mi esce spontaneo. lui sarà lì più o meno dalle 7. io sono lì alle 10 meno pochi minuti e sono molto, ma molto più incazzato di lui.
arrivo in ufficio: ogni mattina faccio le scale senza riuscire a togliermi di dosso una sensazione di fastidio.

sono fiacco, per non dire a pezzi. vedo che c’è alberto su msn, gli mando un messaggio ma il suo stato è impostato su “non al computer”.

apro il mio blog e noto che ho superato i 10mila accessi.
appena riprendo il controllo delle mie attività voglio scrivere qualcosa su questi 10mila clik al mio indirizzo. di tutte le persone che si sono prese la briga di leggermi, o anche solo di guardare le foto.

ho deciso che il prossimo disco del mese sarà il nuovo degli assalti. ma per raccontare bene cosa sono gli assalti frontali e per parlare di questo ultimo album, devo recuperare un po’ di forze…

il week end che abbiamo davanti potrebbe aiutarmi in questo senso. se non altro a riordinare le idee.

in ogni caso,
prossimamente…

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ancora non ci sei

22 Maggio 2006 4 commenti

c’è solo la luce del frigo a illuminare questa stanza, in questa notte di maggio. ancora non fa un caldo insopportabile, ma presto arriverà.
sono quasi contento di essere sudaticcio per tutto il giorno, arrivare a casa cercando solo il getto della doccia.
so quanto ti piaceva questo periodo. annunciava il caldo vero, quello da stare tutto il giorno al mare in costume.
io in questo periodo mi ci butto. l’ho atteso per tutto l’inverno durante il quale ho imprecato contro il freddo, contro il buio, contro quello stato di sonnolenza che non mi lasciava mai. ho sofferto perchè non c’era da venirti a trovare nelle giornate che finivano alle 5, tra lo smog e le code.
c’è questa assenza che non mi lascia mai. in questo vuoto ti rivedo, e allora cerco di farmelo amico.

domenica parto e vado ad assaporare un po’ di caldo. un po’ di odori d’estate, un po’ di puzza della strada, della moto surriscaldata non possono farmi che bene.
sarà solo per due giorni, ma cercherò di possederli fino in fondo.

questo mi hai lasciato. la passione e la semplicità.

venerdì sulla sella della mia moto, dietro di me, ci sarà luisa. so quanto le hai voluto bene, e so quanto vedevi in me la passione per lei. ce la godremo anche per te. perchè, da quando hai deciso di andartene, ho capito che portare un ricordo è un lavoro a tempo pieno e ci vuole impegno, anche per non farsi sovrastare dalla nostalgia e per far brillare solo l’amore.

anche se non ci sei più non è ancora finita. c’è ancora da battersi, sempre e comunque. chi resta ha questo dovere, no?

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un par de righe

22 Maggio 2006 Commenti chiusi

…un par de righe per dire che sono giorni buoni.

venerdì è stata una grande giornata: ho conosciuto una persona che avevo molta voglia di conoscere, ed è stato un vero piacere. spero di rincontrarla presto, aldilà del prezioso contributo che ha dato al mio lavoro.

prima che finisse la settimana sono andato da ricordi a comprare il nuovo lavoro degli assalti frontali, “…mi sa che stanotte”. il miglior gruppo di sempre. ogni album degli assalti ha segnato un periodo della mia vita. dall’onda rossa posse a quest’ultimo, passando per “conflitto” e “hsl” (forse i miei preferiti), ogni loro uscita discografica mi ricorda un periodo, delle persone, dei luoghi e delle idee.

venerdì pomeriggio partiamo. io, luisa, cristina, filippo e due moto.
andiamo nell’oltrepò a passare tre giorni insieme in totale relax.

il problema che in questi giorni mi attanaglia è l’assenza della macchina fotografica (non si accende, non da cenni di vita) e la totale assenza sul mio pc di programmi di grafica per rimpicciolire e pubblicare le foto che ho già scaricato.

tutti spunti, specialmente i primi, che spero di raccontare meglio, fino in fondo.

per adesso mando una abbraccio alla mia amata che ieri era bellissima.
un abbraccio anche alla mia fraterna amica cristina, sperando che si renda conto del piacere che mi da passare del tempo con lei.
grazie ad alberto per i momenti insieme, per gli sbatti che si fa per me e perchè, quello che mi racconta, mi da sempre gioia.

attendo il resto, inebetito dai begli incontri fatti in questi giorni, affascinato dalle parole, dalle rime del nuovo disco degli assalti.

una piccola citazione, sicuro che ne seguiranno, copiose, altre.

“che fortuna il mio estremismo
che mi aiuta quando canto
che mi aiuta a capire
chi amare e quanto”

assalti frontali

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un posto molto molto rock

17 Maggio 2006 Commenti chiusi


ieri sera è stato uno di quei momenti in cui la tecnologia ti si rivolta contro.
stavo per andarmene a letto, ma prima volevo postare una foto e due righe che mi sembravano molto adeguate all’immagine e al momento.
tiscali mi comunica che la foto è troppo grande per essere pubblicata: questione di briciole, perchè a me risulta di 60 kb precisi.
apro il programma per rimpicciolirla, ma il mio periodo di prova del software è scaduto. mi armo di pazienza e disinstallo il programma, per reinstallarlo subito dopo. qualcosa va storto, o forse, più semplicemente, dall’altra parte han capito il trucchetto e la reinstallazione, questa volta, non ha successo.

un vero peccato, perchè quella foto ci stava proprio bene.
L?avevamo scattata questa estate, mentre correvamo in moto su una strada, bellissima e fresca, alle spalle di Saint-Tropez.

Non mancherà occasione di pubblicarla in futuro, ma prima ho bisogno di un colloquio con Laura, colei che ha rimesso a nuovo il mio pc con conoscenza e passione.

Allora pubblico questa. È stata fino a qualche giorno fa sul sito www.bombthebass.it . è il sito del sound system nel quale suonavo (suonavo, nel senso che mettevo i dischi). Era nato per caso, insieme ad Andrea, Ruggero e Giorgio: ci siamo trovati a mettere dischi ad una festa di laurea e abbiamo scoperto che ci piaceva. Così, piano piano, abbiamo organizzato serate al centro delle quali c?era la musica, i balli, il divertimento e una sanissima competizione fra noi 4 dietro alla consolle.
Onestamente quel periodo mi ha fatto bene. Il reggae e lo ska li ho sempre ascoltati con molto piacere, ma il periodo del sound system mi ha costretto ad approfondire il genere. Ognuno di noi 4, durante la settimana, andava a caccia di gruppi e di canzoni che avessero il groove giusto, il levare trascinante e quel qualcosa in più ?che fa muovere i culi?. Poi ci si trovava e si ascoltava tutto insieme. Ho scoperto, grazie a questa tensione, gli Zebda, i Massilia Sound System, i Mighty Mighty Bosstones, i Less Than Jake e tanti altri. Mi sentivo bene quando scoprivo qualcosa di nuovo. In particolare mi ricordo un giorno di settembre 2003. Stavo all?ARCI, dove per 10 mesi ho svolto le mie mansioni di obiettore di coscienza. Mi svacco su una sedia piazzata al centro della splendida terrazza della sede ARCI in via Adige e Francesco, un ragazzo che faceva l?obiettore con me, mi dice, dopo avermi scroccato una camel, ?senti questo? e spara a tutto volume un pezzo bellissimo, un levare trascinante e una selva di rime in francese. Avevo scoperto (o meglio: mi avevano fatto scoprire) i Massilia Sound System.
Trovare un pezzo e farlo sentire agli altri era una goduria. Ancora più bello era farlo girare alle nostre feste e vedere che la gente lo apprezzava ballandoci su. Avevo un approccio particolare alla musica in quel periodo: ascoltavo ogni pezzo immaginandomelo pompato in un locale, tra pinte di birra, sigarette e long drink. Mi calavo mentalmente in quella situazione per cercare di capire se il pezzo avrebbe funzionato e, apparte qualche svista (tipo ?splendido splendente?: ancora me ne vergogno), ha quasi sempre funzionato.
Le cose hanno iniziato ad ingrandirsi. Dopo il ?tipota? di via Brioschi, il locale dove tutto è cominciato, siamo stati alla associazione Colore (forse più conosciuta come centro sociale Chiapas, in zona Famagosta), successivamente ci ha accolto il Chico Bar di Radiopopolare e, di contorno, qualche festa di laurea e qualche sortita fuori Milano.
Ho sempre pensato che, ingrandendo le cose, urgeva anche darsi uno straccio di organizzazione. Purtroppo non ci siamo mai riusciti, almeno secondo me. C?era molto, moltissimo entusiasmo, anche da parte mia, ma ho sempre pensato che andasse incanalato in scelte, valutazioni e, anche, rinunce. Per un po? ho cercato di portare acqua al mio mulino, ma regolarmente venivo travolto da un?euforia tanto sincera quanto disorganizzata. Per me quello era il nostro limite.
Stando così le cose, Bomb the Bass doveva restare nella semi-clandestinità, basarsi sul passaparola e coinvolgere al massimo gli amici degli amici, ma il richiamo dei locali, dei contatti che crescevano esponenzialmente, delle varie possibilità e idee originali che facevano da contorno alle serate, per gli altri è stato troppo forte.
Oltre a tutto questo, oltre a queste mie personalissime valutazioni, c?era un problema ancora più grande. Durante il lungo periodo in cui ho giocato a fare il dj, il mio animo rockettaro si era addormentato, ma non avrebbe dormito a lungo. Sempre più spesso mi capitava, dopo una serata tutta reggae e ska, di tornare a casa in astinenza da rock. Prima di dormire, nonostante fosse notte fonda e fossi spesso in condizioni pietose, avevo BISOGNO di mettere su i Led Zeppelin, i Foo Fighters, gli Who, i Pearl Jam, gli Mc5, gli Aerosmith, i Fugazi. Stavo diventando intollerante verso la musica del sound system. Mi mancava tantissimo anche l?hip-hop, con il suo ciclico bum-chak.
Ho provato a lanciare la proposta di fare una serata rock, oppure di concedere qualcosa ai Cypress Hill, agli House of Pain, ai Public Enemy, a Frankie o ai Colle der Fomento. Nulla. Sul levare stavamo e sul levare saremmo restati. Tutt?al più, poco prima che me ne andassi, stava prendendo piede una deriva trash: sigle dei cartoni animati, insieme ad Alan Sorrenti e Alberto Camerini.

Ho fatto due conti e mi sono chiamato fuori. Ho realizzato che sarebbe stato così mentre ne parlavo in macchina con Luisa, in viaggio verso l’oltrepò. Per quanto mi riguardava, lo spirito era andato perso.

Adesso il sito è stato rinnovato. Sono sparite le pagine personali dei 4 selecters e, ai tre superstiti, si sono aggiunte due new entry.

Auguro ogni bene al Bomb the Bass Home Made Sound System. Primo perchè chi è rimasto ci crede ancora ed è giusto che vada fino in fondo. In secondo luogo perché, finchè sono rimasto, mi sono divertito tantissimo. Credo che il posto a cui sono più legato sia il tipota di via Brioschi. A noi davano le due stanze al piano rialzato e, intorno alle 11 di sera, iniziava il delirio. Le giacche e i cappotti venivano ammonticchiati su delle sedie dietro la nostra postazione, creando, dopo qualche mezz?ora, una vera e propria montagna colorata. Le birre iniziavano a girare, qualche bicchiere si rompeva e, passata la mezzanotte, fare le scale per andarsi a prendere da bere, diventava sempre più complicato sia per la gente, sia perché più di una volta mi è capitato di vedere i gradini doppi.
È stato bellissimo. Un misto di cd, musica, balli, gente che urlava e gente che non ce la faceva più, sigarette accese e cuffie akg in testa, macchine in seconda fila per ricaricare tutto nel cuore della notte e, a seguire, panini al baracchino di via Tabacchi (angolo corso san Gottardo) divorati senza vergogna.

Buon tutto a chi resta quindi,
mi tengo stretta questa foto scattata qualche estate fa, sullo spiaggione di Capalbio?un posto molto molto rock.

Riferimenti: Bomb the bass

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delirio onirico – forse devo smetterla, o forse è proprio lì il bello

12 Maggio 2006 Commenti chiusi

Ieri sera ho visto la fine di ?Trainspotting?: Renton si libera della dipendenza dall?eroina, va a Londra, trova un lavoro, ma i ?cosiddetti amici? si rifanno vivi, occupano il suo monolocale londinese e, dopo un breve ritorno in Scozia per la morte del loro amico Tommy, piazzano un paio di chili di eroina.
Renton frega tutti (apparte Spud) e se ne va con i soldi. Lo ha fatto perché è cattivo, come ammette lui stesso. Ma questa è l?ultima cattiva azione, dopo la quale ?metto la testa a posto e divento esattamente come voi?.
Indicativo il fatto che Renton prenda la retta via con una borsa piena di soldi sottobraccio.

Comunque arrivo alla fine del film che ho decisamente sonno. Appena spengo la tv, cado addormentato.
Stamattina, mentre eseguo alla perfezione tutti i miei rituali (colazione, lettura del giornale e mezz?ora in bagno a leggere la biografia di Charles Manson) ho un ricordo.
Begbie, nella stanza dell?albergo londinese, mentre aspetta che l?affare dei due chili di eroina vada in porto, sente dei botti. Domanda ad alta voce ?roba in arrivo o roba in partenza??.
Caspita: in trainspotting c?è anche una citazione di Full Metal Racket. Prima dell?offensiva del Tet, il soldato Joker, svaccato su una branda insieme ai suoi commilitoni, si chiede se i botti che sente sono roba in partenza (l?esercito usa sta sparando contro qualcuno) oppure roba in arrivo (qualcuno sta sparando contro la base usa).

Esco di casa e vado a prendere la moto. La mattina, per me, è sempre uno strascico della dormita. E anche le idee, i sogni, tutte quelle immagini da dormiveglia, mi molestano finchè non mi sono reso conto di essere sveglio. Solo un paio d?ore dopo la mia alzata acquisto la capacità di discernere. Ripasso mentalmente il film appena visto e sono sempre più sicuro che Begbie non dica mai quella battuta.

Sono arrivato in ufficio. Ormai è certo. Quella citazione è stata solo nella mia testa. Frutto della marmellata di film che sto vedendo in questo periodo, spezzoni, battute e una attenzione spasmodica alle citazioni.

Dopo quasi tre ore dal distacco dal mio letto, penso che, tutto sommato, quella citazione non sarebbe stata una cattiva idea.

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scegliete la vita

11 Maggio 2006 3 commenti


Giornata limpida, anche se non caldissima. Stanotte deve aver piovuto, ma io non ho sentito nulla di nulla. L?ho intuito da alcune chiazze di umido sul pavè, da qualche pozza sulla circonvallazione interna e da quest?aria troppo limpida e pulita.
Non abbandono l?imbottitura della mia giacca ?sparco?. Quando esco dal lavoro e torno a casa tiene troppo caldo, è vero, ma la mattina, strisciando verso il box, sento sempre freddo. Devono esserci 30 gradi perché io la mattina non senta freddo.
?Riflesso condizionato, in realtà non fa freddo?, si sbilancia qualcuno a cui racconto le mie vicissitudini mattutine. Può essere benissimo, ma io tendo a basarmi sulle sensazioni. Come posso autoconvincermi che la sensazione che sto provando non è reale? Voglio dire: come posso farlo appena alzato? Impossibile. Quindi mi tengo la mia imbottitura.

Sono un po? in affanno. I sabati e le domeniche mi sembrano atolli in mezzo a nuotate faticosissime. Utili, ma non bastano. Insufficienti a rigenerare la mia testa con stimoli nuovi.

Da qualche giorno, anziché leggere, prima di dormire guardo pezzi di vecchi film. Prendo un vhs dalla pila disordinata e polverosa che c?è in camera mia, mi metto sotto le coperte e schiaccio play.
Ieri sera ho fatto inghiottire al videoregistratore una videocassetta sulla cui spalla c?è scritto, a matita con caratteri enormi, ?Trainspotting?.
Parecchio che non vedevo quel film. Nei miei pomeriggi di qualche anno fa, pomeriggi di nulla assoluto sull?orlo della depressione, ho visto spesso quel film. Non ho condiviso, ma ho capito.
È sottile la linea che demarca la condivisione dalla comprensione. A me è ben chiara, ma ne intuisco la fragilità, perché quando ne parlo i fraintendimenti sono frequentissimi.
Di solito, negli altri (esclusa, ovviamente, la mia crew) prevale il sentimento di condanna, che impedisce qualsiasi ragionamento. Risulta molto difficile parlare con tranquillità di come alcuni ?possano scegliere di non scegliere?, perché prevale la necessità di distinguersi, anziché quella di capire.
Io non ho bisogno di questo. Posso parlare tranquillamente di eroina, senza che questo metta in dubbio la mia assoluta estraneità a certe esperienze.
Del resto con le droghe, io, sono monogamo. Amo la Maria e sto solo con lei (al massimo con dei suoi derivati). Parlare e cercare di capire le ragioni di chi sceglie ?una sincera e onesta tossicodipendenza?, non mi mette in crisi. Anzi: mi interessa molto.
Ho amato quel film e rivederne una buona metà ieri sera mi ha fatto piacere.
Per me ha sempre rappresentato l?altra faccia della medaglia. Davanti alla schiavitù degli oggetti, del frigorifero, della lavastoviglie, della macchina, Renton e i suoi scelgono la schiavitù da una sostanza. In fondo, argomentato con un cinismo efficace tipico di Irvine Welsh, non fa molta differenza. ?Io ho scelto di non scegliere. Non ho scelto la vita. Ho scelto un’altra cosa?.

Io, per quanto mi riguarda, ho già deciso. Ho deciso di vivere, anche se non sempre in uno stato di assoluta lucidità. Ho deciso di vivere perché penso che ci siano molte occasioni per innervare la propria vita con quella che siamo. Non parlo di self made man. Quello si riconosce dal conto in banca e dal numero di pippate sulle tette di una velina (o sul cruscotto di un porsche cayenne).
Parlo di occasioni per dimostrare quello che sei, per dire e sostenere ciò che per te conta.
Ho come la sensazione che prima o poi girerà, e se così non sarà, sarà bello crederci.

In un certo senso, è un trip anche questo.

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breve momento rock

8 Maggio 2006 4 commenti


Sono a pezzi. Inutile negarlo. La ciclicità dei giorni, della mattina con tutti i suoi rituali, del rientro la sera con l?ansia del giorno dopo, uccide. I momenti in cui riesci a sentire qualcosa di diverso, in cui ti senti (molto banalmente) libero, sono sempre messi tra parentesi.
Stamattina, per esempio. Strascico i piedi fino al garage: sonno, rincoglionimento, noia, e allergia. Qualche goccia di pioggia indecisa a peggiorare ancora di più la situazione.
Apro il box e prendo la moto. Nelle orecchie ho i Foo Fighters, ?The Colour and the Shape?.
Prendo la circonvallazione interna che non è la strada più breve per arrivare in ufficio, ma ho voglia di stare un po? di più in sella.
Incrocio con porta Romana e, scattato il verde, parto per primo e mi infilo in piega nella curva a destra. Sul mio lettore portatile è il momento di ?Up in arms? e uscito dalla curva apro deciso il gas.
Finisce la parte lenta della canzone e inizia quella veloce. Ho il modulare aperto e inizio a cantare di gola, di urlo, proprio come Dave Grohl (o quasi).
Scalo una marcia, riapro il gas e faccio un breve slalom tra due macchine e un camioncino disposti a scacchiera.
??Always coming back I cannot forget you girl
Now I am up in arms agaaaiiiin!!?

Mi fermo ad un semaforo rosso. Fine dell?esaltazione. C?è un ragazzo che chiede moneta alle macchine, ignorando moto e motorini. Al semaforo successivo giro a destra, mi butto in via Vettabbia, incrocio la circonvallazione della 94 e mi infilo nel dedalo di vie tra piazza Quasimodo e piazza sant?Alessandro.
Sono arrivato.

Breve momento rock in una mattinata di nulla.
Attendo ansioso il prossimo.

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