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Archivio Agosto 2006

18037 – 14204 = 3833

29 Agosto 2006 2 commenti


arrivato. non ho le idee ben chiare, anche xchè sono quasi le due di notte alla fine di una giornata impegnativa, soprattutto per le emozioni che si è tirata dietro.
ritornato a casa con un misto di confusione, paura, soddisfazione e rabbia.
la tristezza no: ho fatto di tutto perchè restasse lontana e fino ad ora ci sono riuscito. affrontare la tristezza senza luisa di fianco è un ostacolo insormontabile, in questo momento. separarsi dalla persona con cui si vorrebbe andare in capo al mondo, è una impresa difficile.
quando io e lei partiamo inizia la magia. affrontiamo viaggi, stanchezza, tramonti e giornate di svacco totale. sopportiamo insieme la pioggia, lo sporco della moto e le punture degli insetti.
non conosco nessuno duro come lei. nessun mio amico avrebbe sopportato certe cose.

ma adesso sono ancora confuso. troppo confuso e stanco per raccontare tutte le cose che ho vissuto. mi ronzano in testa ricordi a scombussolarmi, sensazioni fisiche di certe situazioni.
ho appreso tantissimo, come ogni volta che viaggio.
per il momento lascio tutto lì, a macerare. questo viaggio, questo agosto mi ha insegnato tantissime cose.
ci sono amici da ringraziare, cani splendidi da rivedere, persone uniche con cui restare in contatto.

14204 segnava il contachilometri della moto prima che partissimo. stasera, poco prima che la spegnessi e la appoggiassi sul cavalletto il numero era salito a 18037.
3833 chilometri a insegnarmi ancora tanto. spero di essere una persona migliore e se lo sarò sarà soprattutto grazie ad esperienze come quella appena finita.

a motore ancora caldo mi sto già fumando la prossima partenza. dedicarmi al movimento è la cura miglioe per me.
la questione è veramente importante.

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ci sono cose che…

28 Agosto 2006 Commenti chiusi


Ci sono cose che?

Anche se non scrivo tutti i giorni, la mia testa funziona comunque in quella direzione. Quando mi sposto, osservo e rifletto sulle cose che vedo pensandole in termini di scrittura, di parole in fila a descrivere il meglio possibile quello che succede in questi giorni.
In questo lungo periodo capalbiese riprendo un po? di contatto con le vacanze della mia infanzia. Qui ci si stava per 3 mesi l?estate ed era un vero e proprio trasferimento. Io mi portavo dietro tutto quello che potenzialmente pensavo potesse servirmi e regolarmente avevo borse piene di oggetti inutilizzati.
Adesso viaggio molto spartano, soprattutto quest?anno. Quattro cambi, da fare girare. Fin dai primi giorni ho preso l?abitudine di farmi la doccia a fine giornata lavando, oltre a me stesso, anche la maglietta e i boxer che avevo addosso durante la giornata. C?è qualcosa di essenziale in questa vacanza. È come se questi vestiti contati, lavati a mano con sapone di marsiglia e stesi al sole in modo un po? approssimativo, mi rinconciliassero con la semplicità, in culo ai vestiti curati e ben stirati dell?ufficio e degli aperitivi-passerella milanesi.
In questo posto mi ci potrei rinchiudere per tutto l?inverno: mi basterebbe avere una scorta di film e di libri e una connessione wirless a internet.
Ma non importa. Durerà quanto durerà con le cose che mi sono portato dietro.
Ci sono cose che non si possono programmare e che van prese così come sono.
Ci sono cose che non smetteranno mai di affascinarmi e continuerò a scriverle, a cercare di renderle il meglio possibile con parole e qualche immagine.
Questa è l?attività che più mi rapisce. Tutto il resto sono cose che faccio, in attesa di momenti come questo.

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questo è quello che ho davanti

28 Agosto 2006 Commenti chiusi


Questo è quello che ho davanti.

Il parco dei Marinai d?Italia, a Milano, è la vista che, da quando avevo 6 anni, mi godo da camera mia. Lungi da me lamentarmi: non è così frequente avere, a Milano, un affaccio su un parco, senza nessuno che possa vedere quello che stai combinando sul tuo terrazzo.
Viste le seratine organizzate lì, non avere di fronte nessuno è sicuramente un bene.
Ma qui è un’altra cosa. Scendo le scale del soppalco, di solito in un ora che oscilla tra mezzogiorno e le due del pomeriggio. Guardo la giornata, fuori, metto sul il caffè e faccio colazione.
Davanti il nulla. Il terreno scende giù e poi risale in un campo di grano. Ancora più in là qualche casale, poi una vegetazione di macchia mediterranea fittissima e, proprio sullo sfondo, una parte della torre di Capalbio.
Come si fa ad annoiarsi, con il nulla davanti?

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sei stato al frantoio?

28 Agosto 2006 1 commento


Qualche sera fa sento Carlo, via cellulare. Lui è inchiodato a Milano a lavorare ma è molto curioso di sapere cosa succede al Frantoio, locale di Capalbio paese. Io e Luisa, dopo una abbondante cena da lei cucinata, prendiamo la moto e andiamo a vedere cosa succede al Frantoio.
?Mandami un resoconto!?, mi dice scherzando Carlo.
Io il resoconto glielo ho scritto per davvero e l?ho inviato alla sua mail.

Serata fresca, non si vede una stella. Incuranti ci infiliamo nelle felpe, saliamo in moto e arriviamo a Capalbio.
Le macchine parcheggiate iniziano già da dopo il cimitero, costeggiano tutto il bordo della strada, a scendere, verso la marsiliana e a salire, verso le mura.
Parcheggio la moto in un pertugio fra due macchine non bene accostate all?angolo di strada, proprio davanti al Frantoio.
Mi aspetto folle oceaniche, a sgomitare per un bicchiere di vino e trovare un posto al coperto, perché l?aria è quella di pioggia. Entriamo e ci saranno sì e no 10 persone. Io e Luisa ci accostiamo al bancone, ansiosi di berci due cuba. I due camerieri latitano e così ci guardiamo intorno. Il Frantoio sembra un ottimo posto per conversare, mangiare qualcosa, oppure leggere in pace. Arriva uno dei due ragazzi dietro al bancone.
?Siete serviti??
?No?veramente stiamo aspettando?
?Ah scusate tanto. Cosa bevete??

Arrivano i due cuba che pago 3 euro l?uno. Una pacchia per chi viene dai locali milanesi, ma anche un segno di civiltà, penso. Un drink a 3 euro ti permette di uscire senza pensare al portafoglio, di scegliere liberamente cosa fare la sera aldilà dei soldi che hai in tasca. Puoi anche permetterti di fare il signore e di offrire senza macerarti dentro per la cifra spesa.

Con i due bicchieri in mano, usciamo fuori. Ci guardiamo attorno: romani a frotte, con pantaloni bianchi e golfino legato sulle spalle, parcheggiano mercedes alla come viene viene, e si incamminano verso le mura alla ricerca di un ristorante. Vengo qui da un quarto di secolo, ma il romano a Capalbio è immarcescibile nei suoi rituali.
Finiamo il cuba e saliamo a vedere la mostra al piano sopra. La manifestazione si chiama ?Buenos Artes? e va in scena dal 29 luglio, al 3 settembre. Il riferimento è all?Argentina e tutti gli scatti, le sculture, i quadri che troviamo sono di artisti argentini.
Forse quello che mi impressiona di meno sono i quadri di Alejandro Azzano: il suo stile astratto e costruttivista non è propriamente quello che ci vuole per un ignorante come me, ma riesco comunque ad apprezzarne i colori vivaci e accostati senza troppe sfumature. Mi fermo molto di più a guardare l?accozzaglia riflessiva di Maria Noel: collage di locandine, pezzi di giornali, pennellate di colori chiari che nel loro insieme incantano.
Onestamente il posto dove perdo più tempo è la zona dedicata alle foto. Sarà che in questi giorni raramente ci stacchiamo dalla nostra digitale e ogni volta che vedo una bella foto cerco di capire che cosa è che la rende bella, quali sono gli elementi che la ?riempiono? e come si bilanciano tra loro. Così, guardando le foto scattate da Tomas Ghiorzo, Ray Pousa e Jorge Royan cerco di apprendere il più possibile restando immobile davanti ad ogni scatto e cercando di capire dove sta la bellezza, che avverto, ma che non riesco a descrivere.

Fine del giro. Lo spazio espositivo sopra al Frantoio è bellissimo, affascinante. Viene voglia di organizzare eventi a ruota libera, di contattare gli artisti di tutto il mondo e farli venire qui a esporre e raccontare le loro opere.

Ringraziamo e salutiamo i due giovani all?ingresso della mostra e ci avviamo verso il nostro secondo cuba. Mentre ce li preparano un?orda di giovani, ragazzi, mamme con bambini e romanacci di passaggio verso le mura, si riversa dentro al locale. Fuori ha iniziato a piovere: uno scroscio forte e deciso che però dura il tempo di preparare i nostri drink. Usciamo e c?è odore di pioggia. Mi chiudo fino al collo la mia felpa, e mi metto a guardare cosa succede proprio di fianco all?ingresso.
C?è una tettoia, due casse e due proiettori. Dalle casse esce una musica ipnotica, suoni semplici, qualcosa di jazz rock suonato con una chitarra acustica e una leggerissima percussione: è il sottofondo agli scatti che vengono proiettati al riparo della tettoia. Le foto raccontano i dettagli e gli angoli di Capalbio e dintorni. Un numero civico, una crepa nell?intonaco rosa chiaro di una casa, un documento con le tariffe della stagione venatoria del ?71, la targa di un land rover, il batacchio di una porta, la bocca di una fontanella. I due proiettori non vanno in sincrono, non proiettano la stessa foto nello stesso momento. Ma la finezza sta nell?attiguità di una foto con quella di fianco. Non è quasi mai rappresentato lo stesso soggetto da entrambi i proiettori, ma potrebbero essere due foto scattate a pochi centimetri di distanza. Poi, di tanto in tanto, un filare di ulivi visto dall?alto, un campo di grano ondulato, questi sì in sincrono sui due schermi, a dare respiro, a fare prendere fiato dopo un apnea di dettagli.
In molti restano incuriositi, qualcuno si ferma e si guarda tutto lo spettacolo. Forse ci vuole qualche secondo per capire cosa sta succedendo. Ci vuole circa un minuto di attenzione e dedizione totale per essere in sincrono con musica e immagini. In fondo quelle foto non fanno altro che riproporre e ricontestalizzare tutte quelle cose che vediamo aggirandoci per il capalbiese. È un richiamo, un invito a rivolgere l?attenzione all?infinitamente piccolo perché è quello che costituisce l?infinitamente grande.
?
del resto, Kubrick con il suo 2001, ha avuto la stessa idea.

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la tana

28 Agosto 2006 Commenti chiusi

Il concetto di tana mi è molto caro. Lo vivo in modo abbastanza animalesco: vi faccio ritorno a fine giornata e cerco di organizzarlo con tutto quello che mi serve, normalmente musica, libri e films.
Quando ritorno alla tana mi rilasso, ripenso alla giornata appena trascorsa, scarico le foto e mi cucino qualcosa da mangiare. Durante la notte, tra un film e l?altro, esco e ci giro intorno. Lo faccio perché adoro camminare nella notte capalbiese, ma anche perché mi piace avere la sensazione di controllare il territorio, proprio come i due cani che ci tengono compagnia tutto il giorno, Zagor e Niki (anche se noi quest?inverno lo abbiamo battezzato Chico e lo chiamiamo in entrambi i modi).

Mi piace avere rituali animaleschi, perché ritrovo tutti quegli istinti che nella vita cittadina vanno persi, addormentati dalla necessità di sopravvivere in un ambiente ostile.
Qui invece tutto fila liscio.

Qui sotto, la tana.

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gli equilibri

19 Agosto 2006 3 commenti


Due giorni e mezzo da solo, al poggio. Devo dire che quando Alberto ha girato la sua lancia Y verso l?uscita, ho avuto un momento di estraniamento dalla situazione che stavo vivendo.
?E adesso??, mi sono chiesto. Sono risalito in moto poco pochi minuti, sono andato al mare a Chiarone e, zaino in spalla, ho iniziato a camminare sulla spiaggia.
Non era giornata da bagno, almeno non per me: un vento abbastanza teso batteva tutta la costa e il mare, nonostante fosse ricco di onde, non era particolarmente invitante.
Così ho continuato a camminare, fino a che gli accampamenti dei bagnanti non sono diventati sempre più radi, con svariate centinaia di metri tra un ombrellone e un altro.
Mi sono seduto sulla sabbia, ho tirato fuori il mio Dylan Dog e l?ho finito, per passare poi a ?Italia Odia?, bellissimo libro-saggio sul poliziesco italiano anni 70, genere più familiramente chiamato come ?poliziottesco?.
Leggo le imprese dei vari commissari di ferro, dal grande Maurizio Merli, a Luc Merenda e ogni tanto alzo lo sguardo verso il sole e il mare. Passo così gran parte del pomeriggio, fino alle 7 e mezzo, quando rimetto tutto dentro allo zaino e ritorno verso la moto.
Arrivo al poggio, mi faccio una lunga doccia e metto il costume e la maglietta a stendere fuori.
Carrellata sui canali generici, per un telegiornale e un assaggio di ?blob?, in assoluto la mia trasmissione preferita.
Mi cucino qualcosa e intanto metto su la videocassetta di ?Caro Diario?, di Nanni Moretti.
La serata passa, tra un film, qualche sigaretta, una birra. Certo mi mancano le battute e i discorsi con Alberto, ma la sensazione di dover rispondere solo a se stesso è una ebbrezza a cui non voglio rinunciare.
Intorno alle 3 di notte prendo le scale per il soppalco, leggo una ventina di pagine della biografia di Steve McQueen e crollo addormentato.
Uno degli ultimi pensieri è alla giornata che verrà. Farò quel che vorrò, a seconda delle voglie che mi prenderanno. Mi addormento con questa idea e mi ci abituo molto molto in fretta.
Gli equilibri, fondamentalmente, sono fatti per essere rotti, o meglio: riadattati.
Mi sveglio che l?una del pomeriggio è passata da un po?. Metto sul fuoco la caffettiera e ripenso ad una frase letta in un libro di Chatwin: ?la vita è un ponte: attraversalo, ma non costruirci una casa sopra?.

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il poggio

19 Agosto 2006 Commenti chiusi


17 agosto.
Due passi prima di cena. Scendiamo a piedi per la stradina sterrata che porta al poggio. Ci portiamo dietro la macchina fotografica per giocarci un po?. Luisa è stanca: ha preso un treno alle 7 di mattina per arrivare qui. Ma nonostante la stanchezza trova la forza per camminare un po? intorno al poggio e, cosa più importante, scatta questa bellissima foto.

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orbetello internet point

19 Agosto 2006 1 commento

16 agosto
prendo la moto e, scacciando la pigrizia che mi farebbe stare tutto il giorno sull?amaca a leggere la biografia di Steve McQueen, vado ad Orbetello. Cielo nero e così mi copro con giacca, guanti e pantaloni lunghi.
Arrivo sulla laguna sotto ad un cielo che continua a minacciarmi, ma non passa ai fatti. Parcheggio la moto davanti all?internet point, posto sul blog, guardo la posta e dopo una ventina di minuti risalgo in moto per parcheggiarla vicino alla laguna.
Lì c?è campo in abbondanza per il cellulare, al contrario del poggio, così faccio un paio di telefonate che dovevo fare e mi tolgo il pensiero. Vedo il monte Argentario avvolto da nubi nere: sembra che di lì a poco si debba scatenare l?inferno, invece non scende nemmeno una goccia.
Torno nella tana dopo un?ora scarsa passata in mezzo alla civiltà: schermi di computer, bar, pizzerie e gente stressata dalla mancanza di parcheggio.
Torno alla tana felice e sereno, pronto alla mia ultima nottata in solitudine prima dell?arrivo della mia amata.

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razzìa in edicola

19 Agosto 2006 1 commento


Poco prima di ferragosto.

Finalmente io e Alberto riusciamo a fare conciliare i nostri orari con quelli dei negozi giù a Capalbio Scalo.
Troviamo una edicola aperta e ci scateniamo. Repubblica, Manifesto, La Gazzetta dello Sport, Dylan Dog, Diabolik, Inter Football Club (con in regalo la spilla ?Io Sono Interista?), dvd con 2 episodi dell?A-Team.
Una buona scorta per i giorni a venire.

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tutto un po’ di corsa

16 Agosto 2006 2 commenti

scrivo dall’internet point di orbetello. ieri, ferragosto, in uno slancio di fiducia ero venuto qui pensando di trovarlo aperto.

sono arrivato qui con la mia chiavetta, con i pezzi x il blog e le foto, e ho postato tutto quanto. mi spiace molto che gli eventi siano in differita: vorrei scrivere e postare e via. invece non si può.

pace.

distratto da tutte le voci di questo internet point, non resisto alla tentazione di fare un post in presa diretta: pronti via.

nulla da aggiungere alle postate precedenti, se non un filo sottilissimo di angoscia per la gestione della casa di carlo (dove al momento mi trovo alloggiato da solo), per le prossime partenze e i prossimi arrivi.
ma nulla di tutto questo riesce a scalfire la magia di questi posti, di tutti i ricordi che si mettono in coda alla lunga serie della mia infanzia.

la moto parcheggiata qua fuori e luisa che domani mi raggiunge…

no, non è proprio il momento delle paranoie.

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