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Archivio Ottobre 2006

milan – inter 3-4

29 Ottobre 2006 2 commenti


soddisfatti e vincitori. l’inter ha dimostrato di esserci.
affido al capitano la faccia di questa vittoria.
maglia sventolante e trofeo di guerra stretto in pugno.

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pomeriggio d’estate su una land rover del ’75 (seconda parte)

29 Ottobre 2006 2 commenti


Si schiatta di caldo dentro l?abitacolo in metallo della vecchia range rover.
Ci feriamo sul ciglio della strada e beviamo una lunga sorsata di acqua.
?la vuoi provare?? mi chiede.
?sì, perché no?
?dai, così mentre cerchi di farla andare io mi fumo una sigaretta?, e ride.
Salgo al posto di guida.
Affondo il pedale della frizione e con dei gesti sconclusionati cerco di inserire la prima.
?è qui ? mi dice lui indicandomi la posizione del cambio ? e la seconda subito sotto?
La trovo, stacco la frizione e mi metto in carreggiata.
La jeep è pesantissima. Sembra che ci sia una sorta di interregno tra ogni comando che le do e la reazione del motore.
Ingrano la seconda. Percorro la marsiliana a non più di 40 all?ora. Lo sterzo sembra quello di un videogioco. Pennello un paio di curve al riparo di una vegetazione fittissima che ci da un po? di respiro. Poi è di nuovo un rettilineo assolato ad accoglierci.
?accosta lì?
Spingo sul freno, ma nn sembra succedere nulla. Rallenta di pochissimo, tanto che supero di un bel po? il punto che Emanuele mi ha indicato.
Mi giro e lo vedo che ride.
?cazzo ridi manuè? Nn frena!?
?ti avevo detto di ricaricarlo il freno. Lo schiacci, lo molli e poi lo rischiacci?
Ci ricambiamo di posto. Punta ad uno sterrato sulla sinistra. Questo è più tranquillo, per quanto abbia dei dislivelli che una macchina normale non potrebbe proprio affrontare.
?qui la figata è l?inverno, quando piove. Vado a cercare il fango. Sapessi ganzo!?
Attraversiamo una radura che mi ricorda quella di ?non ci resta che piangere? con Benigni e Troisi.
Per un attimo penso che adesso ci ritroviamo a Frittole, quasi millecinque.
Gli chiedo come è andato il suo servizio militare di volontario in ferma breve.
Mi dice senza mezzi termini che l?ha fatto perché nn sapeva dove sbattere la testa.
?a 20 anni, senza diploma, qui a Capalbio, che cazzo v?oi fa??
Gli do ragione.
Lui inizia a parlare di come la divisa gli andasse stretta. Mi racconta ridendo di un episodio di nonnismo.
?eravamo in camerata e arriva un ?anziano?. Mi dice ?attacco aereo!? Io gli rispondo ?che cazzo vuoi??. Allora quello mi dice ?quando senti attacco aereo giù a fare 20 flessioni?. Allora gli rispondo calmo ?senti: io ora vò di là, do le dimissioni, ti aspetto fuori dalla caserma e ti faccio una faccia così ? mimando con le mani una faccia gonfia di botte-
?da quel giorno ? continua ? non mi ha dato più fastidio.?
Conoscendo Emanuele è più che probabile che sia andata così.

Sul tardo pomeriggio siamo di ritorno all?officina.
?dai, quando arriva Luisa portiamo anche lei?
saliamo in moto e lo riaccompagno a casa.
Poi mi dirigo verso casa mia e mi concedo un’altra doccia fredda all?aperto a mandare via tutta la polvere e il sudore della giornata.

qui sotto la nuova land rover vista da davanti

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pomeriggio d’estate su una land rover del ’75 (prima parte)

28 Ottobre 2006 Commenti chiusi


…mi allunga una camel e accendendomela mi chiede, ?ti va domani di fare un po? di fuoristrada? Tanto è domenica e le spiagge saranno un bordello?

Il giorno dopo mi presento sotto casa sua a Capalbio scalo. Sono in moto. Sono circa le 2 di un pomeriggio caldissimo. Lo trovo già sotto casa ad aspettarmi. Appena arrivo la sua attenzione viene catalizzata dalla moto. La guarda e la riguarda ?bellina! Complimenti! L?hai già elaborata??
Qui mettere mano a moto e motorini è d?obbligo. Poi suo padre è meccanico, lui ha sempre bazzicato la sua officina ed ha imparato tanto. Una volta aveva comprato una vespa 50, a tre marce. Ci aveva messo sotto un 100 cc. Partiva in terza. Autonomia, circa 25 kilometri.
Gli spiego che la mia kawa mi va benissimo così. ?almeno svuota la marmitta?magari dopo fa un rumore che ti innamori?.
Scuoto la testa, sorrido e gli porgo un casco. ?andiamo và!?
Percorriamo il chilometro scarso che divide casa sua dall?officina. Dentro riposa una range rover del 75. ?noi non eravamo neanche nati!?
Prima di tirarla fuori però prova la mia moto. Fa un giro, torna e sistema la frizione.
?così è più sportiva. Prova?
La provo e la moto scatta. Regolata così stacca subito. Faccio un giro ma appena cambio marcia e rilascio la leva della frizione, la moto balza in avanti.
Torno e gli chiedo un assetto meno racing. La risistema più o meno come prima, poi tira fuori la jeep e partiamo.
Fa un caldo torrido dentro l?abitacolo. Emanuele punta dritto verso l?entroterra. Supera il confine dell?Aurelia e inizia a percorrere una strada sterrata piena di buche ma abbastanza praticabile.
Di colpo frena, bloccando le ruote. Fa qualche metro di retromarcia e guardandomi mi dice ?allora si fa fuoristrada??
Annuisco un po? perplesso. Siam già fuoristrada. Non vedo alternative alla strada che stiamo percorrendo.
Gira tutto lo sterzo a destra e punta verso un terrapieno ripidissimo, fatto di terra rossa che sale più o meno a scalini. Ci arriva lanciato. La jeep sembra impennarsi ma a metà si blocca.
Emanuele smadonna. Andiamo all?indietro e ritorniamo al punto di partenza. Infila con rabbia una prima ridotta, quasi che quell?innesto di marcia così deciso potesse darci la forza di superare l?ostacolo. Ci riproviamo. Ancora un attimo fermi ad un passo dalla sommità, ma stavolta con una sgasata lo superiamo.
Ci ritroviamo sul crinale di una collina. Erbe e piante altissime frusciano sotto il nostro sedere, ma lo spettacolo è bellissimo. Non c?è anima viva, il mio sguardo si perde nella macchia mediterranea incontaminata e bellissima.
?che hai avuto paura prima??
?no?cioè?non pensavo ce la facesse. Che bestia!?
Incominciamo a scendere e, dopo una serie di buche, strade ripidissime, scossoni e nuvole di polvere siamo sulla Marsiliana.
La Marsiliana è una strada bellissima, di quelle che ti fanno sognare. Parte più o meno da Capalbio paese, e va via verso l?interno. A tratti è tutta curve nella macchia fresca e ombreggiata, a tratti è drittissima e bollente attraversando radure lunghe qualche kilometro. Luisa, che ama quanto me questa strada, mi ha proibito di farla in moto prima del suo arrivo. E io mi attengo.

qui sotto la nuova land rover vista da dietro

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una premessa ai prossimi due post

27 Ottobre 2006 3 commenti


giornata calda. questa mattina sono andato a procurarmi il materiale per un lavoro che dovrò fare da qui alle prossime due settimane.
ritiro tutto, pranzo e, prima di buttarmi tra le pagine del libro di politica economica, accendo il pc e apro la posta.
emanuele, come ha anche scritto in un commento al post di venerdì scorso (quello sul jardinero-cruz), ha comprato la nuova jeep.
via sms mi aveva annunciato l’imminente spedizione via mail delle foto fatte al nuovo mezzo.
oggi mi sono arrivate.
guardando la nuova land rover mi è venuta in mente la sua vecchia land rover, datata 1975: ci abbiamo passato un pomeriggio bellissimo, girando per la macchia e gli sterrati della maremma, in un giorno d’estate (torrido) di due anni fa.
l’estate del 2004 è stata una delle più belle. talmente bella che mi ero cimentato in una riscostruzione scritta che, dopo una ventina di pagine di word, si è arenata.
guardando quelle foto ho pensato a quel pomeriggio, che sono riuscito a raccontare prima di bloccarmi per l’assenza di idee e di ricordi precisi.

adesso, con le foto del nuovo mezzo, ho deciso di postare quella parte di racconto (divisa in due).

qui sotto, emanuele

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"…beh, ero di nuovo sulla strada" (jack kerouac)

25 Ottobre 2006 5 commenti


sono un po’ confuso, anche se riesco a stare dietro a tutte le mie attività (solo tre, in fondo). confuso perchè non riesco a dare armonia alle varie componenti della mia vita. la forma d’arte, di qualsiasi arte, si esprime al meglio quando c’è equilibrio tra le parti che la compongono.
il buon devin dice che le cose vanno fatte ad arte (“qualunque cosa tu stia facendo”) e così cerco di applicare il principio di equilibrio tra le parti, visto che mi sto occpuando dell’arte di vivere.

sono passato dal blog di ulz e mi sono ricordato che lui mi ha classificato come “vero blogger on the road”. sicuramente ha colto un aspetto della mia esistenza e ha percepito, come molti, quanto sia importante per me il movimento.

il movimento è un aspetto che ultimamente sto trascurando e la cosa sta iniziando a pesarmi sia perchè è un importante indice della qualità della mia vita, sia perchè, se continuo così, va a finire che ulz mi fa uscire dalla sua tassonomia.

oggi la mia piccola kawa sgasava nervosa stretta tra le vie del centro di milano. quando sono in sella non la vedo “in faccia”, ma sicuramente la sua espressione non era felice.

“guarda te se è possibile, dopo aver corso per spazi infiniti, sotto al sole, lungo il mare, scalpitare in mezzo a questi scooterini nevrotici e incapaci. certo questa estate la sabbia della camargue ha dato non pochi fastidi alla mia catena, per non parlare della salsedine sul tubo di scarico. però poi, una volta tornati, un ragazzo dagli occhi a mandorla mi ha lavata tutta con attenzione. secondo me era cinese. fosse stato giapponese gli avrei chiesto di dove era. magari poteva raccontarmi qualcosa su Kobe o su Minato-ku, le città giapponesi in cui veniamo prodotte.
spero di tornare presto a correre, a inclinarmi e a disturbare qualcuno con il mio scarico che canta molto bene, sopra i 5000 giri.
qui o si torna sulla strada o non c’è motivo di esistere.”

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Whatever Happened To My Rock And Roll?

22 Ottobre 2006 1 commento


d’inverno l’estate sembra un altro mondo. ci si chiede come sia possibile uscire in maglietta e pantaloncini, mentre si è stretti tra giacconi e sciarpe.
così come d’estate sembra impossibile riuscire a resistere al freddo e alle giornate con il buio che cala a metà pomeriggio.
io, mio malgrado, sono ancora con un bioritmo estivo e così, in questa domenica milanese di cielo grigio, freschino, buio e inter in trasferta (0 a 0 a udine), mi trovo abbastanza spaesato.
se credessi nella reincarnazione (per il momento non la escludo) non avrei dubbi sul fatto di essere stato un animale da letargo in una vita precedente, e giovedì ne ho avuto la prova. ho dormito tutta la giornata. a cena ho mangiato qualcosa di leggero, e alle 10 e mezzo ero di nuovo a letto per restarci fino alle 10 della mattina dopo. tenevo sotto controllo la febbre, ma la mia temperatura non ha mai superato i 36 gradi…quasi preoccupante.
piano piano sono uscito dalle nebbie e ieri sera io e luisa siamo andati a cena da cristina e filippo nella loro nuova e bellissima casa, non troppo lontana dalla mia.
abbiamo magnato come bestie e poi chiaccherato, cazzeggiando sfrenatamente fino alle 2 e 30.
serate così sono rigeneranti, nonostante io abbia raggiunto il letto verso le 3 e qualcosa.
sono momenti rock, e ultimamente ne sto vivendo troppo pochi.

mi voglio impegnare a fare in modo che ce ne siano sempre di più, perchè altrimenti la qualità della vita ne risente.

inizio ascoltando “whatever happened to my rock and roll?”, dei black rebel motorcycle club, gruppo di san francisco che ha preso il nome dalla gang di motociclisti ribelli capeggiati da johnny strabler – marlon brando nel film “the wild one – il selvaggio”.

la domanda che la canzone si pone, mi sembra assolutamente opportuna.

il rock è qualcosa di più di un genere musicale.
per me, sostanzialmente, è ribellione.
per questo posto questa foto di tom morello, chitarrista-fenomeno dei rage against the machine: un esempio di come una immagine racchiuda un concetto.

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ha segnato per noi, con il numero 9, julio ricardo….CRUUUZZZ!!

20 Ottobre 2006 1 commento


questo post vuole essere un attestato di stima ed ammirazione nei confronti del nostro “jardinero”.
cruz è un giocatore a cui va tutta la mia stima e il mio apprezzamento.
non fa mai polemica, sta in panchina senza lamentele, si allena, non fa mai notizia fuori dal campo.
eppure l’inter e noi interisti gli dobbiamo tantissimo. 114 partite con l’inter (quasi mai intere) e 43 gol segnati, spesso decisivi.
il problema inter, impersonificato dall’imperatore adriano, è sempre sulle prime pagine: stravizi, ritardi, polemiche e frecciate contro compagni di squadra.
eppure la soluzione a questo andazzo ce l’abbiamo sotto gli occhi.
dedizione, allenamento, essenzialità ed intelligenza tattica.
cruz non rappresenta solo un giocatore decisivo in campo, ma rappresenta anche un modello cui molti nostri giocatori dovrebbero fare riferimento.

grazie jardinero e non solo per i due gol rifilati allo spartak mosca, fondamentali per continuare a credere nella champions.
grazie per il tuo stile e il tuo atteggiamento.

come dice il grande pirsig nel suo “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”,
“la qualità è qualcosa che si vede con la coda dell’occhio”

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per stare bene

18 Ottobre 2006 6 commenti


oggi ho un mal di gola fortissimo. insieme a quello un accenno di sinusite e qualche brivido tipo febbre.
tengo duro, anche perchè domani sera c’è da andare a san siro per vedere inter – spartak mosca. dopo, quel che viene viene.
stamattina ho accompagnato mio padre al lavoro (vittima anche lui di una specie di influenza) e, mentre lui faceva lezione, mi sono messo a lavorare al suo computer sulla relazione.
a pranzo ho mangiato una enorme ciotola di insalata (con carote e qualcos’altro), formaggi e affettati. durante la sigaretta del dopo pranzo il mio babbo mi ha detto “prendi dell’acido acetilsalicilico”.
“non mi piace prendere le medicine”
“io te la consiglio, poi fai come vuoi”.
l’ho presa, mandandola giù con una sorsata di acqua panna.
nel pomeriggio ho ripreso a lavorare concludendo la giornata con il ritiro della mia moto dopo il tagliando. finalmente, grazie a due fantastici meccanici che hanno una officina proprio a due passi da casa mia, si è risolto l’x-file sulla perdita di liquido di raffreddamento. questa estate continuava a scenedere, tanto che ho dovuto allungarlo con della comunissima acqua del rubinetto, rendendo il verde alieno del liquido originale, sempre più sbiadito.
“è partito un gommino del tubo che fa circolare il liquido. ne abbiamo messo un nuovo paio”.
riporto la moto nel box, e a cena mi abboffo di pasta con il cavolo: mia mamma la fa buonissima.
ancora mi fa male la gola, forse più di stamattina. la testa me la sento pesante e il naso scricchiola un po’.
a fine cena mio padre mi dice “prendine un’altra di aspirina, dai retta”
io di solito prendo le medicine proprio quando non ne posso fare a meno, però stavolta seguo il suo consiglio e butto giù la seconda aspirina della giornata.
poi, di seguito, mentre mi perdevo lungo le gambe della presentatrice delle iene, un po’ di hashish, per prendere la giusta distanza dalle cose, e del wasabi per sentire il naso liberarsi.
il wasabi è una radice. altrimenti detto “rafano giapponese”, è un condimento, una crema verde della cucina giapponese. a me la cucina giapponese lascia abbastanza indifferente (molto meglio quella araba) ma il wasabi spacca. non è un piccante come noi lo intendiamo nè come ce lo aspettiamo. di solito quando mettiamo in bocca qualcosa di piccante, prima che esploda, siamo messi in guardia dalla sua consistenza. il wasabi è una crema, dal sapore non particolarmente deciso. ma una volta che entra in contatto con la lingua o con il palato, sale una vampata che arriva dritta nel naso. se si esagera sale fino agli occhi e fa lacrimare. se proprio scappa la mano la vampata arriva fino alla testa e a me viene l’impressione che mi attraversi il cranio.
il wasabi è qualcosa che esplode senza preavviso…fossi più lucido tenterei un collegamento con il bellissimo film di sam peckinpah, “cane di paglia”. anche dustin hoffman, in quel film del lontano ’71, esplode senza preavviso. anche lui per certi versi, come il wasabi.
purtroppo il mix stanchezza-aspirina-hashish-wasabi è stato letale e non mi spingo oltre in questo…direi azzardato parallelismo.

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Non un passo indietro ? Stalingrado ?43

17 Ottobre 2006 2 commenti


sabato ho lavorato. l’unica giornata di nulla assoluto è stata domenica. sveglia all’una, tempi rilassati, kawasaki tirata fuori dal garage e con luisa sono andato allo stadio di san siro per vedere inter catania.
giornata splendida di ottobre. mi diverto molto a guidare la moto, come sempre. certe volte, se mi libero dell’abitudine e dei cattivi pensieri, riesco ancora a percepire la magia del ruotare l’acceleratore in senso antiorario e sentire il motore che sale. semplice, come quasi tutte le cose belle.
mi sono lanciato sui viali, sgasando e bloccando ogni tanto la gomma posteriore. a volte guidare pensando “sai quanto ti costano altre due gomme nuove?” è terrificante. certi giorni riesco a liberarmi di questa cazzo di visione e mi convinco che, se ho delle gomme buone, è giusto che me le goda, proprio perchè mi sono costate tanto.
passo a prendere luisa che ultimamente combatte contro spettri di dimensioni ragguadevoli e non lo percepisco solo dalle sue parole: il suo sguardo stanco e incattivito mi da l’idea di una che sta combattendo.
arriviamo allo stadio e inizia il rituale. lo stadio ha una dinamica di avvicinamento molto graduale: a stadi, per l’appunto.
già da viale monte rosa si respira il clima partita. nuclei di interisti sempre più frequenti, dentro alle macchine e su scooter, moto e motorini.
in piazzale lotto la folla è ormai praticamente tutta selezionata, anche perchè chi non deve andare a vedere la partita, difficilmente si imbatte in quella zona verso le 3 di domenica pomeriggio.
poi si lascia il mezzo e tra maglie di adriano, zanetti, cambiasso e figo (la sera di inter bayern, giuro, ne ho vista una di mariano gonzales), fra sciarpe antijuve e salamelle ci si avvicina ai cancelli. lì ci si incolonna e, in fila, si attende di farsi strappare il talloncino del biglietto per essere dentro.
a quel punto ognuno si divide per il suo settore. c’è chi si incammina rassegnato su per la torre che porta al terzo anello e chi, fatta una sola rampa di scale, entra in primo.
la partita scorre abbastanza monotona e il risultato ci è favorevole solo perché il Catania non è squadra capace di reggere per 90 minuti con il ritmo e l?impegno del primo tempo.

Una volta a casa mi faccio una doccia e ripasso mentalmente quello che devo fare: scrivere, scrivere e ancora scrivere. C?è un articolo da pubblicare non oltre mercoledì 18, c?è la relazione da fare, c?è uno stramaledetto power point da correggere.
Non mi faccio prendere dal panico e mi godo la serata.
Lunedì l?articolo viene fuori:in serata lo finisco e sono abbastanza soddisfatto.
Non mi soddisfa invece il lavoro fatto per la relazione: tutti i miei dubbi che mi hanno tenuto fermo, adesso mi han portato al tempo che stringe e alle cose da fare di fretta.
Stamattina, peraltro, non mi sento molto bene. Sarà che mi sono dovuto svegliare presto per portare la mia moto a fare il tagliando. Sarà che stamattina fa quasi freddo e io stento ad abituarmi.

Giornate abbastanza convulse ma anche soddisfacenti. Ripenso al mio nulla di qualche anno fa, quando quasi invidiavo chi aveva degli impegni. Io mi circondavo di ozio forzato pensando che quella fosse la strada per essere libero. Non che adesso mi senta libero, ma ho addosso la sensazione di aver fatto un passo avanti.

Qui sotto un’altra splendida foto del mio amico Emanuele, abbastanza rappresentative della mia situazione.

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sollevato

14 Ottobre 2006 3 commenti


giornataccia, almeno così è iniziata.
ieri sera mi sono visto con luisa: c’era molto amore, ma poca forma fisica. entrambi abbastanza stravolti. lei dai suoi ritmi di lavoro e da una organizzazione criminale del lavoro, io dai miei soliti stress.
ne avevo uno o due in più del solito: dovevo finire una relazione, ma venerdì, al mio posto in ufficio davanti al computer, non ero riuscito a scrivere nemmeno mezza riga. avvertivo il tempo come risorsa in esaurimento ma non potevo farci granchè, se non riporre tutte le mie speranze nella riserva che mi era rimasta.
poi la serata con luisa, le nostre stanchezze, e la prospettiva di una sveglia abbastanza pesante, per un sabato mattina.
dovevo andare da luciano, il mio amico mago dell’economia che si è assunto l’impegno di fare passare due “economie” universitarie a me e ad alberto.
“fossi in te lo metterei nel curriculum se riesci a fare promuovere due bestie come noi”, gli aveva detto alberto e non aveva assolutamente torto.

stamattina la sveglia ha suonato alle 8. mi sono alzato con rassegnazione, ma in fondo quelle sono le sveglie meno faticose.
dopo la colazione ho aperto il portatile, ho infilato la chiavetta nella presa usb, e ho cercato di scrivere qualcosa sulla relazione, visto che avevo ancora una quarantina di minuti prima di uscire.
mi sono fumato un paio di camel, ma non sono riuscito a scrivere nulla di rilevante. così sono salito in vespa e mi sono diretto verso casa di luciano, zona piazza aquileia.
ho fatto tutto viale papiniano, incazzandomi per il casino del sabato (c’è il mercato) e poi ho costeggiato il carcere.
il semaforo era rosso e così, nell’attesa, mi sono stiracchiato e il carcere di san vittore (era impossibile non notarlo) me lo sono guardato bene. ho visto un po’ di gente all’altezza di una porticina che si apre su un muro enorme, piatto e lunghissimo.
da lì entrano i parenti dei carcerati per i colloqui.
di solito sono donne, molto curate nel vestire, ben pettinate e con qualche pacco sottobraccio. poi ho visto due bambini e mi si è stretto il cuore. avranno avuto circa 3/4 anni. uno si guardava intorno, l’altro, era fiero del suo triciclo e, appena la guardia ha aperto la porta che dava sulla strada, lui ha diretto le sue tre ruote verso quell’ingresso. ci è arrivato con troppo slancio ed è rimbalzato sul gradino.si è voltato cercando lo sguardo della madre che lo ha spinto dentro sorridendogli.
mi si è stretto il cuore, mi è venuto il magone: un qualcosa dentro che ti prende lo stomaco e ti fa bagnare gli occhi.

ho pensato ai miei problemi, ai soldi che mi mancano per cambiare moto, hopensato a quel bambino e alla voglia che aveva di andare ovunque con quel triciclo. anche dentro al carcere dove era rinchiuso, immagino, suo padre.
ho pensato anche che in carcere ci stanno i poveri. da sempre. apparte ricucci, l’assassino erede al trono, qualche tangentista tra il 92 e il 93, il cacere si riempie di gente che non ha nulla o molto poco.
ho pensato alla lotta di classe e, in quell’occasione, mai niente mi è sembrato più appropriato.

la mia giornata è andata avanti. anzitutto da luciano, che si è dimostrato sempre pronto al supporto tecnico e soprattutto psicologico per farmi affrontare questo esame. poi ho pranzato con i miei e mi sono messo a scrivere questa cazzo di relazione. ho bestemmiato un bel po’, ma alla fine l’ho scirtta.
la mia giornata è andata avanti, sì, ma quell’immagine fuori da san vittore ha continuato a molestarmi e a farmi salire lacrime.

avevo pensato di postare una foto di lotta, con un pugno che esce dalle sbarre o una bandiera rossa che sventola. immagini bellissime che mi riempiono il cuore.
ieri il mio amico emanuele mi ha mandato delle foto che ha scattato girando per la sua capalbio. sono molto belle e una, soprattutto, mi comunica molto: è stata fatta sullo spiaggione di capalbio e decido di postare questa.
è un omaggio a tutte quelle persone “dentro” perchè il sistema li ha condannati da quando sono nati, “dentro” perchè non c’erano alternative.
a loro la foto di un posto che amo molto.

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