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Archivio Novembre 2006

in apnea

28 Novembre 2006 3 commenti


ascoltare “the wind cries mary” di hendrix, dopo avere scritto un articolo per il giornale, è un momento abbastanza cool.
se non fosse per questo tempo da blade runner, per il freddo che aumenterà sempre di più e per il fatto che oggi pomeriggio mi tocca andare in ufficio, la situazione sarebbe cool fino in fondo.

ultimamente sto correndo. purtroppo non si tratta di una sana corsa da uscirne sudato fradicio. è una corsa tra impegni e attività varie e, oltre al fisico, mi deve stare dietro anche la testa.

ieri mattina sono arrivato in ufficio alle 9 e 30 spaccate. stiamo facendo una indagine sulla dispersione scolastica e il disagio giovanile. io, su entrambi gli argomenti, potrei dire la mia…soprattutto sul secondo tema.
l’indagine invece prevedeva due interviste a due educatori. contattati per telefono, mi sono sembrati tutti e due molto simpatici e alla mano e così ci siamo dati appuntamento lunedì mattina (ieri) in ufficio. il primo alle 10, il secondo alle 11 e 30.

io arrivo alle 9 e 30, ripasso la traccia delle domande, mi bevo un caffè, e alle 10 precise arriva il primo. età indefinibile, sguardo sveglio, accento toscano, parliamo per un’ora e mezza. il tempo di congedarmi da lui e ringraziarlo, che subito arriva il secondo educatore da intervistare.
in mezzo non sono riuscito a metterci nemmeno una sigaretta, cazzo!
il secondo è uno spilungone dai capelli lunghi, una barba folta e il viso smilzo. abbigliamento da manifestazione, oltre ad un paio di tatuaggi e svariati anelli.
è molto diretto nel modo di esporre i problemi e questo mi facilita.
inizio con le mie domande e inizio a coltivare sempre più rispetto per chi fa quel lavoro.

“..perchè poi, capisci, i miei ragazzi vengono da ponte lambro, la barona, cologno monzese, rozzano. fanno la scuola per diventare elettricisti…e se gli va bene trovano un contratto da 600 euro, come primo impiego. io come faccio a fargli capire che è meglio quello, rispetto ai traffici che ci sono nei loro quartieri? questi come nulla, piazzando un telefonino rubato o qualcos’altro, alzano un centinaio di euro e forse di più…la televisione li rincoglionisce, credono che la vita sia quella raccontata da lucignolo e il loro obiettivo è avere i soldi per le serate in corso como…”

lo ascolto con grande interesse. nelle sue parole c’è la consapevolezza di un problema enorme, senza un briciolo di rassegnazione.
lo ammiro, anche se probabilmente se lo incontrassi di notte in uno di quei quartieri da cui vengono i suoi ragazzi, starei sulla difensiva.

alla fine delle due interviste sono stanco. mi sono dovuto concentrare sulle loro parole perchè del problema non è che sapessi granchè, ma dovevo dare quella impressione, almeno un po’. saperne qualcosa. così ascoltavo e registravo tutto.

finite le due interviste sono tornato a casa, ho mangiato e il pomeriggio se ne è andato tutto nello studio dell’economia, perchè alle 18 e 30 c’era l’appuntamento con luciano che mi avrebbe illustrato un nuovo capitolo e un nuovo argomento.

studio la crescita, mi perdo un po’ dietro le sigle e molte righe le rileggo svariate volte. poi arrivo da luciano e lui, preciso e chiaro come sempre, mi introduce nel magico mondo della domanda aggregata. sentirlo spiegare è un piacere. il problema è ricordarsi tutto e capire la logica.
finita la lezione parliamo un po’ dell’inter e di questo trend positivo che ci sta facendo sognare.

torno a casa, mi faccio una doccia, mangio e dopo un paio di ore di cazzeggio computeristico, sono a letto…

le giornate intense sono strane. sembra che corrano veloci, e per certi versi è così. però ripensando a come sono cominciate, ti sembra un secolo fa. corrono veloci, ma sono lunghissime.

mi sono appena liberato dall’articolo che dovevo scrivere sul nuovo album live di antonella ruggiero. è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve farlo.
per quello, appena finito di scrivere, ho aperto la cartella “hendrix”: rifarmi le orecchie e riprendere fiato, prima di tornare sotto al pelo dell’acqua.

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?beh sai che la jeep aspetta te?

23 Novembre 2006 4 commenti


quando emanuele parla di jeep che mi aspetta,
si riferisce a questa

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sempre ti sosterremo

23 Novembre 2006 1 commento


Mercoledì 22 novembre. Fine del lavoro. In realtà mancano 10 minuti alla sbobinatura dell?intervista che ho fatto a Giuseppe Granieri, ma sto cominciando a fondere. Dieci minuti posso farli tranquillamente domani. Tempo fa lessi sul blog di Ulz che un vecchio operaio di sua conoscenza dispensava saggi consigli su come comportarsi al lavoro. Uno di questi era tenersi sempre una piccola parte del lavoro che si sta facendo, per il giorno dopo. Seguo il consiglio, mi segno i minuti e i secondi in cui ho fermato la sbobinatura e spengo il pc.
Salgo in vespa per andare a casa. Con Alberto ci siamo accordati approssimativamente in msn per l?organizzazione della serata. ?alle 19 sotto casa tua?, mi ha scritto. Mentre sono in viaggio verso casa mi viene in mente che la vespa, dopo il problema al variatore, ha ancora qualche rumorino sinistro. Se ci molla a San Siro sono cazzi. Di quelli grossi. D?altro canto la moto ha quel problema di carburazione per la pochissima benzina dentro al serbatoio. L?ultima volta che ho provato a farla partire, si è piantata sulla salita del garage.
Arrivo a casa e chiamo Alberto. Gli spiego i problemi di spostamento. Lui dice solo ?ok, ci vediamo dopo?. Non passano nemmeno 10 minuti e mi citofona, e da buon Mr Wolf, si presenta con una bottiglia piena di benzina. ?Questa l?ho portata per gli scontri con i portoghesi stasera? e ride.
Lo ringrazio e versiamo il contenuto verdastro della bottiglia nel serbatoio della moto.
Glu glu..la benzina scende e sparisce nella schiena della kawa.
?è benzina sì?? gli chiedo senza alzare lo sguardo e continuando a versare.
?sì sì. Benzina verde. Va bene no??
?Benissimo!?
Accendo e la moto parte. Ci mettiamo in marcia. Il traffico è intenso e io a stento riesco a mettere una terza. Ci fermiamo a palazzo Marino per ritirare i biglietti. Poi mi destreggio fra le vie del centro, sbuco in corso Magenta e butto un occhio per vedere se per caso Luisa sta uscendo dall?ufficio o è alla fermata del tram di fronte.
A pensarci bene non prende il tram per tornare a casa.
Faccio tutto corso Magenta, arrivo in piazzale Baracca senza incontrare un solo benzinaio. Imbocchiamo viale Monterosa.
?Alla peggio c?è l?automatico in piazzale Lotto? grido ad Alberto seduto dietro di me. Infatti va a finire proprio così. Infilo il bancomat, digito il mio codice e seleziono la pompa. Verso tutta la benzina che ci sta e il conto è di 15 euro e rotti. Era veramente vuoto. Di solito arrivo ai dieci euro.
All?imbocco del vialone per lo stadio è il solito casino. Fortuna che, passati un paio di incroci, c?è un picchetto dei ghisa che fa passare solo le due ruote, oltre alle macchine provviste di autorizzazione, s?intende.
Viale Caprilli è invasa dagli scooter. Io, che per la poca benzina, fino lì ho guidato senza eccedere con l?acceleratore, adesso posso permettermi di sgasare. Giro quasi tutta la manopola, e il rombo sale. Mi sembra che il motore dica ?finalmente!?. La moto prende velocità quasi subito. Il suo difetto è che è un po? ?vuota? ai bassi regimi, ma dopo i 4mila prende il volo. Questa tamarrata mi sarà costata più o meno la quantità di benzina che Alberto mi ha amorevolmente portato in una bottiglia, ma ne valeva la pena. Parcheggio nella solita via, già piena di moto, scooter, vespe, motorini. Dentro al bauletto faccio sparire i caschi, i guanti e mi metto a tracolla la mia borsa con la spilla ?io sono interista?.
Entriamo. I poliziotti a guardia del primo anello rosso non si prendono la briga di perquisirci, e il mio accendino incastrato tra il polso e il cinturino dell?orologio poteva starsene tranquillamente in tasca.
Ci sediamo e aspettiamo.
È il momento delle formazioni. E io filmo. I pochi portoghesi presenti fischiano tutti il nostro undici, tranne Figo?e li capisco.
Inizia la partita. Si va subito in goal. Io salto in piedi, urlo come un forsennato, mi giro verso Alberto e lui è seduto che non aria sconsolata fa ?no? con il dito indice. Riguardo verso il campo e in effetti il gol è stato annullato.
?Ma perché??
?Cazzo ne so?.
C?è Dejan dietro le punte, che sono Ibra e Crespo. Mancini qualche volta aveva provato a mettere Figo in quella posizione, ma onestamente il portoghese lo preferisco sulla fascia. Stankovic funziona molto meglio in quel ruolo, anche perché è in un momento di forma pressoché ininterrotto da quando ha fatto quello splendido goal contro il Chievo.
La difesa funziona bene. Cordoba è quanto di più lontano ci possa essere dal concetto di ?impostare?, ma ad arpionare palloni ed allontanarli dalla nostra area è imbattibile.
Maicon va su è giù sulla fascia destra e, per quanto mi riguarda, gioca la migliore partita della stagione. Grosso fa il suo dignitosamente, anche se quando si tratta di difendere, la sua zona di campo è quasi sempre scoperta e spessissimo uno dei due centrali di difesa lascia la sua posizione per andare a coprire il vuoto. Di solito se ne incarica Materazzi, che solo a vederlo arrivare di gran carriera, ho paura per l?attaccante avversario. Lo Sporting cerca di spezzare il gioco. Continua a fare falli, fischiati ma mai sanzionati.
?Arrusi figli?e bottana cunnuti! Ci stanno provocando, ci stanno!! Abbbitrooo!!!? urla un siciliano dalla circonferenza non indifferente seduto di fianco a me. Poi si gira verso di me e mi chiede ?ma l?11, cu minchia è???
?Grosso?, gli rispondo.
?Ecchemminchia, mai al posto suo sta!!?
Appunto.
Al 12° Caneira dello Sporting ha un problema fisico e non ce la fa. Al 15° entra Abel al suo posto. Ma dopo 10 minuti nemmeno Abel ce la fa più. Problema fisico anche per lui. Altro cambio per lo Sporting. Al posto di Abel, che era entrato al posto di Caneira, entra Veloso.
Il primo tempo lo gestiamo abbastanza bene. Mi gusto i giochetti di Ibra, il suo modo di proteggere la palla e i tocchi morbidi alternati a bordate secche e tese.
Si arriva al 38°. Io mi ero distratto un secondo per rispondere ad una domanda del siciliano. Rialzo lo sguardo e c?è Stankovic che arriva come un treno verso la porta dello Sporting. Crespo incrocia la traiettoria, Dejan gli passa la palla e l?argentino si trova tutto solo davanti a Ricardo.
Crespo e Ricardo. La palla sta per scendere sul destro di Crespo. Ricardo non ha modo di uscire, è troppo tardi. Resta tra i pali e vedo il suo corpo intesirsi, pronto a scattare. Sono frazioni di secondo allungate, tempi lunghissimi. Sento il grido che sta per esplodere, ce lo abbiamo tutti in gola e vogliamo gridare. La palla scende e la bandierina del guardalinee è al suo posto. Crespo la colpisce. Fortissimo. Ricardo ha uno scatto ma di fatto resta sul posto. La rete si gonfia e inizio ad urlare.
Uno a zero. In piedi ad applaudire a sfogare tutta la nostra gioia. Sono felice come un bambino, non vorrei più rimettermi a sedere. Vorrei continuare ad applaudire e ricordare agli avversari che era in vigore la regola che dominava quando giocavo al parco Forlanini e cominciava a fare freddo: chi fa questo ha vinto. Ma è solo il 38°. Un tempo e qualcosa ancora da vedere.
Finisce il primo tempo, con un angolo per i portoghesi e due per noi. Nulla di fatto. Si aspetta la ripresa.
Guardo il cellulare. Una chiamata senza risposta. È Emanuele. Lo richiamo
?Mi ricordo che mi avevi detto che andavi allo stadio e ti volevo salutare!?
?sì e c?è uno striscione che ti potrebbe piacere: brocchi oggi più di ieri, sei infame come vieri!?
Risata dall?altra parte.
?forse a Natale vengo a Capalbio. Cioè, dipendesse da me sarei già lì?
?beh sai che la jeep aspetta te?
?sì e sono anche disposto ad alzarmi presto.?
?Tipo??
?guarda?.tipo le 9!?
?ma che 9! Se si fa ci si trova alle 7 al bar della stazione. Colazione e poi via a sgasare tutto il giorno?.
Per un attimo penso alla maremma d?inverno all?alba. Effettivamente non l?ho mai vista e deve essere splendida.
?Ok, vada per le 7?, mi sbilancio.
Ci salutiamo con la promessa di risentirci presto.

Inizia il secondo tempo ed entro in uno stato di trance. Non ho assunto nessuna droga e nessun alcolico, ma vengo rapito dai dettagli della partita, dai colpi di tacco e dai lanci lunghi. Seguo ipnotizzato i movimenti della difesa e del centrocampo. È come fosse una figura geometrica che si sposta e si ricompone a seconda dei movimenti della palla. Il movimento del pallone ne tira gli estremi e la figura si allunga e si accorcia a seconda del rotolamento della sfera. Uno spettacolo bellissimo. Meno male che la prendo così, perchè effettivamente il secondo tempo non regala molto.
??sì, comunque siamo calati?, dice Alberto, che mi strappa dal mio stato di trance e mi rende evidente una cosa che per me non lo era?
Ha ragione, siamo calati.
Tutto lo stadio si scalda, e Alberto in particolare, per l?ammonizione di Stankovic che ha fallato Moutinho. I portoghesi hanno fallato in continuazione. Non falli violenti, ma di quelli per spezzare il gioco. Uno si aspetta che l?arbitro, ne ammonisca uno quantomeno per far capire che è ora di smetterla. Invece nulla. Quando in quella situazione vedi un cartellino giallo per uno dei tuoi ti incazzi come una bestia.
Comunque, calati o no, gestiamo la partita. Cambiasso si scalda a bordo campo. Proprio sotto la nostra tribuna che si mette ad applaudire.. Manca dalla prima di campionato per infortunio, e la sua apparizione tra le possibili sostituzioni fa scattare l?euforia. Bisogna aspettare il 38° del secondo tempo per vederlo in campo e il suo ingresso, al posto di Grosso, è atteso da un ?ooohhhhooooo? collettivo.
Negli ultimi minuti l?Inter ricomincia a spingere e dimostra una volta tanto di avere l?atteggiamento giusto.
Fischio finale e liberazione. Siamo qualificati agli ottavi con un turno di anticipo.
?Se ne riparla a febbraio? dice tutto contento Alberto, fregandosi le mani.
Lasciamo sfilare un po? di gente fuori dallo stadio e ci godiamo ancora un po? quella sensazione di obiettivo raggiunto.
Imbocchiamo le scale e usciamo. Fa un freddo cane e l?idea di risalire in moto ci accascia un po?.
Ma mentre usciamo e ci avviamo ai cancelli tutti quelli che scendono dalle torri del terzo anello, quelli che imboccano le rampe del secondo, sventolano bandiere nerazzurre e tutti, all?unisono cantano lo stesso coro.
Avete presente la sigla di Daitarn III, il cartone animato? Su quella musica, a squarciagola, queste parole:

?ovunque noi saremo
sempre ti sosterremo
noi non ti lasceremo mai
forza inter dai!?

san siro, a 20 minuti dall’inizio della partita.

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ridley, mandarini e due amici

21 Novembre 2006 2 commenti


ieri sera ho assaporato quella sensazione particolare di non-impegni la mattina dopo. bottiglia di acqua, pacchetto di sigarette e una manciata di mandarini per uno zapping serale (poi di solito mi arrendo dopo pochi minuti e metto su un film).
stranamente la tv generalista ieri sera ha mandato in onda qualcosa un gradino sopra al “guardabile”.
“black hawk down”, film del 2001 diretto da ridley scott. io l’avevo già visto, ma era stata una visione di abbruttimento, risalente al mio periodo di nullafacenza in cui fare la spola tra camera mia e la videoplanet di viale montenero, era il mio modo per passare le giornate. l’ho rivisto con maggiore attenzione e ho trovato un film ben studiato, anche se l’ultima parte del primo tempo e quasi tutto il secondo tempo è una battaglia unica per le via di mogadiscio.
nel frattempo mi sono fumato qualche sigaretta, ho bevuto molta acqua e ho sbucciato parecchi mandarini.
l’odore mi ha ricordato la settimana passata a capalbio il natale scorso.
abbiamo mangiato sacchi di mandarini e buttavamo le bucce nel camino acceso per farle sfrigolare e fare in modo che disperdessero quell’aroma unico…molto mediterraneo.
allora ho iniziato a pensare a capalbio e a tutte le giornate passate lì.

emanuele, qualche giorno fa, mi ha spedito delle foto che ha scattato con la sua (nuova) digitale. l’idea che scatti capalbiesi mi arrivino direttamente a casa, mi piace molto e per questo lo ringrazio tantissimo.
mi sento di appartenere a quel paesaggio, perchè ogni volta che le cose buttano male, il mio pensiero va lì. ai piedi infilati nella sabbia calda d’estate e agli anfibi che scavano nel fango d’inverno.
grazie molte emenauele.
grazie anche al vecchio giorgio. una mail, ieri sera, mi ha fatto avere sue notizie dopo molto tempo che non ci sentivamo.
mcdyox è tornato e spero che stavolta, almeno per un po’, resti.

qui sotto, uno scatto maremmano.

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direttamente dalla presidenza

20 Novembre 2006 3 commenti

stamattina la sveglia è suonata alle 8…forse 8 meno qualcosa. orario decente, nulla di cui lamentarmi. solo che eravamo nell’agriturismo vicino a santa maria la versa.
per fare una notte in più abbiamo deciso di partire stamattina e andare direttamente a milano. luisa al lavoro, io a casa, un’ora e qualcosa di economia e poi al lavoro.

bello svegliarsi e trovare la campagna, anzichè un marciapiede schifoso e una strada incasinata, isterica e incazzata. silenzio ed erba bagnata.

solo che i 70 chilometri percorsi stamattina per arrivare a milano, li ho fatti in uno stato di quasi dormiveglia. ero rincoglionitissimo e il grigiume intorno che avvolgeva tutte le campagne – prima – e i palazzoni di periferia – dopo – non era d’aiuto.
“la nebbia mi priva di due cose che amo: il sole e l’orizzonte”
“toglie anche tutti i colori”
“sì, anche”

giornata lavorativa abbastanza impegnata, ma per il momento tengo il filo di tutto quanto.

scrivo dalla presidenza, perchè c’è stato un giro di scrivanie e io, dopo vari mesi in stanza con michela, sono finito da solo nell’ufficio presidenziale (tanto il presidente non c’è mai…).

questo computer fa un po’ schifo e lo schermo non è piatto come quello che avevo prima.
pazienza.
per il momento mi accontento…

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hey man you know I’m really okay

13 Novembre 2006 7 commenti

sono stanco e domani mattina si dorme…apparte quel cazzo di articolo sulla data milanese del tour di piero pelù che mi pende sulla testa. voglio bene al buon piero, e nel ’95 ero a saltare e sudare sotto al palco del filaforum (che allora probabilmente non si chiamava così) allo “spirito tour”, ma non so veramente cosa scrivere sulla data milanese del suo “in faccia tour”: tutte le idee brillanti sono andate nell’articolo che presentava di tutta la sua tournè, ma stavolta serve un articolo per la redazione milanese.

sono stanco, ma ho dato prova di riuscire a starci dentro. e oggi, in un paio di occasioni la stanchezza si è incanalata verso l’incazzatura.
le amministrazioni, da che mondo è mondo, sono sempre un coacervo di loschi figuri. non mi è molto chiaro se è il ruolo che cambia la persona o è la persona, già losca di suo, a scegliere il ruolo. sta di fatto che è un ufficio con il quale non vado molto d’accordo e oggi, anzichè essere remissivo o sfasciare tutto (di solito non ho vie di mezzo) sono riuscito a fare in modo che la mia incazzatura mi rendesse lucido e deciso. sul punto di esplodere, è chiaro, ma riuscivo a tenermi abbastanza a bada.
sono riuscito, con il non detto, a comunicare la mia posizione: ho già i cazzi miei, il mio lavoro l’ho fatto, non ho tempo da perdere, risolvete il problema. punto.

mi sento stanco, come dicevo, e spesso sul punto di esplodere, soprattutto quando la mia fatica non viene considerata. ma nonostante questo riesco ad essere in uno stato di quasi armonia tra le parti.

sono stanco e incazzato, sì. ma per il momento questo è il mio equilibrio che fa stare a cuccia i suckers e mi fa stare bene con i miei fratelli.

nulla di più

Hey man you know I’m really okay
The gun in my hand will tell you the same

“Bad Habit” – The Offspring (album “Smash” – 1994)

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qualche riga dalla triennale

12 Novembre 2006 3 commenti


eccomi qui, tesserino di riconoscimento con il mio nome e il logo della manifestazione, un panino con la bresaola buttato giù con un paio di chiacchere e le gambe che iniziano a cedere.
scrivo dall’aula web della triennale, e molto probabilmente verrò interrotto da qualcuno che mi chiede qualcosa. ogni tanto il tesserino con scritto “staff” è una fregatura pazzesca.
comunque direi che sta andando bene.
venerdì ho visto giuseppe granieri che ha tenuto la sua lezione, ha fatto il suo pienone, ma io non sono riuscito nè ad intervistarlo (per un progettpo di ricerca di cui mi sto occupando) nè a farmi firmare la mia copia di “blog generation”.
oggi ci si aspetta il pienone soprattutto per gli artisti di zelig che faranno il loro show.

comunque l’area web che devo tenere d’occhio è abbastanza tranquilla, i relatori tutti gentilissimi e per i problemi tecnici mi appoggio ad una squadra di maghi della connessione: professionali e simpatici.

si conoscono persone a iosa ed io cerco di essere gentile e disponibile con tutti. pare che ci stia riuscendo.
in questi tre giorni mi sono portato dietro la digitale, e qualche scatto l’ho fatto. ma proprio pochi e quasi mai d’insieme…tra l’altro, all’interno della triennale, sarebbe vietato fotografare.

momento loffio. sono tutti ad accalcarsi giù al bar ristorante e poi sulle scale a consumare il rito della sigaretta post caffè.

la gente comincia a salire, il vociare si fa più intenso e fra poco si ricomincia.

stamattina roberta, una ragazza del nostro staff molto sveglia, simpatica e compagna, mi ha detto :”cosa c’è scritto sulla maglietta che hai sotto?”
“perchè? si vede?”
qui abbiamo tutti le magliette bianche con il logo dell’evento, ma io, stamattina, ho infilato sotto la maglia della banda bassotti e la scritta sulla schiena traspare…pazienza. in fondo va bene così.

“ma che cosa è che c’è scritto?”
“facce sporche,
occhi vivi,
mani di pietra”.

“molto bella, complimenti”.

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todo modo

9 Novembre 2006 4 commenti

tornato a casa. al lavoro ho concluso poco o niente.
sono frastornato, infreddolito (anche se la giornata può definirsi tiepida) e raffreddato.
brividi di qualcosa di simile alla febbre mi scorrono dentro: per tutto il corpo sento una sensazione di inadeguatezza che si manifesta anche con sintomi fisici.
la conquista di spazi di esistenza è sempre una gran fatica e a volte vorrei rifugiarmi nel mio nulla, nelle giornate fatte di canne, computer e play station, dimenticandomi però che quando la mia vita scorreva così c’erano dei sensi di colpa enormi a tenermi sveglio.
così mi barcameno, con momenti di alti e di bassi. certe volte proprio non riesco a stare dietro a tutto quanto e mi ricordo di quella overdose di essenzialità che mi sono concesso questa estate. vorrei tornare lì, a non dover rendere conto a nessuno e ad alternare periodi in compagnia a momenti di splendida solitudine.

oggi non ho mangiato. non ancora almeno. me ne ero completamente dimenticato e adesso me ne rendo conto con la sorpresa di un appuntamento mancato sulla agenda. rendermene conto ha incrementato la mia debolezza.

resto aggrappato alla speranza di un risveglio sereno, con la donna che amo ancora addormentata accanto a me.
cerco di essere forte per tutte quelle aspettative che le persone che amo hanno verso di me. tessere rapporti di affetto è la cosa che mi fa andare avanti. ho dato ed ho avuto tanto. questo è l’unico impegno davanti al quale la fuga non è ventilata.

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blog generation e un viaggio, "perchè l’occasione scorre nelle vene"

8 Novembre 2006 4 commenti


ieri ho fatto come dicevo. alle 6 e un paio di minuti ho staccato e sono uscito dall’ufficio. mi è spiaciuto molto liquidare leila appena connessa su msn, ma immaginoche lei abbia capito.
ho messo sul portatile il cd di lou x, “a volte ritorno”: visto che nei giorni scorsi ne avevo parlato, mi era venuta voglia di sentire le sue rime.
sono sceso in strada e ho trovato la mia vespa ad aspettarmi: ho aperto la sella, ci ho chiuso dentro il casco e mi sono avviato, a piedi, alla fnac di via torino.
intanto, mentre camminavo nella strettissima via in pavè che collega via olmetto con via torino, lou x aveva inziiato a cantare la prima traccia dell’album..

“sto come sto, mi passa poco sotto al mento
ma non cambio zona, c’ho un’occasione…ma per il momento resto…
non cerco scuse con cazzate in rima e la mia vita non è meglio nè peggio di prima”…

….
fortissimo, come sempre.

arrivo alla fnac, salgo all’ultimo piano pronto a chiedere se lì avessero “blog generation”, il libro scritto da giuseppe granieri, altrimenti detto “il mago del web log”. io giuseppe ho avuto la fortuna di conoscerlo circa due anni fa a firenze e ho trovato una persona di una cortesia, gentilezza e simpatia veramente rare.
visto che in ufficio ci stiamo occupando di una indagine sulle competenze informatiche, ho proposto di intervistarlo. l’ho chiamato sul cellulare e, dopo un po’ di come “comestaiquantotempo!” gli ho proposto questa intervista e lui ha accettato senza esitazioni.

allora eccomi in fnac a cercare il suo libro, per avere un minimo di preparazione sulla cosa, ma, credetemi, mi fa molto piacere leggerlo.

i commessi latitano. io mi impongo di non guardarmi intorno, sennò va a finire che compro qualcosa. ma di commessi nemmeno l’ombra..

“questo hardcore è per chi un’occasione è una minestra,
per chi è un culo al caldo con un tetto sopra una finestra…
per chi quando va per strada se la va a cercare…”


eccone spuntare una. io stoppo il cd perchè dopo viene “la ragione e l’odio” e la voglio ascoltare tutta d’un fiato.
le chiedo gentilmente del libro di granieri. lei riempie i vari campi sul suo terminale, aspettiamo che la clessidra finisca di lavorare, ed ecco qui. “mi spiace. c’è ma non adesso”
“ah, e tra quanto?”
“diciamo una settimana”
“grazie, ma mi serve subito”…ero lì lì per raccontarle a cosa mi serviva, ma poi ho pensato che sarebbe stato un virtuosismo inutile.

riescendo le scale mobili. adesso sì che va bene ascoltare “la ragione e l’odio”, mentre ritorno a prendere la vespa lasciata sotto all’ufficio per avviarmi alla feltrinelli di piazza duomo…

“vado con uno sgarro in faccia per i voltafaccia
una ragione sola è la mia scuola se il coglione poi mi scappa
perchè metto a fuoco e quando crepi godo,
sto nella mia tana, brado,
sono un bastardo senza dio nè stato”


via torino. l’ho sempre odiata questa strada. piena di gente di merda, tutti qui in vetrina. ormai non si distinguono più gli zarri dai manichini. tenetevela questa vetrina del cazzo. io non so che farmene ed ho voglia di distruggerla.
arrivo in feltrinelli, passando dall’ingresso di ricordi media-store. mi dirigo verso un punto di informazioni, ma c’è coda, così decido di cercarmi il libro di giuseppe da solo. dopo un po’ di avanti e indietro lo trovo. i miei passi vanno verso la zona “letteratura di viaggio”. alcuni libri presenti in quel reparto li ho già letti, altri non mi ispirano, ma la mia attenzione viene attirata tutta quanta da un libro intitolato “il giro del mondo in moto- 57mila chilometri in solitaria” di marco deambrogio. niente se e niente ma, quel libro deve essere mio: giusto un anno fa stavo leggendo con voluttà le pagine di “long way round” e me la ricordo come una lettura di evasione, assolutamente necessaria in un autunno inoltrato a milano. lo prendo e mi avvio alle casse.

“ha la carta più?”
“no”
“sono 26 euro”
“bancomat, per favore”.

esco dalla feltrinelli, risalgo in vespa e torno verso casa.

“passo sopra le cazzate che mi mandano, spiaccano e spandono,
ma questo è il tempo di un dannato in ritardo sulla base,
me ne fotto, a ragione o torto,
sbatti pure in prima pagina sto mostro!”


leggo l’introduzione del libro di granieri e, prima di dormire un bel po’ di pagine del libro di deambrogio. chiudo il libro e lui è già partito, destinazione buenos aires, per cominciare il giro del mondo dall’argentina, proprio come che guevara e alberto granado in “latinoamericana”, per stessa ammissione dell’autore.

dormo pesantemente e mi sveglio alle 10 e 30 passate.
mi ritornano in testa le liriche scandite da lou x insieme ad alcuni passaggi del libro riguardante il viaggo in moto.
uno in particolare:
“sono semplicemente esperienze che ho vissuto in prima persona e che desidero raccontare, per spingere chi desidera intraprendere un viaggio a compiere la scelta migliore: partire”.

stamattina, con una camel in bocca e una tazza strapiena di caffè amaro ho rimesso su lou x.

“la raje suona anche in silenzio, suona a meraviglia,
è una scintilla per chi assapora in bocca il gusto di guerriglia,
pensa ma non fa i proclami e bada bene,
poco male perchè l’occasione scorre nelle vene”

Riferimenti: marco deambrogio

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il mondo sconosciuto è il mondo che mi appartiene

7 Novembre 2006 1 commento


qualche riga. ho freddo. a dirla tutta non mi sento molto bene. l’allarme rosso delle cose da fare è diventato arancione: sempre un bel casino, ma con un filo più di calma per riprendere fiato ogni tanto.
il conosciuto tranquillizza, anche se non sempre piace. tranquillizza anche se non fa spiccare il volo.
io ho fatto molte cose in questi giorni, alcune delle quali buttandomi senza sapere esattamente dove sarei andato a cadere. certe volte l’importante è spiccare il salto e prendersi questa responsabilità davanti a se stessi. non tutto è andato come avrei voluto, ma di sicuro, la sera quando vedo la mia immagine riflessa sui vetri della finestra di camera mia, quella figura non mi respinge. anzi: inizio ad apprezzarla sempre di più.

qualche altra riga per dire che oggi me ne andrò via di qui alle 6 precise: ho bisogno di tempo per rivedere un paio di articoli, per spogliarmi e stare un po’ sotto al getto caldo della doccia e per scegliere un film senza che la sua durata sia vincolante (in ogni caso kurosawa, per il momento, resta ancora sullo scaffale).

fra un’ora abbondante accenderò il mio vespone accanendomi sullo starter: la batteria, e di conseguenza lo starter automatico, non funzionano come dovrebbero. pazienza. mi fa quasi piacere ritornare al quel rito isterico e ripetitivo che cararatterizzava il mio rapporto con il mio vecchio vespone nero dell’81. così ritorno un po’ indietro nel tempo a quando avevo 20 anni giusti giusti e fremevo per concludere qualcosa.
qualcosa in questi 9 anni ho concluso.
penso che la persona che ero allora sarebbe abbastanza contenta di come sono diventato.
ma siamo solo ai primi minuti del primo tempo. c’è da correre e sgroppare ancora molto sulla mia fascia di competenza.
mi sento abbastanza preparato.
sicuramente sempre un po’ di più.

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