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Archivio Gennaio 2007

scatti e controscatti

31 Gennaio 2007 3 commenti


una fotografia è sempre una immagine duplice:
mostra il suo oggetto
e – più o meno visibile -
“dietro”,
il “controscatto”:
l’immagine di colui che fotografa al momento della ripresa.

Wim Wenders

luglio ’06, in moto verso milano. sosta in autogrill di ritorno dalla francia

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nebbia (o della difficoltà di starci dentro)

31 Gennaio 2007 1 commento

quando sono stanco, la nebbia sembra la condizione climatica ideale. nebbia e freddo a fare da cornice a questi giorni, come se ci fosse qualcosa da espiare.
giorni frenetici, in cui cerco ovunque i “centimetri per uscire dall’inferno”, come Tony D’Amato insegna. qui i centrimetri non sono yard, ma momenti. tempo.
tempo per studiare, perchè l’esame si avvicina e la mia moleskine certe volte è impietosa nel farmi vedere quanti pochi fogli mancano al giorno fatidico. sale l’ansia e la prima frase che mi viene in mente è “non ce la farò mai”.
dovrei prendermi una settimana di riposo dal lavoro, ma per potermela permettere devo finire assolutamente questo lavoro di sintassi.e il lavoro di sintassi stanca e porta via tempo allo studio.
ho un articolo da scrivere entro non si sa bene quando, una conferenza stampa da seguire (la mia prima) e devo invetarmi qualcosa di geniale da scrivere per la presentazione del libro del mio amico giorgio: sono onorato che mi abbia dato questo incarico. ma tra questo onore e la realizzazione della pagina di word, ci sono 250 pagine da leggere e da capire bene.

in tutto questo l’inter domenica sera gioca contro la roma e settimana prossima ricomincia la champions….

se riesco a tenere botta con stile e credibilità a tutto questo, posso avvicinarmi ai 30 con passo più sicuro…

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ciao Ryszard

26 Gennaio 2007 3 commenti


…vado verso la macchina del caffè, tempio del cazzeggio in ogni ufficio che si rispetti.

c’è una fotocopia di una pagine di giornale appesa con dei magneti sulle estremità. guardo. vedo un nome che mi è familiare, e riguardo meglio.

Ryszard Kapuscinski è morto. I suoi libri per me hanno significato moltissimo: ho ricordi molti nitidi delle mie letture di “Imperium”, “Ebano”, “La prima guerra del football”.
era un reporter di una piccola testata polacca (dove è nato) ma la sua capacità di scrivere e di descrivere le situazioni internazionali più complesse lo hanno reso famoso un po’ ovunque.
grazie a lui ho capito tante cose, raccontate con un misto di narrativa e saggistica veramente unico.
ho avuto anche la fortuna di sentirlo parlare, vari anni fa, al teatro pierlombardo di milano. era un uomo che riusciva ad illuminare con la sua ricostruzione dei fatti più importanti e sconosciuti, con la sua capacità di ragionare per scenari futuri.
nella sua attività di reporter ha più volte rischiato la vita (dopo aver letto “Ebano” ho pensato: “quest’uomo è vivo per miracolo”) per vedere di persona le situazioni e poterne scrivere.

mi mancheranno i suoi libri, la sua capacità di spiegare e il suo essere semplicemente, magnificamente, un reporter.

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situazioni estreme

25 Gennaio 2007 3 commenti


ieri sera sono crollato. proprio crollato. ho guardato sampdoria inter, andata delle semifinali di coppa italia, e, come spesso mi accade quest’anno, mi sono esaltato.
finalmente la giusta gloria per i nostri colori!

poi questa mattina mi sono trascinato in bagno, con “sette” inserto del corriere della sera. ho letto, ho sfogliato, e ho visto che, fuori dalla finestra, aveva cominciato a nevicare.
era previsto, si sapeva. però questa sferzata di inverno non ci voleva. non ci voleva perchè ieri ho ripreso la moto, ferma da troppo tempo. il bicilindrico kawasaki si è svegliato dal torpore della lunga inattvità. ha tossito, ha succhiato benzina e, dopo qualche minuto ha preso a girare come deve.
non smetto mai di subire il fascino delle due ruote: giri la manopola con la destra, e la ruota dietro gira. dare gas con la mano è un modo di guidare particolare, semplice ed essenziale e, proprio per questo, affascinante.
affascinante e anche molto evocativo. non salivo in moto da un bel po’ e, con il rumore sordo in sottofondo, mi sono venuti in mente tutti i miei viaggi, le mie partenze, le borse legate sulla sella e il vento in faccia.
il tempo di questi giorni è stato uno schiaffo, un chiaro segnale che bisogna rimandare tutto questo ancora per qualche mese. in cuor mio lo sapevo, ma la consapevolezza data dai fatti è un’altra cosa.

questa mattina ho mandato un articolo al giornale. poi, compiuto il mio dovere di aspirante giornalista, ho guardato le foto sul mio pc.

estate 2004. 8 persone, su una barca a vela partite da vibo valentia a metà agosto, girano per le eolie, costeggiano tutta la costa nord della sicilia e approdano alle egadi.

un giorno, al largo di cefalù, io e alberto facciamo uno dei tanti bagni di quei giorni. ferdinando, il nostro skipper, accende il motore della barca minacciando, scherzosamente, di lasciarci lì.
“lanciaci almeno una cima, che ci aggrappiamo e ti veniamo dietro”, gli gridiamo.
ci lancia una cima, io e alberto ci aggrappiamo, e la barca parte.

rivedere quella foto mi ha riportato al caldo, al mare, alla salsedine sempre addosso e al beccheggio continuo.

un altro mondo.
se guardo fuori dalla finestra cemento e neve.

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Chiamata a raccolta

23 Gennaio 2007 4 commenti

Pioggia. Un po? di sole e poi ancora pioggia. Adesso il cielo si sta facendo scuro. Scuro e asciutto.
?
Il coach Luciano mi ha chiesto di essere da lui per le 19. Per un momento mi ha sfiorato l?idea di restare fino alle 7 meno qualcosa, in ufficio. Ma ho scacciato questo brutto pensiero e, prima di uscire, mi sono munito di buono Feltrinelli da 20 euro e, non si sa mai, di tessera Fnac.
Ovviamente, le pagine da leggere non mi mancano. Il libro ?Alex guarda il cielo? procede deciso, ma fra non molto finirà. Di solito lo leggo di mattina, nelle pause di studio. ?I Demoni? è iniziato: credo sia la prima volta che, prima di leggere un libro, mi informo in modo così dettagliato sul suo contenuto. Del resto, 800 e rotte pagine, sono un territorio nel quale perdersi potrebbe essere una esperienza angosciante, nonché prodromica all?abbandono del libro.
Nella valigia ancora non del tutto disfatta dal mio ritorno da Capalbio, c?è ?I segreti Erotici dei grandi chef?, di Irvine Welsh. Ne ho letto qualche pagina al poggio, mi ha preso, ma ho dovuto abbandonarlo perché Welsh va letto tutto d?un fiato se senza divagare. Almeno io lo prendo così.

Mancano due mesi alla fine dell?inverno. Giorno più giorno meno. Le stagioni non sono mai casuali, e, con stranissime coincidenze e rituali, si sposano alle stagioni della vita.
Oggi Carlo ha faticosamente messo insieme un altro tassello della sua avventura clinica e l?ha fatto con il solito spirito: ?sono qui, andiamo avanti?. Io lo guardo, ascolto e imparo.
Così vorrei che questa primavera rappresentasse una nuova stagione per lui e, di conseguenza, per tutti noi.
Vivo giorni a volte inutili, densi di impegni per fare fronte al mio lassismo latente. Faccio fronte a non bene che cosa, ma continuo e qualche volta inciampo. Mi rialzo ogni volta.
Con i miei tempi, ma mi rialzo.
Mi rialzo anche perché intorno a me c?è la mia crew, un misto di posse e famiglia, affetti e legami di sangue. Persone che non vedi da tempo ricompaiono magicamente per dirti che ci sono, altre non ti lasciano mai e ti seguono passo passo.
Senza di loro non sarei quello che sono.

?Voi sapete chi siete. Vi abbraccio ad uno ad uno.?

Basta un segnale per chiamare a raccolta il branco.

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?allora, piuttosto, Dr.Gonzo for President!

22 Gennaio 2007 6 commenti


Dalla finestra del mio ufficio non si vede la Torre Velasca. Se ne intuiscono i contorni, ma la nebbia la avvolge.
Sembra che il freddo arriverà. Nei prossimi giorni.
Mercoledì è prevista pioggia. Giovedì addirittura neve. Se dovesse veramente nevicare, prenderei la macchina, passerei a prendere Luisa, e la inviterei a fare un giro delle periferie, delle strade poco battute, per vedere, osservare, come una specie di Marcovaldo, motorizzato, ma con lo stesso disincanto.

In questi giorni provo una sensazione strana. Mi sento un po? come quando frequentavo, al liceo, personaggi poco affidabili. Ci si dava appuntamenti, magari si programmavano week end fuori, poi, puntuale, arrivava il pacco. ?Non posso venire?, senza nemmeno tante spiegazioni. Ci sono caduto qualche volta, più che altro per la voglia che avevo di muovermi e di fare cose. Poi ho iniziato a diffidare e a selezionare le mie frequentazioni.
Quella sensazione da ?cazzo, lo sapevo che non dovevo fidarmi! Perché l?ho fatto?!??, mi torna addosso se penso di aver votato per questo governo.

Gli statunitensi continuano a fare quello che vogliono. Hanno bisogno di ampliare una base? Certo, ovvio, nemmeno a chiederlo. ?Sono basi nato?, fa notare qualcuno.
E a che cazzo serve oggi la nato? Che scopo ha? Quale è la sua funzione precipua?
Truppe italiane sono ancora in Iraq e in Afghanistan, di pacs si è smesso di parlare, di riforma delle legge Biagi non si è mai parlato, e della legalizzazione della cannabis non si parlerà mai. C?è la paura di scontentare, il terrore del dissenso. In fondo Zapatero, con i matrimoni gay in Spagna, ha indignato i cattolici integralisti che sono scesi in piazza a manifestare il loro dissenso.
Perfetto. Giusto così.
Io nemmeno sapevo camminare bene, e già mio padre mi portava in piazza a protestare. Non c?è nulla di male se una volta ogni tanto ci sono cortei della destra e dei cattolici. Anzi: a me farebbe pensare di star facendo quello che si deve.

Io non mi riconosco in questo governo. Non mi riconosco in queste persone e nel loro modo di fare politica. Posso pensare che siano onesti, preparati, sinceri e quant?altro. Ma culturalmente e politicamente non ho nulla a che spartire con la stragrande maggioranza della compagine governativa.

Sotto elezioni la cantilena era sempre la stessa. ?E se non voti Prodi che fai? Vuoi che vinca Berlusconi??.
Odio fare la parte di quello che, a posteriori, dice ?l?avevo detto?.
Però io l?avevo detto.
?
Aprile 1993. Parte della sinistra si esaltava per Mario Segni (finito poi a bazzicare Alleanza Nazionale, per poi scomparire) che proponeva referendum a getto continuo. Uno, in particolare, sulla riforma del sistema elettorale.
Io e altri compagni eravamo molto scettici sulla proposta di un sistema maggioritario.
?Garantisce la governabilità, e poi ce l?hanno i più grandi paesi europei?, ci dicevano nelle occasioni di confronto.
E noi ?garantisce la governabilità perché è un sistema che va a scapito della rappresentatività. Non vogliamo finire come gli statunitensi che possono scegliere per due schieramenti poco dissimili, per non dire uguali?.
Nulla. Quello era il futuro. Io all?epoca non avevo diritto di voto, ma ho battagliato ugualmente.

Oggi, molti di quegli stessi compagni che all?epoca si esaltavano per il maggioritario, quando gli fai presente che Prodi è, in fin dei conti, un democristiano, alzano le spalle e con rassegnazione (sentita: non lo metto in dubbio) dicono ?..eh ma che vuoi fare? Non ci sono alternative?.
Inutile discutere. Nel ?93 ci hanno dato dei retrogradi, dei poco pragmatici e anche dei conservatori, perché non volevamo cambiare.
Adesso, scontenti e svogliati, votiamo tutti per Prodi, ma, in fondo, è il futuro, no?
?
Nel 1970, Hunter S. Thompson, si candidò alle elezioni per il posto di sceriffo nella cittadina di Aspen, Colorado (la stessa dove, il 20 febbraio 2005, si è tolto la vita, sparandosi alla tempia).
La sua lista si chiamava ?The Aspen Freak Power Uprising? e il programma prevedeva il cambio di nome della città di Aspen in ?Fat City? e la legalizzazione di tutte le droghe.
Irritazione, sconcerto, paura e anatemi dell?establishment si sono abbattuti sulla lista ?The Aspen Freak Power Uprising?, sconvolgendo il tranquillo rituale elettorale bipartitico.
Il Dr.Gonzo non ce l?ha fatta per poco. Cinque punti percentuali lo hanno diviso dalla poltrona di sceriffo ad Aspen: più o meno il voto di 300 persone.
?
Nulla di strano, penso.
In fondo l?etichetta di ?paese normale? è solo un altarino cui genuflettersi, sperando che le contraddizioni non esplodano.
Thompson ci ha dimostrato che basta poco: una lista cittadina con un pugno chiuso come simbolo e la promessa di tanto spasso, avevano quasi convinto la maggioranza di una cittadina statunitense nel 1970.

A noi, purtroppo, credo che basti ancora meno.

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hey dude

19 Gennaio 2007 3 commenti


mattina di sole a milano. e con il sole tutto sembra possibile, anche i piani più ambiziosi. è forse anche grazie a questo sole che mi sono deciso a chiamare V., giornalista amico di mio padre che può essermi molto d’aiuto per districarmi in mezzo allo sconfinato casino del mondo dei pubblicisti.
gentilissimo, ma colto nel momento sbagliato, V. mi ha dato appuntamento per lunedì dopo le 15. ottimo.

oggi si va al lavoro e si sbobinano le interviste fatte ieri.
roberto, l’educatore-personaggio che avevo già intervistato tempo fa, ieri ci ha portato un po’ dei suoi ragazzi perchè potessimo intervistarli.
così la nostra sala riunioni si è rimepita di ragazzi, un po’ tamarri, vocianti e molto simpatici.
han provato a rovinarmi quel momento le due sciure (perchè di sciure si tratta) del primo piano. sempre agghindate come se dovessero andare ad una festa, con un improbabile vestiario firmato, lucido e spesso pajettato, hanno fatto battute sui giovani in questione. evidentemente i ragazzi non erano di loro gradimento: troppo poco firmati, troppo casinisti. insomma non erano i bravi ragazzi dallo sguardo obbediente e dai modi garbati.
quel loro modo di fare, ostentando tutta la loro distanza da un mondo fatto di bocciature, periferie e difficoltà economiche, mi ha infastidito nel profondo.
ho iniziato a parlare con i giovani ed è stata una delle più belle esperienze avute da quando faccio questo lavoro. la maggior parte di loro vuole un lavoro. un lavoro normale, che gli permetta un po’ di svago, qualche acquisto, e di poter starsene in pace con le loro giovani fidanzate. tutto qui.

il sole sta passando da un lato all’altro di casa mia. ci vorrà ancora qualche mese perchè batta sulla mia finestra fino al primo pomeriggio.
aspetterò.

p.s.
il post si chiama hey dude perchè l’ho scritto ascoltando l’omonimo brano dei kula shaker.

p.p.s
vorrei chiarire che le mie sopracciglie hanno, naturalmente, una forma bellissima e che la mia pelle diventa scura solo sotto il sole…possibilmente maremmano…

a proposito di maremma,
qui sotto io e zagor sulla porta del poggio.

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Le coincidenze hanno significati nuovi, adesso.

16 Gennaio 2007 12 commenti

Ieri sera sono andato a dormire accompagnato dal libro di Saviano, ?Gomorra?, ormai agli sgoccioli. È abbastanza raro che mi metta a leggere un libro molto pubblicizzato e fra i primi posti delle classifiche di vendita. Colpa di un mio atteggiamento snob, o semplicemente superficiale, che mi porta a considerare quel che legge la massa, comunque, una cazzata. ?Gomorra? è un libro splendido che consiglio vivamente. La narrazione è molto descrittiva: angoli di Napoli e circondario, vicoli, sguardi che si abbassano; mercedes e morti ammazzati. Allo stesso tempo Saviano è capace di dare una mole di informazioni da libro della ?kaos? (più scorrevole?e, pur con tutto il mio amore e stima per la kaos edizioni, non ci vuole molto).
Ho chiuso il libro e mi sono addormentato, cercando di segnarmi nella mente le cose che mi sarebbero servite domani. Un libro da leggere in metrò, i fogli per le interviste, la cartina stampata da internet per raggiungere viale Murillo. Troppo stanco per alzarmi e prendere nota. Me ne sarei ricordato la mattina dopo.
?
Suona la sveglia alle 8 meno qualcosa e mi butta già dal letto. Colazione e bagno.
Con incredibile chiarezza mi torna in mente tutto quello che mi ero appuntato la sera prima. Propendo per la borsa a tracolla che, oltre ad essere comoda, è anche più professionale dello zaino. La trovo appoggiata sul bongo. La apro e dentro trovo una carta regalo. Mi fermo un attimo a pensare per capire a quando risale. A Natale, certamente. Ma quale delle cene?
Sono in ritardo, ma chissenfrega. Devo capire. Scopro che in cima, legato con un nastro color oro, c?è un biglietto. Lo leggo e le parole mi colpiscono. Sono dedicate a me con grande affetto. Mi tengo stretto il biglietto e torno in bagno a radermi. Continuo a pensare, fino a che ho l?illuminazione.
Due giorni prima di partire per Capalbio io e Luisa siamo stati a cena da Cristina e Filippo. C?era la bourguignon e io mi sono sfondato di cibo e di vino rosso.
Il biglietto non può che essere di Filippo. Mi sono sentito un po? una bestia. Quando mi ha dato il suo pacchetto ero tutto intento a vedere cosa ci fosse dentro (?Alex guarda il cielo? del dottor Costa e di Alessandro Zanardi). Poi il contenuto mi ha rapito ancora di più e non ho guardato cosa ci fosse scritto. Anzi: non mi ero nemmeno accorto che ci fosse un biglietto. Ho provato insieme colpa, gioia, affetto, superficialità.
?
Continuo a sperare che il mio amico non se la sia presa e per quanto mi riguarda, trovare un biglietto così prima di una giornata faticosa, forse è stato ancora più bello. Me l?ha fatta affrontare con il sorriso.
?
Adesso il biglietto se ne sta nel mio portafoglio.

?Le coincidenze hanno un significato nuovo adesso,
come fosse un disegno nascosto?
?Risvegli? ? Assalti Frontali ? ?Banditi? 2000

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Ho comprato Julio Ricardo Cruz

15 Gennaio 2007 2 commenti

La mia Inter è stata promossa. Adesso siamo in prima divisione, ed è un campionato abbastanza cattivo, nel quale noi, dopo 3 partite, navighiamo in acque abbastanza sicure, dopo una vittoria e due pareggi. L?organico non è un granchè, ma ho avuto tempo di fare qualche acquisto durante la pausa alla fine della stagione, per rafforzare un po? il mio 11.

Giornate strane. La carica di una settimana al poggio la sento addosso e mi sono buttato in mattinate di studio, pomeriggi di lavoro e serate relativamente mondane. Poi una serie di piccole attività come corollario. Attività che, per quanto semplici da eseguire, da anni ormai mi ripromettevo di fare e non facevo. Occuparmi del mio conto corrente, iscrivermi in palestra, fare un paio di telefonate a personaggi importanti, soprattutto per aiutarmi nella giungla del mondo del giornalismo. Alcune di queste cose le ho fatte, altre no. Restano segnate sulla mia moleskine agenda nuova, in attesa di essere barrate di rosso.

Ho scelto di fare, nella pausa tra un campionato e l?altro, una serie di partitelle per testare il livello della mia squadra. Materazzi e Ferdinand come centrali di difesa, due terzini africani (uno Nigeriano l?altro Senegalese) a correre sulle fasce. Un ala ceca per dare fiato ai due laterali di centrocampo ultratrentenni. La squadra gira decisamente meglio. Soprattutto la difesa.

Venerdì mattina avevo appuntamento con il coach Luciano. Mi sveglio alle 7 e inizio a studiare. Sto con gli occhi sul libro per quasi due ore e poi, inforcata la vespa, vado verso piazza Aquileia dove abita. Il portone è aperto, la portinaia mi saluta senza chiedermi dove vado e così, dopo un paio di porte a vetri, suono il suo campanello. Movimenti sordi dall?altra parte della porta e molto molto lenti. Luciano apre la porta. La casa alle sue spalle è completamente buia e lui ha lo sguardo un po? stravolto. Solo un pc acceso, che scorgo nella sua stanza, mi fa pensare di non averlo svegliato.
?Non hai letto il mio sms??
?no. Il mio cellulare non me li recapita nemmeno più.?
?scusami. Scusami tanto, ma ti avevo scritto se potevamo posticipare alle 11. mi dai 40 minuti??
?ok. Se vuoi spostiamo a sabato? e lo dico pensando di passarmi una sana mattinata in palestra.
?no no. Tra 40 minuti va bene. Scusami ancora.?
Risalgo sulla vespa. Ci metto più o meno un quarto d?ora ad andare a casa. Altrettanto a tornare. Resterebbero 10 minuti. Tornare a casa è da escludere.
Decido di andare in ufficio, così prendo il registratore e i documenti per l?intervista del pomeriggio.

Nella valutazione complessiva che appare prima di ogni incontro, la mia Inter è cresciuta alla voce ?difesa?, ma resta scarsa in ?livello tecnico? e, soprattutto, ?attacco?. La punta Nigeriana che ho comprato sembra veloce, ma evidentemente non basta. Il budget non permette grandi acquisti e cerco di orientarmi su qualcuno di efficace e con un prezzo abbordabile. Vado in Inghilterra, ma i vari Rooney e Van Nistelroy costano uno sproposito. Cambio un po? di nazioni, ma non trovo nulla che mi convince. Continuano le partitelle pre-campionato e la mia Inter non prende goal, ma nemmeno ne fa.

Arrivo in ufficio verso le 10 e qualcosa. I miei colleghi non si stupiscono nel vedermi di mattina. Ultimamente ho una agenda-interviste talmente fitta, che hanno rinunciato a starmi dietro.
Accendo il pc, guardo la posta, e successivamente mi stampo la traccia per l?intervista e i documenti per la privacy. Cazzeggio un po? in rete, mi bevo un caffè e si è fatta l?ora di tornare da Luciano.
L?ora di economia passa svelta: lui spiega benissimo e si interrompe appena vede una espressione corrucciata da parte mia. Si ferma e rispiega. Finisce l?ora, mi offre un caffè (che contrariamente al solito accetto) e parliamo del più e del meno. Ci salutiamo con il proposito di vederci dopocena: abbiamo una amica in comune che stasera è a Milano e forse le nostre strade si incroceranno di nuovo.

?questo no, questo è scarso, questo costa troppo, ques’altro non lo sopporto?nulla. Gli inglesi non fanno per me. L?Africa l?ho già saccheggiata abbastanza e così mi sposto in Sud America. Vado in Argentina e, scorrendo i nomi di tutti i giocatori in maglia celeste e bianca, mi fermo su un nome. Un nome breve e semplice. Cruz. Come ho fatto a non pensarci prima? Il costo è contenuto, i valori sono alti e l?affetto infinito. Inizio le trattative. Gli offro qualche punto in più di quanto richiesto e propongo un contratto quadriennale. La trattativa inizia fra una partita e l?altra e la serie dei pareggi continua.

Esco dall?ufficio e vado in palestra. Quando mi sono iscritto mi avevano detto che all?una c?è l?invasione degli avvocati (il tribunale è a due passi). È quasi l?una ma di giacche e cravatte nemmeno l?ombra. Mi cambio, mi scaldo pedalando un po?, vado sulla panca degli addominali e finite le mie tre serie canoniche, inizio a correre. Corro e il sudore sale. Prima solo come calore che sento dentro il corpo. Poi, man mano che vado avanti, le caviglie smettono si bruciare e si scaldano, e il calore torva sfogo nel sudore. Faccio fatica, perché sono fuori allenamento. Ma mi concentro sul sudore che esce, come una catarsi. Con lui escono le incazzature, i dubbi inutili.
Arrivo a casa all?una, svuoto lo zaino con i miei vestiti umidi, e mi metto sotto la doccia. Poi mangio e tiro un po? il fiato. Davanti alla televisione con una sigaretta. La prima della giornata.

A spazzare la palla dalla nostra area siamo bravissimi. Anche ad impostare fino alla ¾. Ma dopo è un disastro. Le ali non salgono e se lo fanno perdono palla. Sono lente a riprendere posizione e a coprire. I centrali di centrocampo tengono, ma devono fare i conti con l?età avanzata e la stanchezza che avanza. Giochiamo sporco, riempiendo gli avversari di falli tattici sulle ripartenze. In 4 o 5 partite la buttiamo dentro un paio di volte, ma i problemi restano. Intanto, sul fronte Cruz, nessuna novità.

Esco di casa e raggiungo a piedi il posto dove devo fare l?intervista. Saranno venti minuti scarsi e camminare con i Weather Report nelle orecchie è un piacere. Arrivo a destinazione e mi viene incontro l?educatore con cui avevo tenuti i contatti dopo averlo intervistato sul tema della dispersione scolastica. È un ragazzone toscano gentilissimo e con qualcosa di malinconico in fondo agli occhi. Chiacchieriamo un po?. ?Il ragazzo che ti dicevo non è venuto. Mi ha paccato?.ma se vuoi c?è una ragazza che puoi intervistare.?
Accetto. Non so se vada bene per il campione che abbiamo scelto, ma accetto comunque. Passano una decina di minuti e la giovane si presenta accompagnata dalla sua tutor, una signora abbastanza giovane, smilza, dall?aria dolce e sveglia. Sistemo il registratore e riguardo la traccia di intervista.
?Posso assistere?? mi chiede la tutor.
?Signora?in realtà no. Però io non lo dico a nessuno?e lei??
Sorride e mi dice ?allora mi metto qui buona buona.?
?Ok?.
Intervisto la ragazza. È strano. Di solito la parte del ragazzo liceale con problemi nel percorso scolastico spettava a me. Lascio questo ruolo a malincuore, e solo perché sono cresciuto.
La giovane all?inizio non parla molto, forse è un po? imbarazzata cerco di rompere un po? il ghiaccio e quando viene fuori che abbiamo fatto le stesse scuole medie, inizia la discesa.
L?intervista non so quanto possa servire ai fini dell?indagine, perché l?intervistata non aveva grandi problemi, se non una bocciatura alle spalle e un po? di disagio con i professori (se tanto mi da tanto, io dovevo essere intervistato costantemente, ogni giorno, quando ero al liceo).

Apro la sezione ?trattative? con molta apprensione. Ho paura che la cosa non si sia conclusa. Ma se si è conclusa e io lascio perdere, può essere che me lo soffi qualcun altro. Così mi faccio coraggio e vado a vedere. ?Trattativa conclusa?. Cruz è nerazzurro. Voglio provarlo subito, come un bambino che ha un gioco nuovo. Lo metto in rosa, ma vedo che la sua condizione fisica, al momento, è scarsa. Lo metto a letto e gli dico ?non preoccuparti: prenditi tutto il tempo che vuoi? (anche Moratti ha fatto così con Burdisso, e i risultati gli hanno dato ragione). Faccio le ultime due partitelle precampionato: una vittoria e una sconfitta.
Poi, tutti emozionati e con le divise tirate a lucido, ci presentiamo alla prima di campionato. Il tabellone è impietoso: Arsenal. E pure fuori casa.

L?intervista finisce. Io torno in ufficio a raccontare come è andata, risistemo il registratore digitale nel suo cassetto e vado a casa. Mi raggiunge Luisa, per prima, e poi Alberto. Cazzeggiamo un po?, mostriamo al nostro amico le foto fatte a Capalbio, e verso le 10 e mezzo ci chiama Giorgio.
?Noi siamo in via Venini a mangiare. Poi magari ci si sposta al Tempio d?Oro. Voi??
?Bho, direi che vi raggiungiamo lì?
?Al ristorante??
?No. Al Tempio d?Oro. Al ristorante che ci veniamo a fare??
??ah?.e ma noi ne avremo ancora per un po?. Vediamoci qui dai?
?Va bene ? prendo tempo ? ti chiamo dopo?.
Comunico a Luisa e Alberto le news sulla serata e loro concordano di andare con comodo.
?Tanto al ristorante che ci andiamo a fare??
Appunto.

L?Arsenal è ben organizzato. Chiude tutti gli spazi, è veloce e ha un culo incredibile sui rimpalli. Noi facciamo quello che possiamo e l?unico reparto che tiene senza grosse difficoltà è la difesa. Cruz non l?ho messo nemmeno in panchina. Me lo immagino tra quegli omini stilizzati ed esultanti che fanno il pubblico. Ho il terrore di perdere. La nostra situazione economica vacilla e anche i pochi punti bonus di una partita finita a reti inviolate, sarebbero ossigeno per noi. Finisce il primo tempo, con un paio di incursioni da brivido degli uomini in arancione. Praticamente nessuno riesce a fermarli, tranne la coppia centrale Ferdinand ? Materazzi che si rivela insuperabile.

Usciamo da casa mia. Alberto ha dimenticato il tabacco e così, mentre noi andiamo a prendere la macchina, lui si avvia verso casa sua per recuperarlo. Ci vediamo sotto al suo portone e, un po? imbambolati da un joint casalingo, ci mettiamo in direzione via Venini.
?Vuoi che guidi io?? mi chiede Luisa seduta di fianco a me.
?No, perché? Faccio così schifo??
?..eh?insomma?.
In effetti ho imboccato corso Concordia totalmente sulla corsia opposta, anche se a non più di 40 all?ora. Mi concentro sulla guida e intanto chiedo informazioni per arrivare a destinazione. Ho fatto mille volte questo percorso, ma adesso ho la testa piena di cazzate che si affastellano e non mi danno il quadro preciso della situazione. Alberto, seduto dietro, non dice una parola e Luisa inizia a pensare alla strada più breve. Decido di andare a spanne, ?tanto prima o poi la strada giusta la becchiamo?.

Nel secondo tempo osiamo un po? di più e la partita finisce zero a zero. Una festa. Andiamo sicuri e tranquilli all?incontro successivo, ma sempre senza Cruz, che sta recuperando piano piano. Altro pareggio. Bene così, anche se ho in gola l?urlo ?goal!? che ormai non ce la fa più ad aspettare.
Terzo incontro. Il Marsiglia. Cerco di organizzare la squadra al meglio, puntando all?essenziale e cercando anche di costruire una panchina che sia in grado di venire in soccorso alla stanchezza del secondo tempo. Cruz in campo dal primo minuto. Da subito si distingue come il più reattivo dei nostri. Corre, sgroppa, fa qualche dribbling, ma i francesi quadruplicano le marcature quando l?argentino ha la palla. Cerco di mettere a frutto questa tattica degli avversari, lasciando che Cruz si porti a spasso 3 o 4 difensori avversari, aspettando qualche inserimento in zone del campo lasciate vuote. Più o meno funziona, ma la reattività non è dote molto comune fra i miei. Tiriamo un paio di volte non troppo lontano dalla porta. Ci esaltiamo, ma nulla più. Il risultato resta fisso sullo zero a zero.

Raggiungiamo il ristorante. I nostri amici stanno uscendo e, tutti insieme, ci dirigiamo verso il Tempio d?Oro, poco distante. Birre, drink e qualche porzione di patatine fritte. Siamo tutti attorno ad un tavolo e i discorsi vanno e vengono. È un piacere stare qui. La giusta conclusione di una giornata faticosa. Sono quasi le tre di notte quando mi accorgo che le sedie sui tavoli, hanno sostituito i numerosi avventori vocianti di qualche ora prima. È ora di uscire, di tornare a casa e di chiudere questa prima settimana lavorativa del 2007.

La partita sta per finire. Abbiamo rischiato un po?, ma la nostra porta rimane inviolata. Nelle battute finali inizio a pensare ad un eventuale 4-3-3, al posto del solito 4-4-2. Il problema è che non ho tre attaccanti validi da schierare. Forse un 4-3-1-2?.Mentre sono preso da queste elucubrazioni Matrix si impossessa di un pallone nella nostra area, sradicandolo dai piedi di un attaccante. Dribbla e si crea lo spazio per impostare l?azione. Di sinistro pennella un pallone spiovente per Cruz che stoppa di petto, aspetta che gli si faccia sotto il difensore, lo dribbla e scatta verso la rete avversaria. Due passi, tiro secco a curvare e goal. Uno a zero per noi e la partita finisce.

Sono soddisfatto.
Soddisfatto di avere scelto un giocatore come Cruz, che senza proclami, senza problemi, senza costare, ha risolto il problema.
Soddisfatto della mia serata, con amici vecchi e nuovi, intorno ad un tavolo a fare passare la serata.
Soddisfatto di questa prima settimana del 2007, che mi è costata fatica, occhi rossi e tempi stretti.

Va bene così. Per il momento posso dire che va bene così.
?
Appena avremo qualche credito in più, rafforzeremo ancora la squadra.

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una toyota

9 Gennaio 2007 7 commenti


in più di un anno di blog ho parlato spessissimo della mia moto, qualche volta della mia vespa, e rarissime volte della nostra toyota.
un peccato. e una ingiustizia. perchè a lei devo viaggi indimenticabili.
fine luglio/primi di agosto 2001: io e luisa ci saliamo sopra e arriviamo fino ai paesi baschi.
stesso periodo, ma un anno dopo: ancora penisola iberica, ma stavolta fino alla sua punta più occidentale. tutto il nord della spagna, fino alla galizia. e ritorno.
su questa orientale grigio metallizzato ho viaggiato, mangiato, fumato e bevuto. mi ha protetto dalla pioggia, dalla neve e si è infilata in nebbioni imvernali senza tentennamenti, bucando la massa grigia davanti a se con i suoi due occhi aggiuntivi, sotto il paraurti.
poi mi ha portato fino a capalbio, innumerevoli volte.

in tutti questi anni (6 e pochi mesi) non ha mai avuto un problema. solo una volta, forse di ritorno dalla galizia, mentre correvo come un dannato sulla superstrada che va da livorno a grosseto, si è accesa una spia, mai vista prima. ho accostato e ho preso il libretto di istruzioni…più che un libretto un vero malloppo, tanto che la toyota ne fornisce anche una versione abbraviata con le funzioni principali (praticamente un bigino).
la spia di colore giallo, stando alla legenda, voleva dire “problemi generici al motore”. tutto e niente.
ho raggiunto capalbio senza superare i 100 e qualche giorno dopo, sempre ad andatura ridotta, l’abbiamo portata alla officina totyota di viterbo.
si era rotto un meccanismo che regolava la fasatura variabile. a quanto ho capito la fasatura variabile è un congegno che fa in modo che al morote arrivi sempre la giusta miscela di benzina e aria. così ti puoi permettere di ripendere in 4° ad ottanta all’ora, senza scalare la marcia e con una buona ripresa.
un paio di individui in tuta bianca e rossa hanno armeggiato per una mezza giornata intorno al suo cofano aperto. poi tutto è tornato a posto, e lei quella di sempre

apparte questo è sempre andata benissimo, sempre pronta e fedele: un vero punto di riferimento.

…e si che spesso le ho tirato il collo: sulla cisa più di una volta, ho infilato una 3° oltre i 110 orari, per incollarmi alla strada e affrontare le curve più secche con la massima aderenza, e fare ciao ciao a mercedes e bmw molto più potenti, ma i cui guidatori non osavano tanto.

quando parto, soprattutto d’inverno, do’ per scontato che lei ci sia. che sia pronta.

così, mi sembrava il caso di farle in inchino pieno di gratitudine e di rispetto per tutti i chilometri percorsi insieme.

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