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Archivio Febbraio 2007

non c’è più religione: 25 in politica economica

28 Febbraio 2007 15 commenti

signore e signori, compagne e compagni,
ho preso 25/30 in politica economica.

onestamente sono un po’ stordito da questo successo assolutamente inaspettato.

però approfitto del blog per ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini durante la preparazione.

grazie a tutti,
davvero.

…ancora non ci posso credere…

ps

LUCIANO SANTO SUBITO!

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Vintage, stile, birra e libri. Ma attenzione: ?only the brave?!

27 Febbraio 2007 5 commenti


Domenica sera ho provato un?altra moto. Sono un patito di queste cose: adoro provare mezzi diversi, nuove posizioni di guida, nuove sensazioni e assetti. È un po? come per alcuni playboy andare a letto con ragazze sempre diverse, ma il bello delle moto è che non conoscono la gelosia, hanno sempre lo stesso comportamento e anche se sei brutto e sfigato ti portano in giro lo stesso.

Domenica sera vado sotto casa di Giorgio. Il nostro appuntamento era fissato alle 7 e un quarto. Ma visto il blocco del traffico e l?acqua che per quasi tutto il week end è venuta giù abbiamo posticipato alle 8 e qualche minuto. Io mi sono presentato con il vespone. Lui è uscito con una Kawasaki w650.
?è tipo la Bonneville: adoro le moto vecchie. La vuoi provare??
?Sì?.
Giorgio è salito sul mio vespone, io sulla sua Kawasaki. Manubrio bello grande, motore tranquillo, marce lunghe, posizione di guida quasi eretta. Si è lasciata condurre docilmente per le vie intorno a casa sua, leggera di anteriore, ma con un rombo sordo e tranquillo. Ho pensato a splendide strade lungo mare, alberi ai lati della carreggiata e quella posizione da passeggio con cui sarei andato ovunque.
Seguo la mia vespa (con Giorgio sopra) alla ricerca di un posto dove prenderci una birra e parlare del suo libro. Per un po? spero che non lo trovi, o che comunque ci metta tantissimo perché me la sto godendo davvero.
Arriviamo ad un locale messicano, non troppo lontano da casa mia. Ci scambiamo le chiavi.
?Bellissima?, gli dico.
?Forte la vespa?, mi risponde quasi all?unisono ?Mi piace sempre un casino?.

Entriamo. Un bloody mary per lui, una birra per me. Attacca a parlare del suo libro, della sinossi che gli ho scritto e dei progetti per il futuro.

Giorgio l?ho conosciuto nel settembre del 1992. Eravamo tutti stipati nell?aula magna del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Milano.
Era il secondo anno che ero lì. A giugno mi avevano bocciato alla grande e mi apprestavo a ripetere l?anno. Di fianco a me Alessandro, mio compagno di sventure il primo anno, bocciato anche lui, anche lui ri-iscritto per la seconda volta.
La preside leggeva le composizioni delle nuove classi e noi cercavamo di prendere nota dei nostri nuovi compagni. Solo che quella infame leggeva troppo veloce, e io e Alessandro siamo riusciti a prendere nota solo dei primi nomi. Non siamo andati oltre la lettera C.
?Quanti ne hai presi Ale??
?Pochi. Tu??
?Pochi anche io. Ho un Amini e un Giorgio B??
?Giorgio B. sono io?, mi ha detto una voce di fianco a me. Mi sono voltato e c?era un ragazzone dall?aria sveglia che mi tendeva la mano.

Con Giorgio mi sono sempre trovato bene. Certo lui in pubblico ci sa fare e riesce a catalizzare l?attenzione. Io no. Non l?ho mai invidiato per questo, però alcune volte avrei voluto che la smettesse. Poco male. Giorgio è un amico, di quelli che puoi chiamare quando vuoi e raccontargli i tuoi cazzi. Lui è uno che scherza su tutto, in primo luogo su se stesso. Però è anche capace a modo suo di esserti vicino.

È sempre stato impallinato di scrittura e ha sempre scritto. Da qualche tempo ha dato alla luce un libro ?Voglio il tuo destino?. Quando mi ha chiesto di scrivere la presentazione mi ha fatto molto piacere. Peccato che me lo abbia chiesto in un periodo abbastanza complicato per me. L?esame incombeva, gli articoli pure e dall?ufficio non riuscivo ad avere tregua.
Poi, in un giorno pieno di ansie, paure e pacchetti di sigarette, mi sono messo al portatile e l?ho scritta. Di getto, senza pensarci troppo. Ho riletto, ho corretto qualcosa, e poi gliela ho spedita. Quando mando gli articoli al giornale mi interessa relativamente che vengano bene. Mi basta che siano equilibrati e comprensibili. Se il capo redattore mi fa i complimenti bene, sennò bene uguale. Quando scrivo per un amico ci tengo al risultato finale.
Gliela mando via mail. Lui poco dopo mi risponde entusiasta. Gli scrivo che secondo me perde nel finale, che se mi da del tempo la posso riscrivere. Lui nemmeno mi ascolta. Gli va bene così.

Davanti ad una birra e ad un paio polpette affogate in salsa piccante, mi fa vedere uno stampato con la mia sinossi.
?La presento insieme al libro?, e butta giù il bloody mary.
Io sorrido. Un po?imbarazzato ma contento.

Da quando siamo arrivati al locale lui ha appoggiato sul tavolo una scatolina bianca.
Io ogni tanto ci buttavo l?occhio, ma non mi incuriosiva più di tanto. Dopo quasi un?ora di confronto sul suo libro mi dice ??ma veniamo a questa?.
La apre. Dentro c?è una chiave usb e un portachiavi con scritto ?only the brave?.
È per me.
?Sulla usb troverai il mio nuovo scritto. Se hai qualcosa da aggiungere scrivi pure. Se ti intriga e hai qualcosa da dire, lo scriviamo insieme?.

Adesso Giorgio è nella sua casa in Liguria (?Scrivo e sto un po? da solo. Adoro stare da solo?).
Gli ho scritto una mail chiedendogli il modello esatto della sua moto. Poi d?un tratto mi è venuto in mente che non leggerà la mail prima del suo ritorno. Così ho iniziato una ricerca in internet per scovare il modello.

Mi sembra proprio questa.
Kawasaki w650.

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Simulazione

22 Febbraio 2007 9 commenti

Quando questa mattina ho scollinato la rampa del garage con il mio vespone, un paio di gocce di pioggia mi sono cadute addosso. Una sul labbro inferiore. Ho pensato alla pioggia acida, al labbro che mi si sarebbe liquefatto in pochissimo tempo e alla sfiga che ha previsto la pioggia nel momento preciso in cui sono salito in vespa.

In ufficio non molto da fare: qualche contatto da tenere, un paio di formalità da sbrigare, non molto di più. Però andare in giro con l?aria indaffarata aiuta. A volte convinco anche me stesso di avere qualcosa da fare.

Simulo.

Dovrei riprendere la palestra. Sono ormai due settimane che salto e ho avuto i miei stracazzo di motivi. Adesso, dopo il lavoro, potrei andarci. Infatti mi porto sempre dietro la borsa con i pantaloncini, la maglietta e altre cose che mi servono per cambiarmi. Martedì avevo un mal di testa formidabile. Niente palestra. Ieri il mio bioritmo non si era ancora abituato e così, verso le 18, avevo un senso di pesantezza addosso che, sicuramente, non mi avrebbe permesso si saltellare agilmente sul tappeto da corsa passo dopo passo.
Oggi, onestamente non ne ho voglia. Di sicuro ci andrò sabato mattina, che vuol dire dopo essermi svegliato. Tra le 13 e le 14 potrei essere lì a sudare.

Per il momento simulo.

Qualche sera fa ho ripreso la mia Inter formato play station. Ho vinto un paio di coppe e i soldi sono aumentati. Dopo un paio di campagne acquisti con il portafoglio mezzo pieno (sono un ottimista) il mio 11 ha iniziato ad avere giocatori di tutto rispetto. In porta c?è Dudek, difesa a 4 con Materazzi, Cordoba, J. Zanetti e Nuno Valente. A centrocampo (a 4) ho messo Makelele davanti alla difesa, poi Deco, Dede (onestamente non so chi sia, ma è un esterno di centrocampo brasiliano fortissimo) e Luis Enrique dietro le punte, che sono Cruz e Anelka.
Giochiamo abbastanza bene, abbiamo fatto i preliminari di Champions e ci siamo qualificati.
Prima partita di campionato incontriamo l?Arsenal. Ancora. Che palle.
Giochiamo bene, prendiamo due pali, tiriamo in continuazione ma loro, allo scadere, fanno un tiro che va in gol. Non accetto il risultato. Così spengo senza salvare.
Stasera mi ritroverò di nuovo l?Arsenal di fronte, e simulerò di incontrarlo per la prima volta.

Ieri sera, con mio padre, ci siamo messi a guardare Inter Valencia.
Grande primo tempo dei ragazzi, anche se il Valencia fa subito capire che con loro non si scherza. Tengono palla e tirano forte. Ma i nerazzurri non si spaventano e attaccano. Ibra colpisce il palo, Crespo manca di pochissimo la porta, in due occasioni, di cui una, in tuffo di testa, clamorosa. Riusciamo a buttarla dentro su palla inattiva: Ibra colpisce in acrobazia con la punta del piede, Canizares non trattiene e la palla arriva sulla testa di Cambiasso che insacca. Uno a zero.
Secondo tempo. Teniamo meno il campo, questo è fuori discussione. Giochiamo a folate.
Al 19° però Villa batte una punizione magistrale e Julio Cesar non ci arriva. Uno a uno. Forse si poteva mettere meglio la barriera.
L?Inter allora insiste e piano piano ricostruisce la supremazia in campo con il possesso palla. Entra Cruz, che al 31° della ripresa triangola con Maicon, dando un pallone di ritorno splendido al brasiliano che batte il biondo portiere. Due a uno, e sembra che l?Inter abbia ripreso le redini del gioco. Ma al 41° tutto da rifare. Angolo per gli spagnoli, Ivan Ramiro la mette fuori, ma arriva Silva che tira una bordata bassa e precisa da fuori area. Gol. Due a due.
Ci ributtiamo in avanti, e quando Zanetti prende palla e arriva in area, al gol ci credo. Protegge la sfera, si gira un paio di volte, poi decide di ripartire e viene fallato da dietro. L?arbitro ferma tutto e gli mostra il cartellino giallo.
Ammonito per simulazione.
Tra le poche certezze che ho nella mia vita, c?è quella che il Capitano non simula. Il replay gli darà ragione, ma ormai il danno è fatto.

Il Capitano non simula. E lo dice uno che si simulazioni se ne intende.

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Dopo l?esame

21 Febbraio 2007 2 commenti

?mancano 10 minuti?
Ricopio tutto in bella. La mia scrittura ha sempre avuto grossi problemi di leggibilità. Con gli anni sono migliorato, ma è meglio non rischiare.

Su 5 domande sono abbastanza convinto di averne azzeccate 3. le prime due sul pil: numeri e formule, ma i risultati finali sono numeri dalla grandezza accettabile e plausibile. Poi una domanda teorica sulle esportazioni nette: quasi per caso mi viene in mente tutto quello che c?è da dire al riguardo e scrivo svariate righe per motivare la scelta della risposta A) come risposta corretta.
Altra domanda teorica, stavolta sulla moneta. Scrivo qualcosa: in cuor mio so di non aver centrato il problema, ma so anche che è meglio di niente.
La risposta all?ultimo quesito non mi viene proprio in mente, così lo lascio per ultimo e quando ho finito con gli altri 4, mi restano 10 minuti per pensarci su. Decisamente pochi. Lascio perdere e consegno con 5 minuti di anticipo. Saluto il professore ed esco dall?aula. Prima di ogni altra cosa devo andare in bagno: mi fiondo nel primo che trovo, senza stare a guardare se l?omino stilizzato sulla porta ha i pantaloni o la gonna.
Finalmente mi accendo una sigaretta. La mia voglia di fumare durante la prova era esponenziale. Onestamente mi ha anche sfiorato l?idea di chiedere il permesso per farlo, ma ho accantonato quasi subito l?intenzione.

Fuori dall?aula fumo di gusto. Mi sento strano e leggero.

Lungo la strada verso la macchina chiamo Luisa, poi mia mamma, mio padre
E infine Luciano.
?Come è andata?? ? mi chiede.
?Direi bene?
?Se tu dici ? direi bene ? vuol dire che è andata alla grande?
?Bho, Luciano?speriamo?.
?Dai! Dai! Ne parliamo presto davanti ad una birra?oppure al ristorante arabo che dicevi?
?Da Mido. Come no?! Quando vuoi.?

MI fermo a comprare le camel e raggiungo la macchina al parcheggio. Metto nel lettore uno dei tanti cd chiamato ?varie? e ogni pezzo mi sembra bellissimo.
C?è ancora nebbia. Tanta nebbia su tutta la statale dei Giovi, fino all?altezza di Lacchiarella.
Arrivo a Milano che è una giornata quasi limpida.
Mangio insieme a mia mamma, raccontandole, stavolta più dettagliatamente, come è andata. Poi mi lamento un po? del fatto di dover andare al lavoro nel pomeriggio. Quando la mia principale occupazione era fare lo studente, i pomeriggi post esame erano bellissimi momenti sospesi. Gongolavo tra play station, telefonate, organizzandomi con gli amici disponibili per una serata spensierata.
Stavolta no.
Vado in ufficio per starci 4 ore. Cerco di non prendermela più di tanto e mi avvio sulla solita strada, continuando a ripetermi ?se è andata bene, hai finito con gli esami di economia?.

Adesso tocca aspettare e lavorare più del solito. Una settimana di assenza dal lavoro, nel mio contratto part-time, vuol dire una settimana di presenza full time la settimana successiva, cioè questa. Dovrò aspettare ancora un po? per poter dormire quanto vorrei, svegliarmi a mezzogiorno passato rigirandomi tra le coperte. Onestamente mi secca, perché credo di essermelo meritato.

Per il momento attendo il risultato (che uscirà on line) e cerco di fare passare questa settimana.

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prima dell’esame

20 Febbraio 2007 4 commenti

Cerco di dormire presto. Anche se non voglio illudermi. So che prima delle 11 e mezzo a dire poco non succede niente. Così metto sul lettore dvx ?i milanesi ammazzano al sabato?, film del 1970 di Duccio Tessari, tratto dall?omonimo racconto di Scerbanenco. In realtà credo che questo film sia stato rieditato alla fine degli anni 70, con cambio di titolo (prima si chiamava ?la morte risale a ieri sera?).
Guardo un po? di sequenze. Le prime. Mi accorgo che c?è una leggera sfasatura tra audio e video. Strano: di solito succede con i divx, non con i dvd regolarmente acquistati. Si vede che c?è un problema di doppiaggio della pellicola originale.
Qualche decina di minuti di visione, poi spengo e mi butto su ?American Psycho? di Ellis.
?Ellis secondo me non tiene 400 e rotte pagine. Meno di zero mi è piaciuto molto, ma ho l?impressione che funzioni perché è breve.? Parere di Alberto, che American Psycho non l?ha letto e proprio per questo era curioso di sapere, tramite me, se la sua teoria su Ellis è giusta.
?Appena supero quota 300 pagine te lo dico: per il momento scorre benissimo?, gli ho detto.
Mi metto a leggere Ellis per una mezz?ora, poi provo a spegnere la luce e a dormire. Poco prima di mezzanotte. Il sonno più o meno c?è. È dietro l?angolo, ma per possederlo ci vuole concentrazione e io non ne ho. Tutta la mia immaginazione è impegnata nel tenere lontano gli spettri delle formule, dei grafici, dei modelli economici, delle curve di domanda (che sono sempre negative) e di quelle di offerta (che sono sempre positive).
Non è tanto la prospettiva della bocciatura a preoccuparmi. Il fatto è che questa preparazione mi è costata molto, in termini di fatica e di stress.
Bloccare le mie attività collaterali non è stato facile: né di fatto, né nella mia testa.
Ho dovuto dire una cifra di ?no?, oltre a spostare scadenze. La cosa non mi piace, ma era assolutamente necessaria. Perciò, in caso di fallimento, questo sarebbe un fardello ulteriore. Un grande casino per un nulla di fatto. Cerco di non pensarci e questa attività mi tiene sveglio. Crollo verso l?una o forse le due, in un misto di viaggi in moto, musica alta, estate e mare.
La sveglia è puntata alle 6 e mezzo, ma la mia attività mentale ricomincia verso le 5 e qualcosa e mi sveglia. Sono sfatto: alzarsi un?ora prima per fare le cose con calma è da escludere. Ma è anche da escludere riaddormentarsi. Attendo paziente e un po? prostrato. Il suono della sveglia è preceduto di una frazione di secondo dallo scatto dell?interruttore della stessa. Quella frazione dura tantissimo, segno che non ero ancora del tutto sveglio. Faccio colazione e fuori è buio. Poi vado in bagno e ci resto più di mezz?ora. HO qualcosa dentro che va su e giù, continuo ad avere conati do vomito. Un classico di quando mi sveglio presto e mi metto subito in movimento. Mi vesto e barcollo fino all?ascensore. Non riesco a capacitarmi del fatto che fra poco più di un?ora sarò davanti ad un compito di economia da risolvere. Nella strada per il garage continuo a sputare per terra. Una cosa che odio fare, ma l?alternativa è vomitare tutta la colazione sul marciapiede. Se deglutisco è la fine.
Arrivo alla macchina. Ho freddo e mi sembra che ci metta più del solito a scaldarsi.
Prendo via Ripamonti e già prima di Opera la nebbia avvolge tutto, la brina ricopre ogni singolo filo d?erba intorno alla strada e il termometro della toyota oscilla fra 0 e -1°.
La nebbia verso Pavia si infittisce, hanno cambiato qualche svincolo, il momento fatidico si avvicina e tutto questo basta e avanza per farmi sbagliare strada. Mi innervosisco, cerco una sigaretta e la accendo aprendo un po? del finestrino, dal quale entra subito nebbia e un freddo gelido.
Arrivo a Pavia, anche se dalla parte della stazione, mentre io volevo arrivare da dietro l?università. Questo vuol dire una 20ina di minuti a piedi. In genere anche piacevoli, ma al freddo e prima di un esame sono una mazzata.
Parcheggio la macchina al primo piano di un parcheggio automatizzato davanti alla stazione e lascio la toyota a guardare i binari avvolti dalla nebbia.
MI incammino e dopo pochi passi un conato di vomito acido mi scuote. Non vomito ma ci vado veramente vicino. Una, due, tre volte.
?Stai calmo?, mi ripeto a voce bassa fino a via delle Strade Nuove.
La mia concentrazione è tutta rivolta a cercare di non vomitare, combattendo contro questi cazzo di conati che non mi mollano. Scopro che un buon metodo è respirare a fondo. L?aria sembra lercia a vedersi, ma non ho alternative. Mi convinco che è pulita e così, a grandi respiri, arrivo davanti alla aula E dove c?è il mio esame.
Mi fumo una sigaretta e chiedo ad una ragazza conferma dell?aula e dell?esame. Lei si sfila seccata una cuffia del suo I-Pod, mi dice ?sì? in modo assolutamente neutro, si rimette la cuffia e riprende a fumare.
Entro. Apro il mio libro, quello che mi sono portato per l?occasione. Porto sempre un libro con me agli esami. Il più delle volte è ?L?evasione impossibile? di Sante Notarnicola. Non è un portafortuna. È piuttosto una necessità. Ho bisogno di qualcosa di mio, che rappresenti la mia storia e e che soprattutto relativizzi la tensione del momento pre-esame.
Questa volta ho con me ?El Senor de los Espejos?, una conversazione tra Vasquez Montalban e il Subcomandante Marcos.
Leggo qualche pagina e dopo pochi minuti arriva il professore. Distribuisce i compiti e i fogli ?su cui scrivere numero e matricola?. Scrivo numero e matricola con cura e rimando il momento in cui poserà gli occhi sulle domande.

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Walk on, walk on

17 Febbraio 2007 2 commenti

Mi sento stanco, e sostanzialmente poco pronto. Un classico. Quando questa sensazione si fa molto/troppo forte ripenso a tutto il tempo andato in questa preparazione. Questo mi tranquillizza almeno un po?.

Girano gli House of Pain sul mio pc, ?Truth Crushed to Earth Shall Rise Again?. Album potentissimo del 1996 di cui non ricordo quasi mai il nome completo, abbreviandolo in ?Rise Again?.

C?è un insieme di pensieri, paure, certezze e incertezze che accompagnano questi momenti pre esami.
Sull?orlo dei 30, rimettersi sui libri e decidere di arrivare alla laurea è una scelta che ha qualcosa di fondamentalmente diverso dal parcheggiarsi all?università subito dopo il liceo. È la risorsa tempo a farsi sentire, e vorresti correre, fare in fretta, ottimizzare il tempo.
È la prima volta che sento così forte il bisogno di non sprecare il tempo.

Comunque niente drammi, in ogni caso.
Se mi sento insicuro sulla mia preparazione, la mia sicurezza sul fatto di aver fatto la scelta giusta invece è intatta e inattaccabile.
?
maggio 2005. finale di coppa campioni a Instabul. Milan ? Liverpool.
Nei primi 45 minuti i rossoneri vanno in goal 3 volte: Maldini, Crespo e ancora Crespo.
C?è poca speranza nell?aria per i Reds. Tre goal sotto in un primo tempo di una finale di coppa campioni sono pesanti. Molto pesanti.
Nell?intervallo le squadre ritornano negli spogliatoi e i cronisti italiani iniziano a sbilanciarsi sull?esito finale sempre meno timidamente.
I tifosi del Liverpool alzano le sciarpe, prendendole per le estremità e iniziano a cantare ?You’ll Never Walk Alone?.
Cantano forte, intonati e convinti. Il loro canto mette i brividi. Sicuramente le loro voci sono arrivate fino agli spogliatoi, o almeno così mi piace pensare.
Si rientra in campo e in sei minuti il Liverpool pareggia. Da 3 a zero a 3 a 3: goal del capitano Gerrard, di ?micer e di Xabi Alonso. La partita finisce ai rigori e il Liverpool diventa campione d?Europa 2004/2005.

At the end of the storm,
There’s a golden sky,
And the sweet silver song of the lark.
Walk on through the wind,
Walk on through the rain,
Tough your dreams be tossed and blown?
Walk on, walk on, with hope in your heart,
And you’ll never walk alone?

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è passato così poco, ma già sembra un’altra epoca

15 Febbraio 2007 4 commenti


ci siamo quasi. le giornate sono sempre più calde e sui marciapiedi al sole posso camminare senza cappello, slacciando i primi bottoni della giacca.
peccato non poterselo godere fino in fondo.

chiuso in casa sul libro di economia, ad assimilare dati, regole, grafici, trucchi.

inevitabilmente sono tornato indietro nel tempo, a quando studiare era la mia attività principale. in casa tutto il giorno e piccole pause per constatare che il palinsesto pomeridiano riesce nell’impresa immane di essere peggiore di quello serale.

sono giorni in cui succede poco: almeno nella mia testa. nessuna astrusa riflessione, nessuna citazione, solo quel cazzo di libro e un po’ di play station e di dostoevskij nella pause.

ringrazio tutti quelli che sono passati dal blog per lasciare un saluto, una frase di incoraggiamento, una virtuale pacca sulla spalla.

ringrazio luisa, senza la quale le mie giornate sarebbero ancora più buie.
ringrazio luciano, che è un supporto indispensabile per indicarmi il sentiero in questa giungla di domande aggregate, pil, grafici is-lm.

un ultima cosa.
qualche giorno fa ho sentito una affermazione di erri de luca.
“chi è un vincente secondo lei?”
“don chisciotte”
“don chisciotte??!!”
“sì. perchè vincere o perdere è relativo. l’importante è l’entusiasmo e la voglia che si mette in ogni nuova impresa. don chisciotte ha già vinto, perchè è un idealista e si butta nelle cose, indipendentemente dal successo.”

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ai posti di combattimento

7 Febbraio 2007 14 commenti


scrivo ascoltando hendrix. a fine mattinata un po’ di musica ci vuole, soprattutto il tocco unico e grezzo di jimi sulla sua fender.
mattinata difficile. cose affastellate, impegni e qualche appuntamento.
il cielo grigio non aiuta…qualcosa in più lo fanno le giornate che durano sempre più.

oggi ho mandato un sms al mio coach luciano.
“ci vediamo oggi alle 18: davanti a te troverai un uomo in preda al panico”.
mi ha risposto qualche minuto dopo, dicendomi di non preoccuparmi.

il tempo passa. o meglio: più che passare stringe. stringe lo stomaco e offusca la mente che continua a contare i giorni.
quando si realizza esattamente quanti giorni mancano alle varie scadenze il panico arriva a folate e mi immobilizza.

panico. mi strisciò su per la spina dorsale, come la prima vibrazione di un trip da acido. cominciarono ad apparire tutte quelle orribili realtà”, dice raoul duke svignandosela dal flamingo hotel di las vegas.

il problema è che qui si resta, anche se l’idea di scomparire devo ammettere che mi ha sfiorato.

per il resto giornata di ansia ordinaria, aspettando che passi.

qui sotto la mia personale postazione di combattimento

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una nuova dose di vecchia ansia

6 Febbraio 2007 4 commenti

giornatacce. a tratti anche divertenti, ma la scadenza è sempre qualcosa che mi mette ansia.
devo scrivere un articolo per la redazione cultura e non so da che parte cominciare, il libro di giorgio ancora non l’ho finito, sento luisa al telefono la sera e gli amici come filippo in msn.
ognuno prigioniero delle sue attività…e noi siamo anche la parte più fortunata dell’umanità, quella che più o meno può scegliere cosa fare e non deve stare 8 ore in fabbrica.

ieri sono stato alla mia prima conferenza stampa. ore 12 e 30 al luminal di milano.
esco di casa, salgo in moto e chiudo nel bauletto la mia borsa a tracolla con tanto di moleskine per appunti, moleskine agenda e un campionario di penne e matite.
il luminal lo trovo quasi subito: via monte grappa fa angolo con via melchiorre gioia ed è temporaneamente chiusa in fondo per lavori.
parcheggio la moto, prendo la borsa e lascio il casco nel bauletto.
eccomi davanti all’ingresso. ci sono un paio di personaggi che hanno tutta l’aria di essere degli habituè di eventi del genere e stanno fuori a fumare aggrappati ai loro cellulari. anche io mi fumo una sigaretta prima di entrare e mentre aspiro guardo oltre la porta a vetri: c’è un banchetto con scritto “stampa”, dietro due stanghe (una bionda e una mora) agghindatissime e dal sorriso un po’ di circostanza.
finisco la sigaretta ed entro. un giovane alla porta mi saluta cordialmente dandomi del lei ed eccomi al banchetto stampa.
“scrivo per la voce d’italia, mi chiamo…”
“ah sì sì…prego!” e mi porge una cartelletta bianca con dentro due comunicati stampa mentre una delle due algide mi passa un cartone formato vecchi vinili, con dentro il cd e una maglietta.
ringrazio e mi accomodo.
intorno a me è tutto un brulicare di addetti ai lavori. ci si saluta da un capo all’altro del locale, si parla di altri eventi come questi e di articoli eccezionali pubblicati sulle testate più disparate.
mi guardo un po’ intorno, poi tiro fuori il mio moleskine da appunti, prendo il comunicato stampa, e inizio a scrivere l’articolo. in un quarto d’ora scarso ho già scritto abbastanza, mentre intorno a me continua il brusìo.
quelli che si sbattono di più sonoi cameramen: hanno delle telecamenre pensantissime sulla spalla, fili e jack ovunque e vanno avanti e indietro schivando gradini e borse lasciate per terra.
verso mezziogiorno e mezzo tutti si scatenano. è arrivato maldini, mentre vieri, sentendo due che parlavano di fianco a me, non verrà.
maldini viene assediato dai flash, i cameramen si spintonano e tutti gridano “paolo!..paolo! ..guarda qui per favore!”.
poi paolo si siede al suo posto, dice che vieri non è stato molto bene e iniziano le domande dei cosidetti “miei colleghi”.
racconta un po’ di come è nata l’idea di fare questa compilation e io scrivo freneticamente ogni domanda ed ogni risposta. altri preferiscono avvicinare i microfoni dei loro registratori alla cassa da cui esce la voce microfonata del capitano del milan. a vederli sono un po’ ridicoli: tutti con il braccio teso verso l’amplificatore appeso al muro.
di fianco a me si siedono due tipiche esponenti della milano glamour. sui 35 anni, curatissime, alte, aria decisamente snob. non prendono appunti, non hanno registratori e parlottano tutto il tempo.

in una mezz’ora maldini risponde alla domande e la conferenza stampa è chiusa.
mentre ripongo il mio quaderno una delle due tipe mi dice “ti abbiamo disturbato eh?”
“no, non vi preoccupate. ero concentratissimo sulle parole di maldini”
ridono e una delle due mi sembra di conoscerla.
ma “dove è che ci siamo già visti?” sembra il più squallido degli approcci e poi non me ne grega nulla di fare il simpatico. così non dico nulla, anche se la mia domanda resta nell’aria.

esco.
il ragazzo all’igresso appena mi vede arrivare mi apre la porta e mi saluta: credo non mi sia mai successo.
lo saluto anche io e lo ringrazio.

la mia giornata trascorre in ufficio, svolgo le mie mansioni e, tornato a casa trascrivo i miei appunti, aggiungo qualcosa e l’articolo è pronto.

spedisco tutto al caporedattore e mi prendo un paio d’ore per fumare con calma e rilassarmi un po’.
“domani sarà un altro giorno angosciante” penso.
….
oggi mi sveglio ed è esattamente così

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qualcosa di diverso

4 Febbraio 2007 6 commenti

?stai tranquillo. Sono solo le 10 del mattino. Dormi ancora un po??.
Mi giro dall?altra parte, un po? inquieto: ?Ho un sacco di roba da fare?.
?Sì, è vero, ma pensa che oggi puoi dedicare l?intera giornata ai tuoi articoli, alla presentazione che devi scrivere. Hai tutto il giorno, senza nemmeno la tentazione delle partite?.
?.
Nel letto, sotto al piumone, abbracciato al cuscino, cercavo di giustificare a me stesso la voglia di dormire e di tenere un po? a bada l?ansia delle cose da fare, con il tempo che passa, fregandosene come sempre.
Riapro gli occhi. Il dialogo fra me e me è finito. Mi sento molto riposato: ieri sera mi sono visto con Luisa e lei era reduce da una influenza lunga e cattiva. Non era il caso di fare notte fonda. Così, dopo una splendida serata insieme, prima di mezzanotte l?ho riportata a casa e io, entro l?una, ero già a dormire.

Oggi devo assolutamente scrivere l?articolo sul nuovo album di Pino Daniele. Finalmente devo recensire un artista degno di questo nome. Di tempo ce n?è, perché se mi ricordo bene il comunicato stampa, l?uscita è prevista per il 16 febbraio. Però tanto vale scriverlo subito e, se nel frattempo arriveranno altri comunicati con nuove notizie, non sarà difficile infilarle tra una riga e l?altra.
Oggi vorrei anche finire il libro del mio amico Giorgio, ?Voglio il tuo destino?. Questa sua prima (auto)produzione è stata una piacevole sorpresa. Aldilà dell?affetto e dell?amicizia che mi lega a lui, penso che obiettivamente il libro abbia una ottima costruzione della trama e un ritmo che accelera e rallenta tenendoti sempre attento e incuriosito. Certo devo finirlo e soprattutto capire bene che cosa è una sinossi. Vorrei riuscire a scrivere qualcosa di spontaneo, molto meno strutturato rispetto agli articoli che mando al giornale, dove sono molto attento all?equilibrio tra le parti e a fare in modo che la notizia venga fuori in maniera chiara e netta. Per la sinossi del suo libro vorrei tenermi su uno stile più simile a quello che spaccio da questo blog. Un qualcosa di diretto e a tratti visionario, senza badare troppo alla struttura.
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Domani ho la mia prima conferenza stampa. Qualche giorno fa mi è arrivata una mail dal caporedattore che chiedeva, chi fosse interessato ad andare alla presentazione di un cd. Messa così sembrava interessante. Continuando a leggere ho scoperto che il cd in questione si chiama ?sweet hits? ed è l?ultimo nato della serie di prodotti, ?sweet years?, il marchio, gestito da Paolo Maldini e Christian Vieri, che fin?ora ha sfornato magliette, felpe, orologi e persino una macchina (peugeot 206 versione sweet years).
Domani, alle 12 e 30, in un posto a me sconosciuto vicino al teatro Smeraldo, i due calciatori presenteranno alla stampa questo cd, che è una compilation di brani gggiovani e glamour scelti dai due giocatori?almeno così c?è scritto nel comunicato stampa.
?Buttati nelle cose, non starle sempre a guardare?: mi sono tornate in mente queste parole e così ho deciso di buttarmi. Mando una mail al caporedattore: ?ciao Fra, io non ho mai seguito una conferenza stampa, ma se mi dai due coordinate ci vado io?.
Fra mi risponde.
?Prendi appunti, fai qualche domanda, ritira il materiale che ti daranno e scrivi l?articolo?.
Ok. Mi è più o meno tutto chiaro. In fondo non credo che sarà troppo difficile.
Dopo qualche ora mi arriva un’altra mail ?ti confermo che ti ho messo in accredito stampa?.
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Sorrido. Mi viene in mente una delle prime scene di ?Paura e disgusto a Las Vegas?, del maestro Thompson. Raul Duke (alter ego di Thompson) e il suo avvocato arrivano a Las Vegas strafatti di acido. Devono farsi accreditare per avere la stanza in uno degli alberghi più fighi di Las Vegas, ma Raul Duke, in coda alla reception dell?albergo, è in delirio da acido. È sudato fradicio e ha una macchina da scrivere stretta al petto. Cerca di farsi forza. ?Ignora questa terribile droga ? si ripete ? fai come se non stesse facendo effetto?devi solo dire nome, qualifica, e testata giornalistica?.
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Appena acquisisco un po? di dimestichezza con il mondo del giornalismo, giuro che mi presenterò anche io strafatto ad un accredito stampa: una specie di tributo all?inventore del Gonzo Journalism.
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Così oggi mi tocca scrivere. Scrivere e leggere. Splendida attività, se non fosse che da corollario ce ne sono altre di cui non mi frega un cazzo, ma che vanno assolutamente portate a termine. Come ad esempio studiare economia (l?esame si avvicina) e finire un lavoro per l?ufficio dove lavoro (al momento la mia unica e sicura fonte di reddito).

Domenica strana, senza campionato e con la scomparsa di quella lieve tensione per la partitissima Inter ? Roma. È un po? come quando ti spostano l?esame.
Sono molto dispiaciuto per quanto è accaduto. C?è una miseria di fondo in tutta questa vicenda. Morire per una partita di calcio. Uccidere per una partita di calcio.
Io sono un tifoso accanito, ma non ho mai perso di vista la natura di fondo del meccanismo che tanto mi affascina: il gioco. Si tratta di un gioco, e se lo amo così tanto è proprio per quello.
Per la mia Inter ho gridato, mi sono sgolato, ho spostato impegni, ho finito pacchetti di sigarette, mi sono preso l?influenza e la febbre ed ho persino pianto?anche se forse era solo un pianto nervoso.
Bellissimo e coinvolgente, assolutamente a sé stante, resta un gioco. Se viene snaturato perde tutto il suo fascino.
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Un?altra cosa.
Vorrei dire a tutti quei compagni che esultano per la caduta di un poliziotto che noi dobbiamo essere diversi. Se tante volte le forze dell?ordine si sono distinte per pestaggi cruenti, 10 contro 1, violenze indiscriminate, sopraffazioni e anche omicidi, noi, se vogliamo realmente distinguerci da loro, dobbiamo essere diversi.
L?umanità, il rispetto e la consapevolezza del valore della vita umana deve essere cioè che ci distingue dalle divise blu. Altrimenti saremo come loro.
Per questo sono molto addolorato per quanto è successo, e dispiacendomi per la morte di un poliziotto non mi sento né meno compagno, né meno estremista.

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