Archivio

Archivio Marzo 2007

tommi.mac

31 Marzo 2007 3 commenti

dopo una lunga notte passata a smanettare tra webcam, programmi per montare la musica, video e foto, questa mattina (cioè: intorno alle tre di questo sabato pomeriggio),
ho deciso di provare a fare la cosa più semplice: scrivere.
c’è un programma molto simile a notepad che sto usando per scrivere questo post. il cosidetto pacchetto office costava uno sproposito, senza contare il fatto che io l’avrei usato
solo per un simil-word.

ieri pomeriggio un tecnico della fnac di milano per quasi 40 minuti ci ha illustrato le meraviglie di questa macchina. gentile e professionale mi ha definitivamente convinto.
“ah una cosa – mi ha detto mentre compilava il foglio per ritirare il pc – ti avverto: il mac è un tunnel. è più facile uscire dalla dipendenza dalla droga che da questo.”
“ok, non chiedo di meglio”, gli ho risposto. una dipendenza in più, ho pensato dentro di me.

questa giornata è iniziata molto tardi.
intorno alle 8 e qualcosa ho provato la sensazione i dovermi svegliare di lì a poco. per fortuna c’è sempre la mia parte razionale che mi dice di stare tranquillo e continuare a dormire.
verso le 10 sono stato strappato di nuovo al sonno dalla macchina della lobby degli arrotini. di solito una bmw che gira per il quartiere con un altoparlante gracchioso sul tetto che ripete sempre la stessa
nenia. “donne! è arrivato l’arrotino!”.
ho sempre avuto il sogno proibito di centrare con un petardo il cono dell’amplificatore. ma i petardi li ho finiti da un bel po’ e poi, con un po’ di concentrazione mi sono riaddormentato.
mi sono alzato definitivamente alle 2 e un quarto. colazione, qualche pagina dei “demoni” e la puntata dei Chips su Replay Tv di sky.

oggi dovrei fare tante cose. anzitutto mettere in ordine la foresta di fili che c’è sotto la mia scrivania. adesso i pc in uso sono 3 e ognuno si porta appresso la sua mole di cavi, caricatori e quant’altro.
poi dovrei scaricare il lettore divx per mac e caricare itunes.

per il momento rimando. mi godo questo nuovo mac che, una volta collegato alla rete fastweb, va come un treno.
tutto il resto è da scoprire.

Categorie:Senza categoria Tag:

la giusta distanza tra me e questo mondo malato

29 Marzo 2007 2 commenti


fine giornata.
ancora in ufficio con quella che probabilmente sarà l’ultima sigaretta fumata qui dentro.
mi sento stanco, la schiena continua a farmi male e ho voglia di lavarmi i denti. la giornata è stata lunga e ho bisogno di freschezza.
per tutto il giorno ho avuto un po’ di fumo in tasca. me lo sono dimenticato nei pantaloni e da stamattina, prontivia, mi ha accompagnato per tutta la giornata.
ce l’avevo in tasca mentre venivo in vespa al lavoro, ce l’avevo in tasca mentre parlavo con i colleghi, ce l’avevo in tasca mentre telefonavo con voce professionale, gentile ma distaccata.

me ne sono accorto più o meno a metà mattina e, dopo un primo momento di panico, mi è venuto da ridere.

ho affrontato la classica giornata lavorativa milanese con tanto di traffico intenso e pranzo in pieno centro (anche se devo dire che luisa, con la quale mi sono incontrato a metà giornata, mi ha portato a mangiare in un posto bellissimo).
unica nota piacevole in una giornata di lavoro con tutti i crismi.

apparte la mia felpa un po’ malandata e la maglietta degli assalti frontali sotto e, ovviamente, un po’ di fumo in tasca.

“la giusta distanza fra me e questo mondo malato”
Ganja SmokasAl Mukawama

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

questione di classe

26 Marzo 2007 5 commenti

devo ricominciare.
caschi il mondo devo ricominciare.
assecondarmi nei momenti di non-scrittura va bene, ma fra tutti i miei impegni il blog è quello che mi secca di più non rispettare.

proprio perchè spontaneo e senza obblighi, ci tengo.

ho letto il post di leila (tanto tempo che la conosco e non ho ancora capito dove va la “i”). consiglio a tutti una lettura.

per il resto stasera sento chiudersi il cerchio intorno a me. qualche camel e l’ora legale hanno aiutato questa serata a non essere catastrofica. due giorni con la mia fidanzata mi han fatto capire ancora meglio che una spesa fatta insieme, un paio di amici e un buon film sono cose che fanno bene allo spirito.
quando qualche ora fa è sparita dento al suo portone, mi ha assalito la solita sensazione di scoramento mista a incazzatura. il solo sforzo di cercare parole per descrivere come mi sentivo mi fa incazzare. perciò lascio perdere. i post troppo incarogniti non li ho mai apprezzati con il senno di poi.

la settimana passata è stata molto veloce e faticosa. in ufficio ho scelto claudio come collaboratore esterno. io e lui ci troviamo a codificare oltre un migliaio di questionari. lui può solo un paio di giorni la settimana e io, quando lui c’è, vedo di esserci per lavorare con lui.

sto lavorando molto più di quanto preveda il mio contratto. ogni giorno intero passato in ufficio viene segnato sulla mia agenda con un cerchio in tratto pen rosso intorno al numero del giorno.
ogni giorno intero di lavoro equivale ad un giorno di recupero.

ho accumulato quasi una settimana e fra non molto ne avrò messe da parte due. per il momento me le tengo strette, me le spenderò quando farà più caldo e il fuoco sotto ai piedi sarà più difficile da sopportare.

non molto di più.

ho in testa miliardi di cose. la vicinanza di luisa mi fa apprezzare ogni particolare e adesso sono sovrastato.

sovrastato anche dalle cose da fare. ci sarebbe da finire l’articolo per il giornale e poi chiedere un break di almeno due settimane.
ci sarebbe da leggere il nuovo libro di giorgio (cosa che ho fatto) e pensare ad un eventuale contributo (cosa che non ho fatto).

la fretta mi irrita. io sono uno molto lento e che spesso ha bisogno di giorni di nulla tra una scadenza e l’altra. diffido di chi sta aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7. non è normale.

io i miei spazi di ozio e riflessione me li tengo stretti. a costo di doverli strappare.

Categorie:Senza categoria Tag: ,

?Primavera non bussa, lei entra sicura? (F. De Andrè)

16 Marzo 2007 9 commenti

?Domani mattina c?è la riunione: tu ce la fai ad esserci??

“Ma che cazzo vengo a fare? Per non dire una parola, pensare ai fatti miei, sognare di moto, viaggi, mare e splendide ragazze? Non è meglio se svolgo queste attività nel mio letto??

?ah?sì?beh?dunque?a che ora sarebbe??
?Alle 10?
?Vedrò di esserci?
?Grazie?.

Prima o poi il meccanismo a letto tardi – sveglia tardi doveva rompersi.
Questa mattina ho aperto gli occhi. Male alle gambe. Deve essere la corsa di ieri. Colazione con incidente: una volta aperta la pagina delle cultura trovo un lungo articolo di Paolo Mereghetti sul film ?Death of a President?, il lungometraggio di Gabriel Range. Il film lo voglio vedere e così mi sporgo sull?articolo avvicinandomi al tavolo. Leggo le prime righe. A Mereghetti preferisco Morandini, almeno in tema di dizionari del cinema, ma questo articolo mi interessa. Mi avvicino ancora un po? al tavolo e, nel farlo, rovescio la tazza di caffè amaro sul giornale. Non reagisco. Resto a guardare il liquido nero e amaro che impregna il fondo della pagina. Faccio un respiro lungo e asciugo il tutto alla meglio.

Esco di casa. Scendo le scale che mi dividono dal portone alle prese con l?ipod. Voglio selezionare ?Americana? degli Offspring. Però l?album appartiene alla serie ?album sconosciuto? e così vado per tentativi. Cammino a piccoli passi con gli occhi sull?ipod. All?altezza della portineria alzo una mano in segno di saluto senza guardare chi c?è dentro, perché sono troppo preso a cercare il file giusto. E poi non sopporto i miei portinai.

Salgo in vespa e prendo la circonvallazione. All?angolo con via Anelli Dexter Holland si sta sgolando cantandomi nelle orecchie ?Pretty Fly?. ?For a white guy!?, aggiungo io.
Ed è proprio all?angolo con via Anelli che scorgo una figura scura vagamente familiare intenta ad attraversare. Avvicinandomi lo guardo meglio. E mentre lo sorpasso i nostri sguardi si incrociano.
È Kasio (il primo e il più riuscito di una lunga serie di pseudonimi via via sempre più fallimentari).
Mi fermo e torno indietro.
Scambiamo due chiacchere. Sta andando al lavoro.
?Chi si becca stasera??

?Ma manco morto. Stasera vedo Luisa, e non ho voglia di avere gente tra i piedi!?

?eh, bho?vediamo?.vedo Luisa e vorrei stare un po? con lei?.
?Ah..vabbè, sentiamoci lo stesso dai!?
?Ok. Buona giornata?
?Anche a te?.

Arrivo in ufficio. Ore 10 e 10. Della riunione nessuna traccia tanto che per un momento mi sfiora l?idea che sia stata cancellata e che nessuno mi abbia detto niente. Pronto a fare la scena del matto. Ma verso le 10 e 15 qualcuno invita tutti a scendere e ci ritroviamo attorno al tavolo del primo piano.
La riunione dura fino all?una e qualcosa. Ho seguito abbastanza e ho capito qualcosa più del solito.
Ci si organizza e si va fuori a mangiare. Tutti al Bastian Contrario in via della Chiusa. Ambiente raffinato dove ordino una margherita e una birra. Piccola. Mi sfonderei volentieri d?alcol, ma ho già provato la sbornia in ufficio ed è stata una esperienza abbastanza dura da reggere (al contrario non ho mai provato la fattanza da fumo in ufficio?e pensare che quando ero obiettore all?ARCI era quasi una regola).

Rientriamo in ufficio. Faccio di fila 10 telefonate che dovevo fare da un paio di giorni. Via il dente via il dolore. Vanno tutte a buon fine. Solo una mi pone problemi.
??i questionari li abbiamo ritirati, solo che, il numero progressivo che contraddistingue ogni questionario, va attribuito al docente o all?animatore??perché nel caso in cui??

?Cosa cazzo vuoi che me ne freghi del questionario? Non vedo l?ora di uscire da qui, vedere la mia fidanzata, comprare la custodia dell?ipod in silicone e andarmene a casa a farmi una canna. Facci quel cazzo che vuoi del questionario: non me ne può fregare di meno!?

?Dunque il numero progressivo si riferisce agli insegnanti. Loro lo compilano e ve lo rendono. Se ci fossero altri problemi le lascio la mia mail e il mio numero diretto. Non esiti a contattarmi?
?Grazie, molto gentile. Buona giornata?
?Anche a lei. A presto?.

Mando qualche mail e compilo il time budget di marzo. Centinaia di minuti incasellati in celle di un foglio excel. A vederle così non fanno effetto, ma ogni casella riempita in un attimo è stato un giorno di sofferenza, di ?daichemancapoco? e di salite di cui non si vedeva la fine. Ogni casella un gran premio della montagna.

?Nessuno ha indicato il collaboratore esterno per la codifica??
?Io?, rispondo.
?ah?non lo sapevo. Chi è??

?è il mio amico Claudio. Un vero crasto. Lo conosco dai tempi del liceo, quando arrivava in classe con occhialini alla Salvatores e una maglietta rossa con gigantografia del Che. Claudio è un bestemmiatore di tutto rispetto, regge l?alcol da fare invidia e il numero di volte che in tutti questi anni ci siamo trovati sversi è incalcolabile. Giocatore di calcio efficace ed essenziale, ha uno stile tutto suo e per la squadra ha sempre lavorato bene. Claudio non si conosce. Si vive!?

?è un mio amico, persona affidabilissima. Abbiamo studiato insieme. È laureato in sociologia ed è interessato all?ambiente della ricerca?
?Ottimo. Dammi il suo numero che lo chiamo?.

Il resto del pomeriggio è storia di tempo da ammazzare e di progetti su cosa fare di questo caldo e di questa luce.
Vorrei che non si limitasse tutto a vestirsi più leggeri e a dire ?un mese fa a quest?ora era buio?.
Vorrei vivermela. Respirarla senza paure e senza freni.
Un proposito che passa davanti a tutti gli altri. Perché se non riesco a vivermi questa stagione come dico io, tutto il resto va in secondo piano.

Buona stagione a tutti.
Godetevela e spaccate.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

quasi sempre di notte

14 Marzo 2007 3 commenti


è tutto il giorno che mi barcameno con le parole. prima l’articolo sul nuovo cd di mango (al di fuori dei miei gusti, ovviamente) poi un altro pezzo da scrivere su un festival a teramo in memoria di ivan graziani.
per tutto il giorno sono stato lì a soppesare, scegliere, cancellare, tagliare, copiare, rileggere.
avevo quasi finito quando, non so perchè, ho aperto la posta del giornale. mail del capo con il terzo comunicato stampa sul festival di teramo, con informazioni nuove da integrare.
per come avevo costruito l’articolo, quelle nuove informazioni erano da inserire in un periodo che avevo costruito a fatica e, come tutti i periodi non spontanei, stava in piedi con lo sputo.
ho provato ad aggiungere qualcosa, ma la struttura della frase ha barcollato paurosamente. perciò ho chiuso tutto, sono andato a prendere luisa e, insieme, ce ne siamo andati al ristorante arabo di via custodi dove avevamo appuntamento con lucianosantosubito e altri due suoi amici.
ci siamo ingozzati di cibo, di thè alla menta e, only the brave, di dolci arabi a fine pasto.

sono tornato a casa con il vespone, cantando a squarciagola, orfano dell’ipod lasciato a casa. ho pensato che al più presto devo caricarci su un po’ di ska: dopo un po’ il levare mi manca.

arrivato a casa ho acceso meccanicamente il computer e ho dato una occhiata ai contatti di msn. forse è la prima volta che li trovo tutti disconnessi. di solito c’è il giro dei nottambuli: sergio, claudio, il mazzu. stasera nessuno. tutti in altre faccende affaccendati.

mi ha sfiorato l’idea di riaprire quel maledetto articolo e togliermelo una volta per tutte dalle palle, ma la paura di scornarmici un’altra volta mi ha frenato.
la notte non prevede sbattimenti. l’ho sempre vissuta con passione, considerandola uno dei momenti migliori per starsene per i fatti propri. la strada non fa rumore, il telefono non suona e c’è solo il rumore della gente che dorme tutto intorno. bellissimo. una situazione magica di sospensione.
a ben guardare nelle mie notti solitarie han sempre prevalso le attività prive di vincolo. leggere, guardare un film, giocare alla play station oppure scrivere. ma non sono mai riuscito a scrivere un articolo o una relazione di notte. ho sempre pensato che fosse un territorio mio, in cui fare solo quello che mi va.

proprio per questo motivo posto questa foto.
è james coburn, l’irlandese esperto di esplosivi in “giù la testa” di sergio leone. stasera, non so perchè, continuava a vernimi in mente il suo tormentone “giù la testa, coglione!”, ogni qualvolta aveva dato fuoco ad una delle sue micce.
quante volte vorrei gettare un candelotto di dinamite
e poi allontanarmi con passo sicuro dicendo a chi ho di fronte “giù la testa, coglione!”.
ma certe cose le lascio a chi ha lo stile per farle.
almeno per il momento.

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Difficile da descrivere

12 Marzo 2007 3 commenti

Questo è uno dei miei momenti preferiti. Il calore del sole è una sensazione unica. È come qualcosa che ritorna, che consciamente avevo dimenticato e rimosso, ma che inconsciamente è sempre stato dentro di me.
Esco sul terrazzo in ciabatte, maglietta e pantaloncini corti e le immagini mi arrivano in testa a cascata. L?odore dello scarico della moto, le prime idee su dove passare i giorni più caldi, le prime sudate, le strade accessibili, birre gelate buttate giù tra una cazzata e l?altra, progetti, progetti e ancora progetti.
L?Umbria, la Tunisia, la Francia, qualche isola.
?Dov?è che si può andare in moto??
?Dovunque, basta organizzarsi?.

Mi metto sul tavolo del terrazzo con il computer portatile pensando di scrivere qualcosa di eccezionale su quello che sto guardando e l?aria nuova che sto respirando. Quasi sempre va a finire che mi fumo qualcosa guardandomi intorno e il computer va in stand-by.
Poi penso a qualche meta, ma il più delle volte me la fumo senza raggiungerla.

Tra una mezz?ora torno a casa. Probabilmente la sequenza casuale dei brani sull?ipod mi sparerà un grande classico, o forse un reggettone sentito migliaia di volte.
O magari farà come ieri che dopo un pezzo di Matisyahu, tutto sole e levare, è arrivato come un treno il file di ?Bring the Noise?, Public Enemy + Anthrax. Una potenza inaudita, da farti prendere a testate il mondo.

Un attestato di stima sincera in questo senso va ai 27Gioda, gruppo ska di Milano che fa sentire, con le parole ma soprattutto con la musica, la voglia di andare via da questa città. Non è facile trovare espressioni musicali nate in questa valle di lacrime che non risentano dell?ansia e del malumore che questa città mette addosso.

Grazie anche ai 27Gioda, quindi, per essere riusciti a rendere qualcosa che è estremamente chiaro ma difficilmente descrivibile.

Chi volesse approfondire l?argomento può andare sul loro sito e scaricare, gratuitamente i loro pezzi nell?area download (io consiglio ?vestita? e ?sole?)

Riferimenti: 27Gioda

Categorie:Senza categoria Tag: ,

certi notti eccolo qui il mio posto

11 Marzo 2007 4 commenti

c’è stato un po’ di silenzio.
silenzio e rifiuto della scrittura.
da più di una settimana non ho scritto una riga. nè sui miei moleskine, nè per il giornale nè sul blog.
spesso va così e io mi sono sempre assecondato in questi momenti di rigetto.
forse questo è un aspetto che mi allontana dalla scrittura come mestiere.
certe volte non ho proprio niente da dire e con gli anni, abbastanza ormai, ho imparato che saper tacere è una grande virtù.
starsene zitti e basta.

in questa serata di quasi primavera, dopo aver accompagnato Carlo in ospedale per una settimana di esami (con operazione annessa), mi sono sentito in vena. sicuramente lo devo anche al suo spirito. vederlo e sentirlo parlare fa bene all’anima.

le cose da fare si sono affastellate.
ci sono un paio di articoli per il giornale e poi devo mettermi a leggere le pagine scritte da Giorgio e, se mi viene, dare il mio contributo.
al lavoro sembra tutto tranquillo. forse troppo.
mi hanno proposto si specializzarmi nella ricerca qualitativa, studiando l’etnografia e facendo pratica sul campo.
“tommaso, qui di fianco a me, diventerà l’esperto in materia”, ha detto la coordinatrice della ricerca.
io mi sono limitato ad alzare le mani in un gesto che voleva dire “e chi, sennò?”
ottimo. ci posso provare. non garantisco il risultato, ma posso promettere che farò la mia parte. come sempre.

in questi giorni di silenzio, nonchè in questi 30anni, ho messo a fuoco le persone con cui non voglio avere nulla a che fare così come quelle con cui voglio dividere la mia vita.
perchè può succedere che qualcuno tradisca e passi dalla parte opposta.
e può anche succedere che al 40° del primo tempo la butti dentro, facendo passare la sua squadra in vantaggio.
basta non scomporsi e continuare a credere che i colori che si hanno addosso siano gli unici per i quali continuare a vivere e lottare.
e il risultato prima o poi arriva.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

30 anni che faccio questo mestiere

5 Marzo 2007 17 commenti

Quando arriva un giorno che aspetto mi sento strano. Eccolo qui, mi viene da dire. E insieme a questo mi verrebbero da dire migliaia di altre cose.
Mi riesce molto molto difficile mettere insieme parole in questa occasione, perché quello che sento è un miscuglio difficile da decifrare. Come assaggiare un piatto particolare, molto elaborato, cercando di capire, dai sapori, cosa c?è dentro.
In questi tre decenni ho avuto la fortuna di sentire molti sapori.

Resto stordito dalla quantità di affetto ricevuta, vero indice di successo nella vita.

Era da qualche anno che pensavo ?pensa quando ne avrò trenta!?. Adesso ci sono dentro. Non cambia granchè.
Anzi: devo ammettere che c?è una punta di orgoglio nell?avere una cifra così tonda e perfetta ad indicare la tua età. Trenta è un numero che incute un certo rispetto.

Per il resto tutto come sempre, se non che il bagaglio è sempre più grande ma, magicamente, non pesa.

Grazie a tutti quelli che hanno deciso di condividere qualcosa in questi trent?anni.

Grazie alla persona che si è sorbita l?ultimo decennio uscendone indenne.

Lo spirito continua.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,