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Archivio Aprile 2007

Nessuna riconciliazione

27 Aprile 2007 5 commenti

Ci sono molte cose da dire. La prima, quella che più mi preme, è che domani si parte. Prima uscita stagionale con la moto. Stasera, finito di lavorare, andrò al box per montare le borse e fissare il bauletto. Poi via.
Questa è sicuramente la cosa che prende il maggior numero dei miei pensieri oggi.

Per un po? di giorni niente blog. Lascio a casa il mio portatile per essere più leggeri e per disintossicarmi un po?. Faccio spesso periodi di disintossicazione dalle cose che mi circondano. A rotazione per settimane faccio a meno del fumo, della play, dell?alcol, della rete internet e di tutte quelle cose con le quali potrei andare avanti ore. Riesco sempre a liberarmi di tutto. Tranne che delle sigarette. Più o meno ne fumo tutti i giorni varie volte.

Il 25 aprile è arrivato. È un appuntamento annuale a cui tengo molto. Come ogni anno sono andato al concentramento a piedi, ho fatto il corteo e sono tornato a casa a piedi. Il 25 aprile è sempre un giorno abbastanza faticoso.
Quest?anno ho avuto di fianco a me Luisa, Licia, Patrizio ? pr comunista, Boris, Alberto, Andrea ? il pazzo. Poi incontri fortuiti come Chiara, Bertram e migliaia di facce conosciute.
È stato bello.
È stato anche il 25 aprile delle polemiche. La Moratti ha parlato dal palco di piazza Duomo (credo sia la prima volta che un sindaco ? a Milano rigorosamente di destra ? si prende la briga di arringare la folla). Onestamente la mia antipatia verso il sindaco è tale per cui non mi posso esprimere sulla giustezza di questa scelta. Per me ha fatto male. Ma io la Moratti proprio non la sopporto. E, per fortuna, non ho nemmeno fatto in tempo a sentirla.
Sono arrivato in piazza mentre stava parlando Bertinotti e alle mie spalle c?era un gruppo di contestatori. Una contestazione molto pacifica, fatta di fischi e slogan.
Compagno presidente della Camera: perché dici che al 25 aprile non si può fischiare? Secondo me è assolutamente lecito, soprattutto se citi l?articolo 11 della nostra Costituzione ricordando che l?Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere casini internazionali. Compagno presidente, te la sei un po? chiamata stavolta. Sei libero di dirlo. Così come sono liberi di fischiarti.

Finita la manifestazione mi sono avviato con Alberto verso casa sua. Abbiamo affondato i denti in un panino al chiosco davanti al tribunale per poi continuare fino a destinazione.
Lì è iniziato lo sciallo. Io e Andrea, scalzi, ci siamo messi a giocare a ping pong, qualcuno rollava e parlava della manifestazione mentre si decideva di ordinare una svalangata di pizze e burritos per i presenti, il cui numero stava crescendo esponenzialmente.
Il cibo è arrivato nel bel mezzo di Chelsea – Liverpool, una splendida partita che sicuramente i compagni del Liverpool sapranno ribaltare nella partita di ritorno.

La serata è trascorsa tranquilla, serena e beata.
Sono tornato a casa in macchina con Leo, che si è gentilmente offerto di darmi un passaggio, visto che i nostri portoni sono a pochi metri di distanza l?uno dall?altro.

La mattina dopo me la sono presa comoda. Sveglia tardi con una splendida colazione da solo.
Apro il corriere e trovo riportate le parole del nostro premier (e pensare che l?ho pure votato) che parla della strada per la riconciliazione.
La storia della Resistenza è stata la storia di una contrapposizione. La storia di persone che, senza nessuna cartolina precetto, hanno deciso di combattere contro i fascisti e contro i tedeschi che occupavano le loro terre.

L?Italia ha ucciso il proprio tiranno a differenza dei tedeschi e degli spagnoli (questi ultimi hanno dovuto aspettarne la morte naturale).
Uccidere il proprio tiranno è un gesto che fa la differenza. È stato un atto dovuto nato dal coraggio e dal senso di protezione della propria comunità da parte dei partigiani.
Storie di notti all?adiaccio, di paura, di tensione, di amici e parenti torturati e morti perché non hanno parlato.
Non è stata una lotta per il potere. è stata una lotta per la democrazia, per avere la possibilità di vivere felici e senza più paure, senza più sopraffazioni.
Tutto quello che oggi abbiamo lo dobbiamo a loro e io, personalmente, oltre che essere contrario ad una riconciliazione che cancella tutto questo, non penso di averne nemmeno il diritto.
Io non c?ero, non ero nato nel periodo della lotta partigiana. E onestamente non posso nemmeno dire che se ci fossi stato avrei senza dubbio imbracciato il fucile per andare sui monti, perché non lo so. Forse sarei stato paralizzato dalla paura e avrei chinato il capo come molti.
Anche per questo, io oggi non posso avere la presunzione di dire ?pacifichiamoci?. Non spetta a me né a nessuno della nostra generazione.

Posso solo portare con me l?insegnamento della Resistenza, difenderne la memoria contro chi dice che, in fondo, ognuno aveva i suoi motivi per combattere, anche se dalla parte sbagliata.
No.
Chi ha combattuto un regime non sarà mai uguale a chi lo ha difeso.

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23 Aprile 2007 12 commenti

Ieri mi sono alzato tardi. La sera prima avevo guadagnato il letto verso le 5 del mattino. Un pezzettino di ?Roma violenta? e sono crollato.

Mattina dopo sveglia all?una e un quarto. Barcollo. Faccio colazione e passo un?oretta davanti al pc. Suona il mio cellulare (l?avevo lasciato acceso tutta la notte).
Il mio ?pronto? era basso e addormentato.

?Ma che ti ho svegliato??, mi chiede Emanuele.
?No no?tranquillo?.tu piuttosto dove sei?? dalla sua parte c?è un casino pazzesco.
?Indovina?
?Non saprei?
?Sono a Siena. Fa un caldo da morì!?

Sono contento che a supportare la nostra squadra in una trasferta delicata come quella di Siena ci sia Emanuele, un vero interista.

?Sei con i tifosi dell?Inter??
?No no. Sono in tribuna. Da qui si vede benissimo?.

Inizia la partita. In difesa siamo incerti, e comunque il Siena si fa valere. In attacco siamo meno efficaci del solito, anche se la coppia d?attacco Cruz ? Zlatan (detto ?Ibracadabra?, così come ?Zlatanasso?) è una delle mie preferite.

Ma è Materazzi che segna il primo goal avventandosi di piede su un pallone in area davanti al quale Zlatan e qualcun altro cincischiavano.
Uno a zero.
Il Siena non è domo e pareggia. Nel frattempo arrivano belle notizie da Bergamo. Doni e Zampagna hanno trafitto i giallorossi due volte; Zampagna (il compagno Zampagna) tra l?altro con un goal splendido.

Dobbiamo fare un goal. Penso a Emanuele, sudato e smadonnante sulle tribune dello stadio di Siena.
Poi Manninger stende Cruz sulla linea laterale dell?area di rigore. I senesi protestano. Al replay si vede come l?entrata di Manninger abbia il suo culmine dentro l?aera. È calcio di rigore.
Arriva Materazzi. Sguardo sicuro e la butta dentro.
Esulta, ma il rigore è da ribattere. Non so perché. Forse troppa gente dentro l?aera al momento del tiro. Cruz e qualcun altro protestano. Materazzi no. Resta calmo, imperturbabile. Guarda la porta avversaria dove, per la seconda volta di fila, scaraventa il pallone di sinistro. Siamo in vantaggio e così stando le cose siamo campioni d?Italia.

Il campo di Bergamo è in ritardo di 4 minuti e una manciata di secondi rispetto a quello di Siena.
L?Inter finisce la sua partita vincendo 2 a 1. A Bergamo si gioca ancora, e il risultato è identico: 2 a 1 per l?Atalanta sulla Roma. In campo se ne fregano. Iniziano ad esultare e vanno sotto la curva. Io conosco queste situazioni e ho paura. Basta un niente, basta un tiro-goal (come direbbe Ferrentino) per spegnere tutti i festeggiamenti e rimandare tutto di 7 giorni.

C?è una inquadratura bellissima. Stankovic e Cordoba che si guardano negli occhi con un lieve sorriso. Poi di colpo il loro volti si rilassano. Si abbracciano. È arrivato il fischio finale da Bergamo. Abbiamo vinto.

Infilo la maglietta di Zanetti, salgo in vespa e inizio a girare. Passo a prendere Alberto che esce di casa con una stilosissima maglietta di Zamorano.
Si va verso il centro, continuando al suonare il clacson della vespa e alzando le mani in segno di vittoria. Parcheggiamo in piazza Diaz e ci avviamo a piedi in Duomo. Lì non c?è nulla di organizzato. Niente megaschermi, niente altoparlanti. Un mare di bandiere, di magliette e di sciarpe.
Si canta, si accendono fumogeni e iniziano ad arrivare casse di birra.
Io scatto foto su foto. Faccio anche qualche filmato ma perlopiù sto fermo a guardare. Mi sembra incredibile. Riaffiorano i ricordi dell?89. Anche se quell?anno, per i cortei, mi dovevo affidare ai miei, che non sono propriamente adatti a questo tipo di situazioni. Così, dopo un breve giretto, la festa per il tredicesimo scudetto me la sono dovuta sentire perlopiù dal mio terrazzo.

Oggi invece me la godo. Dopo piazza duomo risaliamo in vespa e ci facciamo un altro giro. Poi, finiamo a casa di Michele, a drogarci di servizi, speciali, immagini e commenti.

Sono felice. Avevo bisogno di vedere i miei colori sventolare.

Aldilà della freddezza di Materazzi, del senso della posizione di Cordoba, delle sgroppate di Maicon e Maxwell sulle fasce, delle finezze di Figo, dei giochi di prestigio di Zlatan, della concretezza di Cruz, del gioco che Mancini ha saputo dare a questa squadra, un grazie particolare va al Capitano.

Lui c?è stato sempre. Nei momenti bui, nelle annate storte, nei momenti di rabbia e di impotenza per un sistema calcio che, era chiaro, non ci avrebbe mai dato la possibilità di arrivare primi.

Grazie per essere rimasto con noi.
Sei un vero Capitano.

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una postata da campione

22 Aprile 2007 5 commenti

con il vespone in lungo e in largo per il centro di milano.
alberto con la maglietta di zamorano. io quella del capitano.

poi piazza duomo, casino, fumogeni, urla e birre.
ero estasiato davanti a quelle urla, davanti a quei colori.

adesso via a mangiare per poi tornare nella movida.

siamo campioni.

nient’altro da aggiungere

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per l’Inter (2)

20 Aprile 2007 6 commenti

Non bisogna mai abituarsi. Bisogna sempre ragionare sui lunghi periodi anche se nessun lungo periodo ci mette al riparo dal carattere inter.

Ok. Non è successo niente. Abbiamo perso la prima partita della stagione quando era assolutamente necessario vincere. O quantomeno pareggiare per rimandare tutto di qualche giorno.
Abbiamo perso. Adesso ci servono sei punti. Sei punti per tirare fuori quell?urlo liberatorio che aspetta da tanto tempo.

Per il momento resto calmo. Calmo e consapevole di tifare per un grande club, una squadra piena zeppa di campioni che ha voglia di festeggiare come tutti noi.

Alla prossima.
Comincio la mia giornata lavorativa cercando di portare a casa almeno un pareggio.

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Per l?Inter

18 Aprile 2007 7 commenti


È strano quando arriva un giorno che aspettavo da tempo. Per tutto l?anno, anzi: in tutti questi anni ho pensato a come sarebbe stato un pomeriggio da scudetto.

Mi sono svegliato come al solito, ho fatto colazione come al solito e ho sfogliato il corriere Milano sul quale, in prima pagina, c?era il rimando ad un articolo sul pomeriggio di oggi. La foto era di un tifoso nerazzurro con la faccia angosciata mentre guarda una tv.

La partita sulla mia moleskine agenda è segnata per le 20 e 30. orario perfetto. Invece, non so per quali oscure trame, è stata anticipata alle 17 e 30. Milano (e non solo) oggi pomeriggio sarà un insieme di permessi per uscire dal lavoro, orecchie tese alla radio e sofferenze immani per chi, dal lavoro, non si può muovere (Peppo, ad esempio, lavora fino alle 22 di stasera: io non ce la farei mai).

Certo, la mia squadra oggi può anche sbagliare: rimediare un pareggio e rimandare tutto alla prossima partita, fuori casa contro il Siena. Non è un dentro/fuori oggi. Non è una finale o un?ultima di campionato. Ma sarebbe molto importante chiudere qui la stagione, soprattutto giocando contro la Roma, l?unica squadra che quest?anno ci ha dato qualche pensiero.

Sarebbe bello risentire già oggi quell?aria di ?89. Avevo 12 anni compiuti da poco, avevo imparato a memoria la formazione come una filastrocca: Zenga, Bergomi, Brehme (pausa). Matteoli, Ferri Mandorlini (pausa). Poi di fila Bianchi, Berti, Diaz, Matthaus, Serena.
Quell?Inter dei record, allenata da Trapattoni, vinse il campionato con quattro giornate di anticipo. Se oggi vincessimo contro la Roma sarebbero sei.

Oggi è una bella giornata. Io, con addosso la maglia di Capitan Zanetti, ho quasi caldino, ma non importa. Va bene così.

Aspetto. Mantengo la calma e aspetto.
La giornata si prospetta comunque lunga.

Qui sotto la foto di qualcuno che, anche se oggi non scende in campo, vince comunque lo scudetto insieme a tutti noi.

1+8 = Ivan Zamorano

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Anzitutto una buona connessione

17 Aprile 2007 3 commenti

L?effetto dell?antistaminico scende. Le gambe non hanno più formicolio e la testa è quasi in pari con quello che succede intorno. Non che vada bene, sia chiaro. Sarei rimasto molto volentieri a casa ad approfondire la questione sul disastro di Severo del 76 (mi sto occupando di questo, al lavoro) oppure a dare un’altra spallata ai ?Demoni?. Poi il fuoridentro con il terrazzo mi esalta. Ieri pomeriggio mi ero messo al tavolo fuori e ho beccato una connessione wirless libera e veloce. Il mio mac l?ha individuata subito e ci si è attaccato. Così ho navigato, mandato mail, scaricato alcune foto con davanti il bellissimo panorama del parco Marinai d?Italia. Il parco non è un granchè (vero Lé?!), ma dall?alto sembra quasi bello. Verde, se non altro.

Adesso invece sono in ufficio e almeno fino alle 18 mi tocca stare qui.

Nelle prime ore di questa giornata, come ho scritto, non riuscivo a fare altro che stare con gli occhiali da sole appoggiato allo schienale della sedia. Una sedia molto comoda, per fortuna.

Ho cambiato il desktop del mio pc qui in ufficio. Da quasi due mesi una enorme croce cristiana barrata da un divieto con intorno la scritta ?Bad Religion? è stato il mio sfondo.
Bellissimo.
E poi i Bad Religion li adoro. Forse il mio album preferito è ?The New America? dove riescono a mettere insieme rock duro e melodie affascinanti. Un vero gioiello di combat rock.
In più di una occasione, il leader Greg Graffin ha spiegato che il loro simbolo non ha nulla a che vedere con pratiche o attitudini sataniste. La croce barrata vuole sottolineare il rifiuto dei dogmi. Così come in un locale c?è scritto ?vietato fumare?, il divieto è circoscritto ad una zona, ad una situazione. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, fuori dal divieto.

Comunque il desktop è cambiato. È tornato l?E.Z.L.N.. Stessa foto che avevo qualche mese fa, ma stavolta ne ho trovata una con tanto di scritta ?la lucha continua?.

Io ho una stima e un rispetto infinito per l?esperienza neo-zapatista.
L?insurrezione del 1 gennaio 94 ha rappresentato una presa di coscienza ed ha riaffermato il sacrosanto diritto di un popolo di ribellarsi. 500 anni di dignità indigena. Una esplosione che ha travolto l?ingiustizia ed ha riaffermato una identità.
Il SubComandante Marcos ha chiarito da subito che il loro fine non è il potere, ma è la possibilità di creare le condizioni per poter vivere senza sfruttamento, senza più morti per mancanza di cibo acqua, medicine. E se per riaffermare il diritto di esistere come popolo bisogna imbracciare un fucile, allora lo si faccia. Ma solo perché è l?unica via.

?Sui nostri fucili c?è legato un fazzoletto bianco. I nostri sono fucili che sperano di andare presto in disuso?.

Da quel giorno ho iniziato a comprare tutto quello che riguardava l?EZLN e il Chiapas. Le parole del SubComandante sono parole da rivoluzionario. Il suo pensiero è un misto di storia, poesia, dolcezza, convinzioni, riflessioni sul linguaggio e sulla vita. Sono testi quantomai politici, perché la politica non esiste, se non è una riflessione sulla vita e su tutti i suoi aspetti.

Io ogni volta che leggevo le sue parole iniziavo a camminare sospeso. Questi anni in cui sono cresciuto sono stati molto avidi di soddisfazioni politiche. Ma questa esperienza aldilà dell?oceano è tutta nostra. Una rivoluzione dei nostri tempi. Una rivoluzione senza dogmi che se da un lato risolveva una situazione di indigenza contingente, dall?altro rinnovava il linguaggio e le prospettive della lotta contro il male di questo secolo: il neoliberismo.

Poi mi sono dovuto scontrare contro le solite resistenze. Persone ufficialmente di sinistra che non hanno degnato di uno sguardo quella esperienza. Persone che pensano alla nuova politica, alle competenze tecniche e al partito democratico. Una veste lucida e patinata che dietro ha una aridità di linguaggio disarmante, la completa rimozione del concetto di politica come arte del vivere quotidiano.

Mi viene il dubbio che granparte della nostra sinistra non sia più capace di capire certi slanci, e che quindi non sia più sinistra.
Non solo.
Ho notato una sorta di superiorità, di sufficienza: ?non possiamo uscire dalla nostra empasse politica, guardando ad una rivolta indigena dall?altra parte del mondo?.
Chiaro. Guardiamo in casa nostra. E guardando in casa nostra, rifacendoci alla grande tradizione socialdemocratica europea, va a finire che non siamo in grado di capire che Putin è un criminale di guerra, che Blair rappresenta la sinistra riformista-laburista cui anelate e che da vari anni è a 90 gradi con gli stati uniti d?america. Poi c?è la questione tutta italiana del criminale di Arcore, che vince ogni volta che qualcuno dei nostri gli riconosce doti di grande comunicatore.

Forse la nostra sinistra ha rimosso quella sensibilità rivoluzionaria di cui parlava il Che e che ci doveva spingere ad essere felici per una bandiera di libertà innalzata in qualunque parte del mondo.

Che noi non possiamo (per il momento) scendere in armi contro questo sistema mi pare ovvio. Ma la lezione che ci arriva dal sudest messicano ci deve insegnare che ognuno deve trovare il suo modo, la sua via, per riaffermare la propria dignità di singolo e di collettività. Costi quello che costi.

Perché se non si fa questo non si è nulla?non si è nemmeno più in grado di guardare negli occhi chi fino ad un attimo prima ci ha camminato in testa e gridargli a pieni polmoni ?YA BASTA!?

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stress e allergia

17 Aprile 2007 2 commenti

a pezzi.
già in ufficio con l’occhiale nero a nascondere l’occhio che ogni tanto si chiude e ripensa con nostaglia al letto. reactine in corpo che avrà fatto interferenza con diosacosaltro e il risultato è intontimento unito ad un formicolio lungo gli arti, soprattutto le gambe.
la giornata è una montagna da scalare in queste condizioni.
e domani mi toccherà arrivare ancora prima per poter uscire alle 5.
ci giochiamo la possibilità di vincere lo scudetto, in un turno infrasettimanale nel tardo pomeriggio.

è proprio vero che le fonti di stress non finiscono mai.

buona giornata a tutti.

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Sono preso bene

13 Aprile 2007 4 commenti


??a loro piace di più l?hip-hop. Io sono più rockettara?.
?io adoro l?hip-hop. Così come amo il rock. Avevi letto il pezzo in cui spiegavo perché ero uscito dal sound system??
?il problema è che la radio è una?
?eh sì?
?no?
?vabbè, comunque per me l?una non esiste senza l?altra. Come passioni musicali, dico?
?in che senso??
?il rap è la cosa più vicina al rock. Per certi versi.?
?dici??
?sì. Lo dice anche chuck-D. anzi. Per primo l?ha detto lui.?

Stasera è calma. Ho chiamato il vecchio Graziano per fargli gli auguri. Il suo cellulare è spento. Lo abbiamo chiamato anche ieri sera, a casa di Giorgio. Anzi. A dire la verità l?ha chiamato lui. Non rispondeva.
Poi è toccato a Peppo. Peppo e Graziano compiono gli anni nello stesso giorno, ma non dello stesso anno.
È sempre un piacere sentire il maestro. Anche se mi ha dato una notizia brutta: sfighe che succedono spesso a persone a cui vogliamo bene. Ma Peppo è quadrato. Vorrei avere io un po? dello stile che ha lui nell?affrontare le cose.
Ci siamo salutati mentre vicino a lui e al suo cellulare si stava avvicinando Paolo, altro personaggio di tutto rispetto: batteria e Inter nella sua vita. La prima suonata, la seconda amata con il cuore.

Una volta al pc ho iniziato a vagare per you tube. Avessi una posizione più comoda me lo guarderei, proprio come una televisione, comodamente seduto.
Qualcuno entrava e usciva da messanger: lucine verdi dietro le quali sai che c?è un tuo amico, anche lui tutto preso dai suoi trip computeristici.
Io ho iniziato a cercare tra i video degli Aerosmith. Mi sono visto ?Pink?, che adoro. Poi, una occhiata al classici ?Cryi?n? e ?Crazy? e anche ad una da me sconosciuta ?What it takes?.
Ho clikkato ?Walk This Way?, with Run Dmc.
Un pezzo eccezionale, di musica e di storia. Il rock più forte, assoluto e ?stoniano? insieme ad un gruppo indiscutibile come i Run Dmc. Con un mix così, il resto vien da sé.
Il video di ?Walk this Way? racchiude in 4 minuti e pochi secondi il rapporto tra musica rap e musica rock.
All?inizio fastidio reciproco, voglia di sovrastare l?altro, assoluta convinzione di essere meglio dell?altro. Poi, tra basi che salgono, Joe Perry che ci da dentro, scratch, Steven Tyler che tira fuori la voce, entrambi si accorgono che hanno qualcosa in comune, che i grooves si sovrappongono al millesimo e che insieme suonano bene. Cazzo se suonano bene. Allora il resto diventa solo dare il meglio per fare crescere ancora di più questa cosa nuova appena nata, che dopo pochi minuti di vita ha già sbaragliato il campo.

È bello vedere due stili incontrarsi fino a confondersi tra loro. In fondo è una metafora della vita.
Mettere insieme due cose che ti piacciono può essere una svolta, tanto imprevedibile quanto efficace.
L?importante è che ci sia stile.
E io ho la fortuna di averne intorno a me persone dalle quali, in fatto di stile, ho molto da imparare.

Qualcosa, fosse anche accidentalmente, dovrà rimanermi attaccato.

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niente male

9 Aprile 2007 Commenti chiusi


Non era per niente male la città, poco fa.
Uscito dalla palestra stavo ascoltando i fatboy slim, ?That Old Pair of Jeans? che sono stati una splendida colonna sonora per corso di Porta Vittoria praticamente vuoto. 4 corsie libere, un autobus e qualche moto. Ottimo.
Ho pensato ai laghi, al mare della liguria presi d?assalto dalle audi targate Milano, cellulari, macchine fotografiche digitali e alla fortuna di non essere lì in mezzo. Mi farò un giro in un giorno di settimana, quando tutti saranno chiusi negli uffici o a spintonarsi e fregarsi i posti nel traffico cittadino.
Dopo la palestra sono arrivato a casa e ho messo la prima sigaretta della giornata in bocca. Ancora mi dovevo fare la doccia. Stavo cercando con lo sguardo lo zippo, ma poi mi sono detto ?cosa te la accendi a fare? Devi ancora farti la doccia, dopo la quale sicuramente te ne accenderai un?altra. Se rimandi di una decina di minuti hai ridotto il tuo numero si sigarette del 50%…almeno nel giro di questa mezz?ora?.
Mi sono trovato convincente e ho rimandato.

Ho fatto una doccia abbastanza fresca, insaponandomi ben bene con generose manate di bagnoschiuma. Poi accappatoio, pantalone corto e una camicia azzurra.

Ho approntato il tavolo del terrazzo con tutti i miei fogli: documenti del lavoro, piani per riunioni strategiche, nuove (almeno per me) tecniche di ricerca. Ho studiato tutto quanto, saltando le parti riguardanti i costi e le stime di bilancio: non c?ho mai capito niente, e sto bene così.
Però devo ammettere che c?erano scritte cose interessanti e alcuni passaggi li ho letti con curiosità.

Sbattimenti per sbattimenti ho aperto la mail del giornale. Non la toccavo da quasi due settimane.
Mi sono sospeso dalla redazione cultura e ho preso le distanze anche da quella dello spettacolo, chiedendo una mole di articoli inferiore anche a costo di essere declassato da ?redattore? a ?collaboratore?.
In fondo, in questi ultimi tempi, era diventato anche quello una fonte di stress. E visto che io adoro scrivere, ma dal suddetto giornale non percepisco alcun compenso (puro volontariato), mi sono chiesto perché non potevo eliminare una fonte di stress dal mio orizzonte. Forse perché mi sono sempre trincerato dietro una nomea di affidabilità. Mi fa star bene la sensazione di essere affidabile e poi, cinicamente, se sei affidabile, nessuno ti scassa i coglioni. Però l?impegno con il giornale stava diventando veramente asfissiante, in cambio di nulla (e non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista dell??arricchimento professionale?).

Poi la sensazione di avere fatto quello che dovevo, di avere – una volta tanto – risolto anziché rimandato, ha liberato numerose endorfine nel mio organismo e me le sono godute tutte.

Non era per niente male la città, poco fa.
Guardandola così vuota e assolata mi sono sentito bene. Mi è salita la voglia di viaggiare, di stare in maglietta e di vedere i miei amici.

Niente male davvero

…qui sotto, un altro momento di endorfine libere e circolanti
(spiaggia di capalbio – gennaio ’07)

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a volte

4 Aprile 2007 7 commenti


Giorni strani.
Mi rendo conto che l?aggettivo ?strano? sia usato a cazzo, quando non si sa cosa dire e non si riesce, o non si ha voglia di fare una disamina accurata.
Il fatto è che io mi sento strano.
È aprile ma non scalpito più di tanto. Ad ottobre e a novembre avrei pagato per avere un clima da aprile fuori di casa. Come clima da aprile non intendo necessariamente il caldo tiepido. Mi basta che sia aprile, che ci sia scritto ?aprile? sulle pagine della mia agenda e sul desktop del mio computer.

Ho preso il largo una volta sola, in questi giorni. Domenica.
Ero in piedi intorno all?una del pomeriggio, ho dato il buongiorno al mio nuovo mac e ho passato con lui quasi due ore. Oltre che dalle prestazioni ero affascinato dal design. Quel nero sottile, il sibilo professionale e costante e la mela su quasi ogni comando, mi hanno rapito. Un altro mondo. Per il momento quasi solo visivamente, ma comunque un altro mondo.
Poi alle tre giocava l?Inter contro il Parma. Ero in astinenza da calcio, e il fatto che ci fosse stata la nazionale, non mi aveva assolutamente dato l?autonomia per stare senza la mia squadra 2 settimane.
Direi che siamo in calo. Se prima le partite le vincevamo non solo con i goal, ma anche con la presenza sul campo, adesso l?Inter è più cinica, e per quanto giochi bene, li vedi che sono con la testa al risultato. Ottimo. Mi va bene così. Godo sempre tanto, quest?anno.

Finita la partita mi sono vestito da esterno (jeans al posto del pantaloncini corti, scarpe al post delle espadrillas) e mi sono avviato verso la moto. Due settimane fa ero andato a pagare l?assicurazione.
?
Quando ho aperto la porta dell?ufficio, con l?assegno in mano, una delle due tipe mi ha chiamato per cognome.
?Si accomodi, la prego?
Mi sono seduto di malavoglia, con ancora la ingombrante giacca sparco addosso.
L?altra delle due tipe compilava i moduli e faceva una cartella unica di quelle che dovevo portarmi via.
?Scusi sa se l?ho sollecitata? ha detto con gli occhi fissi sui vari fogli di diverso colore ?ma se passava un’altra settimana l?assicurazione decadeva e bisognava rifare tutto da capo, così ho pensato??
?Ha fatto benissimo. Non si preoccupi?, ho tagliato corto.
?Mi han fatto pressione anche i capi? e ha indicato il piano superiore con la sua penna color argento.
?Già. Ma sa: è molto che non la uso. E non usandola?ci si dimentica di certe cose?.
Mi sorride e mi guarda con aria di benevolo rimprovero.
Passo qualche secondo a decidere se incazzarmi o meno. Che dei ladri come le compagnie assicurative facciano benevoli rimproveri mi sembra paradossale. Come se ci regalassero qualcosa. E anche se fosse decaduta? A loro che cazzo gliene fregava? Pago un botto di soldi per assicurare la moto e avrò il diritto di dimenticarmene?
Ovviamente lascio perdere. Faccio un sorriso di circostanza e guadagno la porta.
?
Adesso l?assicurazione c?è. C?è tutto, anche la carta verde per espatriare nei paesi della comunità europea. Anche in Romania, quindi.
Arrivo al box, sposto la vespa e accendo la moto.
Finalmente provo i guanti Dainese che mi hanno regalato Cristina e Filippo per il mio compleanno. Sono eccezionali. Aderiscono così bene alle dita che nei primi momenti mi trovo quasi spaesato dalla eccessiva sensibilità. Capisco perché si dice ?calza come un guanto?.
Accendo la Kawasaki ed è talmente tanto tempo che non la guido, che già sulla rampa di uscita mi esalto. Vado verso l?ortomercato, giro a caso nelle vie che mi ispirano di più. Poi faccio il solito giro: Cascina Monluè, piste di Linate, Idroscalo e viale Forlanini per tornare.
Piego più del solito, o almeno così mi sembra. Sono abbastanza accanito e sulle curve intorno alle piste arrivo sempre lanciato scalando all?ultimo, ma senza mai rischiare più di tanto.
Anche la Kawasaki sembrava avesse voglia di sfogarsi.
Ritorno verso casa e vicino a piazza Risorgimento prendo una curva senza tenere conto della perdita di aderenza delle strisce pedonali. La ruota dietro, appena arriva sulla parte di asfalto verniciata, derapa e va verso l?esterno. Ma oggi sono accanito. Sposto un po? il peso (più o meno a caso) e do altro gas. La moto si infila nella via un po? scomposta, ma dopo pochi metri ritorna a posto e io mi sento figo. Stupido e figo.

?Fai qualcosa a pasqua?? mi ha chiesto poco fa Luisa al cellulare.
?Prendo la moto e vado da qualche parte. Se vuoi venire??
?C?è il pranzo. Se vuoi venire tu?magari al ritorno dal giro?
?Ok, così mi rifocilli?.

Penso che risalirò in moto molto presto e, anche se non so come, questo di sicuro mi aiuterà a rendere meno strani questi giorni.
Perché non è che ci sia qualcosa che non va. Qualcosa di preciso. È una sensazione che mi porta a concludere poco. La mattina, anziché occuparmi delle centinaia di cose che ho in sospeso, dormo. Il pomeriggio lavoro 4 ore con l?occhio all?orologio?e oggi ho pure regalato mezz?ora che non ho segnato sul mio time budget. Regalo.
Perché sono un signore, a volte.

Qui sotto il necessario per passare una nottata.

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