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Archivio Maggio 2007

In via Calatafimi, il giovedì, c?è il mercato.

31 Maggio 2007 15 commenti

È stato il ritorno alle coperte di notte a rendere più difficoltoso il risveglio la mattina.
Quando fa caldo, quel caldo con cui Milano sa torturare i suoi abitanti, abbandonare il letto mi costa molta meno fatica. Perché sono sudato e il letto è bollente. Così, quando fa caldo, la mattina è quasi un prontivia.
Invece in questi giorni la temperatura si è abbassata, la notte dormo con la coperta e la mattina sono tornato alla solita vecchia fatica.
Questa mattina non è stato diverso.
Ho fatto sparire dentro al mio zaino una felpa, la cerata, l?agenda, un quaderno, un paio di chiavette usb e il libro di Marcos ?El senor de los espejos?. Sicuramente non avrò un attimo per leggerlo, però mi fa piacere averlo con me e vederlo sul tavolo mentre lavoro.

Stamattina, mentre Dave Grohl mi cantava la parte tranquilla del doppio album ?In your honor?, e io camminavo in sua compagnia verso il garage, ho visto Giorgio in scooter sorpassare la fila di macchine ferme al semaforo di via Spartaco. Ci siamo visti e salutati, ma evidentemente nessuno dei due aveva tempo per fermarsi e fare due chiacchere.

Sono salito in moto e ho fatto la solita strada. Circonvallazione interna, e svolta a destra in via Calatafimi. Facendola tutta si arriva alla circonvallazione ancora più interna (la cosiddetta ?circonvallazione della 94?) e da lì parte via della Chiusa, una via stretta e in pavè che porta in centro. E proprio per questo, la mattina, è un casino. Evidentemente non sono l?unico a conoscere questa strada.
Casino ancora più grande il giovedì, perché, in via Calatafimi, c?è il mercato.
Sul grande marciapiede tra le due corsie, dove di solito sono parcheggiate due file di macchine a spina di pesce, il giovedì parcheggiano i camioncini che trasportano i teloni e le bancarelle del mercato settimanale. Superare la fila di macchine ferme infilandosi tra loro e il marciapiede è più pericoloso del solito, perché i camioncini parcheggiati sono alti, non si vede cosa sta succedendo dietro e molto spesso escono bici, signore con le buste della spesa assolutamente incuranti di quello che sta succedendo sulla strada.
Ma c?è una cosa ancora più pericolosa. Gli odori.
Si viene travolti da zaffate di pesce misto ad acqua stagnante, odore di fritto pesante, oppure è lo scarico di un generatore che brucia miscela al 4% a farti quasi perdere i sensi, mentre passi attraverso la sua nube.

Quando prendo via Calatafimi, il giovedì, e da lontano vedo quell?assembramento di camioncini, teli e bancarelle mi viene male. E ogni volta penso: perché non sono passato dal centro? Perché stamattina non ho sopportato l?assurdo pavè di via Battisti e il casino di piazza Diaz la mattina?

Anche stamattina è andata così. Quando ho ancora il sapore della colazione e del dentifricio in bocca, qualsiasi odore mi fa salire conati di vomito. Anni fa, mentre andavo al liceo, è stato l?odore di una panetteria a farmi vomitare la colazione sul marciapiede di via Bergamo.

Ogni giovedì cerco di resistere e di tenere a bada quel qualcosa che, entrandomi dalle narici, fa smuovere quello che ho nello stomaco e fa di tutto perché lo ributti fuori dalla bocca.
Sono conati cattivi, violenti e, adesso che ci penso, non so quanto sia giusto reprimerli.
Andrebbero tenuti in serbo e tirati fuori con tutta la loro violenza ogni volta che qualcuno mi stressa, ogni volta che qualcuno mi dice cosa fare o ha qualcosa da dire sul mio abbigliamento.
Vomitare senza ritegno sulle scarpe griffate, sui jeans con scritto ?rich? sulle chiappe, sui moduli di pagamento, sui suv parcheggiati sugli scivoli per i disabili, sulle frenesie lavorative, sui clacson che suonano senza motivo, sul telefono che non smette di squillare.

Un conato di vomito acido mattutino può avere un ottimo valore contrattuale.

Per fortuna che in via Calatafimi, il giovedì, c?è il mercato.

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appena iniziato

28 Maggio 2007 6 commenti

prima, seconda, al massimo terza. poi freno e ancora prima.
il motore va a singhiozzo, non riesce mai a scaricare i cavalli. perchè milano, come ogni città, la mattina è un casino.
io penso che questo andare a singhiozzo vada di pari passo con l’assenza di pensiero. l’accelerata lunga e l’andatura costante aiutano a rilassarsi, a respisrare con calma e a riflettere.

a milano è difficile riflettere.

buon inizio ragazzi,
l’importante è non perdersi.

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la doccia porta consiglio

24 Maggio 2007 3 commenti

che caldo.
scotta tutto quanto.
uscire sul terrazzo a piedi nudi quando il sole batte sulle mattonelle è una impresa da fachiri.
però, dopo avere abbondantemente bagnato con acqua, è bellissimo.
scotta la sella della mia moto scotta il volante della macchina.

io non scotto. sudo.
sudo in continuazione, anche adesso che sono fermo al pc a scrivere.

ieri sera tutti da alberto a vedere la partita.

il liverpool mi ha un po’ deluso, e complessivamente devo dire che non è stata una bella gara.
di sicuro lo è stata per i milanisti, che fino a notte fonda hanno festeggiato in giro per milano.

in questo periodo, alle finestre e ai balconi dei palazzi milanesi, si vedono sventolare sia bandiere nerazzurre che rossonere.

questa mattina mi sono svegliato con luisa. alle 7 e 30 ho sentito la sveglia. l’ho spenta e ho riaperto gli occhi alle 8 meno qualche minuto.
ho accompagnato la mia amata in moto fino a via mazzini, poi lei è salita su un tram, mentre io ho continuato la strada fino al mio ufficio.

mi sono messo al pc, ho guardatola posta e ho guardato il blog. poi una riunione improvvisa ci ha tenuti quasi tutti prigionieri giù al pirmo piano.
io per un po’ ho sperato di non essere presente. ho pesnato che e mie competenze non erano abbastanza elevate per partecipare.
busso alla porta di S. e le chiedo: ci devo essere anche io?
“assolutamente sì”, sorridendo.
ho preso la mia agenda, un quaderno e una penna e ho raggiunto gli altri.
devo dire che S. è una gran persona: cerca sempre di coinvolgermi e mi ha sempre offerto cose interessanti da fare.
la stimo e dalle persone che stimo accetto di buon grado gli “assolutamente sì”.

sono uscito all’una, ho inforcato la moto e sono tornato a casa.

il traffico delle mie mail “personali” è intenso e la cosa mi riempie di gioia (quello delle mail “di lavoro” invece è scarsissimo, e anche questo mi riempie di gioia).
mi metto a scrivere, a rispondere e, ovviamente, a vagare per la rete senza meta.

sono giorni che penso al blog di ulz e alla storia di ricky.
sono giorni che penso di dover fare rimbalzare la notizia anche sul mio blog.
però non trovo le parole giuste e spero che per questo mi perdonerete.
preferisco lasciare la parola a ulz e mettervi qui sotto il link ad un blog che vi consiglio di leggere.

leggete con calma.
io nel frattempo vado a farmi una doccia.

Riferimenti: Ricky

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c’mon reds

23 Maggio 2007 4 commenti


correre sul tapis roulant ascoltando “walk of life” dei dire straits era come vivere uno stereotipo anni ’80.
melodia semplice ed efficace, tastiere e ritornello facile facile.
sembrava quasi di impersonificare l’odiato patrick beatman di “american psycho”, uno dei personaggi più vomitevoli della storia della letteratura (almeno di quella a me conosciuta).
ho cambiato cartella sull’ipod e sono andato sui “temple of the dog” che mi han dato molta energia (grezza, tipica di seattle) per completare i miei 25 minuti di corsa, più un paio di riscaldamento e uno di defaticamento.

altra giornata caldissima. prima di tornare a casa sono andato a comprare due casse d’acqua. evidentemente non mi ero defaticato del tutto, perchè la mia fronte continuava a buttare fuori sudore, ormai senza vergogna.
c’è un primo livello di sudore che è un po’ fastidioso: qualche goccia qua e là in faccia, sul petto. la maglietta fa prurito e vivo la situazione con fastidio. poi superato questo primo livello il sudore scende copioso, la camicia è tappezzata di chiazze scure e me ne frego del disagio.
in queste condizioni ero in coda al supermercato. fradicio.
la coda non andava avanti e per evitare di trasformami in d-fens, il personaggio magistralmente interpretato da michael douglas in “un giorno di ordinaria follia” mi sono seduto per terra accanto alle due casse d’acqua.
un commesso è passato guardandomi male, io gli ho sorriso alzando la mia faccia madida di sudore. mi ha lasciato perdere.

ora finalmente a casa. doccia, pantaloncini e una delle mie magliette (pseudo polo) preferite.

è iniziata la serie di mail, sms, telefonate per organizzare la visione della finale di champions league di atene, liverpool – milan.
io tengo per il liverpool.
e non solo perchè gioca contro il milan.
tengo il liverpool perchè mi piace la squadra, mi piace la tifoseria e adoro il loro inno “you’ll never walk alone”…altro che “pazza inter”.

avrei tifato liverpool in ogni caso, contro qualsiasi squadra. eccetto l’inter, ovviamente.

di sicuro il milan fino a qui ha dimostrato di essere una squadra che sa cogliere l’occasione. sono arrivati in finale meritatamente, dimostrando di saper giocare molto bene le partite importanti, quelle da dentro o fuori.
può dare fastidio ammetterlo, ma sul singolo match il milan è forte.

proprio per questo mi aspetto una bella partita. ma nessuna ipocrisia.
se il milan perde, un sorriso mi esce.

come ha detto giustamente filippo (guardacaso, milanista):
“sono un tifoso. non uno sportivo”.

condivido.

la foto qui sotto è stata presa da interisti leninisti: un sito veramente rivoluzionario

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un week end

21 Maggio 2007 5 commenti

Si tratta di una domenica sera. Una domenica sera abbastanza tranquilla, tra l’altro, visto che domani inizio a lavorare alle 2.
Sono un po’ stordito, ma tutto sommato contento e in buona forma.
Assolutamente impreparato ad affrontare una nuova settimana, questo è chiaro, ma il mio stordimento mi aiuta a non pensarci più di tanto. Mi godo questa mite serata di maggio. Fino a una decina di minuti fa ero sul terrazzo a chiaccherare con Alberto. Al contrario di me, lui domani mattina lavora e così ha cercato di limitare i danni andandosene a casa a dormire, sperando in ore di sonno ristoratrici.
Mi spiace che domani mattina lui lavori e io no. In questo mi sento profondamente democratico. Vorrei che la possibilità di avere ritmi rilassati valesse per me così come per le persone a cui voglio bene. Parafrasando quella bellissima frase (che magliette recentemente stampate attribuiscono a Che Guevara) ?sono comunista perchè mi sento vivo e felice solo quando lo sono anche gli altri?, io mi sento vivo e felice quando anche i miei amici possono godersela. Non so se anche per questo sono comunista. Forse un comunista dello sciallo.

In ogni caso meglio ricominciare la storia di questi due giorni dall’inizio.

Venerdì sera mi sono visto con Luisa. L’ho raggiunta al ?noon?, o almeno credo si chiami così il locale in zona piazza Cadorna dove l’ora dell’aperitivo è vissuta con molta precisione.
Lei era lì con alcuni suoi colleghi. Io l’ho raggiunta, ho chiaccherato con i due che conoscevo e siamo riusciti a bere due cuba pagandone uno, senza peraltro avere questa intenzione. Dopo avermi portato il primo cuba, il ragazzo si è dimenticato di chiedermi i soldi e io di certo non l’ho inseguito. Al secondo aveva già resettato tutto.
In moto siamo andati a casa mia, le ho fatto vedere un po’ di novità sul mio pc e, dopo un sacrosanto momento di intimità, l’ho riaccompagnata a casa.
Venerdì notte su Fx trasmettevano ?il ras del quartiere?, film con protagonista Abatantuono vecchia maniera affiancato da un granitico Mauro di Francesco, impegnato nella parodia di Kurt Russel ? Iena Plissken in ?1997 ? Fuga da New York?. La pellicola aveva qualcosa di agghiacciante e ammirevole allo stesso tempo.
Finisce il film e io vado a letto.

Riapro gli occhi sabato con un certo fastidio. Sono le 11 e 30 e io avrei voluto dormire almeno fino a mezzogiorno e mezzo. La prendo con stile e mi alzo. Connetto il cervello più o meno verso l’una e un quarto, accendo il mio mac e mi ci metto di fronte. Cosa ho fatto di preciso non lo saprei dire. Ho aggiornato il software, ho ritoccato alcune foto, ho navigato, ho scritto, ho arricchito l’archivio di itunes e ho ?sincronizzato? l’ipod.
Ho anche usato molto il cellulare. Avevo un gran voglia di uscire, di vedere amici o anche solo di stare fuori e di giare in moto.
Mi arriva un messaggio di Leila, che mi chiede se sono sveglio e che programmi ho per la serata. Le rispondo in modo diplomatico, volendo anche generico, insomma non dico nulla di preciso, se non che mi farebbe molto piacere condividere questa serata.
Poi mi chiama Cristina che mi chiede come va, come stai (Cristina ha sempre il suo stile) e poi se c’erano progetti per la serata. Anche qui tergiverso però le dico che mi farebbe molto piacere vedere lei e Filippo. Poco dopo chiamo Francesco, per fargli gli auguri e per capire se riesco a tirarlo in mezzo per la serata. È a Rovereto, a casa sua. Non so perchè ma ero convinto fosse a Milano. Chiaccheriamo un po’ e ci accordiamo per vedere la finale di Champions insieme davanti ad una birra.
Intanto altri messaggi con Leila. La faccenda inizia a farsi complicata via sms e così lei rompe gli indugi suggerendo di sentirci con una telefonata classica, canonica.
Quando vedo il suo nome comparire sul mio display provo una sensazione strana. Schiacciando il tasto verde sentirò per la prima volta la voce di una persona con la quale ho parlato di tutto, dal calcio alla politica, dai massimi sistemi alle serate più devastanti. Una persona insomma che non faccio difficoltà a definire ?amica?, di cui però non ho mai sentito la voce.
Ci parliamo e in fondo la conversazione non è diversa da una delle nostre mail o da un pomeriggio passato in messenger a chiaccherare del più e del meno. Le dico che non so bene dove andremo a sbattere la testa, ma che comunque potremmo vederci verso le 10 e 30 e che in ogni caso la avrei richiamata io verso l’ora di cena per dirle qualcosa sulla serata.
Metto giù e chiamo Luisa. Cellulare spento. Provo a casa dove risponde sua mamma. Mi dice che è appena uscita e dopo pochi minuti Luisa mi chiama.
Le opzioni sono la Cascina Monluè, la musica del Sound System Bomb the Bass o la festa del M.O.C.I., una serata di beneficenza in uno spazio moto bello in via Tortona. Luisa arriva. Io nel frattempo, per rilassarmi e ragionare meglio, mi sono concesso un assaggio di fumo che, dopo qualche minuto, fa molto più del previsto.
Il pomeriggio sta diventando ora di cena, cerchiamo Cristina che non risponde al cellulare, cerchiamo Filippo che invece ce l’ha spento.
Non so bene che fare e dal rilassamento passo ad un leggero stato d’ansia.
Luisa prende in mano la situazione proponendo, nell’attesa, di andare a mangiare dal siciliano, un ristorante sulla circonvallazione che ti riempie di pesce fresco facendoti spendere cifre più che abbordabili.
Non sono in grado di prendere decisioni, così mi lascio trasportare. Andiamo a prendere la moto e io, strada facendo, inizio ad assaporare il fritto misto, le cozze e tutte quelle cose buonissime che il mare può offrire.
Saliamo in moto e proprio uscendo dal garage suona il mio cellulare. È Cristina che ci chiede che facciamo, scusandosi per non avere risposto. Erano entrambi in palestra (Cristina ha sempre il suo stile).
Ci invitano a cena da loro e dopo un breve tentennamento accettiamo. Sia io che Luisa abbiamo voglia di passare del tempo con loro. Arriviamo vergognosamente a mani vuote e un po’ questa cosa mi piglia male. Lo stato d’ansia si riaffaccia. Ma quando vedo la Bmw di Filippo parcheggiata sotto casa loro, penso che forse stasera si esce con le moto, ed è una cosa che adoro. L’ansia se ne va ed eccoci a casa dei nostri amici.
Filippo mi chiede di accompagnarlo a restituire un film e così ci incamminiamo verso il video noleggio. Per strada chiamo Leila e do appuntamento a lei e ad Andrea per le 10 e 30 nel parcheggio di Romolo. Mi chiede se siamo in moto, io giro la domanda a Filippo che annuisce.
?Sì, saremo in moto?
Poco dopo mi arriva un messaggio che dice ?veniamo in moto pure noi. Cià?.
Stasera tutti su due ruote. Penso a Brando ne ?Il Selvaggio?, ma non so se riusciremo ad essere così dannosi e molesti come il Black Rebel Motorcycle Club.

Dai nostri amici mangio sempre con gusto. Sono poche le case dove mangio con gusto, oltre alla mia. C’è quella di mia sorella, c’era quella di mia nonna e il giardino di casa di Luisa al lago quando suo padre si mette a grigliare.
Mangiamo, ci fumiamo la sigaretta e dopo pochi minuti siamo in circonvallazione direzione Romolo.
Ci fermiamo dalla parte opposta rispetto alla fermata vera e propria e dopo qualche minuto vedo arrivare una moto con due ragazzi sopra. Si fermano e una ragazza scende con il cellulare in mano. Difficile sbagliarsi, direi che sono loro. Salgo in moto, attraverso la strada facendo il pedone (che vuol dire passando sulle strisce pedonali) e li raggiungo.
Eccoli lì. Leila e Andrea.
?Solo??, mi chiede la mia amica vedendomi arrivare.
?No no, gli altri sono dall’altra parte della strada. Seguitemi che li raggiungiamo?.
Eccoci tutti riuniti. Sei persone e tre moto. Pronti per andare.
Il locale dove c’è il Bomb the Bass è poco distante, per non dire attaccato a Romolo. Ci arriviamo in due minuti scarsi.
Leila insiste per offrire un giro di bevute.
?Siamo tanti ? protesto. La seguo fino alla cassa dicendole ? dai, facciamo almeno a metà!?
Non sente ragioni: offre lei.
Andiamo al bancone a riscuotere il nostro scontrino e facciamo un brindisi.

Saluto Giorgio, Kasio, Ruggero e un sacco di altre persone che non vedo da tempo. Rivedo persino il buon Marco M., che non vedevo da un paio di anni, credo.
Gli chiedo se anche lui è in moto
?Lasciamo perdere!?
?Perchè? Hai sempre la stessa endurona Cagiva??
?No, adesso ho una hornet. Ma è guasta. Lasciamo perdere. Parliamo dell’Inter, piuttosto.?
Rido e lo saluto.

Io e Luisa ci mettiamo a chiaccherare con Leila e Andrea. Io provo una sensazione strana, ma è quanto più lontano ci possa essere dall’ansia. Mi sento bene. Parlo con Leila e tutte quelle mail che io e lei ci siamo scambiati adesso sono parole, espressioni del viso, gesti e accenti. Lo trovo bellissimo.
Propongo un altro giro, anche per sdebitarmi ma alla fine a ritrovarci con una birra in mano siamo solo io e Luisa.
La serata continua fra chiacchere, fumo e musica del Sound System.

Sono più o meno le due quando inizia il rituale del congedo. Leila e Luisa sono appoggiate ad una macchina a chiaccherare fitto. Non so di cosa stiano parlando, ma le espressioni del viso danno l’idea di due persone che si trovano sui massimi sistemi.
Poco dopo i nostri amici risalgono sulla loro moto per andare verso casa. Saluto Andrea e la frase ?piacere di averti conosciuto? mi esce assolutamente spontanea.
Saluto Leila e per un attimo penso al suo rientro, al fatto che dovrà momentaneamente lasciare la persona che ama per tornare nella sua città. Forse oltre che comunista dello sciallo sono anche un comunista dell’amore: tutti dovrebbero avere vicino la persona che amano.

Guadagno il mio letto alle 3 e mezzo passate. Crollo addormentato sulle immagini de ?il Ferroviere? di Pietro Germi.

La mattina dopo il fastidio al risveglio diventa quasi irritazione. Sono le 10 e 30 e io mi sono addormentato verso le 4. Sei ore e mezzo di sonno in un week end non sono assolutamente accettabili.
Vado in cucina a bere e torno nel letto. Il sonno sembra scomparso ma io so che se mi concentro è solo questione di tempo. Mi riassopisco senza la percezione di dormire. Poi però guardo l’orologio che segna le due del pomeriggio. Un ora adeguata per una sveglia di domenica.

Mi piazzo davanti al motomondiale. La gomma posteriore di Valentino non funziona. Non va proprio. Lui si lascia sfilare e finisce quinto sotto un’acqua torrenziale. Nota piacevole della gara, il secondo posto di Melandri.
Finisce il motoGp e comincia la partita dell’inter a Bergamo. Partitaccia. Forse il fatto che non conti nulla mi influenza, così, pur tenendo le fila della gara, ogni tanto cambio canale e guardo la tappa del Giro d’Italia, che oggi ha fatto un excursus sul circuito di Fiorano. Strano vedere biciclette da corsa disegnare traiettorie fra cordoli bicolore.
Finisce la tappa, finisce la partita dell’Inter e mi viene in mente che Giorgio, la sera prima, ci aveva invitato per un aperitivo a casa sua. Io non avevo assicurato nulla: la domenica di solito sono in simbiosi con il divano o, in alternativa, con il computer.

Sono uscito sul terrazzo per chiamare Luisa e chiederle se aveva intenzione di andare a trovare Giorgio per un aperitivo. Al contrario delle mie aspettative mi è sembrata possibilista. In fondo è una splendida giornata, ho pensato. Andiamo.

Di nuovo in moto, con Luisa dietro, a cercare di ricordarmi la strada per arrivare alla cascina fuori Milano dove il mio amico è andato ad abitare con la sua Roberta.
Con un po’ di intuito e un po’ di fortuna arrivo diretto al citofono di casa sua, senza chiamarlo nemmeno una volta per farmi rispiegare la strada.
Luisa non aveva ancora visto la loro nuova casa e così le tocca il giro turistico. Io resto al piano terra a fumare una sigaretta e a guardare Pepe, il loro cane, che cerca di catturare insetti volanti con grande foga.
Roberta prepara qualcosa da mangiare per accompagnare la generosa brocca di mojito, la cui preparazione spetta a Giorgio.
?è un mojito sbagliato. Ci ho messo il succo d’arancia al posto del lime?
Risultato: buonissimo. Dolce e rinfrescante.
Quando sono con il mio amico Giorgio è come se stessi in famiglia. Mi rilasso, chiacchero e mi godo il sole che mi becca di traverso, Pepe che gioca e che elemosina qualcosa da mangiare e il piacere di stare tra amici.
Verso le 8 meno qualche minuto mi trovo costretto a congedarmi. Starei le ore a parlare con loro, a bere mojito sbagliato e a svaccarmi sulle sdraio del loro giardino, ma ho detto a mio padre che per le pizze fritte ci sarei stato. Non so perchè ma l’idea di non mangiare le pizze fritte fatte da mio padre mi rattrista.
Io e Luisa salutiamo i nostri amici e ci ritorniamo verso la città.

?questa volta le ho fatte farcite. Solo di mozzarella però. La ricotta era scaduta?
Ottime. Davvero eccezionali. Ne avanzano due, per me sarebbero la sesta e la settima. Ho paura di una ritorsione e così le lascio lì.
?Sono buone anche il giorno dopo?.

Purtroppo le due pizze fritte vedranno domani.
Alberto, andato via poco fa, ne ha uccisa una. Io, vedendolo mangiare con gusto, mi sono avventato sulla seconda.

Si tratta di una domenica sera. Una domenica sera abbastanza tranquilla, tra l’altro, visto che domani inizio a lavorare alle 2.
Sono un po’ stordito, ma tutto sommato contento e in buona forma.

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importo e converto

19 Maggio 2007 2 commenti


mattina di sole. di bel sole. ho iniziato la giornata su una sdraio, con l’ipod nelle orecchie e il sole in faccia. mi stavo quasi riaddormentando quando la batteria si è scaricata e ho pensato che fosse giunto il momento di arricchire l’archivio del mio ipod.
qualche sera fa mi sono presentato a casa di alberto con la mia periferica di nome lacie, molto capiente e allo stesso tempo molto ben fornita. almeno per i miei gusti. certo non è mai abbastanza, c’è sempre la voglia di avere “quel cd che non si ascolta da molto tempo”.
ho fatto razzìa dal disco rigido di alberto, ricco di classici rock e oggi è venuto il momento di aggiungere il tutto su itunes.
aspetto sempre che l’ipod sia completamente scarico, prima di ricaricarlo. e ogni volta che ricarico la batteria aggiungo anche qualcosa di nuovo.

finito di copiare i pezzi presi da alberto, ho preso dal mio personale archivio di cd, una serie di album che volevo ascoltare.

così adesso, mentre scrivo, sto inserendo i cd nel mio mac: appena spariscono dentro la fessura laterale, lui mi chiede se voglio importarli. io gli dico sì e lui si mette al lavoro.
ho già acquisito “conflitto” degli assalti frontali (e non so come ho fatto a stare tutto questo tempo senza), poi “renegades” dei rage against the machine, uno fra i più grandi album di cover che abbia mai sentito.
al momento tocca ai public enemy, “muse sick-n-hour mess age”, la cui copertina non mi stanco mai di guardare.

non so esattamente come andrà la giornata.
questa mattina ho deciso di affrontare il numero di “diario” interamente dedicato al ’77. ho letto i primi due articoli e ho scoperto (lo ammetto: non lo sapevo) che la loggia massonica p2 (di cui berlusconi ha avuto la tessera n.1816 il 26 gennaio 1978) era ammanicata con la dittatura argetina del generale golpista videla, che nel 1976 instaurò un regime di terrore, torture e morte.
mi aspettano molti altri articoli prima di arrivare alla fine di questo numero di “diario”. un numero da tenere in cassaforte. perchè la conoscenza e la memoria sembrano due parole sempre più prive di senso.

riguardo la copertina dei public enemy e, dentro al cd, trovo uno dei loro tormentoni:
“there’s no future without a past”

davvero una bella copertina.

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consapevole

16 Maggio 2007 4 commenti


la mattina stringe. molte cose da fare, gente che esce dagli uffici con i fogli in mano, “scusa hai un secondo?”, “dammi 5 minuti”.
io ho di fronte a me un foglio excel sterminato che necessita di una controllata.

le cose da fare hanno iniziato a premere e io sono scivolato via silenzioso fino al primo piano, ho aperto la finestra e sono andato a fumarmi una sigaretta sul terrazzo.

mi sono appoggiato al muro e ho guardato verso l’alto. tutto nitido, definito: le ombre, il colore delle foglie, del cielo senza indecisioni.

e in questo scenario magnifico mi sei venuta in mente.
ti ho pensata con tenerezza, poi il peso della tua assenza è arrivato di colpo. la consapevolezza del tuo non esserci più mi ha travolto. non avrei voluto arrivare a questo, perchè ho capito, come se non lo avessi mai saputo, che non ti riabbraccerò più e che non sentirò più la tua risata sotto il sole.

in questa mattina incasinata mi sono voluto fermare per scrivere di te.
questo tempo, questo maggio, per me è un tributo a tutto quello che sei stata, a quello che mi hai fatto capire e a quello che non hai fatto in tempo a dirmi.

lo so. tu ci sei. in qualche strano modo ci sei sempre.
allora perchè se ti penso non riesco a fare il duro, gli occhi mi diventano rossi e la maglietta della banda con scritto “non un passo indietro” mi sembra inadeguata?

è che mi manchi…

…non sai quanto.

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…o forse perchè è un modo pure questo

13 Maggio 2007 5 commenti

il riff di chiatarra di “immigrant song” dei led zeppelin è uno dei miei preferiti. raramente ho ascoltato qualcosa di così aggressivo.
“immigrant song” è uno di quei pezzi che trascendono la musica stessa: sono concreti atti di ribellione contro tutto quello che mi fa orrore e che va spazzato via con forza.
a volte vorrei ascoltare pezzi del genere nei momenti difficili della giornata, quelli in cui ti trattieni a stento.
vorrei che girassero nella mia testa da soli, come qualcosa che hai dentro e che non ha bisogno di cuffie per essere ascoltato.

oggi i colori sparavano decisi. l’azzurro del cielo era intervallato dal bianco brillante delle nuvole. con luisa ci siamo soffermati più di una volta su questa magnificenza.
io non sono andato in palestra. però ci ho creduto, tanto che da quando mi sono alzato (più o meno verso le 11 e 30) fino alle 2 ho avuto sulle spalle lo zaino pronto, con tanto di bottiglia d’acqua.
ma è andata a finire che sono andato dal soro che aveva bisogno di braccia forti per portare sul terrazzo della sua nuova casa un tavolo ikea, ovviamente da montare (in questo periodo mi sento perseguitato).
montato il tavolo, bevuto qualcosa di fresco, sono andato da luisa e abbiamo passato svariate ore insieme.
quando il sabato sera torna a casa sua mi sento sempre un po’ stordito. sarà l’assenza, sarà la poca voglia di aspettare un’altra settimana per rivedersi con calma.
sta di fatto che, una volta salutata la mia amata, mi sono messo al computer.
nel pomeriggio di oggi io e lei abbiamo installato alcune cose interessanti che, nelle ultime due ore mi hanno fatto molta compagnia.

adesso guardo l’orologio e sono le 3 e mezzo passate. forse bisogna andare a dormire. domani la giornata è intensa. devo andare in palestra, vedere la partita dell’inter, e portare la mia vecchia sedia a casa di luisa. tutto qui, ma per essere domenica è fin troppo.

ah, dovrei anche mettermi a leggere alcuni documenti di lavoro. martedì alle 15 si va a seveso per questa indagine sul disastro avenuto nel 76 in quetso piccolo paesino della quasi-brianza. vorrei arrivarci preparato e non dover ondeggiare e prendere tempo quando qualcuno da per scontata la mia preparazione.

insomma ci sono alcune piccole cose che necessitano di essere eseguite ad arte. meglio andare a dormire e recuperare un po’ di ore. domattina si dorme, è vero. però quando tiro le 5 poi mi riesce difficile recuperare del tutto.
non sono nemmeno le 4, è vero. però mi conosco. so che se mi lascio prendere dalla visione di un film, da un giro in rete cercando notizie su rivoluzionari sparsi per il mondo, se mi metto a guardare gli annali sul sito dell’inter, un’ora va via senza che me ne accorga.

anche mettermi a scrivere è una attività che mi piace molto di notte. sarà questo silenzio che sembra darti la giusta concentrazione per ascoltarti. puoi attingere liberamente al tuo campionario di parole, sceglierle con calma.

è un modo per ascoltarsi, per tirare fuori quelle cose che di giorno non ti vengono in mente…

“…o forse perchè è un modo pure questo
per non andare a letto”.
Francesco Guccini, “Canzone di Notte N.2″

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non è che…

11 Maggio 2007 2 commenti

mattina. sono le 9 e 30, fra poco devo fare una telefonata di lavoro e poi andare a lavoro. almeno fino all’una di questo pomeriggio, momento in cui ritornerò a casa, mi mangerò qualcosa e poi cercherò di montare la cassettiera ikea comprata ieri (oltre ad una sedia modello “direttore galattico”).

va tutto abbastanza bene. apparte questo fine settimana che ha molto poco da dire, apparte questo continuo girarsi a cercare il mare e questo essere in bilico fra un inserimento a rate e la voglia di mandare a fanculo tutto e tutti.

manca un minuto alla mia telefonata di lavoro. spero di trovare dall’altra parte del telefono una persona gentile e disponibile, oltremodo comprensiva della mia voce cavernosa e il mio continuo soffiare fuori fumo di sigaretta.

non è che mi manchi la voglia di starci dentro.
è che a volte sembra una fatica inutile.

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più di 30mila

10 Maggio 2007 2 commenti

vale la pena scriverne.
anche se oggi è una giornataccia. l’allergia assume forme strane: non solo starnuti e occhi che lacrimano, ma anche pesantezza di testa e sguardo che continua ad abbassarsi, come se avesse un peso che lo fa andare verso il basso.
docce, acqua fresca buttata in faccia, spray nasali (omeopatici e non) danno sollievo per poco tempo.

giornataccia sì. di quelle in cui pensi al tuo letto, e ad un sano pomeriggio casalingo in cui, siccome si sta male, tutto è concesso.

questa mattina ho visto che il contatore del mio blog ha superato i 30mila accessi. ho provato molto piacere, anche se si tratta solo di un numero.
per più di 30mila volte qualcuno (me compreso) ha deciso di passare un po’ di tempo in compagnia dei miei scritti e delle mie foto.

allora ho deciso di intitolare questo post “più di 30mila”, parafrasando la bellissima canzone dei senza sicura “più di mille”.

cerco di andare ancora oltre, nonostante in questo periodo la scrittura mi sta tenendo a distanza. e non ne capisco il motivo, anche perchè ne ho bisogno.

almeno su questo mi ci voglio mettere e insistere.

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