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Archivio Ottobre 2007

Buio e il maglione di Patrizio

28 Ottobre 2007 4 commenti

“Mà, a me sta venendo la depressione”
“Sono adattamenti invernali”
“Sì ma io sono sull’orlo del baratro”
“Ma lascia stare…vedrai che tutto si aggiusta”

Mia mamma è forte nella coniugazione del futuro. Per lei le cose si sistemano. Comunque.
Non so se abbia ragione o meno, ma in ogni caso ci crede talmente tanto che i suoi futuri mi rasserenano. L’unica cosa su cui mia mamma non si sbilancia è il cammino dell’Inter in Coppa Campioni.
Ma su quello siamo in molti a non sbilanciarci.

C’è l’ora solare. Sono le 18 e 52. Ma il mio orologio segna le 19 e 52. Ancora non è a posto.
Il buio sarà la situazione dominante di qui a svariati mesi. Io non so proprio se sono pronto.
Anzi: non lo sono.

Ma vedrò. Vero mamma?

Il mio week end è iniziato venerdì sera all’arabo di via Custodi a Milano. Un luogo di culto per chiunque ami i sapori arabi, mediterranei: il piccante, le verdure, la carne (ovviamente zero alcolici, ma vabbè).
Abbiamo praticmanete finito la salsina al formaggio piccante e per questo ci siamo beccati i complimenti del gestore.
“Siete forti eh?”
“Abbastanza sì”, ho ribattuto con convinzione.

Poi l’arabo gestore di questo splendido ristorante non ha saputo che, ieri sera, mentre con Luisa e il mio amico Peppo stavamo per entrare nella discoteca dove Peppo lavora, lo stomaco ha iniziato a bruciarmi. Bruciava di brutto ed eravamo solo ad inizio serata. Mi sono seduto, ho tirato il fiato e poi il bruciore è passato.

“Siete forti eh?”
“’somma…”

Noi arriviamo nella discoteca quando ancora è vuota. Peppo sistema la sua postazione per suonare e intorno a noi i barman iniziano a impilare colonne di bicchieri in plastica dura, i Pr si siedono ai tavoli , timbrano le tessere e chiaccherano fra loro. Poi la discoteca apre ufficialmente e i primi ad arrivare sono i più giovani. Peppo inizia il suo show di chitarra e basi registrate.
Dopo un po’ appare Patrizio, Pr in quella discoteca e nostro grande amico.

“Ci beviamo un caffè?”
“Sì, molto volentieri”

Lasciamo Peppo al suo show e, io e Luisa, seguiamo Patrizio fuori dalla discoteca. Lì accanto c’è un bowling. Uno di quei bowling di provincia, proprio sulla strada provinciale per Lecco. Il posto rigurgita di tamarri, motorini e macchine truccate fuori. Dentro tavoli da biliardo, videogames di ogni tipo, luci forti, casino.
Luisa sgrana gli occhi. Non era mai entrata qui dentro. Io sì: tempo fa con Peppo c’era il rituale del caffè prima della sua esibizione. Ero già vaccinato, ma il bowling è sempre una esperienza trascendentale.

Mi viene il mente il grande Thompson quando, in “Paura e Disgusto a Las Vegas” entra in un locale che, dalle sue descrizioni, deve essere una specie di bowling all’ennesima potenza.

“Questo è il mondo come sarebbe se i nazisti avessero vinto la guerra. È il sesto reich”.

Cito questa battuta a Patrizio e Luisa.
Il nostro amico ribatte:
“questo potrebbe anche voler dire che non l’hanno del tutto persa”

Il caffè va via veloce. Così come la sigaretta fuori e le chiacchere. Torniamo verso la discoteca. Fuori si accalcano ragazzi vestiti in modo assurdo: sciarpe di dolce e gabbana, camicie dal colletto inamidato, giacche sopra le magliette e minigonne per le ragazze. Sono tutti lì ad aspettare di avvicinarsi alla catenella che divide chi è dentro da chi è fuori. Sono ansiosi di dire il loro nome alle ragazze che possiedono le liste. Ansiosi di passare in mezzo ai buttafuori ed entrare.
Noi, con Patrizio, saltiamo la faccenda. Facciamo lo slalom fra chili di brillantina, profumi troppo forti e stralci di discorsi su chi deve venire e chi no.
Siamo guardati con una certa invidia. Qui Patrizio è una istituzione. Per noi si sgancia un lato della catenella, il muro di buttafuori si apre e le ragazze all’ingresso non devono vedere se il nostro nome è sulla lista.
Siamo dentro. Inconsapevoli, come sempre.
Peppo ha finito il suo show. Non è contento del suono, ma comunque ha finito. Gli diamo una mano a smontare la sua postazione, poi pigiamo un maniglione antipanico (vietatissimo per i comuni mortali se non in caso di incendio) e siamo fuori. Stipiamo tutto quanto nell’Audi di Peppo e, liberi dai bagagli, siamo di nuovo all’ingresso.

Qui si aspetta che Patrizio riesca a trovare un momento libero per venirci a prendere e rifarci entrare.
Eccolo. Siamo di nuovo dentro.
Si va su, al piano sopra a prenderci una birra e a guardare questa umanità. Sembra di stare allo zoo. Ma con una differenza di fondo: allo zoo gli animali non sono consenzienti, nessuno ha chiesto loro se volevano stare lì. Qui invece tutti quelli che sono qui sono venuti di loro spontanea volontà. Questo mi permette di godermi lo spettacolo senza remore.
C’è un tavolo dove un giovinotto festeggia il suo compleanno: è ormai palesemente ubriaco e si fa fotografare con una bambola gonfiabile prendendola in tutte le classiche posizioni del sesso.
Poi c’è un altro gruppetto che sta litigando. La tensione fra persone si coglie subito. È qualcosa di istintivo capire che all’interno di un branco c’è tensione. Patrizio si fa avanti e risistema la cosa con stile: gentile ma molto deciso.
“State facendo casino, e questo non è bello”.
I giovani si calmano. Lui torna da noi e li maledice.
Usciamo sulla terrazza a fumarci una sigaretta e a bere birra. Luisa, un cuba (quando l’ha ordinato, Patrizio l’ha guardata con aria soddisfatta: “tu si che sei una persona seria”, sembrava volesse dire).

Sono qui, con la mia ragazza e due miei amici. È bellissimo: si chiacchera, si beve e intanto io sento la ganja che sale. Prima discretamente, poi di botto. Ma ho la situazione in pugno, anche se sono in piedi e al freddo.
Decidiamo di uscire. Riattraversiamo la marmaglia di gente ed eccoci fuori.
Il cellulare di Patrizio squilla.
“C’è un problema dentro. Vi lascio un attimo”
Restiamo io, Peppo e Luisa. Continuiamo a parlare e loro due intonano un paio di canzoni trash ridendo di gusto.
Poi, dalla porta principale, esce un nugolo di gente. Ci sono tutti i buttafuori che ho visto, più qualcuno a me sconosciuto. Stanno spingendo fuori, in modo abbastanza deciso, 4 o 5 ragazzi.
Uno in particolare continua a sbraitare “lo ammazzo lo ammazzo”.
Poi l’atmosfera si calma, anche se questo ragazzo continua la sua nenia vendicativa. Da quel poco che sentiamo è una questione di donne. Però i ragazzi della sicurezza sono molto bravi. Lo tengono lì ma ci parlano, lo calmano o almeno ci provano. Gli dicono di non prendersela e che tutto si risolve.

Finalmente viene fuori Patrizio. È abbastanza incazzato. Io penso che sia alterato per questa situazione. Invece pare che la sua preoccupazione maggiore sia la scomparsa del suo maglione.
“Lo avevo appoggiato in cucina. Sono tornato e non c’era più”
Descrive minuziosamente il maglione a Luisa: le capisce il tipo di maglione, ma non può fare nulla. Evidentemente.
Arriva anche un amico di Patrizio. Anche lui ha voglia di fare due chiacchere fuori dal casino.
“Oggi è arrivata una signora che ha pagato mille e cinquecento euro per la festa dei 18 anni del figlio”
Mi si accende una lampadina. “Vuoi vedere che è quello che si scopava una bambola gonfiabile?”. Sarebbe la quadratura del cerchio, ma non indago e resto con il dubbio.
Sono le 3 ed è ora di tornare verso Milano.
Patrizio ci fa dono di un cd del suo gruppo: bel gesto davvero.

Saliamo sull’Audi di Peppo che punta verso Milano. Luisa si addormenta, io e lui parliamo fino a Milano.

Sono le 4 e mezzo quando saluto il mio amico musico. Ci stiamo ormai incamminando ognuno verso casa propria quando mi richiama a sé dicendomi:

“Senti questo sms: maglione ritrovato – Patrizio”

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Piccole soddisfazioni in levare

24 Ottobre 2007 2 commenti
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mettici una pezza

23 Ottobre 2007 2 commenti

 

Quest’anno ci dovremo abituare a fenomeni metereologici "intensi". Intensi nel senso che quando pioverà, verrà giù acqua a sfare, quando ci sarà il sole farà caldo e se nevicherà saremo sommersi di neve.

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la coscienza

19 Ottobre 2007 7 commenti
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rosee prospettive

15 Ottobre 2007 6 commenti

I pensieri continuano ad andare. Vanno più veloci della mia moto nel traffico, compreso quando è in preferenziale. Metterli a registro tutti non è una attività possibile.

Oggi è il giorno in cui si accendono i riscaldamenti. 15 ottobre. Accendere il riscaldamento vuol dire che il clima, fuori dalla porta, non è più tanto favorevole ad una esistenza tranquilla senza questo ausilio. Vuol dire che il sole, il calore naturale, non basta più. Ci vuole il riscaldamento. Brutto segno, soprattutto in una mattinata come questa in cui la nostalgia del letto è fortissima, gli ultimi rimasugli di fumo vagano ancora nella mia testa e annebbiano tutto, il presente e le prospettive.
Ieri sera ho fumato perchè dovevo far fronte ad una strana tristezza che mi rendeva poco loquace e, per quel poco, molto polemico. Così ho pensato ad un rimedio artificiale ed ha più o meno funzionato. Solo che questa mattina il fumo
ha presentato il conto, insieme all’insoddisfazione di un lavoro che tutto sommato non mi piace e ad una esistenza con tutto quanto in potenza, ma molto poco in atto.

Allora caffè. Caffè e sigaretta per cercare di venirne fuori, per chiedere un break a partita appena iniziata e strappare qualche altro minuto da dedicare all’ascolto delle mie prospettive più rosee senza che si mischino con la realtà.

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come si salutano i motociclisti inglesi?

11 Ottobre 2007 7 commenti

Una buona mattinata, anche se in realtà barcollo. Stamattina ho sentito freddo (ma ho ostentato indifferenza) e la circonvallazione interna mi ha avvelenato con un po’ di gas. Come ogni mattina.

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…e come fa?

9 Ottobre 2007 4 commenti
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l’europa che conta

3 Ottobre 2007 8 commenti
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