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Archivio Gennaio 2008

guerre e battaglie

27 Gennaio 2008 13 commenti
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onde da cavalcare

23 Gennaio 2008 3 commenti

Strani ricordi di altri giorni come questo. Di altre serate come queste. Pre-esame.
Pronto a relativizzare tutto, pronto a vedere tutte le situazioni peggiori delle mie per cercare di non creare mostri troppo grandi.
Domani mattina si inizia alle 11 e 30, con lo scritto di francese. Poi, nel caso vada bene, il giorno dopo, venerdì, si passa all’orale. Alle 9 e 30.
Non guardo più lontano di questa serata, di questa sfida di coppia Italia fra Inter e Juventus. Andrea-Freddo è andato allo stadio, anche se dalla parte sbagliata, quella bianconera. Sabato sera, mentre la nebbia ci avvolgeva, mi ha proposto di andare con lui. Sarebbe stata un’ottima scelta e un’ottima serata. Ma mi conosco. Non avevo voglia di stressarlo con le mie ansie che sicuramente, in qualche momento imprevedibile di questa serata, si faranno risentire. Resto qui. In pantaloncini e pantofole, con tutto quello di cui ho bisogno per fare fronte all’ansia.

Sono stato in biblioteca, ho incontrato il Pazzo, ho passato dei piacevoli minuti a chiaccherare con lui. Poi l’ho lasciato alla sua preparazione (anche lui ha un esame domani, ma, se non me lo avesse detto, non lo avrei mai intuito) e sono passato dal libraccio di piazzale Martini. Libri usati e scontati. La mia libreria si è arricchita di qualche bel tomo a basso prezzo, oltre ad una discreta scorta di raccolte Dylan Dog.

Il resto è storia di attesa, scacciando tutti i pensieri su come potrà andare domani e dopodomani.
L’ipod sarà messo presto in carica. Domani mi serve.
Le mie colonne sonore pre-esame di solito passano per i Rage Against the Machine, per gli Assalti Frontali, i Public Enemy. Tutta roba carica di energia e di identità; ti spiegano che c’è sempre qualcosa di più grande, che va aldilà del contingente.
Così come lo spiega il dottor Thompson, in “Paura e Disgusto a Las Vegas”. Un attimo per riflettere, una pausa dagli eccessi e dal vagabondaggio alla ricerca di quel Qualcosa.
Una pausa per ricordare e per riassumere con poche parole, quello che è stato solo pochi anni prima.
Un progetto più grande.

“…
Strani ricordi in quella nervosa notte a Las Vegas.
Sono passati 5 anni? Sei?
Sembra una vita.
Quel genere di apice che non tornerà mai più.
San Francisco e la metà degli anni 60 erano un posto speciale e un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione. Nessuna miscela di parole, musica, ricordi, poteva toccare la consapevolezza di essere stato là vivo. In quell’angolo di tempo e di mondo.
Qualunque cosa significasse.
C’era follia in ogni direzione. Ad ogni ora. Potevi sprizzare scintille dovunque. C’era una fantastica, universale sensazione che qualunque cosa facessimo fosse giusta. Che stessimo vincendo.
E quello, credo, era il nostro appiglio.
Quel senso di inevitabile vittoria sulle forze del vecchio e del male. Non in senso violento o cattivo. Non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Avevamo tutto lo slancio. Cavalcavamo la cresta di una altissima e meravigliosa onda.

E ora, meno di 5 anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e guardare a ovest.
E con il tipo giusto di occhi potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta.
Quel punto dove l’onda alla fine si è infranta.
Ed è tornata indietro.”

Hunter Stockton Thompson, “Paura e Disgusto a Las Vegas” – 1971

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prospero

18 Gennaio 2008 3 commenti

quando lavori la terra, quando il mondo che ti circonda è la fonte del tuo sostentamento e della tua vita, le piante le tagli e gli animali li uccidi. è la contraddizione dell’esistenza che determina le priorità degli obblighi vitali. questa è probabilmente la sorgente di quell’atteggiamento che, nel corso del tempo, si è trasformato in me in una specie di modello spontaneo di gestione delle contraddizioni, non solo nel rapporto con la campagna o con la natura, ma anche con la vita più in generale, con le sue regole e i suoi valori. la vita di tutto è regolata da contraddizioni che, nel loro sviluppo, possono provocare sofferenza. niente ne è immune.

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Lupi comunisti

16 Gennaio 2008 7 commenti


Sono giorni strani. Il branco di lupi comunisti sembra essersi disperso, spaesato dalla uniformità di giudizio su quanto avvenuto alla università Sapienza di Roma in questi giorni. Voci discordanti a zero. I lupi ne soffrono perché, pur sapendo di essere una razza che convive quotidianamente con il rischio estinzione, certe volte non si aspettano che la vita sia sempre così dura.  Ogni tanto sarebbe bello scorgere all’orizzonte anche solo la sagoma di un alleato, di un proprio simile. Invece niente.
Io però i lupi del mio branco, anche se momentaneamente spaesati, li conosco. So dove stanno di casa i veri compagni e se proprio mette al brutto vado a citofonargli. Probabilmente ci troveremmo a parlare dell’ovvio, dello scontato. Come ad esempio che se si mette al ministero della giustizia un personaggio come Mastella, pregiudicato, uomo che ha sempre fatto del clientelismo una sua bandiera, non ci si può stupire che venga inquisito. Mi pare ovvio. Pare ovvio anche agli altri lupi comunisti. Ma a volte trovarsi a parlare dell’ovvio, con la sensazione di stare cospirando contro le istituzioni (e contro il governo che, la maggior parte di noi – me compreso – ha votato), è una situazione che può spiegare lo spaesamento.
Probabilmente è questo l’aspetto più subdolo ed efficace di questo sistema: fare in modo che il giudizio collettivo sia unanime, spacciando notizie già confezionate ad arte per convincerti che certi parametri di giudizio sono universali e devono diventare i tuoi.
È una sorta di indignazione comandata, prestabilita. Un grande piano in cui le argomentazioni contrarie vengono dipinte come minacciose, ricattatorie, irriguardose e criminali. Tutto questo per smembrare il branco.

Per quanto i vostri sforzi siano ragguardevoli, vi dovrete arrendere all’idea che i lupi comunisti ci saranno sempre. In minoranza, è ovvio. Ma non sarà una novità.
Il loro annientamento non sarà un pranzo di gala.
I lupi comunisti sono figli dei partigiani.
Gente tosta.

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Libere energie mentali

15 Gennaio 2008 2 commenti

Sento di dovere qualcosa alle parole non scritte, agli stati d’animo non raccontati, alle foto non postate. Mi spiace che qualcuno possa aprire questo blog e non trovare qualcosa di scritto, qualcosa di nuovo. Sento di dovere qualcosa ai fedelissimi. Anche perché, non so se sia una cosa rara o scontata, ma ho la fortuna di conoscerne gran parte di persona.

Sono in clausura. Le ore di studio raramente scendono sotto le 8/9 giornaliere. Un lavoro. Un lavoro vero e proprio. Però, contrariamente alle altre volte, non sento il peso delle cose a cui rinuncio stando qui a studiare. Penso di avere raggiunto il giusto equilibrio mentale. Un po’ come quando mi allenavo tre volte a settimana in palestra. Oltre un certo livello di allenamento, c’è quasi un velato piacere nel fare sempre qualcosa di più.
Per il momento posso dire a me stesso che sto sostenendo uno sforzo che è alla mia portata. Occupa la quasi totalità delle mie risorse, ma è alla mia portata.

Però succede che la mente mica dorme. Si è solo un po’ rattrappita, sovrastata dai principi del diritto e dalla grammatica francese. Le mie libere energie mentali, da un po’ di tempo, sono state precettate per venire in soccorso della mia parte più razionale e ragionevole. E ce la fanno, danno un grosso aiuto. Ma sono pur sempre energie anarchiche e libertarie, prestate, date le circostanze, ad un lavoro attento e meticoloso di memorizzazione e sistemazione delle informazioni memorizzate. Poi però, soprattutto la sera, cercano di svagarsi. Lo sanno che la mattina dopo saranno richiamate a lavorare seriamente, ma comunque si fanno un giro di birra, un tiro di maria, ascoltano un cd e soprattutto fanno quello che gli viene meglio: partoriscono a ripetizione idee astruse, progetti o, molto più spesso, pezzi di progetti.
Il supporto di queste farneticazioni cambia spesso, del resto sono energie molto duttili. A volte è la parola scritta, a volte è il taglia e cuci di filmati e foto con tanto di colonna sonora. A volte è la voglia di raccontare qualcosa attraverso immagini, musica e parole. Un film in teoria. Un corto, se va bene, in pratica.

Ieri sera ho dato un’occhiata a tutte le cartelle di foto e filmini che ho sul mio mac. Ho acceso la webcam e ho registrato un paio di comunicati seduto davanti al pc. Ho cercato di registrare delle parti introduttive a quello che stavo per montare, ma ben presto il filo logico, già sfilacciato in fase di ideazione, è andato in mille pezzi nel momento del nero su bianco. Non mi sono scoraggiato e ho iniziato a registrare qualche altro delirante ipotetico comunicato, giusto per avere del materiale in più, semmai il filo logico dovesse rinvenire.

Se prima o poi verrà fuori qualcosa di presentabile e di non eccessivamente autocelebrativo, prometto che lo posterò qui sul blog.

Ma al momento le mie libere energie mentali stanno facendo le persone serie e mi stanno aiutando non poco. Al momento direi bene così. Tanto so che, alla fine degli esami, basterà un fischio, un invito giusto, e torneranno quelle di sempre.

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i violenti! i violenti!

10 Gennaio 2008 7 commenti

Andato e tornato da Pavia.

Nell’ufficio del professore a chiedere la tesi.
“Potremmo usare spss, come programma per gestire i dati”
“…”
“Non la vedo entusiasta”.

Questo professore sembra avermi capito. È a disposizione per la mia tesi e ha capito di che natura è la mia fretta nel concludere.

Poi, affacciato allo sportello della segreteria, ho passato una ventina di minuti a cercare di capire come funziona adesso (dopo una rivoluzione telematica), il nuovo sistema di iscrizione agli esami. La signora dietro lo sportello è stata gentilissima e, insieme, abbiamo seguito passo passo tutte le procedure per iscrivermi. Finalmente tutto funziona. Mi sono iscritto ai miei due esami.

Sono risalito sulla toyota e sono tornato a casa. In macchina ho ascoltato “HSL”, penultimo lavoro degli Assalti Frontali accompagnati dai mai abbastanza lodati Brutopop, gruppo bassochitarrabatteria devastante nelle sonorità in stile Fugazi.

Grazie a Leo e Leila che ormai dominano la sezione commenti del mio blog tenendo sempre alto il livello, passando dalla ecletticità della vita alla frustrazione di Pierino per non essere mai riuscito a toccare una tetta in quel turbinìo di corpi svestiti. A proposito Leo: “Lui è peggio di me” è sempre un capolavoro: un grazie in più per questo dono.
Grazie anche a Luciano: vorrei dirgli che mi manca molto. Studiare con una persona come lui è stato un privilegio, così come averlo per amico. Peccato che non sia rimasto a Milano e peccato anche che non sia un esperto, oltre che di economia, anche di francese, diritto privato e statistica.

Mentre tornavo verso casa ho cantato a voce alta le liriche di HSL. Una delle ultime tracce è “presto presto” e veicola tutto l’odio per i palinsesti dei telegiornali, costruiti in base alle fobie del momento, facendo leva su tutte le ansie di poveri cittadini medi. Notizie raccontate e tagliate in base agli interessi dominanti.

Presto presto,
svelto svelto,
corri dai ormai non c’è più tempo.
Parte un corteo e vuole incendi e incidenti
altrimenti niente, duri tre secondi.
Poi va a finire che un bel giorno l’accontenti
e quello attacca a piagnucolare “i violenti! I violenti!”

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questa mia speranza

9 Gennaio 2008 8 commenti

Tempo. Si dice così quando si vuole fermare il gioco per riorganizzarsi.
Ho chiesto “tempo” a me stesso, adesso, mentre una camel fuma appoggiata al portacenere, i piedi sono infreddoliti e la testa è piena di concetti di francese e di diritto.
Ci sto provando e, per quanto mi riguarda ci sto riuscendo. Sono riuscito ad accantonare momentaneamente tutte le domande fuorvianti sull’età, sull’importanza del tempo, su quanto ne ho sprecato, su quanto me ne resta per fare quello che voglio.
“La dedizione è una cura e l’ho capito”. Conquista da non dare mai per scontata, perché il possesso del proprio tempo e la sensazione che stia servendo a qualcosa non è mai un dato assodato. È una conquista giornaliera, almeno in una mente come la mia sempre pronta ad ascoltare le sirene della distrazione, del fare altro, pur sapendo molto bene che le sirene, in realtà, ti magnano e ti ruttano senza tanti riguardi. Cerco di starne lontano. Il mezzo: la dedizione.
La lista delle persone da ringraziare sarebbe lunga e una volta tanto non la inizio nemmeno. Credo che ognun@ sappia quanto sia importante per me.

Ho passato del tempo fuori da tutto, del tempo lontano da Milano e coperto di neve.



Ma il pensiero del mio dovere non mi ha abbandonato. Anzi: è diventato tanto più mostruoso quanto più l’ho trascurato. Così adesso mi ci ritrovo dentro. Provo paure diverse, mi immagino il momento dell’esame, faccio i conti con i giorni e con le probabili domande.
Gran parte delle mie energie sono dedite al mantenimento dei miei nervi: non perdere la testa, essere pronto ad ogni eventualità, essere in grado di dare il giusto valore a questi giorni. Tutte attività su cui tocca lavorare quotidianamente.
La strada è scivolosa, zeppa di insidie



Ricordo le parole di Tony D’Amato, coach dei Miami Sharks in “Ogni maledetta domenica”. Hanno appena vinto una partita fondamentale per i play off e adesso c’è la partitissima. Sono carichi, ma devono vincere ancora.
“Volete sentirvi di nuovo così?”, chiede il coach. Mi unisco al grido di risposta. “Sì”. Voglio sentirmi ancora così. Voglio provare ancora a starci dentro. Trascurerò alcune cose e alcune persone.
Ma so che mi staranno vicino ugualmente.



“…questa mia speranza,
è l’essenza, non vivo senza!”

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