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Archivio Febbraio 2008

mara e gli altri

28 Febbraio 2008 3 commenti

In fondo sono sempre cresciuto con la tendenza ad essere un comunista aperto al dissenso.
Un vero comunista, dal mio punto di vista.
Negli anni mi sono reso conto di come molte persone, alcune a me molto vicine, avessero trovato nel comunismo dittatoriale, quello senza dissenso, quello stalinista, una risposta valida. Ad alcune di queste persone ho voluto molto bene, però ho sempre visto nell’annientamento del dissenso i connotati della scorciatoia. Anche a me tante volte avrebbe fatto piacere seguire una linea chiara, fissa, monolitica, senza tentennamenti o discussioni. Tante volte mi avrebbe fatto piacere  non dover combattere contro una massa di contraddizioni e di ragionamenti speculari.
Sicuramente, politicamente, nella mia vita ho concluso poco. Però sono diventato una bella persona, di questo non ho dubbi. Grazie a quell’approccio ho trovato dentro di me il significato profondo della mia sensibilità e della mia rabbia cieca.
Istintivamente ho dei tumulti interiori molto forti quando c’è aria di censura. Anche e soprattutto quando si tratta di censurare qualcosa che rema contro di me.

È un problema complesso. E non posso negare che questo mio spirito libertario me lo sono potuto permettere perché non ho mai militato seriamente in nessuna organizzazione e quindi non ho mai dovuto mediare. Proprio per questi motivi dentro di me ho sempre rispettato chi, al contrario di me, ha ricoperto e ricopre ruoli che necessitano della mediazione e dell’arte di trovare delle decisioni collettive.

Ma non posso negare nemmeno che molte volte la svolta burocratica è una minaccia che troppo spesso non viene percepita da chi si trova dentro certe dinamiche. Ho visto compagni che si sono dimenticati dei nostri fondamenti, delle idee che ci uniscono, perché troppo presi ad esercitare azioni di forza contro il dissenso. Uffici grigi e fogli da timbrare. Tutto spesso finiva lì, inghiottendo idee e slanci.

Ho trovato più consono al mio modo di essere continuare a camminare come so fare, senza nessuna idea di ortodossia.
Sicuramente può capitare di non portare a casa risultati per tanto tempo, ma questo non è un problema. Le parti si scelgono per principio, non per opportunità.
E poi, giorno dopo giorno, continuando a crederci, succede che la vittoria arrivi.
E allora sono grida e braccia levate al cielo.



Seguo sempre grandi esempi.

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non lo so

27 Febbraio 2008 13 commenti

Ho avuto un momento di indecisione, sull’andare a dormire o meno. In quei casi sono solito chiedermi: lo faccio o non lo faccio? Proseguo la serata con una attività sicuramente futile ma che mi serve per stare all’erta ancora un po’, oppure vado a letto e chiudo un altro giorno (uno in meno, in ogni direzione).
Ho deciso di continuare. Ancora per poco, per quel che basta ad avere una scusa per una prossima sigaretta e un altro pensiero da archiviare.

È sempre un bene portare il disco esterno quando si passa a trovare Claudio. La mia Lacie si è arricchita ancora: già da qualche tempo è un disco esterno di tutto rispetto.
Lacie quanto compie…tre…quattro anni? Controllo.

Solo due. Mi è bastato andare a vedere le foto scattate la sera del mio compleanno. Sono sicuro che Luisa mi ha regalato Lacie in quel compleanno. E le foto sono datate 2006. Solo due anni. Avrei detto molto di più.
Questo vuole forse sinceramente dirmi che le cose stanno cambiando? Di solito quando due anni sembrano il doppio, nella propria testa, vuol dire che il tempo è stato intenso. Almeno per me è così.
Non so se stiano cambiando o siano cambiate. Io mi sento meglio. Ho preso un impegno con me stesso e l’ho rispettato. Non poco per un assenteista, affastellatore, incasinato, dispersivo.
Probabilmente faccio meno fatica a resistere a questa mia componente. Sarà anche il fatto che il calendario, settimana prossima, per me segna 31. Nessun problema. Anzi. Raramente mi sono sentito così bene. Provo un senso di armonia nelle cose che faccio e in quelle che dico. Anche il mio estremismo sembra aver trovato parole più chiare per esprimersi. Forse l’estremismo va di pari passo con una mente complessa e contorta. Onestamente non so. Mi trovo un po’ spaesato ad avere sempre le stesse posizioni, ma riuscendo a spiegarle semplicemente. Un tempo, circa 15 anni fa, all’inizio del mio fervore politico, l’essere contorto sembrava una componente imprescindibile del mio modo di essere estremo. Da un lato mi dispiaceva e mi ci incazzavo. Dall’altro però mi ci ero quasi affezionato e mi ero attrezzato per convivere con le due cose. Poi, ultimamente, le parole mi sono venute in soccorso sempre di più. Così come le scalette che si improvvisano mentalmente quando ci si imbatte in una discussione politica e di principio: mi si presentavano di colpo chiare e semplici.
Sento che la mia mente gira. Gira meglio del solito. È questo che voglio dire.
Apprezzo molte più cose e ho capito che la semplicità è una chiave importante, ma è molto complicata da trovare.

Non penso di aggiungere molto altro a questo post. Anche se in realtà un’altra cosa da dire ci sarebbe. Vaga, astratta, ma ci sarebbe.
Prima di iniziare a scrivere, avevo scelto una foto, scattata pochi giorni fa. Avevo pensato di far girare  il post intorno a questa foto. Che ha un significato preciso, per me. Due sedie al tramonto del sole di Capalbio. Non so esattamente cosa volessi dire al riguardo, ma questa foto è come se rappresentasse qualcosa per me.

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abbondanza

26 Febbraio 2008 5 commenti

Avete presente le cose che si autoalimentano? Sono spirali nelle quali la componente tempo stringe, la componente creativa latita o, in alternativa, è fin troppo produttiva. Io penso di essere un buon conoscitore di questo tipo di dinamica. Ce ne sono alcune devastanti per i sensi di colpa che innescano. Altre quasi divertenti, perché in gioco non c’è nulla, ma la dinamica è esattamente la stessa.
Andiamo con ordine, anche se ricostruire non è imprescindibile.

Il 12 febbraio è stata data spartiacque. L’ho detta, ripetuta, spacciata sempre. Chiunque mi dicesse “perché non andiamo…”, “perché non facciamo…”.
“Spiacente amici miei: assente giustificato fino al 12”

Il 12 febbraio è arrivato. Prima c’erano  giorni tutti uguali, passati sui libri, con lo studio a cercare di mettere a tacere i vari tarli. Fuori la vita continuava e me ne accorgevo in quei giorni in cui, per variare, passavo i pomeriggi in biblioteca.
Luisa è stata la mia ancora: mi ha aiutato a tenere buone le ansie e le emozioni e a sistemare tutte quelle maledette nozioni di diritto.
Il giorno dell’esame mi ha accompagnato a Pavia. Ho dei ricordi vaghi di quelle ore. Ho sentito chiamare il mio cognome, mi sono avviato al banchetto dove mi aspettavano due assistenti (uno davvero simile al cantante Cristicchi) e ho inziato a parare i colpi.



Ho capito una cosa: parlare di legge con un giurista è come sostenere un’esame di lingua. Le parole che abitualmente usiamo e alle quali diamo un preciso significato nella lingua di tutti i giorni, lì hanno peso diverso. Non c’è scelta di sinonimi libera e creativa. Lì ogni parola vale oro e la parola giusta nel contesto giusto ti salva dalla bocciatura. Io ne azzecco alcune, altre no. Ma tanto basta per portare a casa un 22, con la domanda di rito “le va bene questo voto?”. L’ho trovata quasi divertente.

La tensione però non si spegne da un momento all’altro. Scompare, sì, ma il suo dissolversi lascia una scia. Mal di testa e nausea mi fanno compagnia per una notte intera, fino al mattino dopo durante la colazione, violando un momento sacro. È blasfema la tensione. E per questo, nonostante tutto, un po’ mi è simpatica.

Poi sono partito per Capalbio insieme a Luisa. Venerdì, verso l’ora di pranzo, Milano sembrava pronta per gettarsi in un week end fatto di locali, alcolici, code, Ticinese bloccata dalle macchine. Io ho schiacciato l’acceleratore della Toyota lasciando la mia cazzo di città al suo cazzo di destino.

A Capalbio ci abbiamo passato 7 giorni.



Io e Luisa abbiamo ritrovato i nostri amici: Zagor, Nichi, e tre gatti (uno in più rispetto alla scorsa volta). Uscire di casa, sdraiarsi sul prato e passare del tempo con loro è un privilegio. I cani e i gatti sono il migliore antistress che ci possa essere. C’è qualcosa di magicamente semplice nel rapporto con loro. Come noi non sono immuni da gelosie, antipatie, voglia di giocare e di farsi le coccole. Dimostrano l’amore e lo manifestano senza remore.

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Poche parole con lo zaino alla porta

15 Febbraio 2008 19 commenti

Passa qualche giorno: una pausa più che normale per un blog, almeno per il mio. Ma in qualche giorno può succedere molto.
Anzitutto prendere 22 in diritto privato, interrogato da 2 assistenti e assistito da Luisa che, oltre ad avermi dato un contributo fondamentale nello studio della materia più arida del mondo, mi ha anche accompagnato all’esame. Unica.
Due assistenti, un lui e una lei. Lui simile al cantante Cristicchi, lei giovane e con un buon sorriso. L’interrogazione zoppica, ma riesco comunque a mettere due o tre palloni nel sette. La parola giusta al momento giusto che mi salva da un eventuale “ci vediamo la prossima volta”.
Poi una due giorni confusa, con un sacco di amici e di telefonate partecipi. Vorrei avere braccia più lunghe per abbracciarli tutti quanti. La due giorni termina ieri notte: cala la tensione, sale uno dei mal di testa peggiori che abbia mai avuto. Non riesco a dormire, sogni di dover ancora dare l’esame. Poi, all’alba, sfatto, rincoglionito, vado in bagno e vomito l’anima.
Una tensione così lunga non poteva spegnersi in modo normale.

Ho visto che i commenti sono aumentati e ringrazio tutti di cuore.
Aggiungo che la mia Inter è una squadra onesta. Aggiungo anche che il gol di Cambiasso era in fuorigioco, ma ricordo che comunque, nella partita contro il Catania, abbiamo fatto anche un altro gol e che il giardiniere ha scheggiato il palo con un destro fulminante.
Consiglio a tutti, interisti e non, di pensarci bene prima di tirare fuori paragoni con i bianconeri di qualche anno fa. Perchè potremmo parlare anche delle svariate esplulsioni che abbiamo subito nelle ultime partite e ricordare di come un giocatore di nome Nedved, qualche anno fa, troncava regolarmente qualche gamba avversaria ogni domenica, senza che la sanzione andasse mai oltre il giallo.
Siamo una squadra forte, che ha ancora molto da dimostrare. Capisco che a qualcuno possa dare fastidio.
Ma su questo, lascio la parola al Mancho.

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alla disperata

4 Febbraio 2008 23 commenti

Piove, e tutto sommato per stare in casa a studiare non è un brutto tempo. Mi ricordo la preparazione degli esami estivi: una sofferenza. Il caldo, la moto e il pensiero allo spiaggione di Capalbio già – sicuramente – pieno di gente.
Piove troppo anche per andare in biblioteca. E poi, da qualche giorno, mi trovo bene a studiare in casa. Giro con un abbigliamento di fortuna (pantaloncini corti e golf al contrario, perché indossato al buio quando mi alzo), ho il frigo a disposizione e non devo uscire per fumare. Al momento va bene così.

Sabato è stato bello vedere tutti quanti e conoscere Mari. Mi è solo spiaciuto non aggregarmi alla comitiva, ma so che l’occasione è solo rimandata di circa una settimana.

Per il resto studio, studio e ancora studio.
Le parole di Filla mi tirano un po’ su e non certo per il concetto di mal comune mezzo gaudio. Mi fa piacere l’idea di provare le stesse cose e di cospirare…che poi vuol dire respirare insieme.

Mi sto preparando bene, e vorrei avere qui Luisa in ogni momento.
Ma purtroppo per me (e per fortuna sua)  non è possibile.

Sto lavorando anche per ridurre la tragicità dell’evento, perché la mia mente spesso tende a dipingere gli esami con questi connotati.
Cerco di essere il più sereno possibile.

Però a volte l’ansia non riesco a gestirla e allora, se riesco, cerco l’ironia.

Millenovecentoottantacinque. John Landis gira “Spie come noi”. Filmettino divertente e scanzonato. Niente a che fare con i picchi di “Animal House” o “Blues Brothers”, ma comunque una pellicola vedibile. All’epoca mi avvicinai al film oltre che per il nome del regista, anche per la canzone che accompagna il film, firmata da Paul MçCartney (nel 1994, a Londra, trovai il singolo e fu una conquista: in Italia non è mai uscito).

Ieri sera, nel dormiveglia, dopo una dose di controcampo e una di Dylan Dog, mi è venuta in mente una scena del film. Chevy Chase -Emmett Fitz-Hume – si presenta all’esame per diventare spia senza sapere una mazza. Ci prova lo stesso mettendo insieme gli espedienti più vari: menomazioni fisiche, storie tragiche, bigliettini nascosti e un tentativo di corruzione.

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momento di stanca

1 Febbraio 2008 4 commenti

Momento di stanca. Tutti i miei piani, le stime sui tempi di studio, i capitoli abbattuti da mattine e pomeriggi di studio, oggi vacillano. In realtà sono in anticipo sulla tabella di marcia, ma tanto più un esame è complicato, tanto più divento ingordo di tempo da dedicare al ripasso. Già mi vedo settimana prossima, con un tasso di ansia esponenziale rispetto ad oggi. Uno sdoppiamento della persona. Il mio io di settimana prossima, maledirà il mio io di oggi per non avere fatto di più, per non essersi applicato con tutte le sue forze.
Ma oggi proprio non va. Questo mi sento di dire al mio io della settimana che verrà.
Oggi le parole si affastellano, i concetti più semplici e risaputi sono persi nella nebbia di 2000 camel fumate con rabbia, come fossero spartiacque e spartitempo tra due parti di nulla.
Sento l’ansia del tempo che preme. Mischiata alla mia impotenza odierna, ne fanno un mix veramente micidiale. Avrei bisogno di qualcosa che mi mettesse al di fuori di questi giochi.

Posso andare indietro con la mente a mercoledì sera. Tutti riuniti per vedere la partita. Presenti io, Alberto, il Pazzo, Ale (milanista) e, allo scadere, è apparso anche Leo (milanista pure lui ma ormai refrattario al calcio).
Grande goduria quella sera. Battuta ed eliminata la juve, circondato dai miei amici.
Questa Inter vola. I miei amici pure.

Posso andare indietro a ieri sera, telefonata con Luisa. Le ho detto che avevo appena finito di studiare il matrimonio in diritto privato.
“Ti è tutto chiaro?”, mi ha chiesto.
“Abbastanza. Solo che non capisco come si applica il concetto di retroattività…”
Dall’altra parte solo silenzio e fruscio dell’autobus che a riportava a casa. Continuo.
“Quando un contratto è annulabile, gli effetti dell’annullamento sono retroattivi. Nel matrimonio, che è un contratto molto particolare, non ho ben capito come si inserisce la questione della retroattività”.
“Vedo che stai studiando”.
Questa frase mi ha fatto molto piacere.
Il diritto è la materia della mia amata. Ci lavora, lo applica tutti i giorni. Detto da lei ci credo.

Posso andare indietro a svariate settimane fa, prima dell’esame di francese. Ero in sala, sperando che il passaggio dalla sedia al divano, mi facilitasse il ripasso degli autori francesi. Nulla. Vuoto anche lì. Casualmente è passato mio padre.
“Come va?”
“Di merda papà. Non capisco più nulla”
“Usciamo”
“Ma non so se il tempo….cioè…non so se è il caso”
“Usciamo”
Siamo andati a piedi fino alla fnac di via Torino. Li abbiamo girato, guardato libri, dvd e cd. Ho comprato e ha pagato lui. In qualche modo mi ha salvato.

Posso andare…
Bho…
Non so bene dove andare con la memoria. Mi sento stanco, sfatto, affaticato e, come spesso succede in questi casi, sporco, nonostante mi faccia una doccia al giorno.

Vabbè, finirà anche questa.
Nel frattempo due parole sui commenti al post precedente.

Quello di Leo racchiude in poche parole la mia visione, illusoria e ottimistica, del ciclo delle stagioni, viziato dal mio amore per il sole e il caldo. Grande Leo.

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