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Archivio Gennaio 2009

Tu non lo sai, ma dentro me ridevo

26 Gennaio 2009 3 commenti

Mr. Mourinho ha chiuso l’intervista dopo partita ai microfoni di sky dicendo che mercoledì dovranno prendersela con Baresi, l’allenatore in seconda, perché lui è stato squalificato. È vero. Al 40° del primo tempo viene ammonito Stankovic per una entrata pericolosa. Il tutto avviene proprio di fronte alla panchina. Mourinho non ci sta. Ha visto un intervento pulito del suo centrocampista e si alza, infuriato, va verso l’arbitro a pochi passi e gli chiede platealmente se  ha paura.
Paura di fischiare qualcosa a favore dell’Inter e di passare per un arbitro vittima della sudditanza psicologica verso le grandi squadre. Così viene espulso. Giusta o sbagliata, la decisione mi lascia abbastanza indifferente. Non ho visto una bella squadra, ed è questo che mi preoccupa. Comunque per il momento tuttoapposto. Nervi saldi. + 3 sulla Juve, + 6 sul Milan.
Da questa battuta del mr. deduco che mercoledì c’è un turno infrasettimanale. Caspita. Devo scrivere a Francesco che mercoledì non ci possiamo vedere.

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Se vuoi ti racconto i Rage a Modena (con uno stato di ansia).

23 Gennaio 2009 4 commenti

è qualcosa che ho scritto mesi fa, dopo il concerto dei Rage Against the Machine a Modena, 14 giugno 2008. Periodo in cui lottavo per laurearmi entro l’estate.

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lunedì

19 Gennaio 2009 3 commenti

È un inizio di settimana. È lunedì, e sono le 8 e mezzo del mattino. Ho aperto gli occhi varie volte stanotte, ma sono sempre riuscito a riaddormentarmi. Poi li ho aperti definitivamente. Avevo addosso ancora qualche sbadiglio, ma sapevo che non si sarebbero più trasformati in sonno. Mi sono girato un po’ di volte sotto al piumone, una caviglia mi si è attorcigliata intorno al lenzuolo. Sbadiglio ancora. Sono le 8 meno una decina di minuti. Mi alzo. Accendo il caffè, prendo il giornale sullo zerbino. Mr. Mourinho è in prima pagina sul Corriere. Non è normale che lo Special One perda 3 a 1 contro l’Atalanta. “È colpa mia”, dice il virgolettato. Con 9 milioni di euro l’anno, prendersi la colpa mi sembra il minimo. Ieri la mia Inter non c’era proprio. Non mi ricordo da quanto tempo non vedevo una partita fino alla fine. Verso la mezz’ora del secondo tempo mi sono alzato e sono andato a finire la mia scheda di lettura. Ho appreso dal sito della squadra che, nel recupero, Ibra ha accorciato le distanze. Per quanto mi riguarda non fa nulla, perdere, a volte, capita.
Ieri sera ho visto Lazio Juve e nonostante fosse una bella partita a tratti sono stato rapito da una sonnolenza che era difficile combattere. Così sono andato a letto un’ora dopo la fine della partita e adesso eccomi qui.

Prima delle 10 la palestra non apre. L’idea di iniziare la settimana con una corsa, una sudata e una doccia, mi fa stare bene. Mi da’ la sensazione di essere preciso. Ma comunque entrare alle 10 in palestra non conviene. Negli spogliatoi c’è odore di ammoniaca, che io non sopporto. Quell’odore insopportabile mi ricorda le elementari. A volte le aule venivano pulite da cima a fondo dai bidelli e quell’odore era fortissimo.
“Non posso entrare in classe con quell’odore”
“Su su, non piantare grane! Qui ogni scusa è buona”
“No, dico davvero: non lo sopporto, mi fa stare male!”
“Devo chiamare il preside? Dentro, forza”
“…”
“Ma che fai???!!”
“…ehm…glielo avevo detto che questo odore mi fa stare male”, dissi asciugandomi la bocca dopo avere vomitato la colazione sui piedi del bidello che non voleva sentire scuse.

Ho rollato la prima sigaretta della giornata. Penso che proverò a cambiare tabacco.

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This is Radio Clash _ Stay Free

14 Gennaio 2009 3 commenti

Alle 4 a prendere altri libri. Mi piace andare a prendere i libri. Arrivo, saluto il portinaio, poi salgo fino all’ultimo piano. Suono il campanello, la porta si apre e chiedo di C. alla ragazza della reception. Attendo qualche minuto e sento i rumori da ufficio. Mi ricorda quando lavoravo per il mio istituto di ricerca. Il piacere di condividere le giornate con altri ragazzi come me, ma, allo stesso tempo quella sensazione di essere un po’ prigioniero.
C. mi molla uno, due, al massimo tre plichi. Mi piacerebbe fermarmi a parlare con lui  per più tempo, chiedergli più cose su questo lavoro e su cosa pensa delle mie schede di valutazione. C. è gentile, ha uno di quei visi che sa di già visto manonsodove. Mi dice che va tutto bene e che non ci sono particolari scadenze.

Questa mattina, aspettando che il caffè salisse, ho continuato a leggere “Tutta colpa del 68”, fumetto edito da Garzanti sull’anno della rivolta studentesca e su quello che è venuto dopo.
È raccontato bene, i disegni mi piacciono: è tutto visto attraverso gli occhi di Rinaldo uno studente di architettura, timido e indeciso, che si trova in mezzo a quel fermento. La scelta di un protagonista non totalmente dentro gli eventi, ma piuttosto travolto dagli stessi, è un canovaccio frequente. Credo serva per raccontare le cose con il giusto distacco, perché le opinioni di chi ci si ritrova per caso si pensa siano più obiettive ed interessanti di quelle di chi, invece, c’è dentro fino al collo.
Una lettura divertente, anche se, io, sul 68 milanese, continuo ad avere un atteggiamento scettico. Deve essere stato stupendo trovarsi davanti a quel tumulto, quella voglia di cambiare tutto, di parificare i rapporti, di bruciare le ipocrisie. Era il momento giusto, perché certe cose non potevano continuare così. Prima del 68 l’Italia era sicuramente un paese peggiore. Basti pensare che, un anno prima, nel 67, “La Zanzara”, giornaletto del liceo Berchet, fece una inchiesta sulla sessualità degli studenti…se non sbaglio soprattutto delle ragazze. Successe il finimondo. Si gridò allo scandalo, vennero messi in mezzo preti, benpensanti, genitori allibiti. E per cosa? Per dei ragazzi che parlano della loro sessualità.
Questo era lo scenario pre 68: pregiudizi, cultura piccolo borghese trincerata dietro i “nonsifa”, “nonstabene”. Tutto questo è stato rotto, e ci voleva.
Quello che non mi convince è la natura di alcuni personaggi e questo alone radical scik che ha ammantato soprattutto il dopo 68.
Come ad esempio Mario Capanna, leader del movimento studentesco. Oggi tiene banco ogniqualvolta si parla di quegli anni; appena ci sono degli studenti in rivolta, la parola passa a Capanna.
“E’ uno che di mestiere fa il reduce”, dice mio padre ogni volta che lo si nomina.
“E’ uno che non mi convince”, penso ogni volta che lo vedo.

Un anno di rivolta. Poi esplode la bomba in piazza Fontana e la lotta cambia. Si alza il livello dello scontro. È un messaggio a tutto il movimento, o quantomeno a chi  fra di loro, è in grado di leggerlo. È un messaggio anche alla borghesia: la si spaventa con 16 morti in una piazza e allo stesso la si rassicura con una repressione sempre più dura. In poche parole si alza un polverone nel bel mezzo del quale la visibilità è scarsa e in pochi riescono a distinguere il mantenimento dell’ordine dalla repressione.

Leggo questo fumetto che mi accompagna durante il mio rituale del caffè.
Mi sciacquo la faccia, mi metto al mac e apro la posta. Ma ho bisogno di un sottofondo. Qualcosa che vada dritto al punto.
I Clash vanno benissimo. Li ascolto sempre troppo poco, soprattutto se penso a quanto gli devo. L’ultimo anno di liceo mi hanno accompagnato ovunque. Sono stati la colonna sonora di una primavera fatta di amori, politica, tradimenti, studio ed esame di maturità. Sintetizzare tutte quelle sfumature non era facile. Giusto i Clash ci potevano riuscire. Loro si sono inseriti nel momento punk, ne sono stati una delle più belle espressioni. Aggiungendo qualcosa, come tutti i grandi. I Sex Pistols avevano coniato il “no future”. Nichilismo, nessuna fiducia in quello che potrà accadere. L’unica certezza è il presente, che fa schifo e quindi va distrutto. “Quando distruggo sono contento”.
I Clash hanno respirato la stessa aria, lo stesso scontento, lo stesso momento difficile dell’Inghilterra in quella fine anni ’70. Ma nessun nichilismo nei loro testi: lotta organizzata, appoggio ai movimenti di liberazione nel mondo, il triplo album “Sandinista!”, ricerca musicale e politica.

È “Stay Free” che mi da il buongiorno stamattina.
Due parole che mi accompagneranno in questa giornata.

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Per niente facili, uomini sempre poco allineati

13 Gennaio 2009 2 commenti

E’ il tempo di scrivere, della scrittura, a dare a me il concetto di spazio e di vita. Tutto sta in quella differita fra quello che pensi e quello che riesci a scrivere. La testa va a mille, sempre. Un vero artista, un artista compiuto è uno che è riuscito a stare dietro ad ogni idea che ha avuto? Il segreto del suo successo dove risiede? Nel fatto di saper poi separare, a freddo, le idee buone da quelle cattive? Non lo so. In questa ipotesi c’è troppa razionalità, anche se poi, gli artisti che ho avuto modo di conoscere, erano persone molto metodiche. Sepulveda, ad esempio, dice che scrive 7/8 ore al giorno, perché “è un lavoro”. Paco Ignacio Taibo II, invece, ammette candidamente di iniziare un libro senza sapere dove andrà a parare: “se lo sapessi mi annoierei a scrivere, così come si annoierebbe un lettore nel leggere un libro dal finale scontato.
Questione di convivenza con il proprio genio. Ognuno trova il suo modo: c’è chi il proprio genio se lo sposa e gli dedica cure amorevoli e continue, chi invece il proprio genio se lo scopa come vuole e quando ha tempo, senza che il rapporto diventi troppo opprimente.
Il con il mio genio* ho un buon rapporto, ma ci sono voluti anni. Oggi mi accorgo che una delle cose che più ci piace fare è intrattenerci. Io ho un ottimo rapporto con me stesso, mi ascolterei per ore. Non penso sia una tendenza che ha a che fare con la timidezza o l’introspezione a tutti i costi. Credo che un uomo che sa stare con se stesso sia comunque un uomo salvo.
Io ho tenuto le battute più belle (e anche le più atroci)  per me. Ho riso dentro, con molto gusto. Ho smontato ragionamenti altrui senza aprire bocca: l’avversario ne è uscito a pezzi, ma senza saperlo, perché non gliel’ho detto.

Quanto a questa serata, posso dire che fa freddo. Un uomo dalla faccia vissuta, all’angolo, mi ha chiesto se avevo una sigaretta da dargli. Ho risposto di no. Non ne avevo. Solo tabacco e cartine, ma questo non gliel’ho detto.
Faceva un gran freddo e io ho tirato su la mia kefia fin sul naso. La kefia la sto mettendo spesso, perché per me è importante fare capire da che parte sto in questi giorni.  
Per il resto è un lunedì di inizio settimana. Per me cambia poco, e per certi versi è un sogno che si realizza, anche se con discrezioni.
Infatti fra poco mi metterò a lavorare…anche se questo termine mi fa sorridere, quando si tratta di leggere libri per lavoro.
Ma ottimo così. Non è detto che dietro ogni figata ci sia per forza la fregatura.

Un abbraccio a tutti i blog che sto trascurando, agli amici che non sto chiamando e a tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, non hanno mie notizie.

Da questa piccola Radio Londra vi mando un messaggio di affetto e stima incalcolabili.

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solo un piccolo rammarico

10 Gennaio 2009 4 commenti

Ho appena finito di scrivere una scheda di lettura. Quindi vuol dire che ho appena finito di usare le parole con attenzione, senza ripetizioni, scegliendo accuratamente i termini. Mi sono sentito un po’ frustrato, non lo nego. Avevo bisogno di un nuovo foglio bianco sul quale vomitare qualcosa senza troppe regole. È un po’ come passare da una freeway statunitense, con un limite ben preciso e guai a sgarrare, ad uno di quei tratti di autostrada tedesca dove non c’è limite di velocità.

Con la neve pare che abbiamo finito. Così dicono le previsioni. Adesso tutta quella già caduta e non ancora sciolta non è altro che ghiaccio.
Di ritorno dalla Corsica la vita ha preso una piega che non mi è per nulla dispiaciuta. Sveglia intorno alle 10, colazione e letture. Avevo tre libri da leggere, adesso sono a 2/3 del mio lavoro. Avere la lettura come lavoro per me è un privilegio. Sento solo qualcosa di strano quando poi devo compilare la scheda di valutazione: le mie parole devono riassumere gli sforzi e le notti insonni di questi aspiranti scrittori. Sento una certa responsabilità addosso. Sicuramente il mio parere non è vincolante, ma sono sicuro che se scrivo a C. e gli dico “questo libro è illeggibile”, lui non si prende la briga di leggerselo per vedere se ho ragione o no. Allo stesso modo, penso che se dico a C. “questo libro secondo me non è male”, forse, e sottolineo forse, un’occhiata gliela da.

Insomma la vita scorre, metro per metro, come deve essere. Cosa farò quando avrò finito questi tre libri se non me ne daranno altri? Non lo so. Al momento non mi interessa. Sono molto più interessato a queste giornate che, timidamente, iniziano ad allungarsi di qualche minuto. Sono molto più attratto dalla prospettiva del caldo, di una estate in moto, e magari di una moto nuova. Poi magari non succede nulla di tutto questo, ma serve per resistere. Come la scena iniziale di “The Blues Brothers” quando Jake esce di galera e non vede l’ora di rimettere insieme la vecchia band,   cosa che suo fratello Elwood gli aveva promesso durante la sua detenzione. Jake scopre che in realtà era solo una bella favola raccontatagli da suo fratello per aiutarlo a sopportare la vita dietro le sbarre. “Balle, sì, ma a fin di bene”.
Il fatto che poi Jake non si arrenda e, tra mille vicissitudini, riesca nel suo intento, è solo un modo per dire che, ogni tanto, qualcosa va come ce lo siamo immaginato….più o meno.

La vita scorre metro per metro, dunque, fra sigarette rollate, letture e qualche corsa in palestra. C’è solo un piccolo rammarico: il nostro viaggio di andata in Corsica per le vacanze di natale è stato rocambolesco. Ci ho provato a raccontarlo: ho iniziato ben due files, ma non sono riuscito ad arrivare alla fine. Mi sono messo con le migliori intenzioni anche sul traghetto di ritorno, e questa foto può testimoniarlo.

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solo una piccola pausa

7 Gennaio 2009 3 commenti

è solo questine di prendere fiato, di mettersi l’animo in pace e sapere che non potrò raccntare tutto, nè fare tutti i nomi delle persone a cui devo qualcosa, quelle che devo ringraziare o quelle da mandare a fanculo. è solo questione di riprendere la giusta distanza e lasciare stare lo scrivere per lo scrivere.

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