Archivio

Archivio Febbraio 2009

noi

27 Febbraio 2009 2 commenti

Questa mattina ho dormito. Parecchio. Ho ancora il sapore del caffè in bocca, ma i denti ancora non lavati, perché la sigaretta così da’ più gusto.
Nel rituale mattutino del giornale i miei occhi a fessura non mi permettono di leggere gli articoli. A meno che non si tratti dell’Inter reduce da una impresa o di qualche manifestazione, mi fermo ai titoli.
Ho letto di Obama che ha aumentato le tasse ai ricchi e vuole creare un fondo per la sanità pubblica. La nostra sinistra, o almeno quello che rimane tra le macerie fumanti di un naufragio previsto (e, quando nacque il Pd, molti compagni – fra cui me – si sono pure sentiti dare della Cassandra) si è fatta decisamente scavalcare sul suo lato da un presidente uessei. Sarebbe un po’ come se Bekham andasse via in dribbling a Samuel e Cordoba.
Più tasse ai ricchi: chissà se prenderanno spunto. Chissà se questa generazione di dirigenti, cresciuti con “Happy Days” (Nanni Moretti in “Aprile” – mi secca dirlo – aveva ragione) sarà in grado di prendere lezioni dal primo presidente nero statunitense.
Io lezioni da Obama non ne prendo. Io faccio riferimento ad altro e già lo sapevo che i ricchi vanno tassati più dei poveri e che la sanità deve essere pubblica. Posso provare stima e ammirazione per un uomo che conduce la sua lotta nel ventre della bestia, che ha a cuore la sorte della parte più sfortunata dei suoi concittadini, ma i miei punti di riferimento sono altri. Non sembra essere così per la sinistra italiana e la mia speranza è che, dato che amano ubriacarsi di idee a stelle e strisce, stavolta lo facciano davvero.

Sul giornale devo aver visto qualcosa anche su una specie di testamento biologico in piazza organizzato da you tube. Se ho ben capito ognuno poteva registrare il proprio testamento biologico e metterlo in rete. Se digitate “testamento biologico” sul tubo troverete molti di questi video.
Per quanto mi riguarda il mio testamento biologico è in mano alle persone che mi circondano. Penso sia la garanzia migliore. Nel caso in cui non possa occuparmene io direttamente, rimetto le decisioni sulla mia vita a chi mi sta vicino, a chi mi è sempre stato vicino.

Sono rimasto scioccato dalla quantità di saccenza e presunzione che ha circondato la questione di Eluana. L’arroganza con la quale hanno linciato un padre distrutto dal dolore mi ha schifato.
Mi ricordo che il piduista presidente del Consiglio disse che loro erano per la libertà di scelta. Nessun giornalista in quella occasione si è permesso di fare la domanda più semplice di tutte: “libertà di scelta di chi?”. Quale libertà di scelta c’è nelle vostre idee? Quale libertà può essere più grande e più giusta della libertà di scelta del diretto interessato? Non si sa. Nessuno chiede e tutto si risolve in slogan. Questo governo, prima di insediarsi deve avere firmato parecchie cambiali in bianco. Al Vaticano sicuramente molte, e adesso il nazista di San Pietro passa all’incasso (così come sta passando all’incasso la Lega con la sue ronde e con le uscite razziste del Ministro Maroni).

Siamo NOI ad essere per la libertà. Perché se una persona lascia scritto che, seppur ridotta allo stato vegetativo, vuole essere tenuta in vita artificialmente, NOI lasciamo che sia così. Se una donna, anche se vittima della più efferata violenza sessuale, non vuole abortire NOI non la costringiamo a farlo. Se una coppia di coniugi non si sopporta più ma ritiene che il matrimonio sia indissolubile, NOI non li obblighiamo a divorziare.

NOI siamo superiori a voi, perché sappiamo cosa è il rispetto.
Rispettiamo le vostre idee, anche se, per andare in pari, dovremmo perseguitarvi per un po’…

…ma la persecuzione non ci appartiene,
nonostante spesso ci induciate in tentazione.

Prosegui la lettura…

Categorie:Argomenti vari Tag:

Alla prossima, a presto

26 Febbraio 2009 3 commenti

 

Forse aveva ragione Guccini: quando le cose vanno bene cosa c’è da scrivere? La serenità d’animo è difficile da descrivere. Penso che abbia ragione Henry Laborit nel dire che la felicità è una tensione e non si è felici se non si desidera nulla.

Prosegui la lettura…

Categorie:Argomenti vari Tag:

È in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta

10 Febbraio 2009 6 commenti

Venerdì che arriva il week end. Venerdì tanto atteso. Sono le dieci del mattino, ho aperto gli occhi da qualche minuto. Mi alzo e mi sento riposato. Ho finito tutti i lavori  che dovevo fare, quelli per l’università, quelli per la casa editrice. Ho faticato: la notte prima, pur di finire, ho tirato le due con gli occhi che mi si chiudevamo e la batteria del mac che stava per finire.

Sono le 10 e 30, sono quasi pronto, ma non so per cosa. Riempio lo zaino con asciugamano, pantaloncini corti, acqua, scarpe da ginnastica e maglietta dell’Inter, versione centenario, con il numero 4 di Zanetti. In palestra corro, sudo, alzo pesi, inzuppo ogni vestito di sudore.

Sono le 2 del pomeriggio. Aspetto mio padre che per le 3 dovrebbe farsi vivo. Arriva alle 3 e un quarto.
“La sai la strada?”
“Certo, guarda qui” e sfoggio una stampa di google maps con tanto di frecce e segni a penna.
Bisogna prendere la Lorenteggio, passare l’Ikea, e, al secondo ponte, girare a destra.
Trezzano. Lì mi ha dato appuntamento A., l’uomo che ha deciso di vendere la sua Suzuki V-Strom 650 blu e nera.
Facciamo il passaggio di proprietà. Dovrò tornare in questa agenzia di Trezzano fra una ventina di giorni, a ritirare il libretto e il certificato di proprietà definitivi.
Ma per il momento ce ne andiamo. Carovana di due macchine. A. davanti, io e mio padre dietro. Sotto la pioggia attraversiamo Trezzano e arriviamo a Buccinasco.
Piove e fra buche e pozzanghere l’ambiente è ostile. Dovrei essere felice, ma sono solo molto teso.
Ci mettiamo venti minuti e finalmente eccoci al concessionario. Mio padre paga A., uno dei ragazzi del concessionario mi dice “quando sei pronto te la porto fuori”.
Eccola lì la mia nuova moto: il muso aggressivo punta verso l’uscita.
“Non c’è fretta – ribadisce il ragazzo del concessionario, e aggiunge rivolto al suo socio – Vedi i veri motociclisti? Guarda che tempo!”

Siamo pronti. A. mi dice “La porto fuori io…per l’ultima volta”.
Siamo al riparo di una piccola tettoia. A. accende la moto. Mi spiega per sommi capi alcuni congegni “con questo regoli il ritorno dell’ammortizzatore dietro, qui invece regoli il minimo. Ogni volta che accendi la moto fa un check. Questa è la spia dell’iniezione….fai benzina appena puoi”.
Già. Questa moto ha il segnalatore della benzina. Lusso per me, che con la vecchia Kawasaki dovevo azzerare il contachilometri parziale e calcolare l’autonomia in base al mio stile di guida.
Prima di infilarmi il guanto nero Dainese destro, regalo di Filippo, do’ la mano ad A.

Salgo. Accendo. Infilo la prima. La moto si spegne.
“È fredda…e ci vuole un po’ più acceleratore”
Riprovo altre due o tre volte. Appena abbasso la leva del cambio per inserire la prima e mollo un po’ la frizione, un cicalino mi annuncia lo spegnimento del motore.
Altri tentativi. Alla fine si muove.
C’è subito una discesa ripida da affrontare. Freni tirati e un pelo di gas per tenere su il motore.
Eccoci in strada.
Negli enormi specchietti vedo mia papà che mi fa la scorta con la nostra Toyota.
La v-strom pesa, ma è perfettamente bilanciata. I freni fanno il loro dovere, il motore è possente, la stabilità incredibile.
La posizione di guida è maestosa: sono seduto praticamente in posizione eretta.
Una moto ti può piacere quanto vuoi, ma lo sai che quel che vedrai più spesso è la tua soggettiva di guida: il quadro, il parabrezza regolabile, la leva del freno e della frizione, la carenatura.

Passiamo di fianco al forum di Assago, poi via oltre il ponte sulla Milano – Genova, costeggiamo il Carrefour. Tengo a distanza ogni possibile ostacolo, mobile o immobile. Mio papà dietro di me fa buona guardia e il muso bianco e basso della macchina sembra vigilare su di noi.
Imbocco il pezzo di autostrada che ci poterà fino a Famagosta. È qui che mi sento sicuro. La V-strom entra in corsia con sicurezza. È stabile, non ha incertezze. Il motore, se serve, sale con costanza e decisione. All’altezza dell’hotel Alga, un palazzone di periferia che emana tristezza fin da lontano, facciamo benzina. Non piove, ma ho attraversato pozze di colore marrone, espanse e profonde. Un po’ di quel marrone si è attaccato alle parti basse della moto. Pace. Appena posso la farò lavare. Adesso mi preme solo arrivare a casa incolumi.
Famagosta, circonvallazione. Via Vittadini, piazza Buozzi con il suo pavè bagnato. La svolta da corso Lodi per via Vasari, tempo fa, mi vide protagonista con la Kawasaki: pioveva e i sanpietrini bagnati non si sono attaccati alla ruota posteriore che ha iniziato a slittare. La Kawa si mise di traverso e dovetti mollare il gas. Oggi, quella stessa svolta, la faccio a passo d’uomo. Forse un giorno la Suzuki si imbarcherà con disinvoltura, ma oggi no. Oggi proprio no.
Sempre dritto. Ecco il portone confortante del mio box.
Resto un po’ a guardarla. Mi piace, mi piace tanto.

Chiudo la porta scorrevole del box, mi assicuro di aver dato tutte le mandate di chiave.

Benvenuta.

Prosegui la lettura…

Categorie:Argomenti vari Tag:

su strade senza tempo noi facciamo Resistenza

2 Febbraio 2009 8 commenti

ci sono alcune cose dette da qualcuno che centrano il punto.

Prosegui la lettura…