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Archivio Aprile 2009

un problema di qualità

29 Aprile 2009 5 commenti

Aspetto che il riquadrino in alto a destra dell’ipod passi dal lampo alla presa. Allora vorrà dire che è carico. Lo metterò nella tasca interna della giacca e, borsa in spalla, comparirò in palestra.
Lì ci sono sempre un paio di ragazze dietro il banco della reception. Sono quasi totalmente coperte dal bancone e le vedo sempre chine su dei fogli con una penna in mano. Scrutano carte con aria compunta. Penso ai conti, alle tessere, a qualche documento da stilare. Poi, da qualche settimana, mi sono reso conto che tutto quell’impegno e quella devozione è dedicata alle parole crociate.

Ieri sera è passato da noi Peppo. Deve scrivere una tesi su Charlie Mingus. Ha bisogno di un parere, qualche idea, un confronto. Eravamo al tavolo di cucina. Lui raccontava le sue idee mentre rollava sigarette senza filtro piene di old holborn blu; alle sue spalle il cielo si illuminava ripetutamente di blu elettrico. Gli scrosci di pioggia stavano qualche semitono sotto le nostre parole.
Erano quasi le due quando io e Luisa siamo andati a letto.
“adesso dormo che fra 5 ore suona la sveglia”.
Le ho dato un bacio sulla fronte e l’ho stretta a me. Faceva un gran freddo nella nostra stanza. L’ho tenuta fra le mie braccia mentre con le ultime forze della giornata leggevo “La conduzione delle interviste nella ricerca sociale”.
“È uno strumento di lavoro”, mi ha detto mio padre quando l’altro giorno me lo poggiato fra le mani.

Questa mattina ho finito il libro che dovevo leggere. Non male. L’autore è stato bravo nel lasciare intendere il senso di tragedia che si è palesato nell’epilogo. Ma il momento in cui finisco il libro non è mai il momento buono per scrivere la scheda di lettura. Ho bisogno di pensarci per qualche ora.

Così fra poco me ne vado in palestra. Ascolterò il nuovo cd degli Ska-P, “Lacrimas y Gozos” appena acquisito dal mio ipod.
Saranno gocce di sudore da buttare fuori, panca degli addominali per le mie rabbiose ripetizioni con le mani dietro la nuca.

Tutto aspettando il caldo, che dovrebbe essere questioni di minuti. Aprile ce lo siamo bevuto, veloce come un dribbling di Zanetti: fulmineo.

Viene voglia di fermare la moto sul ciglio della strada, tirare fuori il cellulare per sapere cosa fanno gli amici in serata. Mettere dentro il bauletto un costume e un asciugamano.
Sentirsi sporchi di terra e grasso e sognare una doccia.
Sentirsi puliti e aspettare di sporcasi di nuovo..
 

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Cast

21 Aprile 2009 3 commenti

Un foglio bianco e poche idee. Però questo bianco è invitante. Viene voglia di sporcarlo, vedere le proprie idee prendere forma attraverso le parole. È una tensione. Stare appresso ai propri pensieri: non farsi prendere dal panico quando non ci sono, così come non irritarsi se non riesco a stargli dietro.
Giorni di acqua e di un clima inaccettabile per aprile.
Giorni in cui guardo casa mia e penso ai poster, alle cose da attaccare.
Mi piacerebbe che il campanello suonasse come il riff vocale di “immigrant song” dei Led Zeppelin, mi piacerebbe mettere sopra al letto la croce barrata dei Bad Religion, a volte vorrei dormire in sala, collassare davanti ad un film o all’appuntamento domenicale con “controcampo”.

Vorrei spendere due parole sul mio amico Cast, che da qualche giorno non è più tra noi. Ma le parole si nascondono bene quando devi descrivere una emozione profonda.
Qualche mattina fa mi sono svegliato e il magone mi si è attaccato addosso. Ho pianto a dirotto, nel buio della tapparella abbassata. Non so da quanto non piangevo. Ne avevo bisogno, anche se mi secca molto ammetterlo. Quando piango vuol dire che ho buttato giù tutte le barriere, vuol dire che qualcosa o qualcuno mi manca come ad un bambino la mamma.
Ho pensato al suo sguardo, alla sua coda che si muoveva ogni volta che lo chiamavo.
E poi la dignità. I suoi occhi da lupo, troppo fieri per sopportare una malattia che lo avrebbe trasfigurato. La dignità che P, tra le lacrime, ha voluto salvaguardare ponendo fine ai suoi giorni prima che non lo riconoscessimo più, il nostro Cast.

Ho voluto scriverti questo, amico mio.
L’amicizia silenziosa e senza parole che si crea fra cani e uomini non ha bisogno di tante frasi. Va aldilà di ogni convenienza e per questo si impara tanto da voi.
Perciò mi fermo qui.
Mi asciugo le lacrime e ti porto dentro.

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e il tumulto del cielo ha sbagliato momento

15 Aprile 2009 4 commenti

Sono le 7 e 25. Con la sveglia digitale si punta l’ora di alzata cercando di guadagnare minuti. La sera prima avevo pensato di svegliarmi alle 7, ma poi, armeggiando sul display, ho trovato che 25 fosse un bel numero.
Ho sonno, ma mi devo alzare. Nessun appuntamento, nessun ufficio da aprire stamattina, nessun collega che mi aspetta. Potrei dormire, ma ho bisogno della giornata intera.
C’è un libro da finire. Una vera palla, ma è lavoro.
Pare che il problema, in Italia, sia che tutti o quasi scrivono, ma nessuno o quasi legge. Chi non ha un amico, un conoscente, qualcuno che ha un libro nel cassetto o nella sua testa? Leggere forse fa fatica, scrivere meno e poi c’è la presunzione di avere qualcosa da dire unita  all’ebrezza di essere ascoltati.
Gli scrittori che mi vengono sottoposti dalla casa editrice per cui lavoro sono spesso saccenti, presuntuosi, convinti di approcciare ad una antica arte solo con l’istinto ed una presunta intelligenza. Irritanti, perlopiù. Stroncare non mi è mai piaciuto, anche perché penso alla fatica e alle speranze risposte in un manoscritto consegnato nelle mani di C.

Prosegui la lettura…

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Pochi minuti

6 Aprile 2009 Commenti chiusi

Mangiare la pasta con le verdure che fa mia mamma, poi passare da Alberto e infine raggiungere Luisa sotto le coperte.
Questo il programma della sera di un giorno illuminato dal sole, con la v.strom che mi guarda come dire “tutto qui quello che mi fai fare? Casa tua – casa dei tuoi?”, con due dei tre lavori che sto facendo ad interessarmi e a prendere i miei pensieri, con la luce del sole fino a sera e un vento leggero che muove la tenda bianca della mia finestra.
Non è il tempo per riflettere, ma per andare.
Non voglio arrendermi all’idea che il benessere sia inconciliabile con la mia scrittura. Preferisco piuttosto pensare che stare bene renda più difficile dire certe cose. Ipocrisia, retorica, questi i rischi maggiori. Li tengo alla larga pensando alle cose più semplici: una serata con un amico, una moto fra le gambe, una ragazza che mi ama con cui condividere il letto.

Oggi mi sono alzato a fatica. Gli orari del week end sono stati spostati su un altro fuso orario. Quattro del mattino di sabato per andare a letto (chi più chi meno sulle proprie gambe: io ero tra quelli messi meglio, forse sto invecchiando), una del pomeriggio per alzarsi e fare colazione con i nostri amici belgi che hanno dormito da noi.
Forse qualche bicchiere di vino di troppo in un pranzo all’ora della merenda, domenica, ed eccomi a salutare i nostri amici in partenza con la testa un po’ pesante.
La Juve ha pareggiato, c’è da vedere la nostra partita ad Udine e sperare nel colpo. Sul nostro nuovo schermo piatto scorre una partita poco piacevole, a tratti inguardabile. La mia testa pesante non riesce a capire se si trasformerà in debacle o in un allungo primaverile verso il nostro 17esimo scudetto. Vinciamo per un pelo, forse un po’ per caso.
Batto le mani rumorosamente, alla faccia dei vicini bianconeri che, dal piano di sotto, hanno gufato per 90 minuti, più i 6 di recupero.
Prendo della frutta, la sbuccio e la faccio a pezzi. Ne offro un po’ a Luisa che gradisce. Io penso a Thompson e al suo “Vitamina C, più ne prendiamo meglio è”. Leggendo quanto ha scritto non deve avere funzionato molto, ma per quanto mi riguarda è più che sufficiente per combattere un po’ di vino rosso e un cannone – abbastanza gratuito – a metà serata.
Oggi mi sono alzato a fatica, dicevo. Mentre in bagno mi lavavo i denti ed ero indeciso se continuare a farmi crescere la barba, mi è venuto in mente che all’una avevo un appuntamento.
Ho avuto la sensazione del pericolo scampato. Avevo appuntamento con F. che ci dovrebbe aiutare nel nostro lavoro di ricerca. Idea mia, contatto mio, entusiasmo da parte degli altri, ma… “idea tua, realizzazione tua”. Quindi non potevo assolutamente toppare. Perdere l’appuntamento con F., rivelatosi poi molto prezioso per le sue conoscenze e il suo acume, perché il giorno prima avevo ecceduto (anche se per colpa di un ragazzone fiammingo alto quasi 2 metri) sarebbe stato qualcosa meno di “poco professionale”.

Sento l’odore della pasta quasi pronta.
È tempo di andare e di chiudere questo post.

fine di un tempo dove non vedevo bene
fine di stare sotto e male
parlo ogni tanto
altrimenti ascolto
ma ho un sentimento strano dentro
è un risveglio
lento
va meglio
apprezzo ogni dettaglio
e non impiccio il mio cervello
la vittoria è la mia notte che inghiotte
luci false eliminate
linee forti ora vengono introdotte
la dedizione è una cura e l’ho capito
ora mi dedico al mio gioco preferito

“Risvegli” – Assalti Frontali (Banditi  -2000)

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