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Archivio Maggio 2009

Vada per i Dire Straits e Martin Luther King

27 Maggio 2009 6 commenti

In previsione del ponte l’attività fisica si intensifica. C’è da andare sull’appennino tosco emiliano e vedere molti amici. Forse ci sarà pioggia e, forse, dovremo portarci dietro le cerate. Per me non ci sono grandi problemi. A meno che non diluvi, la pioggia in moto fa parte del gioco, della scelta. L’unica accortezza è non fare affidamento sul bordo della ruota in curva: se quando è tutto asciutto puoi contare sul fatto che si agganci all’asfalto tanto da tenere saldamente inclinati qualche centinaio di chili,  quando piove pensi alle uova, alla delicatezza e ai movimenti leggiadri.

Ieri sono andato in palestra a correre. Tutto bene, mi sentivo in forma. Dopo i miei pesi, salgo sul tappeto elettronico e inserisco i dati per la mia corsa: peso 80, pendenza 0, velocità 5.5 (inizio con due minuti di camminata veloce), tempo 33 minuti. Davanti a me due schermi: uno trasmette “uomini e donne”, l’altro un talk show pomeridiano su rai2, pieno zeppo di perfetti sconosciuti. Qualche tempo fa ho sentito dire ad Erri De Luca che la televisione è importante: “tiene compagnia a tanta gente, a chi sta in casa, a chi è in ospedale, a chi sta in carcere. Per questo mi è cara”. Un punto di vista privo di ogni snobismo: “io non la guardo, la accendo raramente, preferisco mettere su un film”. Penso che Erri De Luca abbia ragione. Il fatto che noi ci possiamo salvare dal terrificante palinsesto, non può farci dimenticare di chi passa la maggior parte del suo tempo davanti a questo moderno focolare.
Io trovo “uomini e donne” la fine della civiltà occidentale. Non c’è altro da dire. E sì che in palestra lo vedo senza audio, perché c’è la radio in diffusione. Ma mi bastano i gesti volgari, sopra le righe, la celebrazione del nulla, del vuoto più totale all’interno del quale c’è posto per ogni nessuno disposto ad inventarsi un personaggio, una mimica riconoscibile.
In questi casi la speranza è che, sulle  file di tappeti davanti al mio, arrivi qualche bella fanciulla dal fondo schiena apprezzabile, gentile e garbato. Per questo mi metto sempre sui tappeti in fondo…ma penso sia un trucco risaputo tra i frequentatori di palestre.

Qualche sera fa, a proposito di televisione, io e Luisa abbiamo visto su raistoria uno speciale che metteva a confronto Martin Luther King e Malcolm X. Sono sempre stato dalla parte del secondo, stimando il primo. Penso che Malcolm abbia detto e scritto le sue cose migliori nel periodo che va dalla sua uscita dalla Nazione dell’Islam fino alla fucilata che ha posto fine alla sua esistenza. Poco, pochissimo tempo.
“Nessuno ha mai ottenuto la propria libertà facendo appello al senso di umanità di chi lo opprimeva”. Questo è a grandi linee il suo pensiero. Se si scende in strada per manifestare, le prime volte si possono anche alzare le mani per fare vedere che la propria manifestazione è non violenta, pacifica, spostando così l’attenzione su quello che si vuole dire, piuttosto che sul come. Così faceva Martin Luther King. Ma se ci fossimo trovati attorno ad un tavolo, a parlare pacificamente, su molte cose non saremmo stati d’accordo.

Passano i primi due minuti di corsa. La velocità va a nove e mezzo. Incedo, anche se in realtà sono fermo. La bottiglia di acqua posta nell’apposito incavo inizia a sussultare ad ogni mio passo. Cerco di avere una falcata atletica e leggera. Aldilà dei possibili fondo schiena ad alleviare la fatica, quello che veramente conta è la musica che si sceglie. I Rage vanno benissimo, soprattutto il live a Los Angeles, quello che inizia con “Bulls on Parade”. Van bene anche gli Ska-P, con il loro nuovo album “Lacrimas y Gozos”: un canovaccio risaputo, senza troppi sconfinamenti o sperimentazioni; direi piuttosto un levare energico, colorato e adatto.
Scorro le varie possibilità sul mio ipod, molto molto ricco. Troppo forse. Va a finire che mi concentro sempre sulle stesse cose e altre restano praticamente sconosciute.

A Martin Luther King e ai suoi succedeva di scendere in piazza armati solo della loro fede e dei loro ideali. Botte, botte e ancora botte. Le prime volte passi. Poi l’idea di manifestare e venire regolarmente massacrato diventa una forma di coerenza autodistruttiva. Malcolm X era convinto quanto il pastore King della giustezza delle proprie idee. Però era per utilizzare ogni mezzo necessario. Se si alza il livello dello scontro è inutile fare come se nulla fosse.

Scelgo i Dire Straits. Nel 1992 li ascoltavo spesso. Il live chiamato “Alchemy” me lo aveva copiato su cassetta mia sorella Claudia. “È molto strumentale”, mi aveva avvisato. “Ok”, risposi io.
Forse non è proprio la musica adatta per la palestra, però sento che gira bene. Mi perdo dietro alla variazioni di “Telegraph Road”, al basso ritmico di “Private Investigations”. Ascoltando “Solid Rock” mi ricordo di una gita fatta alle medie. Non avevo praticamente nulla da dire ai miei compagni di classe: il walkman mi aveva fatto compagnia per tutta la giornata e “Solid Rock” mi aveva folgorato.
La falcata si fa leggera. Sudo, segno tangibile del mio impegno.

Guardo lo speciale di raistoria vicino a Luisa. Forse lo guardo con un po’ di pregiudizi: apro occhi e orecchie quando trasmettono spezzoni dei discorsi di Malcolm X. Ammiro entrambi, ma è lui il mio punto di riferimento.
Poi resto folgorato, proprio come da “Solid Rock” anni fa. È Martin Luther King che parla. E dice: “noi non permetteremo al nostro nemico di scegliere per noi le armi che dobbiamo usare”. È una frase profonda, intelligente, che riapre la diatriba tra violenza e non violenza. Una frase breve capace di emanare forza. Incute rispetto. Se il nemico alza il livello dello scontro, non è escluso che lo faccia per portarti su un terreno a lui più favorevole per screditarti – nella migliore delle potesi – o per distruggerti – molto più realisticamente. È eccitante quando ci sono due argomentazioni altrettanto valide. Poi comunque si sceglie, per forza. Però non si può fare a meno di capire le ragioni di chi sta sulla tua stessa barricata con modi diversi.

Forse c’è dietro Hegel. Tesi, antitesi e sintesi. Martin Luther King la tesi, Malcolm X  l’antitesi.
Probabilmente l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale  è åla sintesi. Perché per Marcos sono state armi e parole, battaglie e discorsi, libri e fucili.

Ma qui mi fermo.
I 33 minuti di corsa sono finiti. Sudato fradicio ascolto “Romeo and Juliet” mentre tento di riprendere fiato.
Penso a Luisa e alla sua mano nella mia mentre il pastore King parlava.

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