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Archivio Febbraio 2011

altra domenica

13 Febbraio 2011 Commenti chiusi

Altra domenica. Il grigio e il bagnato del piovuto ci hanno un po’ sorpreso. Non ce lo aspettavamo. Un po’ come quando interrompi una serie positiva di vittorie con un paraggio; o peggio, con una sconfitta. Stanotte, nel letto, girata l’ultima pagina di “Petrolio”, ho pensato che scrivere è difficile. Ho pensato anche che forse non mi viene più bene come prima. Sarà un periodo, sarà la ripetitività delle giornate o piuttosto domande che hanno bisogno di risposte pratiche. Vivo momenti in cui mi vengono alcuni pensieri, chiari, precisi, raccontabili. Idea di scrittura come evento estemporaneo, poco associabile ad un tavolo, un computer acceso, del tabacco e qualcosa da bere. Una pulsione che ultimamente ha poco a che fare con “ok, adesso si scrive”, manifestandosi piuttosto in modo anarchico e improvviso.
È come una risorsa che viene meno, un punto fermo che vacilla. Il che può anche essere un bene. Anzi: vista la situazione deve essere un bene. I punti fermi vivono senza discussioni e passano le frontiere come se avessero un passaporto diplomatico. Discuterli può essere molto positivo, specie se finita la discussione, si torna al punto di partenza e, in quanto punti fermi, vengono conservati.
“Perdita di tempo inutile: un percorso che torna al punto di partenza”, si potrebbe obiettare. Ma non credo che la qualità stia nel punto di arrivo, quanto piuttosto nel percorso che conferma il punto fermo. Altrimenti sarebbe come una meta senza il viaggio. Arrivare in un posto senza sapere come ci sei arrivato né quanto ti sia costato.

Sì sì, al grigio ci eravamo proprio disabituati. Mi stavo già preparando alla discesa, come dopo un gran premio della montagna (il ciclismo è forse lo sport più metaforicamente ricco, se lo si accosta alla vita). Invece mi sono accorto che qualche colpo di pedale va ancora dato.

Mi faccio coraggio ripensando a tutte quelle situazioni della mia vita passata che sembravano destinate a non risolversi mai. Quei problemi che parevano insolubili e che davano vita a turbamenti e alla mia rassegnazione incattivita. Ci ripenso, sì. E penso a come da un giorno all’altro se ne siano andati, scomparsi senza tante cerimonie.

In fondo a me gli addii non sono mai piaciuti.

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giacca cravatta moto

9 Febbraio 2011 Commenti chiusi

Sole. Così la prima parola cambia. Da “grigio” a “sole”. È stata quasi un’urgenza quella di mettersi a scrivere stamattina. Questa mattina nessuna sveglia e la mia testa ha avuto tutto il tempo necessario per connettere con calma, per passare senza traumi dal sogno alla realtà. Un passaggio importante, perché cambia radicalmente i primi pensieri della giornata. Quando la sveglia suona presto rifletto su cose che mi fanno arrabbiare, penso alle parole adatte all’invettiva, allo sfogo. Quando la sveglia non suona è tutto più facile.
Ho messo le mani sui numerosi fogli di appunti presi questa estate, durante la mia vacanza solitaria in Sardegna. Ho scritto molto, fitto e spedito. Descrizioni, pensieri, qualche riferimento agli anni addietro. Ho iniziato a trascrivere, ma senza aspirare alla forma libro. L’ho fatto più che altro per capire cosa ne sarebbe venuto fuori. Penso di essere abbastanza oggettivo nel valutarmi. Troppo severo, secondo alcuni. Ma la domanda è sempre la stessa: perché qualcuno dovrebbe leggermi? Se scrivi un libro, o se scegli di manifestare quello che sei in qualsiasi altro modo, questa domanda non può essere evasa. Durante il periodo del sound system, uno di noi quattro voleva inserire, tra un brano e l’altro, un pezzo suonato alla chitarra. Io ero contrario. Non perché la cosa non mi piacesse, anzi: era ben studiata. Dovevamo suonare “Plantation” dei Kana e girava anche abbastanza bene. Il fatto era che quando si decide di salire su un palco (figurato o reale che sia) devi avere qualcosa in più rispetto a chi ti ascolta. Nel momento in cui chi ti ascolta dice (o pensa): “beh, potrei farlo anche io”, non c’è più ragione perché tu stia lì. Vale anche per la scrittura, secondo me. Da qui spaccio i miei classici fogli word, difficilmente più di due. So, penso, ritengo che all’interno di questa misura ho qualcosa da dire. Non mi sono mai cimentato con un libro, perché so di non essere in grado e il fatto che in Italia un libro lo abbia scritto più o meno chiunque, non è una argomentazione a favore. Semmai contro.
Nonostante questo ho iniziato a provarci. Per gioco, per ammazzare il tempo, per fare qualcosa di stimolante. Ho scritto, ho letto quanto scritto e mi sono posto la domanda “perché dovrebbero stare a sentire proprio me?”.
Allora ho iniziato ad integrare. Ci ho messo qualche riflessione, ma soprattutto qualche riferimento a fatti realmente accaduti. Ho riletto di nuovo ed iniziava ad avere una sua dignità.

Ieri colloquio di lavoro. Richiesta giacca e cravatta. Espressamente richiesta. E sia. Credo sia stata la prima volta che andavo in moto così imbellettato. Fortuna che inizia a fare quasi tiepido. E poi il nodo era venuto malissimo. Ci ho messo una pezza coprendo un po’ con un maglioncino a “v”. Poi, tornato a casa, nel turbinio di mail, mi è stato chiesto di scattarmi una foto, perché l’evento andava documentato. E sia, anche qui.

Oggi posso rimanere me stesso. Non devo vedere nessuno, non devo parlare di me a nessuno. Posso tenermi la mia felpa in pail del decathlon (8 euro: un affare) e i pantaloni della tuta.

Sono giorni tiepidi che hanno già visto l’eliminazione del sottoguanto, in moto. Primo indumento del lungo ed accattivante strip che finirà con l’estate.

Chiudo il comunicato segnalandovi la mia ultima creazione video. Cosa da poco, giusto il pretesto per rimettere le mani sul programma di montaggio e dare voce ad una idea che mi girava in testa da da un po’.

Buona visione,
buona giornata,
buona quasi primavera.

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