Archivio

Archivio Maggio 2012

Un passaggio a livello fa primavera

10 Maggio 2012 9 commenti

La mattina è iniziata con la chitarra elettrica di “what’s the frequency kenneth” dei Rem. Non è stato per nulla male. Il tempo che ci metto in bici ad arrivare al lavoro, mediamente, equivale all’ascolto di tre canzoni.

Ieri sera guardavo a poche spanne dal mio naso la mia amica Lelia. Fra noi due il tavolino quadrato e senza tovaglia di un take away cinese in corso di Porta Genova.

“E’ essenziale, si mangia bene, si spende poco”. Vere tutte e tre le cose.

Si sta sempre bene insieme. Ci è piaciuto anche spostarci in moto da un posto all’altro: andatura lenta, casco con visiera aperta. Tutt’intorno una serata di maggio. Avevo preso ben due felpe, una addosso e una di riserva nel bauletto. Non sono servite. Il clima era perfetto.

Ancora una settimana e mezzo di lavoro. Venerdì 18 avrò finito e un aereo mi porterà di nuovo in Sardegna. La seconda canzone di questa mattina è stata “Why dont you get a job?” degli Offspring. La riproduzione casuale a volte sembra abbia una mente dotata di un umorismo sottile.

La serata è finita lungo il naviglio. Ancora chiacchiere appoggiati alla mia moto. Poi la mia amica è tornata a casa. E io anche. L’ho presa larga. Era da un po’ che non andavo in moto. Ho imboccato il Naviglio Grande, lato fiera di Senigallia. Lemme lemme fino alla chiesa di San Cristoforo. Giro a destra e prendo la via omonima. Giusto il tempo di fare la curva e vedo le sbarre del passaggio a livello abbassarsi. Non ne sono rimasti molti in giro. La politica delle ferrovie è di preferirgli sovra o sottopassi. In maremma, lungo la litoranea che da Ansedonia arriva fino al Lazio, ce n’erano ben 4, oggi tutti sostituiti da svincoli. Trovare un passaggio a livello chiuso voleva dire prendersela ancora più comoda. Sotto l’ombra di un pino, al ritorno dal mare, mio papà si accendeva una Merit, mia mamma si toglieva altra sabbia dai piedi, io mi appoggiavo alla sbarra abbassata aspettando il passaggio del convoglio. Mi piaceva sempre, e mi piace tutt’ora veder passare i treni. “Eh sì, il treno è bello”, come dice Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”.

In via San Cristoforo ho fermato la moto l’ho messa sul cavalletto e sono rimasto in sella con le mani appoggiate sul serbatoio. Il faro puntava le bande bianche e rosse della sbarra. Arriva una macchina che mi si ferma di fianco. Davanti due ragazzi sulla ventina, dietro scorgo il profilo di quella che mi sembra una ragazza.

Chiacchierano, dalla loro radio passa Bob Marley, “Is this love”. Arrivano altre macchine e gente a piedi. Pantaloni corti, maglioncini legati sulle spalle che fanno tanto “estate al Forte”. Il treno non arriva e io mi sento altre tre canzoni. Vorrei chiedergli di alzare un po’, oppure complimentarmi con loro per la scelta. Ma resto zitto. Avremo tra i 10 e i 15 anni di differenza. Forse sono loro a pensare che sia io l’ignorante in materia Marley.

Mi limito a tenere il tempo battendo piano la mano sul serbatoio. La ragazza seduta dietro coglie e mi regala un sorriso dolcissimo che ricambio.

La terza canzone della mattinata è di Morricone, “Sean Sean”, anche se non sono sicuro che sia il titolo originale. Sul mio itunes ad esempio si chiama “canzone di oggi”.

Il file mi arrivò da Leo tempo fa: in una mail collettiva celebrava la primavera e ci dava anche questa canzone come sottofondo.

Da quel giorno per me “Sean Sean”, o comesichiama, è stato il sottofondo per il sole fino a tardi, il caldo, la moto con il casco aperto e, anche, passaggi a livello abbassati ascoltando Marley.

 

 

Categorie:Argomenti vari Tag:

Ivan Ramiro Cordoba Sepulveda

8 Maggio 2012 4 commenti

Il millenium bug è stata la bufala con la quale siamo entrati in questo millennio. Conosciuto anche con la sigla Y2K – che Tim Commerford, bassista dei RATM, adottò come suo momentaneo pseudonimo – doveva essere il peggior difetto informatico di tutti i tempi. Tutto quello che era legato ad un pc, ad un elaboratore, ad un mainfrain molto probabilmente avrebbe avuto difficoltà a gestire la data 2000. Avrebbe potuto confondersi e tornare indietro al 1900. Conseguenze: un caos non meglio definito, problemi con qualunque servizio informatico. Poi la mezzanotte passò e non successe nulla. La paura funziona sempre e non importa se non viene spiegato di che cosa avere paura.

Io vegetavo all’università, avevo la vespa da due anni e rimanevo perplesso di fronte alla scelta di prendere Lippi per allenare l’Inter. Era l’inter di Colonnese, Zamorano, Moriero, Ronaldo, Baggio, Peruzzi. Ma, ahimè, anche l’Inter di Panucci, Seedorf, Galante, Recoba. Ovviamente, manco a dirlo, anche l’Inter di Zanetti.

A gennaio arrivò dalla Colombia un difensore poco più che ventenne. Faccia seria, occhi un po’ a fessura, lineamenti sudamericani. Piccolo, veloce e tosto. Numero 21 sulla maglia. Poi sarebbe passato al 2, il numero dello zio Bergomi, mio mito di quando ero ragazzino e che mi aveva spinto a mettere orgogliosamente lo stesso numero anche sulla maglia della nostra squadra di calcetto.

Intanto Craxi moriva ad Hammamet, il suo amico Sofri tornava in carcere, 4 persone venivano arrestate dalla magistratura di Bari per peculato e collusione con la malavita nell’ambito della ridente “Missione Arcobaleno”. Nemmeno l’Inter se la passava troppo bene. Girava voce che Lippi fosse di passaggio e che non avesse realmente a cuore la sorte dei nostri colori. Ma oltre a queste voci c’erano fatti: grazie a lui non venne rinnovato il contratto ad un monumento come Bergomi, venne ceduto Simeone e Baggio fu ostracizzato.

Però Ivan faceva il suo. Poche parole, accelerazioni brucianti, uno stacco di testa invidiabile. Sempre al posto giusto, marcatura asfissiante. Tante presenze e molta sicurezza.

Lippi va via. Arriva Tardelli. Poi Cuper, Verdelli e Zaccheroni. Arriva il 2004 e arriva Mancini. 2004/2005, la stagione dei pareggi. Mi ricordo una caricatura degli Interistileninisti: il Mancho stle Che Guevara e la scritta “Basta col pareggio siempre!”.

Sono gli anni in cui Cordoba registra il maggior numero di presenze: 31 nel 2003/2004, 32 nel 2004/2005, 35 nel 2005/2006 stagione in cui segna anche 5 gol.

Quando giocavo a calcio, mi veniva in mente Ivan. Chiaro, il mio eroe è sempre stato Zanetti, ma imitarlo su un campo da calcio per me non era facile: fiato, dribbling e protezione della palla fino alla morte. Non ho queste doti. Cordoba mi era molto più congeniale: rompere il gioco altrui, mettere il piede per togliere la palla, tackel, colpi di testa a spazzare.

Adoravo la sua essenzialità, il suo modo di correre, di andare al sodo. Da un punto di vista estetico aveva la bellezza della semplicità.

L’ho sempre affiancato a Zanetti per dedizione, sacrificio forma fisica esemplare. Con una differenza. Zanetti è il capitano. Dal 2005 ha iniziato ad alzare coppe varie, a mettere la faccia per le vittorie (così come ad onor del vero ha sempre fatto anche per le sconfitte più amare). Cordoba era un gregario. Fondamentale, essenziale, sicuro. Però pur sempre un gregario, quindi poche glorie, poche copertine, poca fama. A lui non sembra essere mai importato. Una volta vidi un servizio in televisione su di lui. La sua numerosissima famiglia in Colombia riceveva sempre una maglia di Ivan dopo ogni gara. La casa era semplice e dignitosa e un numero imprecisato di piccoli e grandi Cordoba si affollavano davanti all’obiettivo della telecamera.

Domenica sera eravamo in sala, io e Luisa. Io davanti al mio mac a seguire il derby, lei sul suo pc a seguire. La Juve ha vinto – direi meritatamente – questo scudetto. Anche grazie a noi, all’Inter, che ha battuto un Milan supponente per 4 a 2.

E’ stata l’ultima partita di Ivan Ramiro. Ha fatto un giro di campo, il Capitano continuava ad indicarlo come ad indirizzare gli applausi dei tifosi.

I compagni di squadra facevano volare i suoi 73 kg sotto la curva.

 

Grazie Ivan,

resta il numero 2 e l’esempio.

 

 

Categorie:Argomenti vari Tag:

“siamo così forti, fragili e minuscoli” – Assalti Frontali

5 Maggio 2012 Commenti chiusi

Dopo l’acqua è il turno delle sirene. Milano regge male l’acqua. Vigili del Fuoco, e ambulanze. Una volta, chiacchierando con il mio amico Andrea, pompiere, mi disse che vengono richiesti molti interventi anche mentre il fortunale è ancora in corso.

Io te la svuoto anche la cantina, ma finché diluvia, dove la metto l’altra acqua? Rientra. È un lavoro inutile

Le immagini in zona Zara del Seveso esondato sono ormai un grande classico. Ma anche le canaline del balcone di casa mia sempre otturate sono una immagine ricorrente. Per risolvere il problema tempo fa sacrificai una gruccia per abiti in fil di ferro. Cercai di darle una forma il più possibile orizzontale, in modo da poterla usare come stura-canaline. Oggi le ho sturate tre volte. L’ultima insieme a pezzetti di ghiaccio.

Ieri sera è passato di qui Alberto: fra le altre cose ha annunciato, contento, l’uscita di due film da non perdere. Non perché saranno sicuramente belli, ma perché tratteranno temi a noi cari.

Uno è il film tratto dal libro di Thompson “Le cronache del Rum”. Il libro in questione non l’ho letto (18 euro per un libro che leggo in un paio di giorni mi è sembrato un furto).

Il secondo è su Bobby Sands.

Oggi sono passati 31 anni esatti da quando Bobby Sands è morto in carcere dopo 66 giorni di sciopero della fame per protestare contro il governo britannico e per il diritto all’autodeterminazione della sua Irlanda

Bilal Diab e Thaer Halahla sono al 68° giorno di sciopero della fame. Sono prigionieri palestinesi, incarcerati insieme a migliaia di altri come loro, che, sempre come loro, sono in scipero della fame da 3 settimane. Sono dentro a causa della “detenzione amministrativa” attuata da Israele. Vuol dire che per finire dentro basta che i servizi segreti abbiano ottenuto indizi a sufficienza. Senza processo. Un processo potrebbe rivelare informazioni sensibili, almeno questo sostengono

C’è molto silenzio intorno a tutto ciò. Non se ne parla e quindi non accade.

C’è silenzio anche dopo questa grandinata. Solo lo sciabordare dell’acqua smossa dalle auto. Ha quasi smesso di piovere. Adesso per Andrea avrà un senso svuotare le cantine allagate.

Voglio una vita dignitosa. Ho una moglie ed una figlia che non ho mai visto. Sono in sciopero della fame perché non c’è altra scelta

Thaer Halahla in carcere da 22 mesi – dichiarazione ai giudici della Corte Suprema

Categorie:Argomenti vari Tag: