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Archivio Giugno 2012

a pa’

25 Giugno 2012 6 commenti

Cosa fa tuo papà? Insegna a Trento, rispondevo.

E dove è Trento?

Non sapevo bene. Trento era un posto che non conoscevo, non sapevo dove fosse. Però l’immaginazione dei bambini galoppa e mi figuravo una piccola città arroccata su una montagna. Nessuno vive a Trento – pensavo – ci si va solo per lavorare. Come facevi tu. Cosa si faceva a Trento nel fine settimana? Niente, perché tutti i papà che ci lavoravano tornavano a casa e lì non restava più nessuno.

Ti svegliavi all’alba per prendere il treno, io ti sentivo, mi svegliavo, ti venivo a salutare e piangevo. Poi toccava alla mamma accogliermi nel lettone e calmarmi.

Fui molto contento la volta in cui mi portasti con te. Finalmente sapevo dove stavi, sapevo dove immaginarti, sapevo che strada facevi, in quale letto dormivi, su quale scrivania appoggiavi i tuoi fogli.

Quando smetterai di lavorare a Trento?

Spero presto, mi dicevi.

Non successe presto, ma successe. Ero un ragazzino quando arrivasti in via Conservatorio a Milano. Potevo venirti a trovare ogni volta che volevo e, soprattutto, ogni sera tornavi a casa. Stanco, molto stanco. Però c’eri.

A volte uscivo da scuola e pranzavamo insieme.

Mi ricordo un pomeriggio in particolare. La maturità si avvicinava, ero teso e non sapevo cosa fare dopo. Seduti uno di fronte all’altro, mi parlasti con calma. Io avevo mille dubbi e la paura di deluderti in qualche modo. Mi spiegasti l’importanza del dubitare e l’arte di saperci convivere. Mi dicesti anche che potevo deluderti solo facendo cose che non mi piacevano. “Se metti al mondo dei figli – dicevi – conta solo vederli felici, in qualunque modo vada bene per loro”.

Quando stavo con te la massa di problemi appariva meno ingarbugliata. Le tue parole avevano il dono di spostare l’attenzione su quello che davvero contava, tutto il resto erano dettagli.

Arrivò la Bicocca. Ormai ero un ragazzo. Con la mia vita, le mie scelte. E ovviamente i miei dubbi. Però camminare per questi lunghissimi corridoi e bussare alla tua porta aveva sempre lo stesso valore. A volte capitavo tra un collega che ti parlava di un corso e uno studente che chiedeva informazioni. In fondo non mi sentivo molto diverso da loro. Anche io entravo nel tuo ufficio per cercare di capire qualcosa.

Sono una persona fortunata. Ho avuto il privilegio di averti come padre e se la storia è andata un po’ diversamente da come me la immaginavo, forse non importa più di tanto.

Mi hai dato tutto quello che mi serve per poter andare avanti.

La certezza del dubbio, il piacere di conoscere, la curiosità di sapere – sempre e comunque – cosa c’è dietro alle cose, anche se a prima vista sembra tutto chiaro.

Una bella e indimenticabile lezione.

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rassicurante

5 Giugno 2012 1 commento

A volte mi imbatto in letture rassicuranti. Mi serve sempre un quadro più ampio che parli del mondo, dei massimi sistemi.

In quelli che rubricherò come “i giorni più brutti della mia vita” rilessi “io sono il mercato – come trasportare cocaina a tonnellate e vivere felici”, della chiarelettere. Mi serviva urgentemente un quadro reale e ampio, all’interno del quale la vita e la morte sono più che altro dettagli. Mi serviva capire qualcosa. Qualunque cosa. Penso sia un pezzo di eredità ora nelle mie mani, la voglia di capire sempre.

Prendi Pablo Escobar. Ammazzato in quanto trafficante di droga, brutti giri, una fine che tocca prima o poi chi è in quell’ambiente. Vero, ma c’è dell’altro. C’è un gioco delle parti.

Escobar ad un certo punto della sua vita decise che avrebbe risanato, grazie al suo capitale di proporzioni incalcolabili, il debito pubblico del suo paese, la Colombia. Non lo poteva fare e non perché mancassero i soldi o perché non fosse mosso da un reale e perverso amore per il suo paese.

Non lo poteva fare perché rompeva il gioco della parti. I buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Che poi buoni e cattivi tutto sommato giocassero la stessa partita era chiaro, ma, stando alla facciata, ognuno doveva fare il mestiere suo. I cattivi ogni tanto facevano fare dei sequestri di droga ai buoni così da poter riempire le prime pagine con rassicuranti titoloni, i buoni lasciavano che i cattivi continuassero con i loro traffici che sostenevano l’economia (se il narcotraffico venisse definitivamente battuto lo stato della Florida fallirebbe: né i buoni né i cattivi vogliono questo).

Escobar ruppe il gioco. Volle cambiare parte e interpretare il benefattore. Non si può e per questo venne ucciso.

Capire mi aiuta. Mi fa sentire meno in balìa degli eventi. Consolazione da poco, ma momentaneamente efficace.

Un paio di giorni di lavoro. Avevano bisogno di qualcuno e io ho detto sì. Mi serve per fare altro. Il peso dell’assenza a volte mi scaraventa in uno stato catatonicamente attivo. Riesco ad essere essenziale, magari concedendo qualcosa alla superficialità, ma per il momento non importa.

Sono un po’ come Kitt di Supercar quando andava in modalità provvisoria. Era sempre lui – un moralista stracciacoglioni – ma non riusciva a fare tutto.

 

Ad esempio mancava il turbo, ma la sua parte la faceva.

 

 

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nel bel mezzo del tempo

4 Giugno 2012 Commenti chiusi

Da una parte il cielo è grigio scuro (tipo i miei jeans ancora da lavare) dall’altra parte splende il sole. Dipende da dove giri la testa e da dove hai voglia di guardare.

Erano le 5 del mattino. Mi ha svegliato il peso dell’assenza e il rumore della pioggia. Mi sono alzato e sono andato a chiudere un paio di finestre: l’acqua aveva cominciato ad entrare e aveva inumidito il pavimento. Erano le 5 e mi aspettavo un po’ più di luce, guardando fuori. Forse perché il grigio scuro in quel momento era proprio sopra di noi, sopra alle nostre teste.

Sono tornato a letto con passo incerto. Mi sono steso. Ho fissato il soffitto e Luisa mi ha abbracciato. Nella mia testa è risuonata una espressione che non risentirò mai più, non con quel timbro, non con quella cadenza. Sono sprofondato, ho sentito lo stomaco farsi piccolo e il cuore battere irregolare. Non so come mi sono riaddormentato. È in giorni come questi che puoi capire meglio il collegamento fra la testa e il corpo. Ti accorgi che spesso dialogano, che in situazioni normali riescono a comunicare direttamente. In situazioni non normali invece pare che sia la mente a dominare tutto, ma solo finché il corpo non le chiede riposo e se non gli viene dato, se lo prende. Stacca tutto e ti fa dormire.

Guardando la penultima tappa del Giro d’Italia Luana mi ha chiesto “ma come fanno a partire la mattina sapendo che si faranno 7 ore di sforzo?”.

“Credo che l’unica sia non pensarci. Tenere la testa bassa e vivere chilometro per chilometro. Se dice male metro per metro”.

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ciao papà

1 Giugno 2012 4 commenti

 

“anche noi siamo stati felici di vederti. ma non devi preoccuparti per l’umore. anche a me, come sai, capitano i giorni no. mi spiace solo che tu stia attraversando un periodo poco felice. sai che potrai contare sulla mamma e su di me per qualunque tipo di problema. ti abbraccio forte. A”

papà 9/5/2012 16:16

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