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Archivio Giugno 2013

Clement

9 Giugno 2013 Commenti chiusi

A volte il mac si palla: gli faccio fare troppe cose insieme. Capita di dover scrivere un testo e le lettere non vengono scritte in tempo reale, ma tutte insieme un attimo dopo. Un po’ come se scrivesse da solo, se ci si dimentica di averle digitate pochi secondi prima. Adesso mi farebbe comodo avere un mac che scrive da solo. Apro il documento di testo e lui scrive. Scrivere è una necessità fattasi tensione, abitudine, ma allo stesso tempo è diventata una operazione complicata. Meno scrivi meno scriveresti. Rimandi, hai sempre troppi stimoli. Dovrei twittare forse, ma quei 140 caratteri sono sempre troppo pochi per una mente poco lineare. Non so essere lapidario, ma allo stesso tempo sono molto bravo a perdermi nei ragionamenti, a non saper filtrare quello che mi passa per la testa.

Ieri sera era proprio giugno, al di là del calendario. Maglietta, una felpa in vita giusto per scrupolo.
Si stava bene anche ai tavolini fuori del ristorante in fondo a via Savona. Forse i Gang hanno iniziato a suonare mentre ero alle prese con un gamberone alla griglia e cercavo di non esagerare con il vino per salvaguardare la mia patente. Sta di fatto che, dopo anni e anni di attese estenuanti, di orari non rispettati e di concerti chiusi nel cuore della notte, ieri sera al centro sociale Baraonda di Segrate, hanno deciso di iniziare puntuali.
Siamo arrivati che gli Assalti Frontali stavano quasi finendo il loro set. Mi è spiaciuto: ho sentito pochi pezzi di canzoni. Poi i saluti e l’annuncio che a breve sul palco sarebbe salita la Banda Bassotti. Ragazzoni con basette notevoli e teste rasate hanno iniziato a farsi un po’ sotto al palco.
La Banda sale sul palco. Picchio, una delle due voci, brandisce una falce e martello legate insieme salutando il pubblico.
Note in levare, ska, sezione fiati, balli e pugni chiusi.
Penso alle parole degli Ska-P: “ésto es mi sitio, ésta es mi gente”.
Si parla di Ecuador, della rivoluzione socialista del presidente Correa. Nazionalizzazioni, investimenti pubblici, nelle scuole e nella sanità. Un modello da osservare con attenzione, per scalfire il pensiero unico che vuole uscita dalla crisi = politica di austerità.
“Investire sul popolo” è uno dei concetti. Niente grandi opere, niente investimenti indiscriminati: rimettere partecipazione e bisogni della gente al centro dell’agenda politica.

Fin da quando andavo in prima liceo, la musica è sempre stata una fonte di approfondimento. Sentivo nomi, concetti e date che non conoscevo e che non mi dicevano niente. Ho appreso molte cose anche da lì e continuo ad imparare a quanto pare.

La serata è calda, la gente tanta. Sventolano bandiere, uno striscione ricorda Clement Meric, il 19enne francese che, il 5 giugno scorso, è stato aggredito e ucciso dalle botte di una banda di neofascisti francesi. L’internazionalismo di certe lotte non finirà mai di stupirmi e commuovermi. Mi ricordo quando nel 2002 entravo nella città di La Coruna in macchina: sul muro di un istituto tecnico di periferia vidi scritto “Carlo Giuliani presente”. Stessi sentimenti, ovunque. Una cosa bellissima.

Ultime note del concerto. Picchio riprendere la falce e il martello legate insieme per salutare il pubblico. “Bella ciao” chiude il concerto.

Infiliamo la chiave nella toppa di casa un po’ prima delle tre. Tempo per rilassarsi un attimo. Cerco qualche notizia su Correa e mi accorgo che è quasi tutto relegato ai siti di controinformazione.
Resto convinto che in Italia si scelga di raccontare quello che fa comodo: uno zoom forzato su un modello di sviluppo e di crescita – il nostro, disastroso – senza voler allargare l’inquadratura, senza prendere in considerazione nient’altro.

La sveglia sul mio comodino segna le 4 e 10.
“Fra un’ora e mezzo circa sorge il sole” ho detto a Luisa nel buio della nostra stanza.
“Sì… fra un’ora e mezzo però”

Ciao Clement,

antifascisti, sempre!

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