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Archivio Settembre 2013

#guerrieri

25 Settembre 2013 Commenti chiusi

Ero al mare ed era mosso. Nuotavo vicino alla riva. Un’onda si stava per frangere. Io decisi che era il caso di passarci sotto, prendendo un po’ di aria e buttandomi sotto al pelo dell’acqua. Mi butto e non succede nulla. L’onda non mi passa sopra. Non so dove sia finita. Una voce di ragazza mi chiama: “signore! …Signore! Signore!!”. Non è allarmata, ma ci manca poco.

 

Mi sveglio. Resto ancora un po’ con la sensazione dell’onda che deve arrivare. Ma ormai sono sveglio. A casa mia, a Milano. Mi metto seduto sul letto prima di alzarmi in piedi. Mi passo una mano sul viso, guardo l’ora (è tardi) e penso che ormai anche nei sogni le ragazze giovani mi chiamano “signore” e magari mi danno pure del lei.

 

Oggi vedo Peppo. I pomeriggi nel suo studio di incisione sono bellissimi. È un po’ come fare il punto della situazione: chiacchieriamo, suoniamo, mi spiega alcuni passaggi, ci raccontiamo le cose. Ne esco arricchito e anche un po’ più leggero.

 

Ieri sera poco sonno. Così l’ho tirata in lungo. Mi sono messo a guardare il mio account twitter.

 

La tv la accendo pochissimo e ho capito una cosa: se una serata inizia con la televisione accesa nel 90% dei casi resterà accesa fino a quando non si va a letto. Sintonizzata il più delle volte sul nulla.

 

Ultimamente c’è una pubblicità dell’Enel: l’aria è epica, si vede un operaio, una madre, gente comune che si sbatte, che fa le sue cose. Vengono chiamati “guerrieri” dalla voce fuori campo. Guerrieri ordinari, gente che tutti i giorni fa il suo ed è grazie a queste persone, anonime, lavoratrici e lavoratori, che l’Italia può sperare di uscire dalla crisi. A grandi linee è questo il messaggio.

Istintivamente mi dava fastidio. Forse ragionavo per schemi, ma che una multinazionale come Enel si (pre)occupasse della vita delle gente comune, dei lavoratori mi irritava. Ogni volta che passava lo spot, commentavo sempre con qualcosa tipo: “guerrieri di sto cazzo” o cose simili.

Ci vedevo dietro una idea profondamente di destra: una società sempre più diseguale, ingiusta, insensibile ma che viene esortata ad unirsi, a stare insieme per continuare a fare profitto. Poco importa se siamo vittime di industriali incapaci e di politiche nazionali asservite ai primi. Continuiamo a giocare a questo gioco con rinnovato entusiasmo, anche se sono proprio queste regole del gioco ad averci portato qui. Conserviamo l’esistente ma diamogli una nuova veste.

 

Mancano poche pagine alla fine de “L’isola del tesoro” di Stevenson. Lo lessi dopo aver letto “La vera storia del pirata Long John Silver” di Larsson Björn, regalatomi da Alberto. Lo scrittore svedese ha ripreso il personaggio del libro di Stevenson e ne ha fatto una storia a sé stante. Dopo averlo finito ho voluto leggere l’originale. Erano gli ultimi giorni a Capalbio. Avevo finito “Asce di guerra” di Wu Ming – capolavoro assoluto che consiglio vivamente – ed ero a corto di pagine. Nella piazzetta di Capalbio Scalo c’era una bancarella di libri. Nulla di che. Libri di cucina e libri per bambini erano il loro forte. In mezzo qualche classico. Lo comprai e me lo portai in spiaggia.

Adesso “L’isola del tesoro” sta sul mio comodino. Manca davvero poco, ma ieri sera non avevo voglia.

 

Apro twitter. Noto che ci sono un bel po’ di hastag “#guerrieri”: arrivano da vari siti di movimento, dai Wu Ming, da quelli di RE:Common, Maso Notarianni di “Peace Reporter” e un sacco di privati cittadini spesso ritwittati da blog più o meno conosciuti.

 

É tardi, sono quasi le due di notte, ma voglio capire cosa succede.

 

Enel, affidandosi alla Saatchi & Saatchi – una delle più importanti agenzie pubblicitarie al mondo – ha lanciato una campagna pubblicitaria basata sull’idea dei “guerrieri” usando i social network. L’idea è quella di raccogliere storie di ordinaria resistenza e poi premiare le migliori con la bici elettrica. “Qualunque sia la tua battaglia hai tutta l’energia per vincerla. Anche la nostra.”.
È la prima volta che si fa una campagna del genere. Assolutamente innovativa. Solo che…

 

Evidentemente il disagio che ho provato io guardando quella pubblicità lo hanno provato anche altri. Altri che sono riusciti a capire meglio cosa ci fosse di così sbagliato e fastidioso. Io mi sono fermato all’epifenomeno: incazzatura. Altri hanno fatto disamine più accurate.

 

Ma guerrieri de che? – scrive storify.com – E’ quello che si sono chiesti un po’ tutti, cosa c’entra una multinazionale con chi resiste alla crisi? Cosa hanno a che spartire una multinazionale del petrolio e disoccupati, precari, contadini? 

Facile, una parte è quella che sfrutta: territori, risorse, persone. 

L’altra è quella sfruttata in nome dei profitti privati, in tutto il globo”.

 

Se non ricordo male Marx diceva che i capitalisti ti danno anche il cappio per impiccarli. Ecco qui. Passa poco tempo e l’hastag viene “dirottato”. “#guerrieri” diventa il punto di ritrovo per pubblicizzare tutte le malefatte di Enel in giro per il mondo. Non è andata proprio come immaginavano quelli di Saatchi & Saatchi.

 

Qualcuno dalla Francia scrive che lì le tariffe sono più basse e non si capisce perché, qualcun altro lamenta 87 euro per l’attivazione di un contratto provvisorio, altri parlano di mancate attivazioni pur avendo pagato.

Ma si va anche oltre.

C’è chi linka un articolo de ilfattoquotidiano.it, che racconta di una protesta di Greenpeace davanti agli stabilimenti Enel di Genova. Gli operai Enel organizzarono una contromanifestazione, srotolando striscioni con scritto “andate a lavorare, basta ecoballe, quit greenpeace”. Poco dopo venne fuori che la manifestazione degli operai Enel era tutt’altro che spontanea. L’azienda li aveva forniti di fischietti, megafoni e aveva dettato cosa andava scritto sugli striscioni.

 

L’onda sale: Re:Common ricorda la battaglia che si sta svolgendo in Colombia, per opporsi ad una grande opera d’oltreoceano. Una diga a El Quimbo, voluta dall’Enel, cambierà il paesaggio, allagando zone abitate da contadini e costringendoli a cambiare aria.

Dalla Colombia al Monte Amiata, dove Enel è accusata di causare terremoti sfruttando e deviando i vapori geotermici per produrre energia: le faglie naturali del territorio sottostante perdono il loro equilibrio naturale e, spostandosi, causano sismicità.

 

Il sito dell’Enel, in pieno “dirottamento”, va offline per qualche decina di minuti. Poi torna, ma togliendo il collegamento all’hastag di twitter.

 

Ecco fatto: il mio indistinto malessere per una pubblicità odiosa nel frattempo era diventato pensiero e azione, usando quegli stessi strumenti che venivano messi a disposizione.

 

 

Ero appena tornato dalle vacanze. Il peso di tutto quello che avevo lasciato – cani, gatti, asini, piedi scalzi, sabbia, mare, sole, la moto in maglietta, la terra, l’odore dei campi di pomodori – mi stava un po’ schiacciando. Era un pomeriggio inutile, interlocutorio. Ho messo su l’Onda Rossa Posse, “Categorie a rischio”. Ad un certo punto c’è una frase, ripetuta come un mantra:

 

Non credere nei media

non credere nei media

non credere nei media!

 

Era il mio breviario, quando avevo 16 anni o giù di lì.

 

Opporsi, sempre e senza paure. Ma essere anche capaci di prendere quello che ci viene dato e farne un’arma. Un po’ come l’A-Team, regolarmente catturato e rinchiuso in un qualche posto pieno di cose che loro facevano diventare un carro armato, una macchina blindata, un lanciafiamme per cavarsi d’impiccio.

 

don’t hate the media become the media

 

L’ho letto questa estate.