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Archivio Gennaio 2014

“una sincera e onesta tossicodipendenza” (Trainspotting)

29 Gennaio 2014 Commenti chiusi

Una macchina parcheggiata sotto casa mia con i tergicristalli rivolti verso il cielo mi ha ricordato che è prevista neve. Sarà stato quello a farmi rimanere nel letto più del dovuto. E ci sarei rimasto ancora se non fosse che uno strano senso del dovere mi ha fatto alzare, calzare le espadrillas (due destri per l’occasione) e ciondolare fino al caffè. La casa è un po’ un casino. E sì che ieri mi ci ero messo a sistemare tutto. Solo che poi è bastata una cena con amico, due pentole in cui cucinare due cose diverse, un gelato durante una pausa di un torneo alla play ed ecco che il casino è tornato padrone. Mi ha ricordato il “Blob” che avanza divorando tutto. Non è ancora “la cosa più orribile che abbia mai visto”, ma poco ci manca. Il che vuol dire, più o meno a breve, smettere di vagare su twitter, smettere di guardare la classifica della serie a, lasciar perdere la colonna di destra di repubblica.it, ma soprattutto smetterla di aprire fcinternews sperando di trovarci qualcosa.
Ieri sera Luca mi ha fatto vedere su youtube lo sfogo di un interista foggiano: quella lingua così sguaiata era l’ideale per manifestare tutta la disapprovazione per la gestione della nostra amata squadra. Mettici che quest’anno sto seguendo anche le sorti del caro Livorno e si può facilmente concludere che calcisticamente è un anno davvero frustrante.

Non importa. Almeno facciamo finta che non importi.

La camicia bianca di Renzi campeggia ormai ovunque. Quella, insieme alla tazza di caffè, le battute, la bicicletta e l’accento toscano, sembra essere diventata il simbolo di una nuova fase politica. Tutti contenti, tutti con rinnovata fiducia e chi mantiene delle perplessità non capisce il nuovo. Io – e vi assicuro che certe sincerità costano – all’inizio simpatizzavo per lui, quando è diventato sindaco di Firenze. Pensavo che, limitatamente all’amministrazione della città, poteva essere una buon politico. Poi, piano piano, è venuto fuori l’arrivismo unito all’impressione che Renzi si fosse piazzato a sinistra perché in quel momento c’era la possibilità di sfondare lì, ma la sua dialettica, il suo modo di affrontare i problemi politici, tutto sommato sarebbe andato bene anche a destra, nel caso il vuoto politico fosse stato dall’altra parte.
Ascoltando i suoi discorsi ho sempre l’impressione che parli a dei soggetti indefiniti, che parli ad un generico ottimismo, a quella speranza che spesso smette di essere un modo positivo di vedere le cose e resta “una trappola, una cosa infame inventata da chi comanda”, come disse il maestro Monicelli.
Renzi è il mantenimento dell’esistente, è il giovane che perpetra schemi vecchi, fatti di crescita e di capitalismo il più possibile umano e sorridente. Cose risapute, ma che in fondo rassicurano. Cose che peraltro ci hanno portato fino a questa situazione di crisi.
Ma Renzi, a mio parere è anche altro. È la garanzia, oppure l’ultimo tentativo, di fermare un cortocircuito che penso incomba sulla nostra società. La proletarizzazione del ceto medio mi pare un processo innegabile e costante e la proletarizzazione è pericolosa, perché aumentano le persone che hanno da perdere sempre di meno. Sono le prove viventi delle sperequazioni di questo sistema economico. Per cancellarle la macchina del consumo indotto lavora alacremente: c’è sky a cui abbonarsi, il vestito da comprare, la macchina da cambiare, la vacanza da fare e se non ci sono i soldi non importa, si possono fare le rate più o meno per qualsiasi cosa. L’importante è non sentirsi proletari, non pensare che la crisi abbia colpito anche te, che comunque ti puoi permettere una serie di bisogni assolutamente indotti e che, proprio perché indotti, rappresentano più di quello che sono oggettivamente: rappresentano la propria fittizia inclusione sociale. Sei quello che hai. Quelli che manifestano davanti alle fabbriche chiuse e che da mesi mangiano solo pasta sono dei poverini verso cui mostrare solidarietà e rispetto (nel migliore dei casi),ma non molto di più. Numeri, eccedenze. E speriamo bene per loro, ma in fondo in fondo la cosa non ci riguarda.
Invece sì, perché questo sistema economico è lì che ci porta. Non è un sistema lungimirante e si basa sulla contraddizione insanabile di una crescita infinita in un mondo di risorse finite.
Renzi, con la sua immagine patinata, è una nuova dose di metadone. Spaccia una droga apparentemente nuova, ma che in realtà è sempre la stessa e, come in ogni stadio di dipendenza elevata, ormai serve solo a rimanere normali.
Non più a sballare.

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“Questo è un pezzo un po’ vecchio”

26 Gennaio 2014 Commenti chiusi

Se questi giorni sono freddi allora buona stagione. Buona primavera con uscite, balconi su cui mangiare, piazzette in cui fare serata. Così dicono. Ieri qualche informazione non trattenuta sul perché si chiamino giorni della merla. Mi è rimasta solo qualche nozione su un merlo che era bianco e che dopo avere fatto il nido in un comignolo è diventato nero, come lo conosciamo oggi. Comunque lieto fine, che nelle storie di animali per me è fondamentale.
Fare freddo fa freddo. Ne ha fatto ancora di più venerdì sera, nei pressi di Seregno. Pochi metri a piedi dal parcheggio fino alla sala prove. Chitarra in spalla e zainetto con gli spartiti. Il “marshall” a cui mi sono attaccato ha fatto suonare bene la chitarra, da quando Peppo mi ha spiegato come regolarlo. Non è difficile: i bassi a ¼, i medi a metà, gli alti a ¾. Poi si può fare qualche variazione, ma ho capito che questa è la strada maestra per un suono pulito.
Dicono che mercoledì prossimo nevicherà, ma Patrizio, “lead guitar”, non ci crede. Non crede alle previsioni che non siano di 24 ore in 24 ore. Ho avuto l’impressione che questa sua regola andasse oltre le questioni meteorologiche e sconfinasse in una filosofia di vita. Non mi sono sentito di dargli torto.

Io non credo molto nelle previsioni. In nessun caso. Posso al massimo accettarle come indicazioni di massima.

Non si prevede molto in questi giorni. Si va a caso: si incontrano bisogni più o meno primari e si cerca di soddisfarli. Non è un brutto gioco, se si tengono a bada altre aspirazioni.

Sto leggendo “Limonov”, me lo ha consigliato il mio dentista. Aveva ragione, prende. Anche se non si può dire che sia un eroe positivo. È la storia di un esule russo, un uomo sostanzialmente inquieto, ribelle all’apparenza, ma di fatto sempre attento ai giudizi del sistema. Dall’Urss è scappato, andando in Usa. Lì ha scritto libri, frequentato l’alta società, amato donne e fatto sesso con uomini. Poi, dopo la caduta dell’Urss, è tornato. Attualmente, se non ho capito male, è alla guida del Partito Nazional-Bolscevico. A me bolscevico sta bene. È quel “nazional” che mi insospettiva. Infatti avevo ragione. È un partito anti Putin, il che è un’ottima cosa, ma non sempre i nemici dei nemici sono amici (perdona Lenin). Limonov, insieme a Kasparov (sì, il campione di scacchi) ha fondato questo partito che mette insieme idee proletarie ad un nazionalismo di fatto antisemita. C’è la falce e martello nel simbolo, ma campeggia sullo sfondo di una bandiera nazista: contorno rosso e cerchio bianco.
È una politica di destra la sua. La società è vista come un insieme che sarebbe funzionale e omogeneo, se non fosse per nemici esterni che ne minacciano l’armonia. La falce e martello fa contenti i poveri, gli sfruttati, ma non serve per fare in modo che questi ultimi rompano effettivamente il meccanismo che li ha resi tali. Anzi: quei meccanismi semmai verrebbero rafforzati.

Il vento fa sbattere la finestra. C’è il sole. Un sole freddo, ma diverso. C’è una luce che fa capire che la terra ha girato.

Torno a scrivere, e stavolta pubblico pure. Il mio mac è pieno di scritti iniziati e non finiti. Pezzi vecchi.

“Questo è un pezzo un po’ vecchio”, diceva Marty McFly prima di iniziare a suonare “Johnny be good”

“…un pezzo un po’ vecchio…almeno dalle mie parti”

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