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Archivio Aprile 2014

quando c’era berlinguer

1 Aprile 2014 Commenti chiusi

Do’ atto a Veltroni – meglio come regista che come politico – che ha fatto un buon film. È stato anche in grado di dare voce a chi si opponeva alla linea politica di Berlignuer: un Franceschini, fondatore delle Brigate Rosse un po’ invecchiato rispetto a “Il sol dell’avvenire” (documentario sulle Br che consiglio vivamente per capirci qualcosa) parla di come fossero stati usati dal potere, senza che ne fossero consapevoli. Ma il messaggio che passa è che solo le Br erano contro Berlinguer, perché il suo consenso a sinistra era unanime. Solo chi aveva optato per le armi poteva criticarlo, perché per il resto tutta la sinistra (e non solo) stava con lui. Non è vero.
C’era tanta roba a sinistra del Pci. C’erano i rivoluzionari. Che non avevano imbracciato le armi, ma la loro fede nella Rivoluzione non per questo era meno devota. Tante persone che, più per un principio teorico che pratico, volevano la Rivoluzione e per questo si dicevano comunisti. Cambiare, non riformare.
C’era chi non aveva nulla da perdere, viveva in uno stato d’indigenza tale per cui il cambiamento doveva essere radicale. Non si trattava di migliorare la propria posizione, ma di cambiare il sistema di regole vigenti.

C’erano tante cose a sinistra del Pci. Non solo le armi. In questo film non se ne parla. Ma resta comunque un buon film. Non penso che fosse un suo compito precipuo parlarne. Se lo avesse fatto avrei apprezzato, ma non era richiesto. Sarebbe stato un favore e i favori per definizione non si possono pretendere. Veltroni è Veltroni. Non è questa la sede per giudicarlo come politico (il mio giudizio al riguardo non prevede pietà), ma per giudicarlo come regista. E, per quel che conta, gli dico bravo. Bel lavoro.

Concordo in pieno sul fatto che la memoria, come dice Mastroianni in una intervista contenuta nel film, vada alimentata. Alimentiamola allora. Anche con un film come quello di Veltroni che ricorda e descrive un uomo in buona fede, intelligente, dalle indubbie doti comunicative. Uno che pensava che la politica sia una delle attività principali dell’uomo che vuole vivere in società, in comunione con gli altri.
Un ottimo punto di partenza. Un pezzo di storia.
Io però ho sempre pensato che lo stato di cose presenti vada ribaltato. Per quanto in questa pellicola si parli di comunisti e di comunismo, manuale di dottrine politiche alla mano, il Pci nei fatti era socialdemocratico. E non con Berlinguer, ma da molto prima. Sicuramente anche in questa precisazione politica è collocabile una buona parte delle critiche al partito. Allo stesso tempo sarebbe scorretto non tenere conto del clima dell’epoca: l’eco del golpe cileno, le manovre eversive, l’ingerenza degli Stati Uniti. Non era concesso un governo tutto rosso. Si sapeva. Il rischio guerra civile non era così remoto. “Salvare la democrazia”: questa era l’argomentazione forte della politica comunista in Italia, che portò poi al progetto del compromesso storico.
“Non è una democrazia”, ribatteva chi invece al compromesso non ci voleva stare: anche se le sinistre avessero ottenuto la maggioranza relativa, comunque non avrebbero potuto governare, perché per la Nato l’Italia stava da quest’altra parte della cortina di ferro.

Ora più che mai credo che qualsiasi aggiustamento di questo sistema non sia tanto un compromesso ma una lotta inutile. È riflessione di non troppi mesi fa – più che di riflessione dovrei parlare di “acquisizione di consapevolezza” – che questo stato di cose non è migliorabile. Troppe ingiustizie per nulla incidentali ma consapevoli e necessarie. Per come la vedo io non sono effetti collaterali ma consustanziali. L’ingiustizia è la base del capitalismo o quantomeno uno dei suoi effetti primari. Sono interessato a tutte quelle idee che non danno questo sistema come dato, come inevitabile, come l’unico dei mondi possibili. Mi interessano le alternative strutturali.
Se invece lo accettiamo allora poi non ci è concesso scandalizzarci per i vari Moretti (quello delle Fs), Marchionne e tutti quei personaggi che mi fanno ribrezzo. Non ci è possibile criticarli, solo combatterli in quanto espressioni più sincere e dirette di questo stato di cose. Secondo me uno come Moretti che dice di non voler rinunciare ai suoi quasi 900 mila euro l’anno (435 volte di più rispetto ad un suo operaio: Valletta prendeva 20 volte di più) è un test teso a misurare la sopportazione dell’opinione pubblica. Quanto è sopportabile un Moretti che dice una cosa del genere in un momento di crisi come questo? Fino a dove si può tirare la corda. Se è un test secondo me ha avuto esito più che positivo. La corda si può tirare. Ogni sistema ha bisogno dei suoi valori di riferimento per poter essere giustificato e accettato, dopo essere stato imposto s’intende. Il Potere non è più quello dei golpe e dei carri armati per strada. Almeno non qui. Ci sono metodi più subdoli e più “puliti”. Vengono comunque prese decisioni che riguardano tutti senza consultare tutti, ma con una forma di violenza meno evidente.

Questo Berlinguer lo sapeva, lo aveva già capito e non era in una posizione facile. Da un lato l’Urss con le sue politiche, la sua opprimente ortodossia, il suo mantenimento dell’esistente. Dall’altro l’occidente, sfavillante, pieno di occasioni e di libertà di espressione, ma di fatto un regime come un altro, se per regime si intende un sistema che può bypassare la democrazia. Bisognava trovare uno spazio lì in mezzo. Uno spazio che fosse equidistante dai due rischi: inglobati dall’ortodossia stalinista oppure annacquati dal sistema capitalistico (vedi Psi dal 78 in poi).

Consiglio questo film. Serve a chi non ne sa nulla, a chi ne sa fin troppo, a chi si vuole fare un’idea del leader del più grande partito comunista d’occidente.

Onori ed oneri.