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Archivio Luglio 2015

Una storia perfetta

1 Luglio 2015 Commenti chiusi

Chi non vorrebbe avere per le mani una storia perfetta? Lo vorrei anche io, così magari mi metto a scrivere un po’ seriamente e smetto di seguire i tiramenti del momento. Ci vorrebbe una storia di quelle dal finale aperto. Un tipo di narrazione che pare sepolta con la fine degli anni ’70, quando, ad esempio, i film volevano rappresentare la realtà con la sua complessità. Tipo “Cinque pezzi facili” con Jack Nicholson, 1970: non si capisce che fine faccia quando il film si conclude, si sa solo che lascia indietro donna e problemi, ma se va a stare meglio o peggio non si sa. Non è una storia perfetta, ma una storia: imperfetta, senza una divisione chiara tra buoni e cattivi, con figure ambigue. Una storia che può sembrare vera, quindi.

Mi piaceva molto una frase dei 99Posse – una tra le tante – che diceva, traducendo dal napoletano, “le battaglie vanno fatte per risolvere i problemi materiali della vita, e sono battaglie di merda, le battaglie pulite stanno solo nella testa di chi ha sempre il culo parato”. Capolavoro. È esattamente questo il punto. Se non capisci questo o sei stupido o sei in malafede e in realtà cerchi prestesti per screditare chi lotta. Litigai furiosamente con mia mamma anni fa, quando frequentavo i centri sociali  e le relative manifestazioni che spesso finivano male. Lei parlava da mamma, ovviamente, e da questo punto di vista la capivo. Il fatto è che, non potendo dirmi “mi preoccupo troppo, fammi il piacere di non andare”, argomentava tesi sulla non violenza. Lecite e ben argomentate, ma quello che volevo farle capire era che , visto che il piano di discussione era quello, non mi sembrava corretto dire che i centri sociali hanno ragione di esistere e poi chiudere gli occhi sul fatto che esistono perché si contrappongono ad un ordine vigente e questo causa, inevitabilmente, scontri. Gli scontri non piacevano nemmeno a me e li avrei evitati volentieri, ma le battaglie pulite…

Il male non sempre perde, così come il bene non sempre vince. Se racconti quello che accade realmente, questo è un punto fermo. Allora meglio raccontare qualcosa che c’è ma anche no. Altro esempio cinematografico, “lo Squalo”, 1975. Qui c’è un mostro, reale come idea, ma comunque di fantasia nello svolgimento. C’è un mostro che divora donne e uomini, c’è un eroe inizialmente inascoltato, che alla fine lo sconfigge. Fine. Nessuna altra implicazione: buoni, cattivi, chi vince e chi perde è tutto chiaro. Non è la realtà, ma piace pensarlo: è liberatorio, toglie molti pensieri anziché metterne di nuovi e il botteghino conferma.

Il mio spiccato spirito critico a volte mi ha ostacolato, altre volte mi ha salvato. Non sono mai stato un sostenitore ottuso di nessuna causa. Ogni volta che si prende parte ci si confronta con delle contraddizioni. Eliminarle è una idea malsana. Cercare di capire quali sono accettabili per poter arrivare ad un risultato è un lavoro palloso ma necessario. So che dietro ogni lotta si nascondono errori e personalismi insopportabili, ma giudicare un movimento da questo è errato. Il mondo senza contraddizioni è lo scenario di chi vuole riportare tutto ad un piano dove ogni cosa è relativa e tutto sommato tanto vale farsi la propria vita senza tante domande, perché le contraddizioni sono dietro l’angolo.

Più volte mi sono trovato a discutere sul Movimento No Tav. Ho sentito cazzate a nastro e, quel che più mi deprime, anche da persone che stimo. O non era importante (cantilena del “i problemi sono altri”, molto utile per non entrare mai nel merito di nulla), o era una idea conservatrice contro una idea di progresso (la parola “progresso” è stata declinata in talmente tanti modi nei secoli che, presa così, in valore assoluto, non ha nessun senso: era “progresso” il termine usato da Mussolini nella campagna d’Africa, era “progresso” quello che il “Che” voleva per Cuba) o era inaccettabile la violenza vista in tv. Non voglio entrare nel merito della vicenda, almeno non qui e non ora.

Solo che, parando di storie perfette, dall’effetto calmante, e storie non perfette, dall’effetto “pensante”, non ho potuto non pensare ad un recente articolo uscito sul Corriere firmato da Marco Bardesono. Un free lance, a quanto pare, che vende articoli, fra gli altri, anche al Corriere.

Titolo dell’articolo “Mara, la black bloc con le pietre. Tav? Non so per cosa protesto”. Bardesono ha intervistato questa giovane black bloc 19enne a Chiomonte, durante l’ultima manifestazione No Tav. Mara è stata precettata dai suoi amici black bloc che l’hanno portata lì in pulmann. Lei non sa nulla dei No Tav, ma è una militante del blocco nero, quindi quando la chiamano va, anche se di quel che sta succedendo non sa nulla. Le hanno solo detto di lanciare pietre contro le forze dell’ordine. I petardi no, perché ancora non è capace. Mara vive alla giornata, tra un cs e una casa occupata, ha una idea abbastanza vaga di cosa è giusto e no, ma per lei andare sul posto è più importante di sapere perché.

Una storia perfetta. C’è la violenza senza ragione, perché confrontarsi con una violenza che muove da condizioni oggettive sarebbe troppo complicato. C’è una appartenenza che tutto sommato è moda, e se è moda allora ha semplicemente scelto quella sbagliata. C’è tutto un armamentario lessicale e figurativo per svuotare di senso una protesta. È una storia che rassicura, perché viene dipinto uno scenario che si incastra perfettamente con le posizioni di chi dice che sono solo violenti e che dei motivi della protesta non sanno nulla. Vogliono solo fare casino e allora ecco pronta l’intervista.

Un altro squalo che prima o poi l’eroe farà fuori; per il momento siamo ancora nella fase in cui fa danni senza un vero motivo, se non la sua sete di sangue.

Mi è sembrato tutto un po’ troppo perfetto. Non mancava nessun elemento. Il mio spiccato senso critico ha iniziato a leggere tra le righe e alcune cose mi sono parse strane. Il modo in cui è stata precettata per la manifestazione presuppone una rete di contatti, cosa che, stando agli scritti dello stesso blocco nero, non è mai emersa. Forse non è emersa perché va nascosta, ma c’è da dire che le indagini in questo senso non sono mai andate oltre la definizione di “anarco – insurrezionalisti”, locuzione sempre buona per buttare dentro un contenitore tutto quello che infastidisce e/o che non si capisce. Poi i black bloc che arrivano in pulmann, una idea di gerarchia all’interno del blocco che attribuisce competenze e compiti (per i petardi non è ancora capace) e infine una lunga chiacchierata con la stampa. No, non sta molto in piedi.

Bardesono aveva già scritto sulla vicenda No Tav quando, a dicembre dell’anno scorso, un incendio doloso aveva danneggiato dei pozzetti che regolano la segnaletica ferroviaria nei pressi della stazione di Bologna. Il collegamento con il movimento della Val Susa era  praticamente certo, visto che, sul luogo, erano state rinvenute scritte “no tav” e, il giorno stesso (23 dicembre) era comparsa, su un sito “anarco – insurrezionalista”, prontamente oscurato, una dichiarazione che parlava del sabotaggio come “atto lecito” (cosa che disse anche Mandela parlando della lotta di liberazione in Sud Africa: evidentemente hanno fatto bene a processare pure lui).

Le scritte erano presenti, vero, come in ogni stazione. Zone con muri su cui scrivere quello che ci passa per la testa: splendidi graffiti, invettive personali, dichiarazioni d’amore, scritte politiche. In particolare aveva colpito l’attenzione la foto di un masso con su scritto “tav”. Il fatto che poi la scritta “tav” fosse una semplice “tag” di un writer della zona non ha cambiato le carte in tavola. Erano stati loro, tutto fin troppo chiaro. E Bardesono si era unito al coro.

 

Eccezionale spinoza.it sull’accaduto

Incendio a Bologna, trovata sul luogo la scritta “No Tav”. Ma si segue anche la pista dei “Luca ti amo torna”. [@pirata_21]

 

Vado sul sito notav.info. Voglio capire se si parla di questo articolo sulla black bloc Mara e in che modo.

Sì, se ne parla.

“Il sig. Bardesono lo abbiamo incontrato al mattino presto all’autogrill di Rivoli, mentre si recava in Valle di Susa per la manifestazione. Uno dei nostri redattori non l’ha salutato perché non ricordava chi fosse e lo aveva classificato come appartenente alle forze dell’ordine. Un’altro invece lo conosceva invece e ci ha scambiato due chiacchiere molto istruttive a questo punto. Ci ha raccontato di come avrebbe seguito la manifestazione: si sarebbe recato su uno dei prati della Ramat e da li avrebbe seguito (da lontano) il tutto. Ci ha spiegato che non ha senso stare lì in mezzo tanto da lì un’idea di massima se la faceva, poi con altri colleghi e due notizie dalla polizia, il quadro sarebbe diventato chiaro. E noi possiamo confermare che non era lì dove avrebbe incontrato Mara la blackbloc, perchè è rispuntato fuori il pomeriggio a Chiomonte, mentre i notav si riposano per poi riscendere al cantiere. Dal suo punto di osservazione interviste non se ne potevano fare, e poi la disponibilità a rilasciare dichiarazioni da travisati e mentre si tenta di tirare giù le reti del cantiere vogliamo ancora vederla”

I film sugli squali mi sono sempre piaciuti. Normalmente cazzate terrificanti, però non devi accendere il cervello. Sono contento che ci siano. Forse il problema nasce quando pensi davvero  che Martin Brody (interpretato da Roy Scheider, protagonista di film anche di livello decisamente migliore) sia lì a sconfiggere le tue paure.

Chi non vorrebbe avere per le mani una storia perfetta?