Archivio

Archivio Maggio 2016

…in questi giorni

23 Maggio 2016 Commenti chiusi

Manco ci si prova più. E più passa il tempo più le cose succedono. Io mi sento come uno di quegli studenti che segue la lezione ma non prende appunti. Tanto sono bravo, mi ricordo tutto, penso. Invece non è vero. Per ricordare ricordo anche: certo, mi sfugge qualche nome, qualche cognome, qualche data, ma non è solo per quello che dovrei continuare a prendere appunti, ad usare lo scartafaccio. Una connessione fra due fatti, fulminea e chiara, resta nitida per poco se non viene messa a registro. Se non scrivi le cose si appannano e non serve ammorbare chi ti sta intorno con ragionamenti fiume.

Mi sento circondato. Sì un po’ mi ci sento. Una melassa indistinta avvolge lo spazio pubblico, il discorso politico: in questa melma a volte i pensieri vanno a morire. La mole di cose da dire, da smontare, si fa sempre più grande e i miei strumenti vengono messi alla prova. Indifferenza o ribellismo autoreferenziale a volte sono gli unici sbocchi, in ogni caso una sconfitta.

Forse anche per quello ho scritto poco, anzi pochissimo. Mi sono messo a leggere gli scritti di chi resta sul pezzo, di chi sa tenere la barra nella posizione giusta (a sinistra) senza confondersi, capace di mettere ogni tassello al suo posto.

Questa mattina mi sentivo il lunedì addosso. Svegliato delicatamente da uno scroscio di pioggia, avrei voluto alzarmi e guardare quello spettacolo primaverile, ma il mio corpo era ancora troppo pesante e la mia mente aveva voglia di immaginare una spiaggia deserta illuminata da un sole caldo. Quindi sono rimasto sotto le coperte ancora un po’.

“Quasi quasi la cosa migliore è restarsene a letto”, cantava Gaber in “Pressione Bassa”. Quanto ho ascoltato quel brano. Rende perfettamente l’idea di alcuni risvegli, di quando le cose che hai da fare premono e di quel meccanismo che ti fa rimandare ancora tutto quanto. E’ come puntare di nuovo tutto su un numero che sai già che non uscirà. Come Harvey Keitel ne “Il cattivo tenente” che, circondato da strozzini e allibratori, rilancia sempre puntando tutto il suo debito sulla prossima corsa. E (attenzione: spoiler!) finisce malissimo.

Ci sono dei doveri. A volte ci sono. Quelli nei confronti del lavoro me li gioco diversamente da quelli che riguardano il dovere di fare la tua parte come cittadino. E come compagno. “Compagno cittadino, fratello partigiano”.

Ci sono entrambi in questa storia. Il compagno cittadino solitamente prende mazzate, perché organizza scioperi e contestazioni. Corriere e Repubblica non lo raccontano – e se lo fanno il taglio è quello dell’ordine pubblico ancora una volta faticosamente ripristinato – ma bisogna andare indietro di parecchi anni per vedere una repressione di questa portata.

Il fratello partigiano è stato invece, da poche ore, diviso fra quello “vero” e quello “non vero”. Si è permessa di fare questa distinzione la ministra Boschi, la annunciatrice del governo, quella che con i suoi boccoli biondi e l’aria da maestrina, annuncia le peggio porcherie. È tutto in nome del progresso, di un treno che va avanti, che deve andare avanti, se lo fermi a parole sei un gufo, se lo fermi con i fatti carne da manganello e lacrimogeno.

Siccome l’Anpi si è dichiarata contraria alla riforma costituzionale, e sul parere dell’Anpi (almeno per il momento) non ci si può proprio passare sopra, la soluzione è stata dividere fra quei partigiani che, singolarmente, si sono espressi a favore della riforma da quelli – evidentemente maggioritari, visto che la loro opinione coincide con quella di tutta l’associazione – contrari. I “veri” sono i primi. Di conseguenza i “falsi” sono gli altri. Dividi e comanda.

 

Gli scrosci di pioggia non ci sono più. Fuori c’è maggio. Proprio maggio: limpido e invitante.

 

“Compagno cittadino

fratello partigiano

teniamoci per mano

in questi giorni tristi”

 

 

 

Categorie:Argomenti vari Tag: