Archivio

Archivio Giugno 2016

così

6 Giugno 2016 Commenti chiusi

Buttiamo giù due idee. Tanto poi alla fine non si salva e si butta tutto.

Anzitutto: piove. Non in questo preciso momento in cui scrivo, ma piove in questo periodo. Per vari giorni c’è stata l’ora della pioggia. Solitamente verso sera, prima di cena. Una pioggia fitta, imponente, decisa, affascinante. Una pioggia da film, di quelle che non hanno nulla da invidiare ad alcune scene di “Seven”, de “L’impero dei lupi”, di “Suburra”.

Solo che poi la temperatura si abbassa, ti tocca metterti le calze e a volte stare pure con la finestra chiusa. Inaccettabile, ai primi di giugno.

Altra idea: penso che in questo paese manchi decisamente la figura dell’intellettuale. Non una singola persona nello specifico, ma che manchino proprio intellettuali di riferimento. Non perché l’intellettuale in sé e per sé abbia ragione, ma perché, mettendo al centro l’intelletto, obbliga in ogni caso a confrontarsi con lui. Obbliga a ragionare su un altro piano, per accettare o confutare le sue tesi. È una cosa che fa bene, in ogni caso. A me pare che un dibattito che possa definirsi tale non ci sia, se non in ambiti molto ristretti e, per forza di cose, autoreferenziali. Quello cui assisto è un surrogato di dibattito politico. A volte nemmeno quello. Le argomentazioni si basano su le leggi non votate, sugli emendamenti presentati. Nessuno possiede una statura politica, nessuno è in grado di fare un ragionamento su un sistema di idee, di pensiero. Su una ideologia.

Se poi siano gli intellettuali a mancare o se invece ci sono ma non vengono presi in considerazione non saprei. “Probabilmente tutte e due le cose”, avrebbe detto papà.

Terza idea, collegata alla seconda: ieri ero al seggio e, dopo qualche ora, ero arrivato alla conclusione che tutti gli scrutatori fossero non dico di sinistra (eccezion fatta per il presidente: fra compagni ci vuole poco a riconoscersi), ma quantomeno non proprio beceraggine allo stato puro.

Presenti oltre a me e al presidente una ragazza vicina ai 30 dallo sguardo sveglio, una signora oltre i 50 molto ben tenuta, una piccola sarda oltre i 40, un giovane di 18 anni mio omonimo.

Con il giovane ho parlato poco – avevamo i turni alternati – ma da quel poco ne ho avuto molto: sveglio, arguto, una boccata d’aria fresca pensando al futuro. Anche con la sarda avevo i turni alternati e, a parte qualche luogo comune sui sardi che sonodiffidentimapoitiapronoilcuore, ho capito che non avevo molto a che spartire. I miei turni me li sono fatti con la ragazza sveglia e con la 50enne. La ragazza era una di sinistra, con un’etica forte, una che faceva molte cose. Più pratica che teoria in lei, ma non posso dire che fosse un difetto. La 50enne, leghista. Di quelli che si danno una parvenza di civiltà, perché comunque sono persone per bene e dire che sei razzista non sta bene, così come non sta bene dire che gli immigrati che annegano in mare se la sono cercata. Forse questa tipologia di leghista è persino peggio di quella ruspante, perché è un tripudio di ipocrisie. Ho provato a farle capire che le sue “teorie” facevano acqua da tutte le parti. Sbagliavo, perché un ragionamento che fili non è riconosciuto come valore. Più che altro non ci sono gli strumenti per riconoscere qualcosa che fili. Lì è un attimo arrivare agli hotel 5 stelle per i migranti e la strada buia e fredda (e piovosa) per gli italiani. Loro lo sanno come stanno le cose e tu sei solo un parolaio. Resterebbe l’eliminazione fisica, ma è contro la mia etica. Per fortuna loro.

Quarta idea, che va di seguito direi: il mio dialogo con la leghista è iniziato quando Luisa mi ha scritto della morte di Bonanno. Lì si sono scoperte le carte, quando ho detto che non gioivo della sua morte, così come non gioisco della morte di nessuno. Avrei preferito vedere Bonanno in galera per istigazione all’odio razziale e per condotta incompatibile con il vivere associato (quest’ultimo reato andrebbe introdotto, se possibile). Non penso che la morte in questi casi sia una soluzione.

Forse sto andando troppo in là per uno scritto nemmeno da salvare.

E poi è tardi. Devo fare la spesa e altri sbattimenti assortiti

Lascio una canzone, anzi due. La prima è di Muddy Waters, “I want to be loved (hard again)”. Forse sto invecchiando e mi inizia a piacere il blues.

La seconda è “Tps” dei 99Posse. È un acronimo: il tempo, le parole e il suono, che poi è il titolo del loro nuovo album

“o si vince tutti o nessuno”

Esattamente così.

 

 

 

Categorie:Argomenti vari Tag: