Non è mica facile, ragazzi.
Ci sono i pensieri, quelli brutti, che tendono ad arrivare tutti insieme. E allora ci si aggrappa alla vecchia regola del “un problema per volta”. Tocca ripeterla e ripeterla, sforzandosi si farla entrare in testa. Sennò addio. Il lavoro che non va, la nebbia che scende, il freddo ai piedi, le prospettive che mancano o che, se ci sono, pensi di conoscerle già e non ti piacciono.
Una faticaccia, senza nemmeno l’aiuto del sole, del caldo e della moto da prendere. La moto sta in equilibrio solo se va. E più va più sta in equilibrio. È questo che mi piace. Il suo equilibrio diventa il mio. Finché sono in sella sono immune da scazzi, brutti pensieri, paranoie. Frutto di quell’equilibrio. Poi c’è il motore. Che brucia tutto: brucia le paure, brucia le incomprensioni e le tristezze, brucia quelli che a lavoro mi dicono cosa fare e cosa no. Giri una manopola e ti allontani da tutto. Torni ad essere veloce e imprendibile.
Ma adesso è il periodo della lentezza, e non quella sana e anticonformista. È la lentezza di quando sei impaludato, bloccato dal ghiaccio e dai problemi.
Chiuso in difesa, spazzi palloni. Li tieni lontani dalla tua porta, sì, ma non stai imbastendo nessuna azione di attacco.
Proprio come l’Inter nel derby.
A proposito: qualcuno ha fatto caso che il goal di Milito è stato molto simile al gol che ha fatto, sempre contro il Milan, Milito nel gennaio del 2010? Lancio da lontano di Pandev. Milito se la deve vedere con Abate che colpisce malamente di testa e di fatto serve la palla sui piedi del Principe che tira. Gol.
Come domenica sera: il Capitano ne scarta un po’, poi lancia in diagonale cercando Milito. In mezzo c’è sempre Abate, che si trova sulla traiettoria del pallone ma non lo prende; lo cicca, lo liscia. La palla arriva a Milito che con un diagonale da biliardo la mette dove Abbiati non può arrivare.
Ecco.
Passi un tempo intero a subire, a pensare che così non può andare, che prima o poi sta palla entrerà e perderai.
Sono ancora nella fase in cui spazzo i palloni. Di impostare non se ne parla.
Però a ben guardare di fiato ne ho, lo scatto non mi manca.
Serve solo qualcuno che lanci un buon pallone.
E, sempre a ben guardare, nella mia squadra gente con piedi buoni e visione di gioco non manca.






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