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25 Marzo 2016 Commenti chiusi

Ieri 200 km in moto. Freddo, alla fine.A dire il vero faceva freddo già dopo la prima mezz’ora, ma sui piedi e sulle gambe è sempre più sopportabile. Il giorno prima 5 km di corsa. Risultato, ieri sera ero stracciato, ma toccava andare a Seregno a suonare con gli altri. Mancava la voce femminile, ma il resto della band c’era. Non andavo da parecchio a Seregno, alla sala prove. Ultimamente ci troviamo sempre a Milano per le prove, con somma gioia dei 3/5 del gruppo.

Certi rituali sono duri a morire, specie se fanno piacere. Post prove ci siamo messi a chiacchierare. Pat ci ha fatto vedere un video: un palestinese, a Hebron, ha ferito un militare israeliano. Il palestinese è steso a terra, gli hanno sparato. Ma non è ancora morto. Muoveva la testa lentamente a destra e a sinistra. Nel frattempo, intorno a lui e alla sua agonia, c’era un gran tramenare di ambulanze, paramedici e una barella per il militare israeliano. Tutti i presenti sulla scena ignoravano il ferito a terra, occupandosi del militare colpito che, cosciente e seduto sulla barella, veniva caricato sull’ambulanza. Nel frattempo, da un gruppetto di militari presenti sulla scena, parte un colpo che centra la testa del palestinese rantolante, finendolo.

Il video è stato messo in rete ed ha iniziato a girare, a diffondersi. Le autorità militari israeliane hanno comunicato che il militare che ha sparato è stato arrestato e sarà punito.

Mentre me ne stavo sul divano, tornato da Seregno, aspettando l’ispirazione giusta per andarmene a letto, provavo un senso di inquietudine. Non ho realizzato subito a cosa fosse dovuta. Vagolando con lo sguardo sulla libreria di fronte al divano, il mio occhio è andato sui dvd di “the Walking Dead”, serie americana che racconta, in un numero ingente di episodi, la sopravvivenza di un gruppo di persone in un mondo infestato da zombie.

È stato terrificante fare quel collegamento, ma direi che mi è arrivato addosso come una rivelazione: in quante scene di quella serie televisiva un gruppo di vivi parla tra loro, risolve un problema, discute mentre a terra c’è qualche zombie rantolante ma ancora non morto? Tante e tutte si concludono con qualcuno dei vivi che spara alla testa allo zombie, per finirlo, per togliere quel rantolio di fondo.

Ho visto la stessa cosa, la stessa dinamica. Molto probabilmente quel militare verrà punito. Molto probabilmente alcuni israeliani sono indignati da quanto successo. Sicuramente però, quanto successo e filmato, non è stato un episodio sporadico, unico nel suo genere. L’indifferenza che circonda le sorti del morente, già prima che lo finissero, è la dimostrazione di una prassi operativa. Nessuno tenta di fermare il militare che sta prendendo la mira per il colpo definitivo, nessuno, dopo lo sparo, si gira a vedere cosa è successo.

Inevitabilmente tutti quei tweet e re-tweet di “antifa jerusalem” (account twitter che consiglio vivamente) che parlavano di violenze gratuite e indiscriminate ai check-point, mi sono apparsi come assolutamente reali, o quantomeno tutti realistici.

Questa storia servirà un po’ di indignazione mainstream, con il colpevole punito e “l’unica democrazia del medio oriente” ancora in grado di spacciare la sua narrazione super tossica su quanto siano evoluti.

Ma il colpevole non verrà punito e non mi riferisco al ragazzo militare che ha freddato l’uomo a terra. Il colpevole è altrove, è in questa situazione inaccettabile, in questa ipocrisia istituzionalizzata che non disdegna di strumentalizzare 6 milioni di morti per giustificare un altro genocidio. Il ragazzo che ha materialmente sparato e ucciso, è una vittima a sua volta, è un esecutore. Il mandante è altrove ed è nascosto anche nei nostri discorsi, quando non ricordiamo mai che lo stato di Israele è nato da un sopruso e che la sua esistenza si basa sulla perpetrazione di questo sopruso.

Mi guardavo i polpastrelli della mano sinistra per vedere lo stato dei calli, mentre Pat ci vomitava addosso tutto il suo sdegno per questa situazione. Era rabbioso e lo capivo.

Non era d’accordo con me su una cosa e cioè che in Israele ci siano persone che la pensano come noi. Non persone che vagamente condannano gli eccessi di una occupazione militare (posto che possa esistere una occupazione militare senza eccessi), ma cittadini a cui fa schifo quanto a noi quello che sta succedendo. Lui pensava di no. Io di sì. Credo che vedere lo stato di Israele come un monolite mono-opinione sia ingiusto, quantomeno fino a prova contraria. Credo che non pensare come possibili forme di pensiero alternative solo perché entro i confini di uno Stato, ci accomuni, come ragionamento, al carnefice, che vede la popolazione occupata come un tutt’uno senza alcun diritto, feccia senza distinzioni. Io non la voglio pensare così, non mi voglio arrendere al fatto che uno Stato riesca a raggiungere un livello di controllo totale delle menti, tale per cui un’ingiustizia venga accettata unanimemente senza discutere.

Sicuramente il livello di uniformità di pensiero è notevole e basta fare due chiacchiere con chi, per un motivo o per l’altro, ha a che fare con Israele, per vedere come certi schemi saltino, certi principi vengano abbandonati e le deroghe all’oggettività siano la norma. Indiscutibilmente un bel modello per chi deve governare fondando la sua autorità sull’accettazione di una violenza: forse è per questo che Israele ha così tanti partner internazionali (che per molto meno in altri casi, hanno invaso e bombardato senza pietà). Su questo Pat ha ragione.

Io però non riesco a togliermi dalla testa l’idea che una buona parte della propaganda filo israeliana lavori proprio su questo, sull’immagine di uno Stato e di una società senza voci critiche, che vengono messe a tacere o ignorate. Per quanto riconosca assolutamente un tasso di pensiero unico fuori dalla norma – incredibilmente alto – è contrario alle mie idee prendermela con una popolazione intera, indiscriminatamente. Se faccio così, quale è la differenza fra me e loro? Tutto il mio odio va verso i governi, va verso i rappresentanti di quegli interessi e di quei capitali che li sostengono. Lì sì, vorrei vederli annientati.

La rabbia non è un buon viatico per il letto, ma è tardi e se la mia testa andrebbe volentieri avanti, il mio corpo chiede riposo.

Chiudo gli occhi nel buio, ma qualcosa continua a molestarmi come quando da bambino vedevo dei film dell’orrore.